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a sua figlia, perché non vuole che si assenti da casa, mentre essa può recarsi in chiesa senza tralasciare altri doveri, la figlia può insistere, tanto più se ha raggiunto una certa età. L'obbedienza può essere fatta in altro campo: quando il confessore dicesse: ti consiglio di abbracciare questa vita, di seguire questa via, perché tale mi sembra il volere di Dio, allora noi camminiamo sicuri e sappiamo che l'obbedienza è seguita sempre da molte grazie. Non obbedire mai per timore, ma obbedire per amor di Dio. Guardare in chi dispone le cose, in chi fa l'orario, in chi dà i programmi, l’autorità di Dio, che può essere rappresentata anche da uno cattivo; ma intanto noi attraverso quella persona, ci sottomettiamo al volere di Dio, obbediamo a Lui e guadagniamo dei meriti preziosi per il cielo. Bisogna anche dire che disgraziatamente ci sono tante obbedienze con poco merito, perché non si obbedisce volentieri, perché si critica, perché si condanna « Non giudicate e non sarete giudicati » (Lc 6,37). È sempre giusto quello che viene disposto? Certe volte può essere anche sbagliato. Uno potrebbe dire: se io fossi al suo posto non disporrei così, farei diversamente. Sì, alle volte si può avere ragione, e può essere che una cosa si possa disporre in due maniere; però mentre si conserva quel giudizio si è tenuti a obbedire, e supposto che si arrivi a dover comandare, allora si farà come si crede più opportuno. Ciò non vale nell'ipotesi che si trattasse di peccato perché, è chiaro, allora siamo obbligati a «obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini » (At 5,28). Talvolta vediamo tanti sopprusi e tante persone che abusano dei loro poteri; allora si dovrà distinguere, e se comandano il male ci si potrà ribellare. È grande il merito dell'obbedienza? Dio benedice quello che si fa per Lui; ascolta le nostre preghiere quando chiediamo di fare la sua volontà; ma quando chiediamo di fare piuttosto la nostra, non ci dà la grazia, perché Egli vuole una cosa e noi ne vogliamo un'altra. Dio non dà la

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grazia a coloro che per seguire il capriccio contraddicono la sua volontà. Il Signore premia quello che è fatto secondo il suo comando, quello che viene o direttamente dai comandamenti, o quello che viene dalle disposizioni degli uomini, siano autorità civili o autorità ecclesiastiche, o preposti a un dato genere di lavori, di iniziative. Un bene contrario all'obbedienza può essere pure buono in sé, ma se non è conforme alla Sua volontà, non sarà premiato. Se assumiamo un operaio e lavora per il vicino anziché per noi, non lo paghiamo, perché non fa quello che gli abbiamo chiesto noi. Dio premia quello che è fatto secondo la sua volontà. Vi sono persone che fanno, vengono, prendono tante direzioni per fare la propria volontà. Perdono tempo. La volontà di Dio qualche volta è manifestata direttamente attraverso le persone che ci dirigono, altre volte invece si manifesta attraverso gli avvenimenti. Se io, per esempio, ho mal di denti, devo curarmi quanto posso, ma d'altra parte è volontà di Dio che io abbia pazienza e sopporti il male, per amor di Dio, finché il male dura. Ora fa freddo e ora fa caldo: la volontà di Dio si manifesta in quegli avvenimenti e circostanze. Dobbiamo vivere con una persona pesante, difficile, con gente che ci vuole male con caratteri ribelli ad ogni sentimento di bontà: il Signore manifesta la sua volontà in quei casi, ci vuole pazienti, vuole la nostra opera e la nostra attività in quelle circostanze. In altri casi vuole che consoliamo gli afflitti, perché vi è pur sempre qualche persona addolorata. Il Signore si manifesta attraverso circostanze e avvenimenti talvolta molto duri. Supponiamo che venga la guerra: è permessa da Dio che ha lasciato mano libera a chi non era amante della pace, ma intanto si soffre per la guerra e la pazienza è conforme alla sua volontà. Qualche volta si vorrebbe fare un lavoro e non è quello che piace al Signore, dobbiamo farne un altro. C'è anche un'obbedienza eroica: l’abbandono in Dio. Egli disponga di me come gli piace, sono nelle sue mani:

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che io viva nella povertà o nell'agiatezza, viva onorato e stimato, o disprezzato e incompreso, viva in sanità o tormentato da mali, viva brevemente o lungamente, io mi abbandono in Dio, sempre, serenamente: quello che piace a Dio piace anche a me. Questo è eroico. Gesù si mise nelle mani di Maria e di Giuseppe: « Erat subditus illis » (Lc 2,51). Obbedì fino alla morte in croce: « Factus oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis. Propter quod et Deus exaltavit illum »: si fece obbediente fino alla morte anzi fino alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato (Filp 2,8-9). Vedete, lo condannano a morte e accetta. La pazienza di nostro Signore! Avrebbe potuto far morire i suoi persecutori, ma volle dimostrare che se andava a morire, vi andava volontariamente, altrimenti li avrebbe fatti rimanere a terra quando caddero al Getsemani. Quando fu sul Calvario, spogliato dagli abiti, gli ordinarono di stendersi sulla croce, di allungare mani e piedi, e obbedì al carnefice. A volte vi sono persone simili a carnefici. E raro, per grazia di Dio, ma qualche volta si è avverato. L'abbandono in Dio in tali casi è eroico e allora si ha l'obbedienza eroica. Rientra nell'obbedienza il programma dell'anno: avrò il tale ufficio, compirò il tale apostolato, dovrò aiutare i genitori, dovrò avere cura dei bimbi dell'asilo, eccetera. Sottoponendo tale programma di lavoro si acquista il merito dell'obbedienza. Si dirà allora: che cosa comprende il resoconto mensile? E una lettera in cui si dice che cosa uno può fare, le difficoltà che incontra, oppure si scrive anche soltanto per ricevere una parola buona e una esortazione a far bene. Per questo stamperemo dei moduli. Quando noi sacerdoti giovani eravamo iscritti all'Unione Apostolica, avevamo i foglietti che contenevano le domande e servivano per fare un resoconto delle cose esterne, naturalmente, quelle opere esterne per cui si compie il duplice lavoro di santificazione propria e di apostolato. Quanto più siamo disposti a sottomettere la volontà, tanto più la nostra vita è meritoria, perché facciamo tutto

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come piace a Dio. E allora il Signore premierà. Può essere che nella giornata si facciano delle opere secondo il volere di Dio e saranno premiate, e che si facciano invece delle opere che non sono il volere di Dio e non saranno mai premiate. Badiamo bene di compiere tutto secondo il divino volere. Si mangia? è volontà di Dio; si va a riposare? è volontà di Dio; si respira? ogni respiro è nell'adempimento del volere di Dio; ogni battito di cuore, anche quando riposi, è un merito che puoi aggiungere ad altri meriti. Fare un patto che tutti i movimenti del sangue in noi che tutti i palpiti del cuore, siano atti di amore che salgono a Dio. Vi sarà poi bisogno di permessi straordinari, si chiederanno per acquistare il merito dell'obbedienza. Vi sarà per esempio, una sorella vedova o bisognosa, si potrà chiedere di darle parte dello stipendio, oppure si potrà economizzare in famiglia, con i genitori, per questa sorella che ha tanti bambini ed è nel bisogno. Anche per questo daremo moduli che servano di guida. Quando dirigevo quell'Unione, ricevevo questi moduli, li leggevo, poi scrivevo una parola di conforto e di incoraggiamento, quindi li distruggevo perché nessuno potesse mai vedere il contenuto di natura confidenziale.

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TRE RICORDI

Il Signore in questi giorni di esercizi è stato largo di grazie. Egli ci ha donato luce all'anima e forza per la nostra volontà. Tre ricordi ora per la nostra conclusione. In primo luogo ricordiamo il Paradiso, che è stato il pensiero con cui abbiamo fatto l'introduzione. La nostra vita è preparazione al Paradiso, preparazione mediante una fede viva, mediante una carità ardente, cioè l'unione con Dio, e mediante l'osservanza, la fedeltà nella pratica dei comandamenti e, quando c'è la vocazione, dei consigli evangelici. La vita presente è come un preambolo, un inizio; si protrae poi per tutta l'eternità. Dio ha creato l'anima immortale, spirituale, e l'anima non perirà mai. Anzi, con la risurrezione finale anche il corpo sarà chiamato a partecipare dei gaudi eterni del cielo se è stato soggetto all'anima, così come può essere chiamato a partecipare dei tormenti dell'inferno, quando la passione ha trascinato l'anima nel peccato e questa si è ostinata nel male. Il Paradiso è la visione eterna di Dio che viene meritata con la fede viva. L'istruzione religiosa, la fede, il ragionare soprannaturalmente, frutta la visione di Dio. « Praestet fides supplementum sensuum defectui ». Qui non vediamo Gesù nell'ostia, ma la fede ce lo fa conoscere, ce lo fa credere e noi riceviamo l'ostia con tanto amore e assistiamo alla Messa offrendo noi stessi col sacrificio che fa Gesù per noi. E vi vediamo Gesù che sappiamo pronto a sentirci, a risponderci, a comunicarci la sua grazia e la sua benedizione. Mediante la fede si ottiene la visione di Dio, quando si passerà di verità in verità, quando si penetrerà in

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quell'Essere infinito che è il Signore. E si possederà Iddio sommo bene in Paradiso. Sulla terra si considerano solamente i beni materiali, le cose esterne, cioè di avere comodità, casa, denaro, proprietà; ma il bene veramente infinito, il bene che contiene tutti gli altri beni è Dio. E se sulla terra il possedere Dio non comunica piena felicità, è perché la vita è ancora una prova. Ma il possesso di Dio riempirà l'anima di gaudio. Quindi « intra in gaudium Domini tui »: entra nel gaudio del tuo Signore (Mt 25,23). Il Signore dirà così al servo buono e fedele. Quando si pensa al Paradiso, le pene, le sofferenze, le incomprensioni e le fatiche prendono un altro senso. E un gran guadagno quello che si deve fare. E quando si hanno pene, si offrono a Dio, perché queste pene si cambieranno in gemme preziose del cielo. In ogni difficoltà, in ogni problema della vita, sempre pensare alla salvezza eterna, costi quello che può costare, sempre pensare di voler arrivare al Paradiso. Sulla terra si sta solo pochi anni. Il mondo si può dividere in due classi: quelli che pensano all'eternità e si preparano, e quelli che dimenticano l'eternità e non si preparano. Ma sarà triste la condizione spirituale di questi ultimi in punto di morte. Due schiere di persone. Gesù diceva dei suoi apostoli: « De mundo non sunt »: non sono del mondo (Gv 1716). I mondani pensano solo al mondo presente; invece le persone che hanno una spiritualità, che hanno una fede viva, pensano di più a quello che sarà al di là. E per questo che i martiri hanno dato la loro vita. Hanno dato la loro vita per conquistare la vita eterna, il Paradiso. Il Paradiso è la grande consolazione di tutte le anime che penano, che lavorano, che compiono l'apostolato con dedizione. Anche di voi il Signore può dire: « De mundo non sunt »: essi non sono mondani, appartengono a me Il secondo ricordo è la devozione a Maria, espressa specialmente nella recita quotidiana del Rosario. Il Rosario è il dono che ha fatto la Madre celeste alle anime che vogliono ricevere le sue grazie, le sue consolazioni, alle

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anime che vogliono vincere le tentazioni, che vogliono separarsi dal mondo, alle anime che si vogliono, in sostanza, consacrare a Dio; alle anime che vogliono progredire. Mirare alle vette, non strisciare sempre sopra la terra. Alzarsi con lo sguardo al cielo, mirare alle vette, alla santità. Il Rosario è un grande mezzo, quando viene recitato bene, mediante la meditazione dei misteri e la recita devota del Pater e delle Ave Maria. Il Rosario è facile, si può dire per strada e si può dire in chiesa; si può recitare in casa e si può recitare talvolta anche negli uffici, tra un'occupazione e l'altra. Le anime che amano il Rosario trovano sempre il tempo per recitarlo e lo cercano e, nella devozione a Maria e nella considerazione dei santi misteri, prendono forza, ricevono luce, coraggio e si allietano. Le Suore portano il rosario appeso alla cinghia, perché devono distinguersi nell'amore alla corona. Amare la corona e recitarla devotamente: ecco le anime care a Maria. La devozione al Rosario è facile, poiché il Rosario si compone di Pater e Ave Maria col mistero. Ricorriamo al Rosario in tutte le difficoltà della vita e tutte le volte che dobbiamo fare un passo avanti nella virtù. Il Signore ci chiama alla santità: « Elegit nos ante mundi constitutionem ut essemus sancti »: ci aveva eletti prima ancora della creazione del mondo, affinché fossimo santi (Ef 1,4). Col Rosario la santificazione è facilitata, poiché Maria ha verso di noi il compito di rendere facili le cose che sono difficili. Terzo ricordo: intimità con Gesù Ostia, precisamente manifestata con la Visita al SS. Sacramento. Non tutte avete facilità in questo. Forse con un po' di sacrificio si troverà il tempo e il modo di compiere la Visita. E se non sarà possibile proprio farla in chiesa, vi sono anime che fanno l'adorazione in casa davanti al Crocifisso, ritirandosi per qualche po' di tempo dalla famiglia e dalle occupazioni della giornata. Un angolo in cui s'incontra Gesù! Come quando arrivò Gesù da Marta e Maria per il ristoro: Maria invitò Gesù in una camera alquanto appartata e là

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s'intrattenne con Gesù a parlare della sua anima, ad esprimere il suo amore, a sentire le parole dolci e penetranti di Gesù, a domandare le grazie di cui aveva bisogno e si alzò che era un'altra, tanto diversa. L'intimità con Gesù il conversare con Gesù eleva sempre. Noi sappiamo che quando abbiamo un amico, una persona con la quale siamo soliti scambiare le parole, i pensieri, partiamo con un' altra mentalità, se questa conversazione è frequente e abbondante. Ma il parlare con Gesù come ci trasforma! A poco a poco si prendono i pensieri di Dio; ci si rendono cioè familiari le verità di fede, le verità soprannaturali. A poco a poco si assorbono i sentimenti del cuore di Gesù: l’amor di Dio, l’amore alle anime, l’amore all'apostolato. A poco a poco entra nell'anima un incoraggiamento, una forza per cui la pratica della virtù è molto più facile. Noi consideriamo allora Gesù, lo vediamo nei vari episodi della sua vita e ammiriamo la sua santità. Camminando con Gesù, diventiamo un "alter Christus". Un altro Cristo per i pensieri, un altro Cristo per la vita, un altro Cristo per il cuore, per l'amore. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Ma chi parla raramente con Gesù, oppure parla qualche volta, ma solo con formule esterne e magari con molte distrazioni, non potrà formarsi secondo Gesù Cristo, non potrà diventare un altro Cristo. Eppure il cristiano deve essere un altro Cristo. Con Cristo la tua mente diventerà soprannaturale, i tuoi sentimenti soprannaturali, le tue aspirazioni, la tua condotta, saranno tutte ispirate alle cose soprannaturali. Quindi è necessaria l'adorazione, che può essere divisa in quattro parti, oppure divisa in tre parti. Usiamo d'ordinario, dividerla in tre parti, cioè considerando Gesù Via, Verità e Vita. Ma ogni metodo può essere buono. Quando noi sentiamo di essere entrati in intimità con Gesù, allora lasciamo quasi la via aperta ai pensieri e ai sentimenti che egli ci ispira. Lasciamoci condurre da Lui che opera per mezzo dello Spirito Santo nell'anima nostra. Dunque tre ricordi. Il primo, quello del Paradiso,

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dove il Padre celeste ti aspetta. Il secondo quello del Rosario da recitare con frequenza. Maria a Lourdes si mostrò con la corona e insistette che si recitasse il Rosario. A Fatima insistette più volte con i veggenti per la recita del Rosario. Il terzo ricordo è la Visita al SS. Sacramento nella misura e nel modo che vi lasciano il tempo e le circostanze. Diversamente l'intimità con Gesù Crocifisso: o leggendo, o pregando, secondo l'ispirazione, a seconda se nel giorno già si ha il raccoglimento, oppure si ha bisogno di allontanare pensieri e distrazioni per concentrarsi nella contemplazione di qualche mistero. Meditazioni per consacrate secolari Per fare bene gli esercizi

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PER FARE BENE GLI ESERCIZI

Abbiamo poco fa benedetto questa chiesetta, la quale Sl presenta veramente bella e nello stesso tempo devota e siete voi che avete la grazia di inaugurarla per prime. (La cappella della SAIE, a Torino). Questo locale così ricco è ben diverso dagli ambienti che costituiscono il rimanente della casa. Essa è « domus Dei et porta coeli », casa di Dio e porta del cielo. Casa di Dio perché vi abita Gesù, e porta del cielo perché chi viene riceve la grazia. Chi viene particolarmente per ascoltare la parola di Dio, chi viene per la Messa, per la confessione, per la comunione, riceve la grazia, la quale per noi è la tessera per cui si entra in Cielo. La vita soprannaturale che viene in noi per la grazia è quella che noi chiamiamo anche vita eterna e che per ora rimane nei nostri cuori, ma poi si manifesterà e porterà il suo effetto, cioè la beatitudine eterna ed il Paradiso. D'altra parte voi avete avuto la buona volontà. La vostra presenza indica appunto che siete venute per sentire il Signore, parlare col Signore, domandare al Signore, ricevere le grazie dal Signore. Il Signore premierà questa vostra buona volontà, vi parlerà in questi giorni e voi parlerete con Lui; voi chiederete ed Egli vi esaudirà. Gli esercizi, che cosa sono? Sono una grazia di privilegio per voi che avete buona volontà; sono alcuni giorni dedicati all'anima. Nel corso dell'anno si fanno tante cose e voi avete ciascuna le vostre occupazioni, tutte buone tutte sante; ma sono occupazioni ordinarie. Questi giorni sono per occupazioni speciali, cioè dirette all'anima. È un

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tempo in cui l'anima rimane con Dio, come in una santa solitudine. Molte cose avete fatto. Molte cose avevano anche fatto gli Apostoli quando erano stati mandati da Gesù a predicare, ma Gesù vedendoli arrivare stanchi e vedendo come erano stati soddisfatti del loro lavoro, l’invitò: « Venite in desertum locum et requiescite pusillum »: Venite in disparte e riposatevi un poco (Mc 6,31). Quel riposo era un trattenersi con Gesù, era un dire a Gesù le loro cose, le loro difficoltà e i loro risultati, i loro successi; era per ricevere una parola di luce da Gesù, un conforto per continuare nella loro vita bella perché apostolica. Certamente, anche questi giorni si possono dire quasi un appartarsi, un segregarsi un po' dalle comuni occupazioni e dalle comuni relazioni per entrare in intimità con Dio. Si chiamano esercizi spirituali perché sono diversi da altri esercizi. Ci sono, per esempio, esercizi di canto, per chi vuole imparare il canto, la musica; vi sono esercizi di calligrafia, per chi vuole imparare a scrivere bene, ecc. Questi, invece, sono esercizi di pietà, sono esercizi spirituali. Le occupazioni sono queste: in primo luogo sentire la parola di Dio, leggere libri buoni, libri di pietà, vite di santi, libri di ascetica, quelli che già conoscete o che vi vengono indicati, e inoltre la riflessione che deve seguire la predica, perché la predica è per indicare i punti da meditare, ma poi ognuna deve riflettere, perché riflettendo si raccoglie il frutto della meditazione. Quindi, questi giorni sono riservati all'istruzione religiosa e alla meditazione delle cose sante. In secondo luogo sono giorni di preghiera. Avete letto il programma, l’orario. Vi sono due Messe, vi sono le varie meditazioni, vi sono gli esami di coscienza che ognuna deve fare, vi sarà il tempo per le confessioni. Soprattutto preghiera. Avete cominciato così questo ritiro e l'avete cominciato molto bene, particolarmente perché avete subito invocato l'aiuto di Maria. Questa nostra Madre, quando

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si trovava sui 12, 14, 15 anni ha pensato tanto al suo avvenire, anzi ci aveva già pensato prima e già si era consacrata a Dio. Maria pensando a come spendere la sua vita come guadagnare nella vita presente i meriti più grandi per la vita futura, viveva in santo raccoglimento abituale; ma poi aveva i suoi tempi di pietà, di orazione. Questi giorni sono particolarmente esercizi di pietà cioè di preghiera. Certamente anche a voi è passato tante volte per la mente e nel cuore la domanda: che cosa vuole Dio da me? Che cosa posso fare per assicurarmi il Paradiso? Che cosa posso fare per raggiungere un grado di santità più elevato? Tutte queste Sante che sono in Paradiso e che noi, lungo l'anno, ricordiamo di tanto in tanto, un giorno erano qui come noi e sono salite ad una grande perfezione, a una grande santità. Come sono felici ora in cielo! Anche noi facciamo il nostro passaggio sulla terra. La vita ci è data perché la riempiamo di meriti e perché ci guadagniamo il premio futuro. Dunque sono giorni di raccoglimento. Notiamo però che gli esercizi spirituali possono essere per la conversione. Vi può essere un'anima la quale si sia un po' smarrita nella vita, forse per le circostanze, forse per le occasioni forse per qualche cattivo esempio. Vi sono esercizi di conversione, cioè quando un'anima si ritira per prepararsi a una confessione accompagnata da vivo dolore e da seri propositi di cambiare vita. Vi sono, invece, esercizi di perfezione. Voi almeno in parte, avete già fatto altre volte gli esercizi. Ora già camminate su una via buona, una via che assicura il cielo, ma si può progredire di più, si può essere più perfetti, perché possiamo camminare nella virtù della carità, nello spirito di fede, nell'amore di Dio. Possiamo migliorare nelle relazioni della famiglia, nelle relazioni sociali, migliorare nella nostra pietà, nel nostro spirito di orazione. Vi sono esercizi in cui il Signore invita l'anima: « Se vuoi essere perfetta... » e indica i mezzi. Poi vi sono esercizi anche per altri motivi. Per

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esempio, esercizi per conoscere la strada che il Signore ha destinato per noi, cioè per conoscere la vocazione, la volontà di Dio sopra il complesso della nostra vita. Una giovane può chiedersi: Come impiegherò gli anni della mia vita? Come sarò contenta di avere operato quando mi troverò sul letto di morte? Allora destina alcuni giorni a pregare, a pensare, a chiedere consigli per il futuro. Sono, questi, esercizi per la vocazione. Vi può essere anche un'anima che vive già in intimità con Dio, perché già si è consacrata al Signore e allora, ecco, a quest'anima il Signore si comunicherà con grazie più abbondanti, con ispirazioni più forti. Quest'anima avrà forse da progredire nello spirito di orazione, oppure nella virtù dell'obbedienza, o nella virtù dell'umiltà. Potrà forse pensare all'apostolato che deve compiere nella sua vita e che già ha scelto di compiere, apostolato che può essere tanto vario, secondo le circostanze di ognuno. Gli esercizi possono anche essere un invito alla perfezione di una virtù particolare, quando un'anima riconosce di avere particolari necessità. Gli esercizi spirituali sono utili per tutti: per chi è in peccato, per cambiare vita; per chi è tiepido, per scuotersi dal torpore; per chi già è buono, per migliorarsi; per chi è già santo, per santificarsi ancora di più. Il cammino della santità è un cammino nel quale dobbiamo sempre procedere, mai fermarci, mai dire basta; guardare avanti, ai maggiori santi, guardare Gesù, Maria. Ecco i modelli. Come fare questi esercizi spirituali? In primo luogo occorre desiderarli e volerli fare, cioè occorre la buona volontà, la disposizione interiore di buona volontà. Vengo a voi, Signore, perché mi parliate: « Loquere Domine, quia audit servus tuus » (1 Sam 3,9-10). Dire al Signore: io sono qui per fare la tua volontà. O Signore parlami, indicami la tua volontà e dammi la grazia di compierla ogni giorno della vita, finché arriverò al premio. Sì, perché il Signore premia tutto quello che si compie non secondo la nostra volontà, ma secondo la sua divina volontà.

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Desiderare questi giorni, desiderare un profondo raccoglimento, desiderare di entrare nell'intimità con Gesù e Maria. Quando c'è il desiderio, quando uno vuole veramente una cosa, vi si dedica e vi dedica tutte le forze, tutte le energie e tutto il tempo necessario. È già tanto il tempo che spendiamo in altre cose che riguardano la vita presente. Un po' di tempo è da spendere per fermarsi un momento a riflettere sopra la nostra anima e stare soli con Dio: tu e Dio, Dio con te. Segregandosi, e questo è veramente la seconda condizione, formarsi come una solitudine, perché voi avete tante relazioni e parecchie di voi vivono in famiglia. Adesso, però, questa solitudine richiederà un po' più di raccoglimento del solito, sarà un pensare più spesso a Dio, un tenere lo spirito unito al Signore. Formarsi una solitudine interna allontanando le fantasie e i pensieri ordinari, perché lo spirito si unisca più strettamente al Signore; e formarsi una solitudine esteriore, per quanto è possibile. Chi può conservare del tutto il silenzio avrà la grazia che il Signore parlerà meglio e più intimamente all'anima. Quindi una santa solitudine. In terzo luogo, la preghiera. Si tratta di grazie spirituali: salvezza dell'anima, santificazione, scelta di una vita, dedizione all'apostolato per le anime, tutte cose spirituali che richiedono la grazia di Dio. Vi farete sante nella misura in cui pregate, perché chi prega si salva e chi prega molto si fa santo. Ciascuno di noi si fa santo a misura che prega e a misura che prega bene. Non che possiamo pregare tutto il giorno, perché il Signore richiede anche il nostro apostolato, richiede anche che ci occupiamo delle cose che riguardano la vita presente, sempre in ordine a Lui; ma bisogna dare alla preghiera il tempo necessario. Soprattutto partecipare bene alla Messa, facendo la comunione; poi la visita al SS. Sacramento e l'esame di coscienza; poi la preparazione alla confessione; poi considerare le verità e i pensieri che il Signore vi ha fatto sentire di più, che vi

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sono entrati di più nel cuore. Farvi riflessioni sopra, pregare con fervore. Pregare Gesù Ostia. Questa sera non è ancora presente Gesù Sacramentato in mezzo a noi. La sua presenza sacramentale ci sarà domattina quando verrà celebrata la Messa, ma entrare nell'intimità con Gesù Ostia fin da adesso e pregare. Recitare molti rosari, confidarsi con Maria, invocare san Paolo, l’Angelo custode e il Santo di cui si porta il nome, affinché questi Santi che sono già lassù sostengano noi che ancora siamo nella lotta. Dire loro: voi che siete già felici e vedete me che ancora sono nella battaglia della vita e sono ancora nel pericolo di perdermi, soccorretemi con la vostra grazia, venite in mio aiuto affinché possa seguire la strada che voi avete percorso. Per cominciare bene gli esercizi, bisogna che fin da questa sera si pensi a fare un po' di esame di coscienza per confessarsi bene, cominciando a pregare per la conversione. Il raccoglimento allora sarà più facile e la grazia sarà maggiore. Vedete, il Signore dà sempre le grazie agli umili; e l'umile è chi si esamina, chi si pente delle sue imperfezioni, delle sue mancanze, chi invoca l'aiuto del Signore perché si sente debole. L'umile non si impone agli altri, è con tutti cordiale, cortese. Le grazie sono per gli umili. Come l'acqua non sta sulle cime dei monti, ma discende nelle valli, così la grazia di Dio non si posa sulla testa dei superbi, ma discende nei cuori umili, nei cuori di coloro che invocano 1' aiuto di Dio sentendosi deboli e fragili. Allora questi giorni saranno molto utili per le vostre anime e può essere che siano anche decisivi per la scelta della vostra vita, almeno per alcune di voi. Non vi è tempo così adatto per sentire la voce di Dio e per scegliere lo stato della propria vita come quello degli esercizi. L'anima è in pace, Dio parla e la grazia è più abbondante. Allora vengono le buone risoluzioni. Domani mattina celebrerò la Messa perché questi giorni vi siano di grande conforto e consolazione e portino frutto per la vita. Meditazioni per consacrate secolari 15. La morte

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LA MORTE

Questa mattina dobbiamo meditare una verità che, a primo aspetto, spaventa, ma questa verità da una parte bisogna che venga meditata e considerata spesso e, dall'altra parte, il considerarla è sommamente utile per la nostra vita. Intendo parlare della morte. « Statutum est hominibus semel mori »: è stabilito che una volta dobbiamo morire (Ebr 9,27). Certamente il mio augurio è che abbiate vita lunga, tuttavia è sempre da meditare questo: Gesù è morto, Maria è morta, tutti i Santi che sono gloriosi in Paradiso sono morti. È morto Gesù e con la sua morte Egli ha acquistato la nostra redenzione e la nostra salvezza. È morta Maria e, morendo, ha compiuto il più grande atto di amor di Dio della sua vita. Sono morti i Santi e sono morti perché la morte è la porta del cielo. Non si arriva alla felicità eterna che attraverso la morte. Allora il nostro pensiero dominante è proprio questo: « Statutum est hominibus semel mori, post hoc autem iudicium »: è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola e dopo la morte venga il giudizio (Ebr 9,27). In primo luogo, che cos'è la morte? È una separazione dell'anima dal corpo. L'anima è destinata a vivere unita al corpo e il corpo è destinato a vivere unito all'anima. Quando il corpo non è più in grado di contenere l'anima perché qualche suo organo è guasto, allora l'anima si separa dal corpo. La morte quindi è una separazione dell'anima dal corpo; come quando diciamo "peccato mortale" intendiamo dire una separazione dell'anima da Dio, perché quando l'anima commette il

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peccato essa si distacca da Dio e per conseguenza ha la morte spirituale, cioè non ha più la vita soprannaturale, la vita divina che è in ogni anima giusta, in ogni anima santa. La morte è una separazione. Per questo il corpo va al sepolcro e l'anima va al giudizio di Dio a sentire la sentenza finale: « Venite, o benedetti, nel regno del Padre mio...; oppure: andate lontano da me, o maledetti, nel posto che è stato preparato al demonio e ai suoi seguaci » (Mt 25,34 e 41). Perciò la morte è la porta del cielo e il merito più grande della vita. Il merito grandissimo nella vita è la scelta dello stato, quando l'anima si consacra a Dio e sceglie Dio per sua eredità. La morte, però, ripugna alla natura umana e noi vorremmo tenerla lontana il più possibile. D'altra parte è obbligatorio che ognuno curi la sua salute e prolunghi la sua vita, che è nelle mani di Dio, per quanto è umanamente possibile. Ma la morte è la porta del cielo, perciò senza passare per essa non possiamo entrare in paradiso. In secondo luogo, la morte è la più grande penitenza che possiamo fare dei nostri peccati. Con l'accettazione della morte noi scontiamo la pena che rimanesse ancora da scontare per la vita trascorsa. Poi è il massimo atto di adorazione. Accettare la separazione dell'anima dal corpo, cioè la distruzione del nostro essere, è un atto di somma adorazione, perché è riconoscere Dio padrone della nostra vita, il quale ne può disporre come e quando crede. La morte è incerta quanto al tempo. Nessuno sa se ha ancora poco o molto da vivere. È incerta anche in quanto al luogo. Ovunque si può morire. Si può morire in un incidente stradale e si può morire nel letto dopo una malattia; si può morire in chiesa, per strada, mentre si attende alle faccende domestiche, ai propri doveri della giornata. E incerta anche quanto al modo. Sarà preceduta da lunga malattia o sarà improvvisa? Gesù dice: « Estote parati »: siate sempre pronti perché nel

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momento in cui non ve l'aspettate essa viene (Mt 24,44). Perciò coloro che vivono male devono temere di morire male, perché possono essere sorpresi in un momento cattivo, cioè quando hanno il peccato grave sulla coscienza. Si muore una volta sola e allora la sorte è decisa per tutta l'eternità. Non vi è più alcun rimedio. Ma le anime che stanno sempre unite a Dio nella sua grazia, specialmente mediante la frequenza ai sacramenti, sono sempre pronte a morire. Pur avendo la morte tante incertezze, ha anche delle certezze. In generale muore bene chi bene è vissuto e muore male chi è vissuto male. Questo non si può applicare a ogni caso, perché vi sono anche delle conversioni che sono disposte dalla Provvidenza e dalla misericordia di Dio, di certi peccatori che si sono convertiti in punto di morte, dopo una vita di peccati. Ma in generale è così: la vita è la preparazione alla morte. Chi vive bene muore bene e Iddio non l'abbandona nel momento terribile del passaggio all'eternità. Ma è anche un fatto che, generalmente, chi vive male muore male. Anche se per grazia di Dio ricevesse i sacramenti, bisogna vedere che disposizione ha, se proprio odia il peccato, oppure se invece riceve i sacramenti solo come una cerimonia esterna. Occorre il pentimento. E non è facile che abbia il pentimento dei propri peccati chi in vita ha sempre vissuto nel peccato. Quindi altra certezza della morte è che essa verrà, è sicura. Chi rimane? Alcuni muoiono vecchi, altri sono sorpresi nella media vita dell'uomo, altri muoiono giovani. La morte è certa nessuno rimane. La città in cento anni cambia tutti gli abitanti. Dove sono quelli che vivevano in questa città cento anni fa? La loro anima è nell'eternità, il loro corpo al camposanto in attesa della risurrezione finale perché si risorgerà. La morte poi è certa in quanto ci distacca da tutto. Si lasciano i parenti, le persone amiche, tutte le cose che ci davano piacere in vita. Si

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lasciano anche le pene, perché con la morte terminano le fatiche e le pene. Ci distacca da tutto e ognuno parte per l'eternità da solo per incontrarsi con Dio, al quale si rende conto di tutta la vita. Il premio è per coloro che sono stati fedeli a Dio. Ma chi non è stato fedele che cosa deve temere? E colui che si ostina nel male che cosa deve temere? Per chi ha buona volontà è sempre aperta la via del perdono e quindi la via ad una morte serena, tranquilla; ma chi invece si ostina nel male? Con la morte finisce tutto. Qualche volta ci sembra grande cosa la vita presente, grande cosa vivere in una condizione o in un'altra; ma con la morte finisce tutto. Quello che importa è trovarsi sereni in morte, avere la sicurezza che si sta con Dio e stando con Dio si sarà felici con Lui per tutta l'eternità. Si vedono delle morti così belle, invidiabili! E si vedono anche delle morti che ci lasciano tanto timore. Ci si allontana qualche volta da qualche 'letto di morte pensando: quest'anima già si è incontrata con Dio; quale sarà la sua sorte eterna? E si ritorna a casa pensosi, pregando perché il Signore abbia misericordia di tutti. Allora in che cosa consiste una buona preparazione alla morte? Prima di tutto bisogna cercare di evitare sempre il peccato mortale e per quanto è possibile il peccato veniale; ma in modo assoluto evitare il peccato mortale, perché è quello che rende la morte piena di agitazione, di timori e di angustie. Il peccato, il demonio che sta nell'anima, non porta mai la gioia, la serenità, ma porta sempre il tormento. Egli non è capace di dare altro che quello che ha. Egli vive nel fuoco, lontano da Dio, disperato e comunica all'anima che lo segue quello che egli ha. Per evitare il peccato mortale bisogna evitare le occasioni del peccato, perché nessuno vuol commettere il peccato, però quando ci si abbandona e si cercano volontariamente le occasioni, allora vi è molto da temere.

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Tante volte il mettersi nelle occasioni vuol dire dare il consenso al male. Quindi evitare il peccato e le sue occasioni, che possono essere persone, cose, libri, trasmissioni pericolose, particolarmente divertimenti illeciti, i quali non solo sono occasioni pericolose, ma l'assistervi e il prendervi parte può già costituire peccato. Quindi per assicurarsi una buona morte evitare il peccato grave. In secondo luogo, arricchire la vita di meriti. Quando una persona trascorre bene le sue giornate, ha sufficiente pietà, compie i suoi doveri santamente, guardando Dio e guardando al cielo, questa persona riempie la sua giornata di meriti. E allora i meriti in punto di morte sembra che si radunino tutti nello spirito, il loro ricordo consola, come il lasciar sfuggire occasioni di meriti tormenta. Non lasciarsi sfuggire mai le occasioni di meriti per quanto è possibile. Chi riempie ogni giorno il suo tempo di meriti, alla fine la sua vita ne sarà piena; ma chi trascorre le sue giornate vuote, si troverà come un vuoto. In terzo luogo, chiedere sempre la buona morte, perché dalla morte dipende l'eternità. Può essere che un'anima, mentre sta per passare all'eternità, concepisca un atto di pentimento, di dolore vivo, vero, e muoia in grazia di Dio e sia salva; e può essere che l'anima invece non concepisca quest'atto di amore di Dio. La morte è il momento da cui dipende l'eternità. Allora chiedere sempre una buona morte. A chi? I tre grandi modelli della buona morte sono: Gesù, Maria e Giuseppe. Generalmente s'invoca san Giuseppe come protettore degli agonizzanti, ed è giusto, perché è desiderio della Chiesa. Però la morte più bella è stata quella di Gesù, il quale morì fra tormenti indicibili sì, ma con il suo spirito unito a Dio: « Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito » (Lc 23,46). Quando si è in casa, quando si va in chiesa o in altri luoghi dov'è esposta l'immagine del crocifisso, pensare: Gesù, modello dei morenti, concedimi la grazia di passare all'eternità nell'amore di Dio, nella piena rassegnazione

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e accettazione della morte. Pensare poi a Maria, che morì di puro amor di Dio. Il suo cuore ardente di amore divino, ebbe allora un palpito più violento e il corpo non poté più reggere alla forza e allo slancio dell'amore, e l'anima sua partì dal corpo. Morire nell'amor di Dio! E se non abbiamo la grazia di morire di puro amor di Dio, almeno nell'amor di Dio, amando il Signore, abbracciando il crocifisso, baciando le sue sante piaghe e dicendo: Fiat voluntas tua! Accetto, Signore, il sacrificio della mia vita come l'ultimo atto di obbedienza che faccio a te. Tu mi chiami, eccomi; sia fatta la tua volontà. In terzo luogo, invochiamo san Giuseppe, perché egli morì tra Gesù e Maria. Beati coloro che muoiono tra Gesù e Maria: con Gesù che hanno ricevuto in viatico e l'hanno ricevuto bene; con Maria che hanno sempre pregato. Prega per noi, o Maria, adesso e nell'ora della nostra morte. E Maria viene ad assistere. San Giuseppe si è meritato questa morte santa perché ha condotto una santa vita. Conduciamo una vita santa per poter sperare in una morte santa. Allora si porta a Dio un cumulo di opere buone e si va quindi a ricevere il premio. Invocare sempre i tre protettori e i tre grandi modelli della morte santa. Poi, un altro modo per prepararci una buona morte è di assistere con pietà e diligenza i malati e coloro che sono vicini a passare all'eternità. Inoltre noi, durante la vita, dobbiamo saperci disporre alla morte e accettarla frequentemente. L'accettazione della morte che possiamo fare in vita, specialmente dopo la comunione, merita l'indulgenza plenaria al momento in cui l'anima spira. E allora, ecco, si ha fiducia di passare all'eternità totalmente purificati e quindi di poter essere ammessi immediatamente alla visione e al gaudio di Dio. Questa accettazione della morte è uno degli insegnamenti che san Giuseppe Cafasso dava frequentemente, ed è la pratica di tanti Santi. Del resto l'accettazione della morte è già un gran merito in sé, perché si accetta in tutto la volontà di Dio anche in quel

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lo che ripugna di più, che è morire. Per compiere poi questo si possono aggiungere le tre giaculatorie: Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia; Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia; Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia. Essere in pace per entrare nel gaudio eterno. La morte allora diviene la porta della felicità. End- Meditazioni per consacrate secolari 16. Istituti secolari in genere

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ISTITUTI SECOLARI IN GENERE

Si è già accennato qualche volta agli Istituti Secolari. Ora è necessario spiegare in una forma familiare che cosa siano, che cosa operano, come si può entrare e come si può vivere negli Istituti Secolari. Gli Istituti Secolari sono la vita religiosa unita all'apostolato, ma con alcune differenze dalla vita religiosa nella maniera in cui abitualmente ci avevano spiegato. Difatti voi vedete nel mondo tante suore con abiti particolari, con una divisa propria. Gli Istituti Secolari non hanno una divisa propria; ognuno veste secondo la sua posizione sociale. Vi è l'operaia, vi è la maestra e vi è magari la deputata al Parlamento. Ognuna veste secondo la propria condizione di operaia, di maestra, di deputata. Ciascuno non deve apparire diverso dagli altri che hanno la stessa posizione sociale; naturalmente la diversità è questa: sempre abito modesto e intonato secondo l'uso del tempo. Maria era santissima, ma faceva le faccende di casa come le donne ordinarie, vestiva come le donne ordinarie, andava in campagna, al Tempio come le donne ordinarie. Non si distingueva all'esterno: « Omnis gloria eius ab intus » (Sal 44,14). Si distingueva nell'essere la sua anima così gradita, così cara a Dio. Nell'esterno era osservante dei suoi doveri e nello stesso tempo viveva castamente, poveramente e nell'obbedienza, così che piacque al Signore e l'angelo le poté dire: « Sei piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta fra le donne » (Lc 1,28). Negli Istituti Secolari non vi è quindi l'abito comune, cioè non vi è la divisa comune. Neppure vi è la vita

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comune, in generale, perché ognuna vive nella sua famiglia, o nella società e negli uffici che compie nella società. E perché sia tutelato anche quello che fa, è consigliato che ci sia la segretezza. Ci possono essere due sorelle, una delle quali è consacrata a Dio negli Istituti Secolari e l'altra no, e non lo sanno quelli della famiglia che vi è fra di loro quella diversità. Non è comandato strettamente l'obbligo del segreto, ma è sempre meglio conservarlo. In qualche Istituto Secolare è anche obbligatorio. Di questi Istituti Secolari ve ne sono almeno 200 e ognuno ha la sua caratteristica. Ognuno ha anche un apostolato che può essere diverso. Quindi la vita consacrata in mezzo alla società! Tuttavia questi Istituti hanno un centro di direzione, dove abiteranno coloro che dirigono L’istituto. Vi dovrà essere anche posto per adunanze, possibilmente per gli esercizi spirituali e per altre necessità, per esempio, per venire a conferire nelle circostanze più difficili che si possono incontrare nella vita e per avere indirizzo nell'apostolato. Quindi, le due diversità degli Istituti Secolari sono queste: non c'è abito comune e, in generale, non c'è vita comune. Tuttavia qualcuna chiederà sempre la vita comune e, nei limiti del possibile, non è escluso che si possa concedere. Però ognuna esercita l'apostolato sotto la propria responsabilità. Può essere che più persone stiano insieme, ma che una faccia l'apostolato dell'Azione Cattolica e un'altra faccia quello catechistico; una faccia l'apostolato fra gli infermi e un'altra quello sociale, una potrà fare l'apostolato missionario e un'altra quello della scuola. Così abbiamo quelle che organizzano i maestri di scuola in senso cristiano, e quelle che possono dedicarsi alle opere catechistiche. Invece nell'interno si vive proprio la stessa consacrazione che vivono le suore, che si danno generalmente a un apostolato esterno. Tuttavia è anche ammesso l'apostolato interno: se una persona per 10 anni sta a letto, è inferma, soffre e non può dedicarsi a nessun altro lavoro, farà l'apostolato

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della preghiera e della sofferenza. Se invece è in buona salute farà un apostolato esterno o nell'ufficio in cui si trova, o nella professione che ha scelto per la sua vita, oppure nella direzione di qualche opera buona che, magari, è istituita da una persona che fa parte degli Istituti Secolari. Vi sono infatti persone che organizzano l'apostolato. Per esempio, si può organizzare l'apostolato delle persone di servizio, per conservarle buone, per radunarle di tanto in tanto, per avviarle ai sacramenti, per aiutarle economicamente, perché trovino impiego ed abbiano il loro libretto di lavoro, perché siano tutelate in caso di malattia o di vecchiaia, eccetera. E un apostolato che una potrà crearsi attorno a sé; come può crearsi un altro apostolato, se dovesse trovarsi in una città come Parigi dove vi sono parrocchie che hanno 60, 80, 90 mila abitanti. E impossibile che il Parroco conosca tutti. Allora ci possono essere delle persone che si incaricano di scoprire i bambini che devono frequentare il catechismo per segnalarli al Parroco, per invitarli al catechismo, e qualche volta fanno il catechismo in casa. E impossibile che il Parroco scopra tutti i malati; e allora si fa l'apostolato per scoprire i malati che vi sono in una parrocchia, per aiutarli materialmente se si può, spiritualmente, perché abbiano una parola buona, perché pensino a richiedere i sacramenti; e poi avvertire il Parroco, il quale potrà andare per aiutare l'infermo a chiudere bene la sua vita. Sì, ci si può dedicare all'apostolato che ci è possibile. Ci può essere una persona che fonda una biblioteca popolare di libri buoni, e può essercene un'altra che si dedica al cinema; ci può essere una che diffonde i giornali cattolici, e ce ne può essere un'altra che organizza gli scrittori o gli impiegati per il giornale cattolico. Vi può essere così una grande varietà di apostolati. Ciò che invece importa ricordare bene è questo: il Papa invita strettamente i sacerdoti, i religiosi, a favorire, aiutare a entrare negli Istituti Secolari quelle persone che sono adatte. Il Papa insiste perché l'anima consacrata a

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Dio è in uno stato molto superiore che nello stato coniugale. Insiste ancora perché i membri dell'Azione Cattolica aiutino queste persone che dimostrano vocazione a entrare negli Istituti Secolari, perché L’istituto Secolare è sempre superiore allo stato comune e all'Azione Cattolica sebbene vi siano persone che vivono bene nell'Azione Cattolica e fanno già un apostolato. Ma se una appartenente all' Azione Cattolica è anche consacrata a Dio in un Istituto Secolare, guadagna molti meriti in più, sarà più attiva nell'apostolato e le benedizioni saranno più abbondanti. Non avverranno certi inconvenienti di ambizioni, come si possono notare alle volte nel mondo. Invece saranno persone che non ambiscono i primi posti, ma ambiscono il lavoro utile, il lavoro che porta veramente le anime a salvarsi. Ma che cosa è venuto a fare Gesù Cristo sulla terra, se non a dare la sua vita per salvarci? E tutti quelli che entrano in un apostolato, non solo perché sono madri di famiglia e sono iscritti all'Azione Cattolica, ma perché dedicano la loro vita proprio alle anime, queste persone collaborano con Gesù Cristo, entrano nello spirito di Gesù Cristo; perché come Gesù Cristo ha dato la sua vita, così loro danno la propria vita, la propria esistenza. Quale merito! Quindi c'è diversità, come dice san Paolo, tra le anime che scelgono Gesù, cioè si consacrano a Dio, e le persone che entrano nello stato coniugale. Ora consideriamo come si entra negli Istituti Secolari. Anzitutto vi è il postulato. Una persona che domanda di entrare riceverà delle istruzioni dal centro, perché possa capire bene e intanto in quel tempo si prepara con la preghiera, con la vita ritirata e con l'apostolato a entrare nel noviziato. Il postulato non ha una durata precisa di tempo. Vi sono persone che hanno fatto il postulato da 10, da 20 anni perché sono sempre vissute molto bene e magari sono già consacrate privatamente a Dio e hanno già fatto molto apostolato e continuano a farlo. Queste possono entrare subito in noviziato. Per le altre che si trovano

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ancora all'inizio, vi è il postulato che precede il noviziato. Il noviziato è per tutti di 2 anni, in generale, perché la vita della persona consacrata a Dio nel mondo ha molti pericoli, e vi è bisogno di maggiore virtù. Ci vuol più virtù per restare nel mondo, fare l'apostolato nel mondo e nei propri ambienti, che a vivere bene in un convento, dove si è fuori dai pericoli, dove ci sono tanti aiuti e dove c'è l'assistenza continua delle superiore che possono richiamare; e poi c'è un orario comune, un vitto comune, una continuazione di pratiche di pietà comuni e sotto una direzione di un sacerdote, il quale cerca di formare allo spirito religioso. Per gli Istituti Secolari ci vuole più virtù. I1 Papa esorta perché queste anime brucino d'amor di Dio. Vi possono essere 40, 100 impiegate e vi sono le 10, le 5 che magari segretamente sono consacrate a Dio, iscritte ad un Istituto Secolare e fanno un apostolato nel loro ambiente. Che brucino d'amor di Dio e che abbiano voglia di salvare le anime nel loro ambiente e, secondo l'indirizzo e le indicazioni dell’istituto, lavorino in un apostolato. Queste sono le due condizioni che occorrono. In generale, ci vuole frequenza ai sacramenti, istruzione religiosa e vita cristiana ben vissuta. I segni di vocazione sono questi: il desiderio di vivere per Dio e il desiderio di vivere per le anime. Nel noviziato si continuano a ricevere le comunicazioni per mezzo di stampati che vengono spediti mensilmente; dopo, se la persona si sente, fa la domanda di far professione. I voti di povertà, castità, obbedienza sono simili ai voti che eventualmente una persona fa in privato; ma se si fanno in un Istituto Secolare sono voti accettati dalla Chiesa per mezzo di coloro che hanno approvato L’istituto, cioè per mezzo della Congregazione dei Religiosi, la quale approva il regolamento. Poi sono voti sociali, perché si entra in una società, in un Istituto. Non sono più voti privati perché in un Istituto approvato è molto diverso. Si entra in un altro stato, lo stato di perfezione, in quanto se una vive

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bene nel mondo può vivere bene da sé, ma nell’istituto il voto ha un valore particolare, è un voto sociale, che ha poi bisogno della dispensa del Papa se uno vuole retrocedere. Chi guida gli Istituti Secolari è sempre la Santa Sede, per mezzo della Congregazione dei Religiosi; tutte le pratiche che si devono fare, le dispense e gli indirizzi, si ricevono da essa. Quindi gli Istituti Secolari hanno la stessa direzione degli Istituti Religiosi, come le suore di quegli Istituti che conoscete di più: le Orsoline, le Giuseppine, le Salesiane, le Paoline, eccetera. C'è la stessa direzione da Roma, la quale poi si serve delle superiore, dei superiori. Accanto agli Istituti Secolari femminili ci sono molti iscritti agli Istituti Secolari maschili. Così noi abbiamo le Annunziatine e i Gabrielini sotto la protezione di Maria SS. Annunziata e di san Gabriele Arcangelo. San Gabriele che porta l'annunzio a Maria e Maria che lo accoglie. San Gabriele annuncia a Maria l'incarnazione e in Maria l'annuncia a tutta l'umanità, alla cristianità che si doveva costituire. E Maria, si può dire, accetta l'annuncio di san Gabriele per tutta l'umanità. Il Figlio di Dio allora s'incarna nel suo seno. Dalla realtà della scena dell'annunciazione vengono i titoli di san Gabriele e Maria SS. Annunziata: san Gabriele per L’istituto maschile e Maria SS. Annunziata per L’istituto femminile. Trascorsi due anni, se la persona si trova bene, cioè sente la vocazione, può chiedere di fare i voti. Notando bene che non c'è sempre da credere che ci sia subito una direzione spirituale adatta, perché questi Istituti, sebbene si diffondano ampiamente, sono ancora un po' ignorati. I voti però che si emettono dopo due anni di noviziato, si emettono per un anno, e fino all'ottavo anno dalla prima entrata non legano definitivamente. Così trascorso l'anno, una può anche ritirarsi. L'impegno definitivo si ha dopo otto anni. Prima cinque anni di voti annuali, poi tre anni per un triennio. Ciò avviene perché la Chiesa vuole che ci sia prudenza, che uno non faccia le cose precipitosamente, o inconsideratamente. La Chiesa sa bene che cosa voglia

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dire donarsi a Dio e vuole che ci sia la libertà di scelta e la maturità. Bisogna cioè conoscere perfettamente ciò che uno sceglie e ciò che uno lascia. Il periodo di professione temporanea può essere abbreviato, ma deve durare almeno cinque anni. Che cosa vuol dire professione? Professione è consacrazione, è una consacrazione a Dio. Anime consacrate! Questa professione è l'emissione dei tre voti: povertà, castità, obbedienza e vanno un po' spiegati. Il voto di castità lo si percepisce subito. Ognuna di voi percepisce l'obbligo di vivere in celibato e di escludere ogni peccato contro la castità, ogni peccato interno o esterno. Da qui la necessità di fuggire anche le occasioni non necessarie, in sostanza, quelle occasioni prossime del peccato. Qui è facile capire subito. Invece sono un po' più difficili gli altri due voti, quello di povertà e di obbedienza. Il voto di povertà non significa che una rinunci a quello che ha. Si mantiene la proprietà di quello che si ha e si mantiene il diritto, la possibilità di acquistare altri beni: o perché una li riceve, supponiamo, in eredità, o per donazione, o perché li guadagna col suo lavoro. Quindi non si rinuncia alla proprietà, si conservano i beni. Non si rinuncia neanche all'amministrazione, perché ognuna amministra i beni che possiede. Allora che cosa importa il voto di povertà? Importa anzitutto che non si facciano spese di lusso, che non siano adatte alla condizione sociale della persona, spese cioè per case di lusso, per abiti di lusso, per vitto di lusso. È necessaria una modestia in tutto. Non una povertà che dia nell'occhio, ma vivere secondo la condizione di quelle persone che hanno la stessa posizione di vita, la stessa condizione sociale e che vivono bene, con prudenza. Quindi evitare gli sprechi. Poi c'è l'obbligo, per quanto è possibile, di assicurarsi in caso di malattia o in caso di vecchiaia, perché ognuna deve mantenersi. Naturalmente entra poi la carità, la quale suggerirà che quando uno si troverà in condizioni molti difficili o in vecchiaia, potrà anche

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avere aiuti dall’istituto stesso. Ma in qualche maniera c'è l'obbligo di provvedere a sé e ci sono molte assicurazioni che già conoscete. D'altra parte oggi anche la gente di campagna ha un certo obbligo di assicurarsi quando lavora per altri. Poi c'è l'impegno di vivere in povertà. Quando si va al corso di esercizi si fa una esposizione scritta di come si vive, cioè che entrate ci sono e come si intende passare l’anno. Si traccia cioè un programma con le spese che si prevedono. Allora la superiora o il superiore possono approvare, o possono fare anche qualche correzione e la persona cerchi di attenersi a quello che viene approvato. Se nascono dei bisogni particolari, ad esempio, il bisogno di fare una spesa straordinaria per andare a Lourdes, la persona potrà scrivere al centro per avere il permesso, oppure potrà dirlo prima. Se una cosa è urgente lo potrà dire anche dopo. Se una cosa cioè si vede che è utile e necessaria e non c'è il tempo di ricorrere al superiore, allora si può fare ugualmente, notificando in seguito quello che si è fatto. E poi alla fine dell'anno, quando si ritornerà agli esercizi, si farà come un resoconto sulla propria amministrazione, sulle spese fatte, su quelle che si prevedono di fare, ad esempio, per la propria mamma che è anziana, per un nipotino che vuole farsi sacerdote e che ha il papà molto povero, eccetera. Però agire in modo che sia assicurato l'individuo, che sia assicurata la persona davanti alle possibilità di malattia, che può anche essere lunga, e per il tempo della vecchiaia. Questo è necessario perché se la persona, in tempo di vecchiaia è sola, avrà bisogno di entrare in vita comune, di essere assistita dall’istituto; questa dovrà portare pure il proprio contributo, perché L’istituto non ha possedimenti per sé. Allora la carità ispirerà molte cose a questo riguardo. Tuttavia bisogna che aggiunga questo: ogni persona è un caso a sé, ha le sue circostanze, le sue difficoltà, le sue speranze, le sue possibilità. Quindi la pratica applicazione va trattata una per volta, separatamente. Questo è

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naturale perché le situazioni sono diverse, l'una dall'altra. Poi vi è il voto di obbedienza. Il voto di obbedienza è sacro e porta l'anima che è obbediente a raccogliere nella vita tanti meriti. Ma notiamo che il voto di obbedienza è molto diverso nella sua applicazione fra una suora che vive in comunità e una persona consacrata a Dio in un Istituto Secolare. La persona che vive in comunità deve obbedire: lo stesso orario, lo stesso vitto, lo stesso abito, le occupazioni, gli uffici che sono assegnati. Invece nell’istituto Secolare l'abito è diverso, l’orario è diverso e adatto ad ogni persona e poi la casa è anche in posizione diversa, in condizione diversa. Inoltre l'ufficio è come la persona se lo è preparato: un impiego, per esempio, o un lavoro, o ha un insegnamento, o una professione; può essere che una eserciti la professione di medico e l'altra la professione di avvocato, e ce ne sono. Vi è una nazione in cui cinque dei ministri sono iscritti agli Istituti Secolari. Noi in Italia abbiamo dei deputati, non so dei ministri, ma dei deputati che sono iscritti agli Istituti Secolari e anche qualche donna che ha avuto questo incarico di deputato al parlamento. Quindi libertà di ufficio. Ma quando vengono agli esercizi diranno che cosa fanno e che cosa devono fare, come occuperanno il loro anno e un po' la loro giornata, pressappoco quale sarà il loro orario della giornata. Sarà meglio se lo metteranno per iscritto. Poi sentiranno se vi sono osservazioni. Per esempio, se si trova tanto difficile la visita al SS. Sacramento si studia insieme se non vi sia qualche rimedio, come quello di pregare a casa davanti a un Crocifisso, voltandosi dalla parte dove sta la chiesa, verso il tabernacolo, inginocchiate in camera propria. Quindi si dice un po' l’orario, le occupazioni, le pratiche di pietà che si faranno, l’apostolato che eserciteranno e poi gl'impegni che hanno già, magari forse di famiglia, e gl'impegni che già hanno nella loro professione, se una fa scuola, per esempio, se una è persona di servizio, se una è operaia o professionista, eccetera. Allora con l'approvazione

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tutto quello che si farà acquista il merito dell'obbedienza, quindi avrà sempre il doppio merito. Perché i voti hanno questo vantaggio, che osservando, ad esempio, la castità, tutti gli atti positivi che si faranno, specialmente gli atti più intimi, le lotte interne, hanno doppio merito. Poi tutti i meriti che si fanno nella povertà, esercitando cioè quella moderata parsimonia, quella modestia necessaria nella vita e poi il regolarsi con prudenza secondo il giudizio e i consigli avuti, hanno doppio merito. Così tutti gli atti di obbedienza, tutte le osservanze del giorno tutte le azioni che si fanno nel giorno e che sono già conformate all'obbedienza perché approvate negli esercizi, divengono meritori, ma col doppio merito. C'è inoltre il vantaggio di acquistare una spiritualità particolare, una spiritualità francescana, o supponiamo una spiritualità domenicana, eccetera. Nel caso delle Annunziatine si acquista una spiritualità determinata, che è quella paolina. Allora si va avanti nella spiritualità scelta e, sebbene si cambi il confessore o si cambi libro di lettura spirituale o si cambi magari il direttore spirituale, lo spirito è sempre quello e si va avanti. Diversamente si andrebbe a tentoni, un po' prendendo una via e un po' prendendone un'altra, magari !arrivando fino alla fine della vita senza avere un indirizzo giusto, esatto, chiaro, stabile. Invece se c'è un indirizzo sicuro, stabile, che sappiamo che è approvato dalla Santa Sede, cioè approvato infine dal Papa, perché tutte le approvazioni vengono poi di là, allora la persona cammina nella sicurezza; sa che è con Dio, perché sa che è con la Chiesa e con il Vicario di Cristo. E allora ci sarà molto più merito, molta più serenità, molta più fermezza e stabilità. Questo in generale. Chi poi fa la domanda per entrare nel postulato o per entrare nel noviziato, riceverà le istruzioni e tante cose verranno spiegate meglio, più lungamente. D'altra parte è sempre possibile scrivere a Roma, alla direzione. E sempre possibile scrivere per maggiori spiegazioni, oppure per esporre anche difficoltà che s'incontrano.

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Vedete quale differenza vi è tra l'accostarsi al sacramento del matrimonio e l'accostarsi alla professione perpetua? Con il sacramento del matrimonio ci si lega subito definitivamente. Invece la Chiesa, che sa che L’istituto Secolare e la vita religiosa sono stati di perfezione, vuole che si facciano esperimenti e va adagio ad ammettere al postulato, al noviziato, alle professioni temporanee. Perciò quando è passato l'anno, supponiamo, di professione annuale, la persona è già libera, può confermare con un' altra professione e può anche lasciare, se non si sente di continuare in quella vita, senza che ci sia bisogno di dispense. La dispensa è necessaria solo quando già si è fatta la professione definitiva, cioè la professione perpetua. Allora ecco il gran bene: si resta nel mondo, si è come il sale, dice il Papa; cioè si cerca in sostanza l'opera che compie il sale nei cibi: portare lo spirito cristiano in ogni ambiente, famiglia, società, scuola dove si vive. Si porta quindi la vita di perfezione proprio nel mondo e si produce quel buon risultato per cui viene adoperato il sale. C'è anche l'altro paragone, quello della donna che prende il lievito, lo sminuzza e lo mette nella pasta finché tutta è fermentata, come dice il Vangelo. Nella società, quante volte basta una persona in una grande officina, in una famiglia, in una scuola, a risvegliare, a portare lo spirito cristiano, la fede. Eppure forse quella persona non si dà arie, non si impone, agisce con semplicità; ma se c'è dentro il fuoco d'amor di Dio, il quale suggerisce buone espressioni e buoni consigli, ci saranno quelle opere che sono conformi alla vita cristiana, sull'esempio di Gesù Cristo. Meditazioni per consacrate secolari 17. Confessione e comunione

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CONFESSIONE E COMUNIONE

Il Signore vi ha favorito di molte grazie in questi giorni per intercessione della Vergine nostra Madre, Maria Immacolata. Ora questo giorno deve essere dedicato tutto a pensare al cammino della santità. Progredire, ecco la parola d'ordine con cui concludere bene questo ritiro. Bisogna progredire in santità e in apostolato. Prima progredire in santità, perché noi facciamo del bene a misura che siamo buoni. Anche se una persona non parlasse mai, se fosse muta, quando è santa fa sempre del bene, non solo col suo buon esempio, ma perché attira le grazie. Vi è ciò che attira il fulmine, cioè i castighi di Dio ed è il peccato; e vi è ciò che attira le benedizioni di Dio ed è la santità. Un'anima in grazia opera sempre sugli altri, anche se non la vedessero mai, perché c'è la sua pietà, c'è la sua uniformità al volere di Dio. Non si vede l'azione esterna, perché l'azione esterna della grazia in generale è poco visibile, ma è l'azione interna che opera. L'azione esterna è stata in san Paolo quando egli perseguitava la Chiesa da giovane ed era illuso di essere nella verità. L'azione esterna è stata quel fuoco venuto dal cielo, quella luce straordinaria che lo ha atterrato da cavallo e allora in quella luce sentì quella parola di Dio: « Saulo, perché mi perseguiti? » (At 16,14). Ed era Gesù Gesù che gli ordinava di andare in città dove avrebbe sentito dirsi quello che era necessario per la sua conversione. E così fu. Ma le grazie, d'ordinario, sono interiori, sono una luce

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dell'anima, sono un'unione più stretta con Gesù. E queste grazie avvengono per un'illuminazione dello Spirito Santo nelle anime, per un'ispirazione dello Spirito Santo nel cuore, per una mozione dello Spirito Santo che attira a sé le anime. Sentivo proprio ieri parlare di un uomo ostinato il quale, sebbene malato grave, non si voleva arrendere all’invito del sacerdote di riconciliarsi con Dio. Ma vi era chi pregava e pregava silenziosamente; ed ecco che, in un istante di silenzio, la voce di Dio, la luce di Dio, la mozione di Dio si fa sentire nella sua anima e domanda il sacerdote per confessarsi. E così passa all'eternità in serenità, quasi in letizia, perché da molto tempo non aveva mai più avuto quella pace interiore che in quel momento, per mezzo del sacerdote e del sacramento della comunione e dell'olio santo, ha ricevuto dal Signore. Fatevi sante e non preoccupatevi troppo del lavoro esterno. Sarete così efficaci nella Chiesa. Non vedremo noi il bene, ma non importa che non si veda sulla terra; si vedrà al giudizio di Dio. Al giudizio di Dio vedrete tutto l'influsso, tutto il bene, che avete fatto in tante anime molte delle quali magari voi non conoscevate. E la grazia di Dio che passa, è la luce di Dio che arriva alle anime per mezzo di chi prega e soprattutto per mezzo di chi ha carità paziente, perché non si dà carità senza pazienza e non si dà pazienza senza la carità. Sono legate come dice san Paolo: « Caritas patiens est » (I Cor 13,4). Dunque, la prima cosa è farci santi. E per chiedere la santità, va molto bene che in questi giorni, tutte le sere, si dica la coroncina a Maria: fateci santi. E la coroncina che ha insegnato il santo Cottolengo e che lui fa ripetere tutte le mattine, a mezzogiorno e alla sera alle sue suore e ai suoi religiosi. Questa coroncina consiste nel dire 10 volte: fateci santi, poi il Gloria Patri. In sostanza si dice 50 volte "fateci santi", divise in 5 parti. Fateci sante: dirlo al plurale perché tutta la famiglia vostra sia santa, perché tutta la vostra parrocchia senta

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la grazia di Dio, allontani il peccato e si salvino tutti. Non solamente la parrocchia, ma la diocesi, l’Italia, l’Europa, il mondo. Dicendo "fateci santi", pensate al mattino di pregare per i 2 miliardi e 700 milioni di uomini, per chi è già giunto alla fede e per chi non è ancora giunto alla fede in Gesù Cristo, per chi si ostina anche contro Gesù Cristo. Vedete come sono diffuse certe teorie, certi errori; ma la grazia può tutto e anche se qualche volta qualcuno sembra ostinato, tra la morte e l'eternità c'è un abisso, insegna san Francesco di Sales, ed è l'abisso della misericordia di Dio. Noi non sappiamo, ma facciamo il bene; non sappiamo che cosa abbia ottenuto in quell'anima, ma facciamo bene, facciamoci santi. L'essere santi è come mettere una buona stufa in una camera. Supponiamo che sia molto freddo e che la stufa sia magari nascosta in un angolo; ma dopo un po' tutto l'ambiente è caldo. Così è la santità, si diffonde. Per giungere a questa santità usare tutti i mezzi specialmente l'esame di coscienza e la visita al SS. Sacramento. Però questa mattina meditiamo sopra due mezzi: la confessione e la comunione. La confessione toglie il male e aumenta l'unione con Dio; la comunione accresce nell’unione con Dio e dona il cibo che ci sostiene, che ci rafforza lo spirito. La confessione è precisamente istituita da Gesù Cristo come sacramento della sua misericordia. Gesù è venuto per i peccatori e allora, essendo venuto per i peccatori, teniamoci nell'umiltà. Ricordiamoci che siamo peccatori e diciamo sempre bene: Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sempre dire bene: Maria prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Noi abbiamo bisogno di essere sempre umili, di ritenere che siamo pieni di difetti e che abbiamo sempre bisogno della misericordia di Dio. Difetti ce ne sono nell'interno, nei pensieri, nei sentimenti del cuore, nelle parole,

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nelle azioni. Siamo sempre molto imperfetti. Il pentimento, cioè l'atto di dolore ben detto, se si tratta di peccati veniali li cancella anche fuori della confessione; ma se si tratta di peccati mortali è sempre necessaria la confessione, anche se si ha il dolore perfetto; perché il dolore perfetto ottiene il perdono del peccato, ma rimane sempre l'obbligo della confessione. Però il mezzo per correggersi anche dalle venialità, il mezzo stabilito da Gesù Cristo, il mezzo principale, sacramentale, è la buona confessione. Questa non dipende tanto da quel che ci dice il confessore. No! La buona confessione, il risultato, il frutto della buona confessione dipendono dal pentimento e dal proposito. Siamo noi che andiamo a confessarci; se portiamo un vero pentimento e se portiamo un buon proposito di emendazione faremo una buona confessione. Dolore del passato e proposito per l'avvenire sono così uniti insieme, che in fondo, fanno una cosa sola. Sì, la detestazione del male, guardando al male commesso, diviene dolore, e guardando al male che si potrebbe commettere in avvenire fa nascere il proposito di evitarlo. La confessione quindi è fruttuosa in proporzione del dolore e del proposito. Giacché, però, siete anime tutte avviate nella vita spirituale, bisogna distinguere tra confessione e direzione spirituale. Vi sono anime le quali nello stesso tempo fanno confessione e direzione spirituale; ma queste due cose santissime possono anche essere distinte e molte volte lo sono. Per voi, in gran parte, dovranno essere distinte. La direzione spirituale è l'indirizzo che si dà a un'anima. L'anima che si apre, dice quello che le manca, quello che vuole acquistare, le difficoltà che incontra, i mezzi che adopera, le difficoltà che possono essere nell'interno e le difficoltà che possono venire dall'ambiente e soprattutto dice a che punto vuole arrivare. Se un'anima è consacrata, ha una direzione molto diversa da un'anima che pratica soltanto la vita cristiana. La direzione spirituale si può fare anche raramente.

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San Francesco di Sales dirigeva molte anime per lettera. Lo stesso libro, la Filotea, che è un magnifico libro di formazione spirituale e che può essere utilissimo a voi è venuto dalla raccolta di lettere che egli scriveva ad un' anima per condurla all'altezza della santità. Era una persona che viveva nel mondo, ed egli la diresse per lettera così, progressivamente, in maniera che è risultato quel magnifico libro che si chiama: Filotea, o anima amante di Dio. Poiché voleva portare le anime all'amore di Dio, dell’unione con Dio. La direzione spirituale si può fare per lettera e si può fare una volta al mese, una volta ogni tre mesi, una volta ogni sei mesi, perché non si tratta di cambiare indirizzo di vita. L'indirizzo, generalmente, si prende negli esercizi. Poi, lungo l'anno, si ha alle volte il bisogno di conferire su qualche difficoltà o di comunicare. Questo mezzo che adopero mi è difficile, oppure non mi riesce, oppure mi trovo in questa nuova difficoltà che è venuta adesso e che non prevedevo prima, il proposito che ho fatto mi piace, mi pare che porti frutto. Dirlo chiaramente se si porta frutto. Si dica il bene e il male, ma senza scendere ai particolari che, generalmente, sono propri della confessione. Per questo la direzione spirituale basta molto più raramente. Fra le Annunziatine ogni mese, ogni tre mesi, va bene. Più si comunica con la direzione che per ora è a Roma, più si resta in intimità e si aiutano le singole anime. La confessione invece è bene farla ogni otto giorni. La confessione si può fare al sacerdote a cui potete accedere con facilità. Alle volte può essere il parroco, alle volte può essere un sacerdote che è nella parrocchia senza essere il parroco, oppure un religioso. E tante volte, se potete, è meglio che andiate da un religioso. Ci sono in tanti luoghi i Cappuccini, i Domenicani, i Salesiani, i Gesuiti, ecc. E questo perché, siccome le Annunziatine sono, in fondo, anime religiose, anche se non hanno l'abito e la vita comune così stretta, se c'è un religioso sa meglio indirizzare e indicare come si pratica la povertà, l’obbedienza, la

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pazienza, l'apostolato, eccetera. La confessione quindi frequentemente; la direzione, invece, può essere più di rado. Tuttavia, se succede che abbiate la grazia di trovare un sacerdote al quale potete fare la vostra confessione insieme alla direzione spirituale, allora va anche molto bene, anzi va ancora meglio. Però che le cose siano fatte sempre brevemente, senza molte parole, perché il Signore si serve più con le opere che con le parole. Quindi confessione e direzione, ricordando che la confessione dà il frutto in proporzione del dolore e del proposito. Certamente, d'altra parte, ci deve essere la preghiera, perché noi abbiamo inclinazioni cattive e se non c'è la forza e la grazia di Dio non progrediremo, ma con la grazia di Dio faremo molto progresso. Secondo grande mezzo, pure sacramentale, è la comunione. Generalmente tutte le Annunziatine possono fare la comunione quotidiana. Può darsi, tuttavia, che qualcuna non possa. La Chiesa ha già provveduto molto permettendo la Messa alla sera e in molti luoghi vi è la Messa vespertina anche tutti i giorni. Dove c'è la Messa anche alla sera si potrà rimediare. Se invece non c'è la Messa alla sera, si cerchi di fare la comunione al mattino. Ricevere Gesù e partire con Lui per il cammino della giornata. Si riceve il viatico in punto di morte, perché Gesù sia come il compagno del viaggio all'eternità; e si riceve Gesù al mattino perché ci sia compagno e viatico nella giornata. Al mattino, prima di fare la comunione, pensare bene alle difficoltà, alle tentazioni, ai propositi della giornata. Fare un esame preventivo, chiedendosi: di che cosa ho bisogno oggi? Al mattino le buone mamme pensano a quello che faranno per pranzo, per cena, e vanno a far la spesa per comperare il necessario per i pasti della famiglia. Anche noi pensiamo di che cosa abbiamo bisogno nella giornata per sostenerci nel cammino di Dio, per riempire la giornata di meriti. Per questo allora andiamo a ricevere Gesù. Può essere che pensiamo anche alle difficoltà, ed è

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bene. Forse avrò delle tentazioni qualche volta; forse ieri sono caduta e forse mi troverò con persone con le quali è un po' difficile la convivenza e con cui devo procedere in buon accordo; forse dovrò evitare questo pericolo o quell'altro; forse dovrò sostenere quella fatica o quell'altra... Allora si va alla comunione perché Gesù ci sia forza e luce nella giornata. La comunione è come il pane quotidiano. Ogni giorno mangiamo un po' di pane e ogni giorno, se è possibile è bene fare la comunione eucaristica. Da' a noi il nostro pane quotidiano! E non ricordiamo soltanto il pane materiale, ma ricordiamo il pane di vita. « Io sono il pane di vita » ha detto Gesù. Come per mezzo del cibo noi ci sosteniamo nelle nostre forze e continuiamo a fare i lavori che dobbiamo fare, così il cristiano buono, tanto più chi è consacrato a Dio, per mezzo della comunione si sostenta nella vita quotidiana, nel cammino della perfezione, della santità, nel correggere qualche difetto, nell'acquistare qualche virtù. La comunione serve per la luce della mente, serve a unire il cuore a Dio, serve a rafforzare la volontà, serve anche a ottenere grazie per tutta la famiglia, per tutta la parrocchia, per tutto l'ambiente, per tutta la cristianità, per tutto il mondo. Sempre andare alla comunione col cuore largo, pensando a tutti, anche a quelli che qualche volta ci fanno soffrire o ci contraddicono. Ricambiamo sempre le contraddizioni che si ricevono e le sofferenze che dobbiamo sopportare con la preghiera, invocando su tutti la benedizione di Dio, le grazie, il ravvedimento, la salvezza. Fare bene la comunione! Ci sono i libri con cui prepararsi santamente e quelli che aiutano a fare sempre meglio il ringraziamento. Tuttavia alla fine della comunione, alla fine del ringraziamento, è sempre importante fare il proposito della giornata. Il proposito sarà quello degli esercizi o quello della confessione che viene rinnovato ogni giorno e, dove potete fare il ritiro mensile, sarà il proposito del ritiro che viene pure esso rinnovato ogni giorno.

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Insistere sempre sui medesimi punti. Proporsi: quest'anno voglio acquistare la carità, quest'anno voglio acquistare l'obbedienza, quest'anno voglio acquistare lo spirito di fede, quest'anno voglio acquistare lo spirito di povertà, eccetera. Fissarsi sopra un punto: quest'anno voglio particolarmente zelare quest'opera o quell'altra, dedicarmi a questa iniziativa o a quell'altra. Abbiamo bisogno di entrare in questo spirito. La comunione è il pane quotidiano. Se tutti i giorni noi ne mangiamo, sentiremo la forza, cresceremo nell'unione con Dio e nella santità; fissando però sempre qualche proposito particolare, che raccomandiamo a Gesù e sul quale mettiamo tutto il nostro impegno la nostra volontà. Può darsi anche che una persona non possa fare la comunione sacramentale; allora c'è la comunione spirituale, la quale è possibile a tutti e si può fare in ogni momento della giornata. Ecco allora i due grandi mezzi di santificazione: la confessione e la comunione. La vita ci è data perché progrediamo. Gesù progrediva sempre, Maria progrediva sempre. Ogni giorno anche noi così, saliamo in santità e preghiamo di cuore: Signore, fateci santi. Meditazioni per consacrate secolari 18. Unione con Dio

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UNIONE CON DIO

La Chiesa in questo giorno in cui celebriamo la festa dell'Immacolata, ci fa pregare così: « Come la Vergine santissima fu preservata dalla colpa originale, così noi possiamo essere preservati dal peccato ». Per giungere quindi alla salvezza eterna, al cielo, Maria fu preservata dalla colpa originale per i futuri meriti di Gesù Cristo. Noi dobbiamo purificarci per i meriti già compiuti da nostro Signore Gesù Cristo e siamo stati purificati prima di tutto nel battesimo, grande grazia sempre da ricordare. Con la grazia allora ricevuta, con i doni della fede, della speranza, della carità allora ricevuti, celebrare sempre la memoria del battesimo, per rinnovare i propositi di vita cristiana. Propositi cioè di credere alla verità, istruirsi nella verità, seguire i comandamenti di Dio e pregare, costantemente pregare, e vivere uniti a Dio, frequentando i sacramenti in modo speciale. La strada del cielo è chiara. Noi, creati da Dio, usciti dalle sue mani, dobbiamo ritornare a Dio; è un viaggio che Sl deve compiere perché siamo usciti da Dio, e a Lui dobbiamo ritornare. Lungo il viaggio si trovano tanti ostacoli, perché ci sono i cattivi esempi di tante persone, le cattive massime di tanti che parlano in modo mondano senza considerare le verità di fede, senza essere illuminati da Dio. Vi sono i pericoli che vengono dalle nostre stesse tentazioni di orgoglio, di attaccamento, di pigrizia, eccetera. Vi è il demonio che sempre tenta di ostacolare la nostra via, di impedire il cammino verso il cielo. Egli che, ribellandosi a Dio, è caduto nell’inferno, vorrebbe trascinare l'umanità intera nell'abisso in cui si trova.

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Trovando tanti pericoli, quale sarà il rimedio? Il rimedio è sempre la preghiera. L'aiuto ci deve venire di là, perché da noi stessi non possiamo avere un pensiero buono, un sentimento di fede; ma solo da Dio. « Non quod sufficientes simus cogitare aliquid a nobis, quasi ex nobis: sed sufficientia nostra ex Deo est »: Non che da parte nostra si possa rivendicare qualche cosa, come proveniente da noi, no, perché la nostra capacità viene da Dio (2 Cor 3,5). Dio ci dà poi anche la buona volontà, cioè la grazia di volere il bene e di compierlo. Voi ne avete già la prova: avete pregato, i pensieri e i desideri buoni sono venuti, le buone risoluzioni le avete nutrite e dopo vi siete messe su una strada, la strada di Dio, sulla strada in cui vi assicurate il paradiso, di tornare quindi a Dio, non più in prova, ma in felicità e gaudio eterno. « Entra nel gaudio del tuo Signore » (Mt 25,23). Della preghiera si potrebbero dire tante cose, ma bisogna notare che chi prega ha le grazie ed è illuminato da Dio. La preghiera è come il cibo per il corpo. Se uno non si nutre e comincia a saltare la colazione al mattino, poi il pranzo a mezzogiorno, la cena alla sera, che cosa potrà fare? Si sentirà stanco, senza forze e come potrà durarla? Se poi prolungherà il digiuno, sappiamo che questo può diventare fatale, si muore di fame, perché il corpo non è nutrito. Così è per l'anima. Quando invece il corpo si nutre bene, la funzione della digestione si compie bene, allora il corpo è nutrito, ci sono le forze per lavorare, per pregare, per fare le varie faccende che riempiono la nostra giornata. La preghiera è ancora come il respiro, è chiamata il respiro dell'anima. La funzione del respiro si fa con due atti: il primo nel mettere fuori l'aria cattiva che è in noi e il secondo nell'attirare l'aria buona. Quando si prega, se si medita specialmente, si mette fuori l'aria cattiva, vanno fuori i pensieri cattivi, i sentimenti cattivi, i propositi cattivi, i desideri cattivi. Quei pensieri che magari si avevano, quell'oscurità che c'era nell'anima, quel travolgimento

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di spirito che forse ci disorientava, ecco, vanno fuori sotto la luce della preghiera, della meditazione, specialmente della meditazione e dell'adorazione. Quei sentimenti che erano di orgoglio, d'invidia, di attaccamento, o il troppo desiderio di stima degli uomini svaniscono davanti a Dio, perché l'anima si orienta di nuovo verso Dio, `che è il fine, l’oggetto del nostro amore. Così vanno fuori le cattive risoluzioni, i cattivi propositi quella difficoltà che prima ci sembrava una montagna da superare, dopo invece ci appare un cammino se non facilissimo, almeno un cammino che, con la luce di Dio, si può fare. Sì, non si guarda più ai pensieri, ai sentimenti che si sono appresi dal mondo o che vengono dalle passioni; l’anima si calma e, se ha il pentimento, si mette con Dio e ottiene il perdono; tutto quello che formava il tumulto, l’agitazione interiore, il perturbamento dell'anima, viene a risolversi. L'anima è in pace, dopo che ha meditato un poco. Così la meditazione è da paragonarsi pure al respiro dell'anima quando la persona ha messo fuori l'aria cattiva e introduce nel suo corpo dell'aria buona, del buon ossigeno, il sangue viene alimentato bene, viene purificato e allora nutre tutto il corpo e porta la salute a tutto l’organismo. Vediamo così che la preghiera ben fatta porta la luce di Dio, porta in noi pensieri di fede, porta sentimenti di amor di Dio, desideri del cielo e della santità. Porta le buone risoluzioni e tutto ciò che ci sembrava molto difficile si affronta con l'aiuto di Dio, si sente di nuovo il coraggio e la buona volontà. Alle volte ci fanno impressione quelli che non vivono bene, quelli che si danno al mondo, alle attrattive varie che vengono dal mondo; ma quando c'è la luce di Dio l'anima sente che è indirizzata al cielo e sente che deve fare quella strada. La grazia, poi, fortifica la volontà e si fanno propositi generosi. La meditazione, come l'adorazione al SS. Sacramento,

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sono, da una parte, una purificazione continua e, d'altra parte, un'alimentazione spirituale continuata. Per questo, in tutti gli Istituti, siano religiosi o secolari, è prescritta la meditazione, perché senza la meditazione si hanno le influenze di tutto il mondo esterno che ci sembra una gran cosa e la luce di Dio si attenua; quasi quasi non ci si vede più e la persona è tentata di fare come fanno tutti gli altri. Come fanno tante persone che si conoscono? Come parlano tanti e come sono le massime che abitualmente si ascoltano? Allora l'anima resta come nell’oscurità, nel disorientamento; ma nella luce di Dio, attraverso la meditazione e l'adorazione, riprende il cammino. Ella sta a parlare con Dio e si trova bene adesso, si trova di nuovo con una luce che le assicura il buon cammino. Se invece continuava così, senza quella luce divina che le è venuta dal tabernacolo, che le è venuta dalla meditazione, era quasi sicuro che sarebbe andata nel fosso. « Lucerna pedibus meis verbum tuum » (Sal 118,105): E lampada ai passi miei la tua parola. La luce di Dio! Difatti il Signore ci ha dato due consolazioni sulla terra, dice l'Imitazione di Cristo; una è la luce che viene dal Vangelo. Chi legge il Vangelo, chi legge il catechismo che ne è un commento, in sostanza un estratto del Vangelo, chi si istruisce religiosamente, riceve la luce del Vangelo. Il Signore ci ha dato il Vangelo. Poi ci ha dato l'Eucarestia, Gesù con noi. Come si sta bene a parlare con Gesù! Sebbene al principio costi un po' di fatica concentrarsi, dopo l'anima si sente come attirata e viene una certa serenità, viene un certo vigore nuovo. Dopo un quarto d'ora di comunicazione con Dio l'anima si sente ristorata, fortificata, confermata nelle sue buone risoluzioni e incoraggiata a percorrere la via che magari a volte è un po' stretta. Non è più tentata di prendere la via più larga, ma la via stretta che però conduce al Paradiso, alla santità, e quindi a guadagnare il massimo dei meriti. Per questo nella meditazione e nell'adorazione si devono chiedere tante grazie; fra le altre quelle di capire il

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valore della consacrazione a Dio e il valore dell'apostolato. Quando si compie la consacrazione a Dio? Quando uno vuole decidersi di seguire da vicino Gesù, vuole seguirlo nella povertà, nella castità, nell'obbedienza. Quando decide di seguire Gesù anche nelle contraddizioni e magari nelle persecuzioni e nelle derisioni degli altri, quasi si fosse persone singolari che non sanno vivere. Si capisce anche i1 Calvario e quanto giova e quanto sia prezioso il soffrire e l'immolarsi con Gesù per il Paradiso e per le anime. La consacrazione a Dio allora si capisce. Se non c'è questa intimità con Dio non se ne comprende il valore, perché « nemo potest venire ad me nisi Pater traxerit eum »: nessuno viene a me se il Padre non lo attira (Gv 6 44). Ci deve essere Gesù che ci attira. Nella Famiglia Paolina si è sempre alimentata l'adorazione, perché il parlare con Gesù Crocifisso, con l'immagine, è già cosa grande; ma parlare con Gesù vivo e vero nel tabernacolo è una luce ancora più viva, è entrare nella persuasione che Gesù è lì, che ci sente e che di lì ci parla. Quindi in quei tempi, in quel momento si comprende che cosa ha fatto Maria da bambina quando si è consacrata a Dio. Anche se era bambina, era molto illuminata da Dio, quindi comprendeva il valore della consacrazione. Quante anime arrivano alla consacrazione a Dio appunto perché sono illuminate da una luce simile a quella che ebbe Maria nei suoi teneri anni! Nella preghiera si comprende poi il valore dell'apostolato, il valore di salvare le anime, il valore del secondo precetto: « Amerai il prossimo tuo come te stesso ». Si comprende il valore del catechismo, il valore degli aiuti agli infermi, il valore di una parola santa che si dice nell'ambiente familiare o nell'ambiente sociale, il valore dell'apostolato, in sostanza, per illuminare le anime, per ricordare loro il destino eterno, il Paradiso, e per ricordare i mezzi di grazia necessaria, vivere la vita soprannaturale. Queste sono grazie riservate alle anime interiori alle anime che sanno parlare con Dio, che sanno comprendere

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il valore della consacrazione a Dio, il valore delle anime per le quali Gesù Cristo ha dato il sangue e la vita. Quanto è preziosa un'anima se il Figlio di Dio incarnato ha dato il suo sangue e la sua vita per ognuna di esse! Sì, Gesù ci amò e andò a morire per noi. Quando quest'orazione fatta di adorazione e di meditazione manca, facilmente si resta nell'oscurità; anzi non si comprende quasi perché altre anime facciano questo passo e magari si comprende soltanto quello che è essenziale per la salvezza; non si comprende quello che ci assicura meglio la salvezza e ottiene un premio ancora più grande. Perciò fare la meditazione e l'adorazione, parlare con Dio trattenersi con Lui, perché appunto il secondo mezzo che il Signore ci ha dato per trascorrere bene la nostra vita è se stesso. Gesù ci ha dato se stesso nell’Eucarestia, quindi comunione frequente, quotidiana, se si può; Messa frequente, quotidiana, se si può; e poi l'adorazione che, in qualche caso, si potrà anche fare a casa, orientandosi verso il tabernacolo della chiesa più vicina e pregando nel segreto della camera. Quando l'anima si mette sola con Dio solo, indovina i sentimenti del cuore di Gesù eucaristico e pensa che Gesù dal tabernacolo, verso cui si orienta, fa arrivare la sua luce e il suo conforto, affinché l'anima sia costante e sempre più decisa nel buon cammino. Cammino che poi porterà a una morte serena. La devozione a Gesù eucaristico come consolerà in morte, quando Gesù verrà come viatico per l'anima! Incontrarsi allora con Gesù per fare il cammino dell'eternità con Lui. Egli è il compagno di questo grande cammino. Incontrarsi con Gesù che si è amato, che si è visitato nella chiesa, che si è ricevuto; incontrarsi con Gesù dopo che si sono ascoltate tante Messe, con Gesù che viene ad assisterci nella nostra ultima agonia. Concludendo, diamo la massima importanza alla meditazione e all'adorazione. Si avrà la luce, la forza, la generosità, il desiderio di una vita sempre più perfetta. Meditazioni per consacrate secolari 19. Meriti e gloria per il paradiso

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MERITI E GLORIA PER IL PARADISO

Guardando l'altare vediamo delle figure: nel centro Gesù Maestro, accanto vi sono gli evangelisti san Matteo, san Marco, san Luca, san Giovanni. Nel contemplare questi quadri ci viene in mente la scena del Tabor, quando Gesù prese a parte tre Apostoli, salì sul monte e si trasfigurò alla loro presenza. Le sue vesti sembravano neve e il suo volto splendeva come il sole. Allora Gesù volle dare questo saggio del Paradiso, dove tutti siamo chiamati. Gesù ricordò agli Apostoli che, sebbene avessero da faticare sulla terra, da seguirlo e quindi da compiere l'apostolato di cui egli lasciava l'esempio, alla fine ci sarebbe stato il premio, il Paradiso. Questa è la grande consolazione dei credenti, dei cristiani: il cielo; poiché la vita presente è una prova, triplice prova di fede, di speranza e di amore a Dio. Al termine ci sarà il cielo, il Paradiso. Occorre però notare che in cielo vi sono varie mansioni, vari posti. Come sulla terra, nella Chiesa di Dio vi sono stati gli Aposto1i, i Dottori, le Vergini, i Sacerdoti, così in cielo vi saranno le varie mansioni. Ecco allora quale sarà il nostro pensiero: contemplando i più grandi Santi del Paradiso noi possiamo aspirare alla maggior gloria in cielo, alla maggior felicità. In Paradiso tutti saranno felici, ma altro è il gaudio di un'anima che è vissuta consacrata a Dio sulla terra altro è il gaudio di un semplice cristiano, altro è il gaudio di una persona che ha passato bene tutta la vita e l'ha riempita di meriti dalla fanciullezza fino alla morte, altro e il gaudio di una persona che si è convertita e riconcilia

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con Dio in punto di morte, per cui ha raggiunto la salvezza, ma non ha riempito la sua vita di meriti. Ciascuno in Paradiso riceverà il premio secondo le sue opere, secondo la sua vita; questo è quanto ci dice Gesù nel Vangelo, cioè che ognuno avrà il premio proporzionato ai suoi meriti. Ogni anima ha la sua storia, ogni anima ha le sue difficoltà, ogni anima ha i suoi aiuti, le sue grazie, ogni persona vive nelle sue circostanze. Ma considerando la vita in generale, vi sono come tre ordini di premi: il primo, quello riservato ai semplici cristiani; il secondo, quello riservato a chi inoltre si consacra a Dio; il terzo che è il premio più ampio, quello di coloro che, consacrandosi a Dio, avranno esercitato anche l'apostolato. Primo, il premio della vita cristiana. I cristiani che vivono secondo la fede, osservano i comandamenti di Dio, ricevono la grazia del battesimo e degli altri sacramenti successivi, particolarmente la confessione, la comunione, la cresima, questi sono destinati al cielo, avranno il loro premio della vita cristiana. Certamente, tutti i cristiani, se vogliono raggiungere la salvezza, devono credere alle verità rivelate che sono particolarmente contenute nel credo. Il credo poi può essere spiegato. Nelle spiegazioni si può riportare anche tutto quel che studiano i Chierici, i Sacerdoti, per arrivare alla loro alta missione di predicatori; più si saprà e più si farà del bene, perché quando si sanno molte cose, molte cose si possono comunicare. D'altra parte si può allora arrivare ad un'ascetica più alta, ad un amore più intenso a Dio. Non che sia del tutto necessaria l'istruzione più ampia- ma vi è l'istruzione che è necessaria e, in secondo luogo, quando un'anima conosce meglio le cose di religione, può giungere più facilmente ad una vita più illuminata. Il Signore, però, a coloro che non hanno avuto il tempo per compiere una maggiore istruzione, si farà Lui maestro. Quanti Santi che non avevano avuto la grazia di studiare, hanno poi amato il Signore

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e l'hanno seguito e aiutato in una maniera veramente meravigliosa! Ogni cristiano, oltre alla fede che deve professare, deve amare il Signore. Amare il Signore significa cercare la sua gloria, cercare il paradiso, cercare Dio, non attaccarsi con passione alle cose della terra, particolarmente non attaccarsi agli onori, ai piaceri, ai beni della terra, tanto da offendere Dio. Amare il Signore con tutto il cuore e sopra ogni cosa. Tutto il resto usarlo in ordine a Dio. Tutte le occupazioni, tutte le cose che si devono fare sulla terra siano in ordine al Paradiso. I cristiani devono ancora avere fedeltà a Dio, cioè osservare i comandamenti di Dio e i comandamenti della Chiesa. I comandamenti di Dio tutti li conoscono e così pure quelli della Chiesa. Osservarli! Allora mediante questa fede, questo amor di Dio, questa fedeltà a Dio, tutti i cristiani possono raggiungere la salvezza. Vi sono però anime particolarmente illuminate da Dio, e siete voi, particolarmente favorite di grazie interiori, di ispirazioni, di illustrazioni nello spirito, per cui tendono a una vita superiore a quella comune dei cristiani. Quando il Signore fa sentire degli inviti ad una vita più perfetta allora questa è una grazia di privilegio. Anche la vostra presenza qui, l’essere intervenute anche con sacrificio, dimostra che avete una grazia superiore, dei mezzi di vita interiore più distinti, più perfetti. Ricordando il giovane del Vangelo, il quale un giorno si presentò al Signore e domandò: « Maestro, che cosa devo fare per salvarmi? Gesù rispose: "Osserva i comandamenti". "Quali ? " gli domandò. E Gesù rispose: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, e ama il prossimo tuo come te stesso". E il giovane gli disse: "Tutto questo l'ho osservato sin da fanciullo: che altro mi manca?" Gesù gli rispose: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" ». (Mt 19 16-21). Questo voleva dire consacrarsi a Lui, imitarlo,

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seguire la sua vita santissima; ma il giovane non corrispose, se ne andò rattristato perché Gesù gli comandava la povertà, cioè il distacco dalle cose della terra; Egli invece era ricco e non si sentì di fare il sacrificio. Allora Gesù, vedendo che si allontanava disse: « In verità vi dico, difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli » (Mt 19,23). Allora si fece avanti Pietro, che anche a nome degli altri Apostoli, disse: « Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo noi? ». E Gesù rispose loro: « In verità vi dico: voi che avete seguito me... riceverete il centuplo e avrete la vita eterna » (Cfr. Mt 19, 27-30). Ecco, vi sono anime chiamate a una maggior santità; forse lo sentono dopo la comunione, quando Gesù parla alla loro anima, al loro cuore. Vi sono ispirazioni che vengono, alle volte, nella meditazione, ascoltando una predica, leggendo un buon libro. Vi sono persone che hanno una certa tendenza alla pietà e allora, come esse cercano il Signore, così il Signore si comunica a loro. « Ecco--dice il Signore--io sto alla porta e busso: se uno sente la mia voce e mi apre, io entrerò da lui » (Apoc 3,20). Allora può essere che Gesù faccia sentire la sua voce e chieda il dono di tutto il cuore. In questa visione di maggior gloria che avranno le anime consacrate a Dio, quanti Santi, lungo i secoli, hanno seguito Gesù più da vicino. Dietro Maria, la vergine madre, schiere di vergini l'hanno seguita, l’hanno imitata in quanto era loro possibile; e queste vergini, in Paradiso, canteranno un inno che gli altri non potranno cantare, e sarà loro riservata una gloria particolare. Può essere dunque che il Signore faccia sentire la sua voce a un'anima e se questa voce è ascoltata, ecco il gran premio eterno. Fra non molti anni la vita sarà conchiusa. Pur augurandovi una vita lunga, magari cento anni, tuttavia che cos'è tale periodo di vita di fronte a cento milioni di secoli di eternità? E l'eternità non finisce dopo cento milioni di secoli. Le vergini prudenti e le vergini stolte so

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no a noi presentate da Gesù nel suo Vangelo. Le prudenti sono quelle che pensano al loro avvenire, alla loro eternità. Le vergini stolte sono quelle che, pur volendo vivere bene, pensano meno alla loro eternità, a radunarsi i premi eterni. Le anime consacrate a Dio avranno un premio particolare. Per far capire meglio forse è bene che io ricordi una parabola del Vangelo. Il seminatore andò a spargere il seme nel campo, ma una parte cadde sulla strada e gli uccelli la beccarono, i passanti la calpestarono e perciò non diede frutto. Indica coloro che hanno magari sentito la predica, frequentato il catechismo, ma non hanno però tratto profitto dalla parola di Dio. Un'altra parte di grano cadde in terreno ghiaioso, sabbioso; poté nascere, ma si seccò ben presto. Un'altra parte cadde tra le spine e queste, quando la semenza nacque, la soffocarono. Questo indica coloro che nella vita vogliono, da una parte, salvarsi e hanno qualche buon desiderio; ma poi non corrispondono alla grazia del Signore. Ma vi fu una parte del seme che cadde in buon terreno. Il seme rappresenta la parola di Dio, le ispirazioni che il Signore fa sentire, l’istruzione che viene data o attraverso il catechismo, o dai sacerdoti o per mezzo di libri, opuscoli, periodici religiosi. Questa parte del seme dunque cadde in buon terreno, cioè in cuori buoni, in anime di buona volontà. Però Gesù fece ancora una triplice distinzione. Questa parte cadde tutta in buon terreno, ma con risultato diverso: produsse il 30, il 60, il 100 per uno. Nella vita cristiana si guadagnano i meriti pari al 30 per uno; nella vita consacrata a Dio si guadagnano i meriti del 60 per uno; e nella vita di coloro che, oltre alla consacrazione a Dio, esercitano ancora l'apostolato, si guadagnano i meriti del 100 per uno Quindi dopo aver visto quello che è necessario per la salvezza dei cristiani, e dopo aver visto quello che fanno e come corrispondono alla grazia coloro che si consacrano a Dio, vi è una terza specie di anime che vogliono unire

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alla loro vita di consacrazione e di intimità con Dio anche l'apostolato. Non solo salvarsi, ma salvare molti! Il pensiero di queste anime, il loro desiderio, è quello di salvarsi e raggiungere la santità, ma amando il prossimo, amando le anime, desiderare agli altri pure la salvezza, la santità. Questo è il vero amore al prossimo, l’amore più alto, quando si fa l'apostolato. È l'adempimento perfetto del secondo comandamento, amerai il prossimo tuo come te stesso, e si concretizza nel cercare anche per gli altri la salvezza e la santità che si desiderano per sé. Il cercare poi questa santità e questa salvezza, questo amore per gli altri uguale a quello che si porta a se stessi, ecco, si può raggiungere con l'apostolato. Preghiera, sofferenza, parola buona, edizioni, Azione Cattolica, azione per i malati, per i poveri e tutto quello che è utile per le anime. Gli apostolati sono tanti e ognuno può esercitare l'apostolato che è più conforme alle sue doti e alle circostanze della propria vita. Vi sono persone che nella vita hanno sempre da soffrire, o perché le sofferenze sono intime nella loro anima o per le circostanze esterne, o perché sono contraddette, o perché hanno malattie. Vorrebbero sì darsi alle opere di apostolato, ma il Signore a loro chiede soltanto l'apostolato della sofferenza. Sono persone che soffrono per tutta la vita, si uniformano alla passione di Gesù Cristo, ai meriti della croce. Queste persone che offrono tutta la loro vita di sofferenza per la salvezza degli uomini, compiono un apostolato di cui coloro che riflettono poco sulle cose spirituali fanno poco conto; ma è un apostolato tanto gradito a Dio, perché Gesù ci ha salvati più con la sua sofferenza che con la predicazione. Noi abbiamo la vita spirituale perché Gesù è morto in croce e con la sua morte ci ha ottenuto la grazia, la vita soprannaturale e ci ha riaperto il Paradiso. Allora vi è questo terzo grado che raggiungono le anime che raccolgono il 100 per uno e alla fine avranno il premio, perché hanno fatto bene la loro parte, sono vissute

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bene, sono vissute in piena consacrazione a Dio e hanno esercitato bene l'apostolato. In questi giorni santi potete considerare quale grado di gloria volete raggiungere in cielo. Io, può dire ognuna, amo me stessa, voglio il massimo bene per me. Volere la santità è un amore proprio, ma soprannaturale. Amo me stessa veramente? E allora voglio il massimo grado di gloria. I meriti della vita cristiana, tutti i cristiani li raggiungono, e con essi il grado di gloria corrispondente. I meriti della vita consacrata a Dio li raggiungono le anime che hanno più abbondanza di luce interiore, più mozioni dello Spirito Santo. E poi si può aggiungere l'apostolato. Fanno questo le anime che, non solo amano Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, ma ancora amano il prossimo come loro stesse e vogliono per gli altri la salvezza, la santità Che cosa vuole da me il Signore? E la domanda che deve porsi ogni giovane. La vita cristiana, o la vita consacrata a Dio, o aggiungere ancora la vita apostolica? Le anime che parlano nell'intimità con Dio, specialmente negli esercizi, sentiranno la risposta che darà il Signore nel loro intimo, specialmente nei tempi di riflessione dopo le prediche e nei momenti in cui faranno l'adorazione. L'adorazione di un'ora, particolarmente, è il tempo in cui ognuna si trattiene con Gesù. L'anima sola con Gesù solo: intimità, scambiarsi i pensieri, sentire Gesù, parlare a Gesù, chiedere e disporre il cuore a ricevere i suoi doni. L'adorazione è veramente un grande beneficio di Dio. Quando Dio conduce un'anima fino a capire l'ora di adorazione, fa ad essa una grazia di privilegio. Quando Gesù si trattenne con Maria, nel silenzio, in una stanza un po' segregata, e sentì ciò che quell'anima gli esponeva, rispondendo a quelli che erano i suoi desideri, i suoi bisogni, le sue ispirazioni, disse: « Optimam partem elegit, quae non auferetur »: Maria ha scelto la parte migliore e non le sarà tolta (Lc 10,42). La Chiesa non ha solamente approvato gli Ordini religiosi come quello dei Cappuccini, Benedettini, eccetera,

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ma ha ancora approvato le Congregazioni religiose, come quella dei Salesiani, Paolini che, oltre alla vita contemplativa, aggiungono l'apostolato. Ma sia gli Ordini che le Congregazioni hanno la vita comune, devono vivere tutti insieme, pur applicandosi poi, nei tempi designati, all'apostolato. Ora il Papa Pio XII ha aggiunto una forma sconosciuta ai secoli passati; e cioè che vi siano anime nel mondo, le quali, da una parte brucino d'amor di Dio e vogliano amare Dio con tutto il loro essere, e insieme tendano a dedicarsi all'apostolato, che può essere vario secondo la loro condizione, le loro qualità e secondo le circostanze. Persone che vogliano convertire tutta la loro vita in zelo per la salvezza delle anime. Quindi il Papa ha aperto la possibilità di vivere nelle famiglie, inserite nella società, ma consacrate a Dio, compiendo l'apostolato a diretto contatto delle anime. Non in vita comune, ma a contatto delle famiglie, della società, negli uffici che si devono compiere, nelle varie professioni che si esercitano. Compiendo quelle professioni, in quelle circostanze, nella famiglia, nella scuola, fra i malati, nell'Azione Cattolica, particolarmente nelle opere catechistiche, queste anime vogliono esercitare l'amore al prossimo nel grado più perfetto, e cioè portare le anime alla salvezza, alla santità. Il privilegio di vivere nel mondo e avere i meriti non solo della vita cristiana, ma anche della vita religiosa e di esercitare nello stesso tempo l'apostolato a contatto con le anime, è concesso dal Signore a molte persone. Tutto sta nel sentire la voce di Dio e corrispondervi. Ora il grande problema! Da una parte la vostra dedizione e il vostro impegno di salvezza vi sono già, e dall'altra parte credo che il Signore faccia sentire a parecchie di voi l'invito a una maggiore santità. Penso che vi sia anche l'invito all'apostolato e non all'apostolato singolo, ma all'apostolato diretto secondo lo spirito della Chiesa, quindi l'invito a guadagnare un merito molto più grande, come spiegheremo in altre istruzioni. La conclusione deve essere questa: se io amo me stessa,

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che cosa cercherò, il meno perfetto o il più perfetto? E quale sarà la voce di Dio sopra di me? Anche in questa scelta bisogna sempre vedere se c’è la volontà di Dio, perché noi ci salviamo solo facendo la volontà di Dio, non facendo il nostro capriccio. Se Dio chiama, non induriamo il nostro cuore, siamo sensibili alla grazia divina e corrispondiamo docilmente. Meditazioni per consacrate secolari 20. Stato privilegiato

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STATO PRIVILEGIATO

Ogni giorno nella Messa ricordo le Annunziatine e ringrazio il Signore per tutte le particolari elargizioni di grazie che ha fatto loro, perché lo stato delle Annunziatine è veramente uno stato di privilegio, di grazia di Dio. Il Signore, infatti, chiama le Annunziatine a vivere unicamente per Lui, per l'eternità e a lavorare per la salvezza delle anime. Così esse hanno due grazie: quella di una santificazione maggiore e, in cielo, avranno una corona d'anime da loro aiutate, da loro salvate, da loro illuminate, da loro confortate, da loro portate a Dio. Ecco, una vita che si rassomiglia a quella di Maria, una vita spesa per Dio, in ordine sempre alla salvezza e alla santificazione, e una vita spesa per le anime, per il prossimo. Il Signore quando destina un'anima allo stato particolare di consacrazione a Lui e di apostolato, prepara quest'anima dal momento della creazione. Dal momento della creazione, il Signore infonde maggiori qualità, maggiore intelligenza, maggiori tendenze sempre più forti al bene; infonde poi nel battesimo uno spirito di fede più profondo. Quando eravamo bambini appena nati non sapevamo che cosa fosse meglio per noi, non ci pensavamo; ma il Signore ci ha amato dall'eternità e ci ha amato particolarmente nella creazione, nel battesimo e nei sacramenti successivi. Nel battesimo ha incluso un'inclinazione alla fede, un'inclinazione più forte alla speranza cristiana, all'amore di Dio; ha infuso maggiore grazia, perché il Signore come non fa due facce perfettamente uguali (non ci sono due facce di persone perfettamente uguali, in qualche cosa si distinguono sempre), così non vi sono due anime perfetta

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mente uguali. Vi è una schiera d'anime chiamate alla vita comune, alla vita cristiana, e vi è una schiera minore chiamata alla consacrazione, a vivere per Dio, per Dio solo senza divisioni, e, nello stesso tempo, chiamate a collaborare alla salvezza delle anime. Si dice spesso, ad esempio, che la castità importi mortificazioni. Il cuore può essere un po' troppo depresso e alcuni credono che sia un cuore sterile e isolato. No, la castità è pienamente feconda e cioè non Si ama una persona soltanto, non si crea una famiglia. Vi sono persone che nell'apostolato producono schiere d'anime a cui comunicano la vita eterna in tante maniere: per mezzo dell'istruzione cristiana dei catechismi, per mezzo della formazione cristiana, per mezzo della preghiera, dei sacrifici. Sì, è una scelta fatta non per un piccolo gruppo di anime, ma per avere, secondo il corpo mistico della Chiesa, una quantità di anime. Allora si diventa madri di tante anime. È una maternità nuova, superiore, immensamente superiore a quella naturale. Primo perché è spirituale; poi perché arriva a una quantità di anime molto più numerose, in generale. Gesù ha dato la vita per le anime e coloro che vogliono imitare Gesù devono sacrificarsi anch'esse per le anime. Allora c'è la rassomiglianza con Gesù: fate il mio cuore simile al vostro. Quindi è uno stato di privilegio. Se noi pensiamo a questo cerchiamo di comprenderlo sempre maggiormente. Perché è uno stato di privilegio? È stato di privilegio perché si tratta di una vita pienamente consacrata al Signore. Ecco, le Annunziatine sono chiamate a fare i tre voti. Che cosa dobbiamo dare a Dio? Dobbiamo dare a Dio tutto quello che Lui desidera, dobbiamo dargli quello che abbiamo. Ora che cosa abbiamo? Noi possiamo avere i beni esterni che sono il corpo, la salute, gli averi, le sostanze, il denaro, ciò che si possiede, una casa, una villa, o semplicemente un'abitazione comune. Si consacra tutto e si dà a Dio, se ne fa Dio padrone, noi poi ne abbiamo solo l'uso, perché è tutto di Dio. Quella casa, quella camera

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dove abito è sacra. Così tutto quello che si usa per vivere, il denaro, il vestito, le spese per l'abitazione, per la vita ordinaria; si usa di cose che sono di Dio. E allora ecco che noi ci troviamo come nella casa di Dio. Dio è il padrone di tutto e noi usiamo quel che Dio ha preparato, quel che Dio ci ha dato. Abbiamo offerto al Signore quello che Egli ci ha dato e ne usiamo. Prima possedevamo; dopo usiamo. Dopo il voto di povertà usiamo quello che è di Dio. Si possiede ancora civilmente? Sicuro; ma in realtà si è fatto padrone Dio, per cui si tratta di un altro dominio, che è superiore a quello che si intende quando si parla in senso ordinario di possedere una casa, una macchina o del denaro; sì, civilmente per quel che riguarda, ad esempio, la terra, resta di nostra proprietà; ma questa proprietà la diamo al Signore e poi noi ne usiamo. Come? Se Dio è padrone, noi domandiamo quasi il permesso a Dio come se gli dicessimo: questo che è tuo posso usarlo così? È gradito a Te ch'io adoperi ciò in questa maniera o in quell'altra? Per far quest'opera, oppure per aiutare qualcuno della famiglia, o per donare alla Chiesa, o per conservare la vita, o per il vestito, per l'abitazione, per il cibo? Fare come Gesù che andava con la scodellina a ricevere la minestra dalla Madonna e se ne cibava. La Madonna era come l'amministratrice della casa. Questo ci mette in una condizione che è chiarita dalla parola che disse il Papa quando vide la casa di san Bernardo, piena di religiosi: « Siamo stati a vedere non degli uomini, ma degli angeli ». Vivono all'ordine di Dio, secondo il suo volere e come sono dotati di una spiritualità superiore. Così, oltre che per i beni materiali, possiamo dare a Dio il corpo, consacrarlo a Lui. Il Signore ha infuso in noi delle energie, ha donato la salute, ha voluto che noi potessimo operare il bene con il corpo, perché, ad esempio, per pregare ci vuole il corpo e l'anima. Finché il corpo è unito all'anima, può fare il bene. Una volta che si è morti, c'è la separazione del corpo e dell'anima, non si fanno più

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meriti e quel che è fatto è fatto; è terminata la vita, la vita di meriti, così come non si possono più fare peccati. Il Signore ci ha dato un corpo, che si può adoperare nelle fatiche ordinarie. Molte, e sono quelle che seguono la vita comune, semplicemente cristiana, si sposano ed ecco che l'unione produce il suo frutto, il frutto dell'amore tra due persone, il bambino. Quello è restringere l'uso del corpo; è farlo servire a un fine limitato, ristretto; ma chi adopera le sue forze per le anime e chi forma attorno a sé una schiera di anime che benefica, che illumina, che aiuta, che consola, che indirizza al bene, compie una missione più alta. Non si tratta dei corpi, si tratta di anime, della parte eletta dell’uomo, sì, della parte eletta dell'uomo; e si può arrivare ad avere una quantità di anime. Coloro che si dedicano alle opere caritative degli ospedali, le madri degli orfani, le madri dei lebbrosi, le madri dei poveri vecchi; sì, sono proprio delle madri, le madri dei poveri in generale, le madri degli ignoranti, dei bambini; sono le forze consacrate e consumate nella carità. Tutti moriamo. Un giorno l'anima si separerà dal corpo perché il corpo ha finito le sue fatiche, o è esausto e non può contenere l'anima. Tutti consumiamo le energie; ma chi le consuma nel piacere, nella soddisfazione, chi le consuma nelle vanità, chi soltanto in cose materiali; e chi consuma il suo corpo donandolo a Dio, impegnando tutte le forze per la propria santificazione. Costui anzitutto è un figlio di Dio più caro a Dio; è come il figlio che, alzando gli occhi al cielo, può doppiamente chiamare il Signore Padre, perché Dio è veramente nostro padre e poi perché costui ha eletto Dio volontariamente per padre suo. Allora ecco la consolazione! Per questo il Papa ha detto che la consacrazione a Dio vale assai più che il dedicarsi, supponiamo, all'Azione Cattolica. Perché ci si dà a Dio, cioè Dio diviene padrone di tutto il nostro essere, e tutto quello che si fa, tutta la fatica che impieghiamo nelle nostre attività va direttamente a Dio. Il corpo è di Dio:

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sono di Dio gli occhi, sono di Dio la lingua, il tatto, l'udito. Tutto viene da Dio; tutto quel che si fa procede da una cosa che è di Dio e quindi c'è sempre il doppio merito per la vita eterna. Quindi un uso santissimo delle energie che si possiedono. Essere di Dio, come dice san Paolo: « Io vorrei che tutti fossero come sono io » (1 Cor 7,8). Egli era tutto consacrato a Dio. La consacrazione comporta ancora il voto di obbedienza. L'obbedienza è quella virtù che ci rende più perfettamente di Dio. Ma vi è un'obbedienza comune e vi è l'obbedienza dell'anima consacrata a Dio, in modo tale che coloro che obbediscono a Dio hanno sempre il doppio merito, che non è fare il bene solo per volontà propria, o perché si aderisce a Dio per i santi comandamenti, cioè quando si unisce la nostra volontà alla volontà di Dio. L'obbedienza importa il dono delle nostre libertà, delle nostre volontà al Signore, il più grande dono, magnifico dono. Questo vuol dire che dopo aver dato i beni esterni col voto di povertà, i beni corporali col voto di castità, si danno ancora i beni spirituali col voto di obbedienza. Uno potrà dire che tutti sono obbligati a obbedire a Dio. Sì; ma nel servire Dio ci possono essere tanti modi. Il buon cristiano, colei che è veramente buona figliola e che osserva la vita cristiana, vive secondo i comandamenti. Ma nella vita di consacrazione a Dio si vive secondo i consigli; è come un amore più grande e l'obbedienza viene a raddoppiare i meriti. Perché? Perché supponiamo che tu vai alla Messa e obbedisci al comandamento della Chiesa di udir la Messa tutte le domeniche; oppure tu obbedisci ai tuoi superiori di ufficio; supponiamo che una sia maestra, obbedisce ai superiori scolastici. Questa è obbedienza e produce un merito se uno è semplicemente cristiano; ma se l'obbedienza procede anche dal voto, se è stata approvata da chi guida quell'obbedienza, c'è il doppio merito perché si obbedisce a Dio più perfettamente attraverso il superiore o una superiora. Così anche la sottomissione a chi rappresenta Dio dà la sicurezza che quello che si

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copie dopo piace a Dio doppiamente. Quindi ecco un progresso maggiore nella santità e nello stesso tempo un atto che ci lega sempre più al Signore, per cui l'anima diviene totalmente di Dio. La persona, anima e corpo, viene ad essere totalmente di Dio. Adesso dovremmo spiegare come si osserva la castità, l’obbedienza e la povertà nelle condizioni delle Annunziatine, ma intanto vediamo in generale. È uno stato superiore in sé. L'altra superiorità le viene perché è apostolato. Vi sono vari apostolati ma noi possiamo compiere un apostolato individuale, particolare; per esempio, una persona, senza essere legata in un Istituto Secolare, può offrire le sue sofferenze per le missioni, per i peccatori, per le intenzioni del Papa. Però se essa è in un Istituto Secolare, questo lo fa come apostolato approvato e allora non solamente è lei a scegliere questo bene, quest'opera di zelo da fare, ma quest'opera di zelo, essendo approvata, ancora aumenta di merito e, di più, si è sicuri che l'apostolato che si sceglie piace a Dio. Gli apostolati sono tanti. Ma in generale: è più meritorio il lavoro individuale o il lavoro di apostolato in un Istituto? È molto più meritorio quando il lavoro di apostolato è fatto e regolato in un Istituto. Le Annunziatine possono fare quell'apostolato che vogliono, che sentono, secondo le circostanze, le attitudini, secondo le loro inclinazioni. Però anche tale apostolato è regolato. Si dice infatti, nel corso di esercizi, quale sarà l'apostolato scelto, ed essendo regolato dai superiori, il merito è molto maggiore e si ha la sicurezza di camminare nella volontà del Signore. Le opere di apostolato possono riguardare il corpo o possono riguardare lo spirito, l’anima. Le opere sociali, in generale, tendono di più alle cose che riguardano il corpo; così le opere caritative materiali, cioè aiutare gli infermi, aiutare gli orfani, aiutare i poveri. Oppure si tratta particolarmente di opere che vanno direttamente all'anima, come il dare istruzione religiosa, il condurre le anime ai sacramenti, aiutare la gioventù, aiutare i fanciulli perché

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crescano buoni, aiutare nell'Azione Cattolica. Dopo che si è fatto il voto, è doppio il merito e si giova di più alle anime. Il diffondere la stampa cattolica e religiosa, è direttamente istruzione. Allora ecco il gran merito, perché si lavora sulle anime. Così può essere il custodire la gioventù, perché non si abbandoni ai disordini. Vivere in una vita modesta, in una vita in cui si hanno tutti i riguardi per l'osservanza di quella delicatezza che è necessaria nella vita cristiana e dare il buon esempio, può essere un apostolato d'esempio; così l'apostolato della preghiera, così l'apostolato della sofferenza, sono apostolati che vanno direttamente alle anime. Ecco la superiorità di questi apostolati, ecco la missione! C'è da scegliere se si vuole operare per la vita presente, cooperare per la vita eterna; se si vuole andare in Paradiso da soli, oppure con una corona di anime da noi aiutate, illuminate, custodite. Quando si pensa solo a noi, ecco che siamo solo noi che viviamo e che operiamo; quando noi pensiamo ad altri, facciamo il bene agli altri. Supponiamo che convertiamo un peccatore; nello stesso tempo che facciamo il bene ad altri, facciamo anche un altro merito per noi. Non si lavora mai per gli altri senza che noi guadagniamo per il Paradiso. C'è un egoismo che restringe il cuore ed è quando pensiamo solo a noi e lasciamo che gli altri pensino a se stessi. Non è giusto; è come dire: anima sua borsa sua. Invece c'è un cuore più largo quando noi vogliamo acquistare molti meriti facendo del bene agli altri. Allora il cuore si dilata, raddoppiamo i meriti per noi. La bellezza dell'apostolato! È un egoismo più alto, un egoismo più santo operare per gli altri al fine di aumentare i meriti. Adesso si faranno le riflessioni e ciascuna penserà alle grazie grandi che ha ricevuto dal Signore, se ha un cuore nobile, disposto a spendersi, sovraspendersi per il prossimo, per l'apostolato; disposto a consacrare totalmente le energie e i giorni della vita al Signore. Meditazioni per consacrate secolari 21 Caratteristiche degli Istituti secolari

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CARATTERISTICHE DEGLI ISTITUTI SECOLARI

Credo sia utile dare ancora qualche nozione generale riguardo all’istituto Maria SS. Annunziata. Questi Istituti hanno lo scopo di portare le anime alla maggiore santità. Il primo fine è la consacrazione a Dio. Poi hanno lo scopo di ottenere che vi siano nuovi apostoli in mezzo alla società. La diversità tra gli Istituti Religiosi e gli Istituti Secolari consiste nel fatto che questi ultimi portano la santità, la vita di perfezione negli ambienti sociali, cioè nella famiglia, nella scuola, negli uffici e in tutte le altre attività che svolgono. Chi è operaio, chi è impiegato, chi fa scuola, chi svolge l'attività politica, in tutte le varie professioni, ovunque portare la testimonianza di vita di perfezione. Come il sale viene immesso nelle vivande e condisce tutte le parti, così fanno le anime consacrate, che sono come il sale della terra, della società. Il sale condisce e preserva dalla corruzione. I membri di questi Istituti vivono in vita comune o vita libera? Il concetto del papa Pio XII, che ha istituito gli Istituti Secolari, è che i membri vivano piuttosto in vita libera: famiglia, impieghi, professioni, attività commerciali, attività di altro genere; ma sempre, quando si può, vita in società. Tuttavia vi è un minimo di vita comune che consiste nel trascorrere insieme qualche tempo dell’anno, un po' più o un po' meno, secondo le possibilità. Vi sono persone che potranno trascorrere soltanto cinque giorni, persone che potranno trascorrerne dieci; ma in generale si consiglia piuttosto la vita libera. Tuttavia vi sono alcune che potrebbero dedicarsi a vivere sempre la vita comune. Questo, in generale, si riserva a poche persone;

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ma quelle che per giusti motivi lo chiedono, possono anche ottenerlo. Inoltre, in vita comune ci sono coloro che devono dirigere L’istituto. I caratteri della spiritualità negli Istituti Secolari sono: in primo luogo, la totale e definitiva consacrazione al Signore. Perciò in generale non avere molto fretta nella scelta; bisogna già avere risolto il problema della scelta di stato prima di abbracciare L’istituto Secolare. E vero che si può entrare come aspirante, postulante, si può anche entrare come novizia; ma alla fine, prima di fare la consacrazione a Dio, che sia definitivamente risolto il problema de}la scelta di stato. In secondo luogo c'è l'apostolato da esercitarsi. Può essere vario, molto vario. Gli apostolati sono tanti quante, diciamo così, sono le attività della Chiesa. Vi possono essere gli apostolati individuali. L'apostolato della preghiera si può esercitare sia in un'organizzazione sia privatamente; l’apostolato della sofferenza è un apostolato che si può esercitare sia come individui, sia come membri di un' organizzazione; l'apostolato del buon esempio, in generale, è individuale; poi vi è l'apostolato della parola e vi sono gli apostolati organizzati, sociali. Questi apostolati sono per esempio: l’Azione Cattolica, i maestri cattolici, l’attività democristiana, le opere sociali per la tutela della gioventù. Queste attività possono essere di tante specie quante sono le necessità dei tempi. Ognuno si sceglie il suo apostolato. Non avviene come negli Istituti Religiosi dove l'apostolato è già determinato e tutti i membri vengono incanalati in quell'apostolato che è specifico dell’istituto. Invece qui ciascuno può scegliersi il suo apostolato in conformità alle sue attitudini, ai bisogni dell'ambiente dove vive, secondo anche le circostanze, cioè a seconda se uno viene richiesto o dalle autorità ecclesiastiche, o da persone private, o da altri che stanno compiendo nella società delle opere buone. Tuttavia per coloro che non hanno ancora scelto un apostolato, L’istituto Secolare può consigliarne dei propri.

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Consigliamo molto facilmente, si capisce, l'apostolato della stampa, ad esempio, le librerie, le biblioteche, la diffusione dei giornali cattolici; poi consigliamo il lavoro dell'apostolato del cinema e inoltre, specialmente nelle altre Nazioni, l’apostolato della radio. In Italia la radio non è libera, è governativa, mentre in quasi tutte le altre Nazioni dipende dalle organizzazioni private che non sono statali, ma sul tipo delle organizzazioni commerciali. Poi vi è la televisione che completa il cinema e la radio. Consigliamo questi apostolati. Spesso però si presentano altre necessità, per esempio, vi sono organizzazioni che si curano dei malati al fine di portare sollievo materiale, corporale, ma soprattutto per portare sollievo spirituale, affinché i malati prima di passare all'eterno riposo si riconcilino con Dio. Vi sono persone che organizzano le lavoratrici della casa e così la domenica e anche gli altri giorni liberi le riuniscono, cercando di aiutarle moralmente, tenendole, in primo luogo, lontane dai pericoli e dando anche loro quell’aiuto materiale possibile secondo le circostanze in cui vengono a trovarsi. Si può fare anche l'apostolato vocazionale favorendo le vocazioni, aiutandole per mezzo di consigli, di preghiere e per chi ha condizioni un po' agiate, anche per mezzo di aiuti materiali. Gli apostolati sono innumerevoli. Sceglierselo e, se non lo si sceglie, allora si può domandare consiglio e si potranno considerare tutte le possibilità per una scelta buona, adatta. Generalmente in questi Istituti Secolari si conserva il segreto, in modo che coloro che non appartengono all’istituto non ne vengano, in generale, a conoscenza. Non vi è assoluta proibizione; ma sta a noi capire se conviene farlo conoscere a persone giudiziose; se vi è motivo; ma in generale conviene tenere il segreto, perché così tante volte si facilita l'apostolato. Il Papa Pio XII ha tanto insistito su questi Istituti e noi comprendiamo. Se la società attuale è travagliata da tanti mali, occorrono cuori generosi che mettano un argine a questi mali; se la società attuale ha tanto bisogno

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di nuove iniziative, di nuovi beni adatti ai tempi, occorrono persone generose le quali si dedichino con amore. I vantaggi quali sono? In primo luogo la consacrazione a Dio porta i meriti della vita religiosa, quindi per l'eternità, e questo è il maggior vantaggio per ognuno. Il secondo vantaggio è sociale. Gesù nel Vangelo dice che il regno dei cieli è simile ad un poco di lievito che una donna prende e immette in una massa di farina affinché tutta la pasta sia lievitata. Queste anime consacrate a Dio, che sono di buon esempio, che seminano solo del bene sono come il lievito nella massa sociale. Occorre un apostolato laico oggi. Sempre l'apostolato laico è stato stimato nella Chiesa, ma oggi di più. Noi vediamo le necessità, un po' in superficie; ma il Papa, che aveva rapporti da tutta l'umanità, da tutta la cristianità, conosceva assai meglio i bisogni della società. L'ultima statistica dà come cifra un numero di uomini di due miliardi e ottocento milioni; sulla terra ogni minuto secondo nascono ottantacinque bambini; l’umanità eresse di 45 milioni all'anno. Chi provvede a questo eressero vertiginoso dell'umanità? Se sono 45 milioni ogni anno le persone che aumentano la popolazione totale del mondo, occorrerebbero ogni anno 45 mila preti in più, oltre le suore, oltre l'Azione Cattolica, oltre le attività già conosciute. Eppure il clero in questi ultimi anni non è aumentato che di pochi elementi, soltanto pochi e le attività cattoliche hanno avuto qualche incremento, ma sono ancora molto inferiori a quello che occorrerebbe. Le popolazioni aumentano, particolarmente in Asia, in Africa e anche nell'America, meno in Europa; ma son proprio quelle le regioni dove manca il clero, mancano gli apostoli. D'altra parte, la Chiesa è perseguitata in varie Nazioni e quando il clero può far meno perché è incarcerato, o è tenuto d'occhio perché non faccia proselitismo, allora occorre l'apostolato dei laici, dei secolari. Particolarmente adesso, nelle regioni oltre la cosiddetta cortina di ferro, l’apostolato dei laici è utilissimo, perché meno possono fare i sacerdoti e più possono fare i laici.

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Il fine generale dei due Istituti, delle Annunziatine e dei Gabrielini, è di portare Gesù Cristo nella società, Gesù Cristo Via, Verità e Vita. Gesù Cristo in quanto è "Verità", quindi l'apostolato d'insegnamento civile e specialmente religioso; Gesù Cristo è "Via" e allora ci vuole la pratica dei comandamenti, delle virtù che Gesù Cristo ha insegnato e praticato. Allora dare tutta la morale, curare tutta l'educazione, particolarmente della gioventù; Gesù Cristo è "Vita" e quindi dare la grazia; e chi non può dare la grazia, dia i mezzi della grazia, che sono la preghiera sia liturgica che privata, ma in primo luogo quella liturgica. Adesso, posto che questa condizione degli Istituti Secolari eleva così la persona, la innesta nella Chiesa e in Cristo, quali sono i passi che si possono fare? Il primo passo sarebbe quello di aver già risolto (o in parte o totalmente) il problema della vita; secondo, vi è un postulato, cioè un tempo nel quale la persona cerca di istruirsi di più sugli Istituti Secolari, e tenendosi in relazione con la direzione dell’istituto può avere sempre le delucidazioni di cui ha bisogno. Poi vi è il noviziato al quale sono assegnate le varie pratiche di pietà che son già state spiegate. D'altra parte, c'è la circolare che si spedisce dal centro. Vi è una certa libertà nel mandare le relazioni mensili, affinché ogni persona possa confidarsi con serenità. Poi viene la professione, la quale è fatta in determinate epoche dell'anno. Al centro vi è l'organizzazione, vi è come un archivio dove tutto è notato e per ogni persona si sanno le particolarità e si può mandare sempre l'indirizzo. Quanto poi alla vita nell’istituto non bisogna, da una parte, pretendere troppo dalla direzione, ma neppure considerarsi come abbandonati. Occorre che si faccia come in una famiglia, dove tutti sanno le notizie che riguardano l'andamento della famiglia, quelle che riguardano le persone che la compongono. Però qui è necessaria la prudenza perché non si scoprano i segreti che devono essere mantenuti, quindi ci sono limitazioni prudenti. E mandare sempre lettere personali

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quando si scrivono cose confidenziali, lettere cioè che vanno dirette alla persona a cui sono indirizzate. Come Istituto poi vi sono pure delle spese per le quali sarà bene che ognuno dei membri pensi a dare il suo contributo. Non c'è cosa determinata, né si esige in un modo assoluto, tuttavia se si è membri di una famiglia tutti concorrono, per quanto possono, alle necessità della famiglia stessa. I requisiti necessari sono innanzitutto la volontà decisa di attendere alla santificazione in una vita di consacrazione e di attendere-all'apostolato nello spirito dell’istituto; poi occorrono le necessarie qualità fisiche, morali, intellettuali, psicologiche, sociali. I membri devono essere persone sufficientemente intelligenti, di una buona fama, per quanto si può istruite in cose religiose, e quanto più una persona ha relazioni sociali che può elevare, tanto più farà del bene nella sua professione. Il Papa dice: Maria è costituita Madre e Regina dell'apostolato. Perciò noi la chiamiamo Regina Apostolorum. Il Papa aggiunge che Gesù designò altri settantadue discepoli, oltre i 12 Apostoli, e li mandò a due a due innanzi a sé in ogni città e luogo dove Egli stesso intendeva recarsi e disse loro: « La messe è molta, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe ». « Andate, ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. In qualunque casa entriate prima dite: Pace a questa casa; e se lì vi è un figlio della pace questa si poserà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Chi ascolta voi ascolta me ». Abbiamo in una nazione un'Annunziatina la quale lavora con tutte le attività di cui può disporre, nonostante sia impiegata al Ministero e quindi abbia le ore abbastanza limitate, anzi qualche volta molto limitate. Già si è formata intorno a sé un gruppo di Annunziatine e il superiore della Pia Società San Paolo è andato a benedire la loro prima casa dove si radunano, fanno le scuole, trattano delle opere di apostolato che possono promuovere. Non solamente queste si occupano d'estendere l'organizzazione

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delle Annunziatine, ma parlano molto favorevolmente ai sacerdoti perché i giovani possano essere illuminati circa L’istituto dei Gabrielini. Il mese scorso queste figliole Annunziatine hanno fatto tre esposizioni che sono state lodate dai Vescovi: esposizioni liturgiche, esposizioni di edizioni, di stampa. Ora devono tutte farsi Annunziatine? Ci vuole la vocazione. Quindi uno non può dire, perché una cosa è bella e santa, che sia fatta per lui. Bisogna vedere se ci sono i segni di vocazione e se realmente il suo desiderio viene approvato dal confessore. Certo, una volta che si è Annunziatine si può avere una direzione dal centro, una direzione spirituale non minutissima, cioè che entri nelle cose particolari, perché altrimenti sarebbe un po' coartata la libertà d'iniziativa, ma una direzione discreta e tuttavia pia efficace, praticamente efficace. La vocazione è la chiamata di Dio. Vi fu fino ad un certo tempo questa persuasione: o religiosa o coniugata. C'è una terza via, ed è quella che il Papa Pio XII con tanta cura ha voluto non solo approvare, ma regolare con delle leggi proprie. Essa consiste nella consacrazione a Dio, nell’apostolato, senza la vita comune e senza l'abito comune. Ringraziamo il Signore che ha provveduto alle necessità dei tempi. Meditazioni per consacrate secolari 22. Voti e mezzi per osservarli

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VOTI E MEZZI PER OSSERVARLI

Chi avesse dei voti privati e poi facesse la domanda di entrare negli Istituti Secolari, può continuare a tenerli e osservarli, e obbligano. I voti sono liberi, ma se uno li fa, poi deve osservarli; come se uno facesse voto di andare a un pellegrinaggio: è libero di fare il voto, ma se lo fa, se non è davvero impossibilitato, deve osservarlo. I voti privati che possono essere stati fatti in gioventù per consiglio del confessore sono uguali a quelli degli Istituti Secolari? No. Quelli degli Istituti Secolari hanno due privilegi. Il primo è che sono riconosciuti dalla Chiesa. Non è più un voto privato, sebbene una persona possa fare i suoi voti privatamente col consiglio del confessore; ma allora si tratta sempre di iniziativa privata. Quando invece si fanno i voti in un Istituto Secolare, i voti sono riconosciuti dalla Chiesa, perciò aumenta il merito nell'osservarli, aumenta tanto. Il secondo privilegio è che i voti si chiamano sociali, in quanto si fanno in una società, con altre persone, e allora anche per questa ragione l'osservanza è più meritoria. Questi stessi voti poi sono retti dalla Chiesa. Quindi per la dispensa, quando si sono fatti i voti in un Istituto Secolare, deve intervenire la Santa Sede, perché si entra direttamente alle dipendenze di essa; non si è più persone private, ma si è persone che attraverso i Superiori dell’istituto si dipende dal Papa. Il Superiore Generale dei Religiosi propriamente è il Papa; il supremo Superiore e il Superiore Generale degli Istituti Secolari è pure il Papa; perciò questi voti seguono le stesse regole che seguono i voti che si fanno nelle Congregazioni Religiose e negli Ordini

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Religiosi. Quindi, per scioglierli, occorre la dispensa della Santa Sede. Questi voti in primo luogo sono temporanei, perché la Chiesa è estremamente prudente; poi, dopo un certo tempo, com'è scritto nel regolamento, diventano perpetui, se si vuole. Si dice che se il matrimonio avesse un noviziato avrebbe pochi professi. Invece, per i consacrati, la Chiesa vuole che prima ci sia il postulato, perché si possa provare; e nel postulato si cominciano ad osservare non i voti, che non si sono ancora emessi, ma le virtù. Cominciare ad osservare la povertà, la castità, l'obbedienza, come se uno fosse già membro. Si prova per vedere se si è capaci di continuare ad osservarli. Poi c'è il noviziato, periodo in cui l'aspirante prova se stesso. Poi c'è la professione temporanea che può anche non essere rinnovata; dopo diversi anni c'è la professione perpetua. Cosicché essendo la vita religiosa più perfetta, la Chiesa vuole che si facciano prove per diversi anni, vuole che non si precipiti. La Chiesa è estremamente prudente. Però, una volta fatti, i voti obbligano; ma se si abbandonano durante la professione temporanea, non è una colpa. La persona è libera di ritirarsi, di non rinnovare la professione, e i Superiori sono anche liberi di non ammettere a rinnovare i voti. Non così dopo la professione perpetua, perché allora non bastano più i Superiori. Invece dopo la professione temporanea, i voti, di per se stessi, scadono o perché non rinnovati, o perché non è stato permesso di rinnovarli. Quanto a questi voti, bisogna dire che gli Istituti Secolari non sono così noti, così conosciuti come gli Istituti Religiosi. Allora, in generale, conviene consigliarsi piuttosto con i superiori dell’istituto che con altri che, forse, non sono ancora a conoscenza di tutto quello che si acquista di merito, e di tutto il merito che si potrebbe perdere. Certamente il padre Gemelli, che guidava L’istituto Regalità, insisteva tanto con il clero secolare perché favorisse questi Istituti e ne dirigesse i membri. Non si trova sempre facilmente chi diriga spiritualmente i membri; però la direzione

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generale deve venire sempre dall’istituto, cioè dai superiori di esso. Circa il voto di povertà, ognuna va vestita secondo il proprio stato. Se si va vestiti modestamente secondo la propria posizione sociale, si raddoppia il merito della povertà, cioè si ha il cuore distaccato e c'è l'osservanza del voto di povertà. Così se una vince una tentazione contro la purezza, dopo che ha il voto, acquista due meriti, cioè esercita la virtù della castità e nello stesso tempo osserva il voto cioè esercita, pratica, la virtù della religione. Così se uno si astiene da uno spettacolo indecoroso, sconveniente, da una parte c'è la mortificazione e quindi l'esercizio della virtù della castità, e dall'altra parte c'è l'osservanza del voto, quindi il merito della religione. La religione è la seconda virtù, non in sé perché tale virtù sarebbe la prima, ma` è la seconda in quanto questa si pratica dopo che c'è il voto. Così se una fa un atto di obbedienza a papà e mamma, anche in una cosa alla quale magari non è obbligata, raddoppia il merito: fa due atti di virtù, quindi due meriti. La mamma può dire di andare a fare una certa commissione. Forse potrebbe andare anche lei, però facendo quello che viene chiesto, si fa un atto di obbedienza e nello stesso tempo si osserva il voto, e quindi si ha doppio merito. Si deve notare che la materia del voto può essere molto diversa: c'è l'obbedienza ai genitori, l’obbedienza ai parroci quando si fa un apostolato parrocchiale; oppure, per chi insegna, c'è l'obbedienza ai superiori scolastici; così ci potrebbe essere un'obbedienza nell'Azione Cattolica, o altro. È ben difficile fare peccato contro l'obbedienza in questi casi, perché molte cose sono libere; ma il merito si acquista sempre, anche quando l'obbedienza non è propriamente obbligatoria. Dico che è molto difficile mancare al voto, per quanto riguarda l'obbedienza ai superiori diretti, come quando uno abbraccia una cosa a cui non è obbligato, e non è obbligato per dovere del suo stato. Per l'osservanza dei voti ci sono tre pratiche che già in

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parte sono state spiegate; tuttavia è utile che su di esse si presti un'attenzione particolare. Generalmente si va tutte a Messa al mattino e si fa la santa Comunione. Non c'è l'obbligo stretto, tuttavia ci possono essere delle circostanze per cui non si può andare. Qualcuna scriveva che la sua mamma non voleva assolutamente che andasse a Messa al mattino perché debole di salute. Questa persona ha già i suoi anni e la mamma non può imporle questo. Tre pratiche che assicurano l'osservanza dei voti: I) l’esame di coscienza; 2) la meditazione; 3) la visita, l’adorazione. Queste pratiche ci sono nel programma, nel regolamento. Se l'esame di coscienza non si fa, la persona non capisce a che punto è nella virtù, non conosce se stessa. L'esame di coscienza è un rendersi conto del nostro stato spirituale. Sono in fervore? Sono tiepido? Sono invece in stato cattivo? Sono veramente sulla via della perfezione? Sono fedele ai miei doveri di stato, secondo la mia posizione? Con l'esame di coscienza ci si rende conto come stiamo davanti a Dio. Vi sono molti che fanno l'esame di coscienza scritto, con certi segni che sono noti solamente a chi li fa e non possono essere decifrati, capiti, da coloro che trovassero magari il taccuino, il quaderno. L'esame di coscienza è anche un grande mezzo per progredire. Quest'anno i miei propositi sono, supponiamo, sulla carità, sul compimento dei doveri del mio stato, sulla fede, eccetera. In particolare al mattino domandare le grazie per osservare quei propositi fatti durante gli esercizi. Quando si fanno invece i voti, esaminarsi sempre sul voto di povertà, castità e obbedienza. E quando ancora non ci sono i voti, già ci sono le virtù; esaminarsi sopra quelle virtù. Dopo si praticheranno per voto, ma finché non ci sono i voti si praticheranno per virtù. Dopo ci saranno due meriti, ma adesso intanto ce n'è uno, quello della virtù. Fare l'esame di coscienza, dare grande importanza all'esame di coscienza. C'è gente cieca alle volte che non sa a che punto si trova nel cammino della vita, forse nel

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retrocedere, nel lasciare che il cuore si raffreddi. Rendersi conto: l'esame di coscienza quotidiano, l’esame di coscienza settimanale per confessarsi, l'esame mensile per il ritiro mensile e l'esame annuale per gli esercizi spirituali. All'esame dar sempre importanza perché non possiamo neppur concepire un proposito se non sappiamo che quella cosa, quella virtù, supponiamo, ci è necessaria se ci manca o se possiamo ancora perfezionarla. Però non diventare scrupolosi; conoscere il nostro stato è necessario, conoscere le minime cose è alle volte un tormentarsi. Al Signore non piace che ci tormentiamo; e poi vi è questo, che quando il confessore ha detto una volta a una persona di non confessar più niente, ci fossero tutti i peccati del mondo, i peccati son già rimessi, quindi non c'è più l'obbligo di confessarli. In secondo luogo c'è la meditazione. La meditazione rafforza la volontà e può essere fatta di cinque minuti, di mezz'ora. Vi sono anime che vivono quasi in abituale unione con Dio; si può dire che sono in continua meditazione. Sentono che portano Dio nel cuore, che il loro petto è l'abitazione della Santissima Trinità, è come un tempio e, considerandosi come tempio della Trinità, si comportano con riguardo sia con se stessi, perché rispettano il tempio di Dio, sia con gli altri, perché tutte le parole che dicono, intendono che procedano dall'ispirazione di Dio, che siano secondo Dio; così è per le opere che fanno. Vivere in abituale raccoglimento facilita estremamente la meditazione; però questo avviene dopo un lungo esercizio. È difficile che s'incontrino anime che arrivano al punto di san Luigi. Il Santo si proponeva di fare un'ora di meditazione e poi, se aveva una distrazione, magari a metà, ricominciava da principio un'altra ora. Era venuto ad ottenere tale unione con Dio che dopo trovava più difficile distrarsi che vivere raccolto. Noi non siamo a questo punto. Bisogna aspirare all'unione con Dio, a sentir Dio, così siamo più preparati al Paradiso che è tutta contemplazione di Dio, tutta azione in Dio, tutto gaudio in Dio.

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Generalmente noi meditiamo adoperando il libro. Quando una persona non riesce a meditare può fare piuttosto la lettura spirituale ed alla fine dirà delle preghiere per osservare quanto ha letto, per praticare quanto ha letto. Ma a poco a poco la persona può ottenere la grazia di saper meditare; allora leggerà, considererà le cose lette e, sopra di esse, farà l'esame di coscienza, farà i propositi e pregherà. Quando ci fossero molte difficoltà a raccogliersi, si possono anche dire dei rosari; tanti quanto sarebbe il tempo per la meditazione. Andare gradatamente per chi non è ancora abituato, sì, ma progredire gradualmente. In principio sarà più breve la meditazione, poi, gradualmente, quando ci saremo abituati al raccoglimento, 6i impegnerà un tempo maggiore. È tanto utile che si domandi al Direttore spirituale quali libri di meditazione sono più indicati. Certo, queste cose dipendono sempre da tante circostanze; una si trova in una condizione di spirito e un'altra in un'altra condizione di spirito; una ha un certo grado d'istruzione, un'altra no. Il libro che è preziosissimo e che nelle case ormai non dovrebbe più mancare, è il Vangelo, meglio se tutta la Bibbia. Quante volte il Papa attuale ha raccomandato la lettura della Bibbia. Ai sacerdoti dice spesso: la Bibbia e il Calice. Leggete la Bibbia e santificate il Calice, cioè celebrate santamente la Messa. Quante volte può essere che ci sia un viaggio da fare al mattino, per andare forse alla fabbrica o in ufficio e, se il cammino è lungo, si può fare anche un po' di meditazione per strada; non è facile, però in qualche maniera può supplire. La visita al SS. Sacramento. Vi sono molte difficoltà od occupazioni di famiglia, o la chiesa la sera viene chiusa presto, o persone che vedrebbero male che una si allontanasse; oppure si è lontani dalla chiesa, oppure in famiglia fanno fatica a lasciar uscire. Vi sono molte obiezioni delle quali si può pesare il valore. Alcune obiezioni hanno del valore, altre no. Se la chiesa è chiusa, si capisce che non ci si può andare. Ci sono paesi dove chiudono le

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chiese piuttosto presto, specialmente nelle giornate invernali. Allora si dovrà lasciare l'adorazione? No, si può fare la visita in casa; ci si mette davanti a un Crocifisso e si parla col Crocifisso. Davanti al Crocifisso si possono dire le stesse cose che si direbbero davanti al tabernacolo. E a chi obietta che i familiari non vogliono vederla ritirarsi, in una stanza, per attendere alla preghiera, dico che a una certa età bisogna anche vantare i nostri diritti di libertà. Sono liberi loro di andare al cinematografo o di andare a fare questo o quello; tanto più può essere libera una persona che voglia impiegare un dato tempo nella preghiera. Vi sono tante cose da fare certamente; restano sempre delle cose da fare, e andremo all'eternità che lasceremo ancora del lavoro sulla terra e lo faranno senza di noi. Ma tra le cose da fare scegliamo le più necessarie. Osservate la carità, aver riguardo alla debolezza di persone che non comprendono tanto, sì; però se l'uomo è libero, bisogna servirsi della libertà per il bene e far valere l'indipendenza e la personalità che si hanno. Dire agli altri che ci sentiamo in dovere di agire così, come loro sono liberi di fare diversamente. Ecco: ritirarsi in quanto si può, perché non tutte le case son così comode da poter appartarsi sufficientemente, ma lo si può ottenere in qualche maniera. Che cosa allora si- fa nell'adorazione? Durante l'adorazione si dicono tutte le preghiere che si crede. Quando non si può dire altro, ci si siede davanti al Crocifisso e si può fare la Via Crucis, si possono recitare i misteri del Rosario, i misteri dolorosi. Poi, quando si è un po' più dentro alle cose spirituali, entrare nello spirito paolino. Ed ora qualche parola sulla visita. Le nostre suore Pie Discepole fanno due ore al giorno di adorazione e fanno anche l'adorazione notturna. La visita va divisa in tre parti: una prima parte per l'aumento di fede e cioè la lettura spirituale, seguita dalla recita del credo, dell'atto di fede, in sostanza, per aumentare la nostra fede. Nella seconda parte, per migliorare la nostra vita e cioè per aumentare la nostra virtù, si fa l'esame di coscienza e si fanno i propositi.

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Nella terza parte si prega, particolarmente si dice il Rosario o altre preghiere desiderate che ogni persona può aver scelto. Poi si può ripetere, per chi è già professa, la consacrazione a Dio. Tutte possono fare la Comunione spirituale come conclusione della visita al SS. Sacramento. Allora, quando ci siamo intrattenuti con Gesù, si parte più sereni. Quando ci sono molte cose da fare si fanno le più necessarie; per esempio, è necessario mangiare, e per quanto uno abbia del lavoro, fa in maniera di mangiare perché è necessario. O rimanda le cose, oppure tralascia le cose non necessarie perché diversamente non si vive; così non si vivrebbe spiritualmente se noi trascurassimo la preghiera. La consacrazione a Dio mette nell'anima una gioia perché si vive come in una famiglia spirituale: la SS. Trinità, Gesù, la Vergine SS., i nostri protettori, tutti i cori dei Beati, gli Angeli e tutte le gerarchie dei Santi. Si vive in un'atmosfera più spirituale; però sempre a patto che l'anima consacrata a Dio sia in fervore, altrimenti sente il peso di tutto, non porta la gioia e l'entusiasmo a quella vita di consacrazione, ma porta una certa malinconia in quanto si sente di non viverla totalmente. Un'anima che fa l'esame di coscienza e la visita al SS. Sacramento o al Crocifisso in casa, certamente vivrà in fervore. Si può dire così dell'ascoltare la Messa quotidiana e della comunione quotidiana. O si lasciano queste due pratiche, o si diventa fervorosi. Allora la vita di consacrazione a Dio si vive nella gioia, in quella gioia che conduce al Paradiso. Ma che cosa volete di più? Quando si è consacrati a Dio, si è tutti di Dio. Che cos'è che ci impedisce d'entrare in Paradiso? Possono esserci delle imperfezioni, ma ci sono delle indulgenze plenarie. L'anima si è distaccata dalle cose esterne con la povertà, dai propri sensi per la purezza e dalla propria volontà per mezzo dell'obbedienza, allora è di Dio. Anime che si possono già chiamare sulla terra angeli, preparate in sostanza all'ingresso in Cielo. E con la santa morte, preceduta da una buona

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confessione, da una buona comunione, dall'Olio Santo ben ricevuto e dalle indulgenze, l’ingresso al cielo è assicurato, e credo che sarà anche immediato per molte anime. Domandava quel santo giovane al confessore quando era grave: « Pensa lei che ci siano delle anime che possono evitare il purgatorio? ». E il confessore rispose, dopo aver pregato (si trattava di un'anima veramente umile): « Penso di sì, e penso che a te toccherà questa bella sorte ».

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LA MADONNA - L'APOSTOLATO

Il primo pensiero è di ringraziamento a Maria. Maria Annunziata che vi ha condotto qui per comunicarvi nuove grazie, che prega lo Spirito Santo perché le nuove grazie di questi esercizi siano abbondanti e perché questi esercizi siano di piena consolazione e di progresso nella santità. Ora, perché chiamarsi Annunziatine? Ha una ragione questo nome? Non è a caso. Il fatto dell'Annunciazione e, quindi, dell'incarnazione del Figlio di Dio quando Maria disse: « Fiat mihi secundum Verbum tuum », è il più grande fatto della storia, perché allora comincia la nostra redenzione, Gesù predicò la sua dottrina e istituì i sacramenti, la Chiesa, e ci lasciò i suoi santissimi esempi. Morì sulla croce ottenendoci la grazia e tutti i beni scaturiscono di là. Perciò Annunziatine vuol dire stare nel centro della storia e nell'inizio della redenzione. E il più bel nome. Tra parentesi noto che l'ufficio di formare le Annunziatine lo conservo io, in generale, ma in particolare l'ho affidato a don Gabriele Amorth. « Missus est angelus Gabriel a Deo »: fu mandato l'Arcangelo Gabriele da Dio in una città chiamata Nazaret, a una vergine sposata a Giuseppe e il nome della vergine era Maria (Lc 1,26). Sì, Maria! Che cosa disse l'Angelo a Maria entrando? Anzitutto si mise in una condizione e in un atteggiamento di riverenza, di grande rispetto, perché egli conosceva che quella era la Regina degli Angeli. Dio l'aveva fornita dei più bei doni di natura e di grazia e l'avrebbe poi fornita ancora dei più grandi doni di gloria. Quindi stette con riverenza salutandola con le parole: « Ave gratia plena, Dominus tecum, benedicata

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tu in mulieribus » (Lc 1,28). Ecco, salutò Maria piena di grazia; piena, cioè, di tutta la grazia di cui aveva bisogno per compiere il suo ufficio ed essere « Mater divinae gratiae », diventando per noi la madre della divina grazia. "Piena di grazia", piena di santità, di virtù, di fede, di speranza, di carità, di umiltà, di bontà: « Gratia plena, Dominus tecum »: il Signore è con te. Perché è con te? Maria è immacolata! Il Signore è con tutte le anime che sono in grazia, ma per noi c'è stato un tempo in cui non eravamo in grazia, il Signore non era con noi con la sua grazia. Quando siamo nati fino al momento in cui furono versate sul nostro capo le acque battesimali e fu detto: « Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ». Invece Maria, uscendo dalle mani di Dio, era già unita a Lui, possedeva già maggior santità dei Santi in punto di morte, non ci fu un momento in cui rimase schiava del demonio. Maria sempre in grazia! Quindi il Signore è con lei in una maniera straordinaria. Poi, in quanto dotata di tante qualità e privilegi, è benedetta fra le donne; fra tutte le donne del mondo, da Eva fino a quelle che esisteranno Maria è la benedetta, è la preferita, è la donna forte, è la donna che darà Gesù al mondo, è la donna che ci accompagnerà nella vita per farci santi. Siamo devoti di Maria che ci assisterà in morte e che ci riceverà in Paradiso. Noi preghiamo dicendole: «Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno ». Quando passeremo da questa all'altra vita, preghiamo che si presenti Maria, che ci comunichi, diciamo così, in qualche maniera, la visione beatifica, mostrandoci Gesù, che è lo splendore del cielo. Quando Maria fu chiamata dall'Angelo "benedetta fra le donne", Ella si turbò pensando che genere di saluto fosse questo. Era tanto umile che non pensava mai di meritare delle lodi così grandi da un Angelo che veniva da parte di Dio. E l'Angelo allora soggiunse: « Maria, non turbarti, perché diverrai la madre del Salvatore » (Lc 1,

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29-30). Qui Maria sembra che si sia turbata ancor di più non agitandosi, ma perché non era ancora capace di comprendere che cosa succedeva. Ella pensava come potesse avvenire questo, di diventare madre del Salvatore se era consacrata a Dio, e non conosceva uomo, che è l'espressione vera per indicare la sua verginità e la sua consacrazione al Signore. Sebbene sposa, Ella infatti era consacrata alla verginità. L'Angelo la rassicura dicendole che lo Spirito Santo sarebbe disceso in Lei, che avrebbe conservato la sua verginità e insieme avrebbe avuto la maternità divina. « Lo Spirito Santo discenderà in te, la virtù dell'Altissimo ti adombrerà e colui che nascerà da te sarà il Santo e regnerà nella casa di Davide in eterno ». Cioè porterà un regno nuovo che era simboleggiato dal regno di Davide, ma che è il regno della Chiesa e poi il regno eterno, il Paradiso. Maria allora si tranquillizzò e, mentre l'Angelo parlava e Maria stava quasi in attesa di dare la risposta, si può dire quello che dice il Santo Padre, che Maria accettò; altrimenti noi saremmo senza il Redentore, il Messia. Come saremo salvi? Ella accettò per noi, ebbe pietà dell'umanità tutta, immersa in tanti errori, in tanti peccati, in tanti vizi in tante idolatrie. Ecco, la salvezza del mondo dipendeva da un sì di Maria e Maria, illuminata da Dio, tranquillizzata in ciò che le stava più a cuore, la sua verginità, rispose: « Fiat mihi secundum verbum tuum »: sia fatto di me come hai detto a nome di Dio. In quel momento il Figlio di Dio discese dal cielo e s'incarnò nel suo seno: « Verbum caro factum est et habitavit in nobis ». E noi abbiamo avuto il Cristo e quindi l'Eucarestia, che è il frutto benedetto del seno di Maria, la Messa, la comunione la visita. Abbiamo la Chiesa, il Romano Pontefice, la gerarchia, i sacerdoti; abbiamo anche lo stato di consacrazione a Dio, cioè lo stato religioso, lo stato degli Istituti Secolari. Si può dire che è anche un avviso del cielo l'invito che avete avuto di aderire a un Istituto Secolare, un invito che viene attraverso la grazia dello Spirito Santo, attraverso

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Maria, attraverso l'Angelo custode. Certamente avete avuto una grande grazia entrando in questo Istituto e, per chi non è ancora entrata, aspirando a entrarvi. Ci vuole una grazia speciale, che si chiama vocazione, cioè sentire il desiderio di consacrarsi a Dio. Il Signore sarà con voi e vi accompagnerà nella vita affinché siate fedeli alla vostra consacrazione a Lui, vi accompagnerà e sarà con voi in modo speciale, e il vostro apostolato sarà benedetto. Si può fare dell'apostolato in tante maniere, anche facendo parte dell'Azione Cattolica; ma l'apostolato proprio delle anime consacrate è un apostolato più alto. Nell'Azione Cattolica vi sono tante anime che sono anche consacrate e allora fanno apostolato in una maniera migliore e più benedetta da Dio. Ecco il mistero d'amore di Dio per chi è chiamato a questo stato, cioè ad essere vergine nella vita. Essa è totalmente di Dio e nello stesso tempo ha una maternità spirituale costituita dalle anime che salverà. Vi è una maternità e paternità naturale ed è di quelle persone che abbracciano lo stato matrimoniale. Vi è una maternità più sublime, quella delle anime. Le vergini che danno Gesù Cristo alle anime, che danno alle anime lo Spirito Santo, come se dal loro cuore venisse versato nel cuore di tante persone. Non si tratterà di salvare uno o due; la maternità spirituale può diventare amplissima, larghissima. Sì, tutte le anime che si indirizzano al cielo sono salve, o con l'esempio, o con la predicazione, con il catechismo, o con le edizioni di stampa, radio, cinema, con la preghiera, con la vita interiore, con il consumarsi come vittima per i peccatori, per la salvezza del mondo. Tutte le anime purganti possono essere aiutate e si può aprire loro il cielo; tutti i morenti possono essere aiutati. Ogni giorno muoiono 150 mila persone; si può pregare per tutti. Si diventa così come madri, perché i morenti possano, in quel momento, avere un pensiero di pentimento, di amore a Dio, possano disporsi bene e salvarsi. Non soltanto parliamo dei cristiani, ma di tutti, anche dei pagani, i quali sono molto di più di un miliardo. Poi, pregare

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per tutti gli uomini della terra e far del bene a quelle anime, in particolare, che il Signore vi ha fatto trovare sulla via della vita, o nelle parrocchie, o nelle famiglie, o nelle attività apostoliche varie a cui vi dedicate. Verginità e maternità spirituale, qui è il grande segno dell'amore particolare che il Signore ha per voi. Potersi consacrare a Dio con abiti comuni e vita libera, nel senso che è diversa dalla vita comune propriamente detta, è uno stato preziosissimo, più prezioso di quello che vivono le suore; perché voi sotto un certo aspetto vivete in maggiori pericoli ed è molto più difficile osservare la castità, l’obbedienza, l’apostolato nell'ambiente in cui si vive, nelle varie attività della giornata, nelle varie occasioni e nei vari luoghi. Sì, portare quindi la vita di perfezione nel mondo, in mezzo alla famiglia: ci sarà la mamma, ci sarà il papà, ci saranno i fratelli. Essere le prime nella parrocchia, nelle attività di zelo, per esempio, nel l'Azione Cattolica, nelle attività catechistiche, in ogni ambiente, anche nella fabbrica, anche negli uffici. La vita di perfezione, il profumo di Cristo ovunque! Gli altri potranno anche ridere, anche insultare, ma il loro ridere non viene dal cuore. Essi, vedendo la virtù, piuttosto ammirano anche se non lo manifestano. La vita di perfezione non chiusa nel convento, ma portata in tutti i luoghi, in tutti gli ambienti, anche se uno esercita un commercio, anche se è operaio in una grande fabbrica, anche se deve stare magari tutto il giorno nel negozio perché quello è il suo piccolo lavoro da compiere. E quante volte è sacrificio stare lì e privarsi della gioia di vivere fra quattro mura di un convento! Il secondo segno del grande amore che il Signore ha per voi è che potete esercitare tutti gli apostolati che sono possibili e adatti alle vostre particolari condizioni. Se c'è una maestra esercita l'apostolato nella scuola; un'operaia lo esercita nel suo ambiente e nelle associazioni varie a cui forse è iscritta; così se è in famiglia, o in un ambiente più facile, o in un ambiente più difficile. Tutti gli apostolati!

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Noi, in primo luogo, consigliamo gli apostolati della stampa, del cinema, della radio e della televisione; però tutti gli apostolati sono validi, nessuno è escluso. Ognuna si sceglie il suo, secondo le circostanze di luogo e di tempo, secondo le sue inclinazioni e attitudini. Lavorare per le anime, il Signore vi mette in mano tante anime! Quando poi sarete al giorno del giudizio si presenteranno tante anime che furono da voi aiutate col consiglio, col buon esempio, con la preghiera. Adesso preghiamo e non sappiamo dove vanno a finire le nostre preghiere. Forse in Cina per un bimbetto; può essere che vadano a finire in Giappone per un adulto che ha l'ispirazione di abbracciare il cristianesimo; possono andare per un morente, per un peccatore, per un sacerdote, per il Papa. Anche quando mandiamo i nostri suffragi alle anime del purgatorio, non sappiamo a quali anime vengono destinati. Noi mettiamo delle intenzioni e il Signore le destina secondo la sua sapienza e il suo amore. Apostolato, quindi. Avete in mano delle anime, la cui salvezza dipende da piccole rinunce, a volte, da piccoli sacrifici; anime che si perdono, come disse la Madonna, perché non c'è chi faccia dei sacrifici per loro, non c'è chi preghi per loro. E l'inferno è terribile. Se avete buon cuore, aiutate queste anime perché non cadano nell'inferno. Dar da mangiare a un affamato, dar da bere a un assetato, sono opere molto buone; ma salvare un'anima dall'inferno, procurare la felicità eterna a un'anima, che grande cosa! Qualche volta può essere che si paragoni questa vita di consacrazione a Dio e di apostolato ad altre iniziative. Pio XII dice che occorre siano anime che brucino di amor di Dio e che traducano tutta la loro vita in apostolato. Vi sentite di bruciare di amor di Dio? Il vostro cuore è fervido? Vi sono anime che hanno avuto tanta luce nella loro vita, tanta grazia, che portano ancora intatta l'innocenza battesimale; oppure, se hanno un giorno macchiato la loro stola battesimale, l’hanno poi lavata nel sangue dell’Agnello e con le loro lacrime; e vivono ora belle,

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profumate, rose di amor di Dio, viole di umiltà, gigli candidi. Come dice il Papa, anche in mezzo a questo mondo lordo di peccati, fioriscono dei bei gigli. Il Papa, nelle sue esortazioni per gli Istituti Secolari, dice che tutti i sacerdoti e tutta l'Azione Cattolica devono impegnarsi per procurarne membri; esorta dirigenti e assistenti d'Azione Cattolica e di altre associazioni nel cui seno si educano e contemporaneamente vivono una vita tutta cristiana e si inizia l'apostolato, ad aiutare e favorire l'ingresso in questi Istituti e ad offrire la loro collaborazione, non soltanto alle Religioni e alle società di vita comune, ma a tutti gli Istituti Secolari, veramente provvidenziali, e di servirsi volentieri della loro attiva collaborazione, salva sempre, però, la disciplina interna dei medesimi. Il Papa Pio XII dice ancora che vi è bisogno, specialmente oggi, di una moltitudine di santi laici, che tutti intravvedano l'incanto di una vita nascosta con Cristo in Dio e tuttavia dedita a farlo conoscere, a farlo amare, a farlo servire. Tra questi particolarmente stanno i membri degli Istituti Secolari, entrati a far parte di uno stato di perfezione canonicamente costituito. Si desidera che tutti coloro che lavorano nelle attività cattoliche entrino anche negli Istituti Secolari. Non è obbligo, ma lo si desidera, e se aderiscono fanno un passo avanti, restano nel mondo e intanto compiono gli apostolati. Sono veri religiosi in abiti civili, come dice quel libro intitolato: « Un santo in camice bianco ». Ecco, un medico che nelle corsie degli ospedali si santifica e porta la salute fisica ai malati dov'è possibile, e la parola di conforto, di religione a tutti quelli che stanno per passare all'eternità, perché santifichino i loro dolori e si preparino al grande passo (il Beato Moscati). Quali sono dunque le caratteristiche particolari? Bisogna prima dire che il Papa, parlando dei membri degli Istituti Secolari, ha ricordato ciò che è scritto nel Vangelo cioè il regno dei cieli è simile a un poco di lievito che una donna mette in una massa di farina; quella donna ha in

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mano un po' di lievito, lo immette nella massa di farina e lo sbriciola. Questo lievito penetra in tutte le parti della farina che viene impastata e fa lievitare tutta la massa. I membri degli Istituti Secolari sono il lievito della società in tutta la massa di uomini, nella quale fanno lievitare lo spirito cristiano, portano pensieri di Dio, portano la loro preghiera, portano la loro parola, portano il loro buon esempio. Essi fanno lievitare la società in senso cristiano. Se avessimo tante di queste anime un po' in tutto l'ambiente sociale, dalla parrocchia e dalla famiglia alla politica, alla camera dei deputati, ai giornalisti, a quelli che fanno gli spettacoli specialmente di cinema, di radio, di televisione, la massa della società sarebbe lievitata. Poi il Papa paragona ancora l'azione dei membri degli Istituti Secolari al sale. Il sale purifica, dà gusto, preserva dalla corruzione. Il sale messo in una grande pentola di minestra, supponiamo, si scioglie e rende gustose tutte le molecole, tutte le particelle di quel cibo. Così i membri degli Istituti Secolari penetrano in tutte le parti della società e portano la loro luce, il loro senso cristiano, il loro buon esempio, il buon odore di Cristo. Vi sono i preti, certo; ma Gesù, oltre ai dodici Apostoli, un giorno elesse settantadue discepoli. Significa che i sacerdoti sono un certo numero e i discepoli sono di più. I discepoli sono stati mandati in tutte le città e luoghi dove Gesù doveva arrivare, per annunziarlo, per parlare di Lui, per radunare la gente, affinché venisse ad accoglierlo, a sentirlo. Gesù disse: « La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Perciò pregate il padrone della messe perché mandi operai per la mietitura » (Lc 10,2). Se sono pochi i preti, siano molti i membri degli Istituti Secolari che suppliscano con la loro parola, con il loro esempio, con la loro preghiera, con i loro sacrifici, con il loro apostolato. Sì, suppliscano! Adesso l'umanità aumenta ogni anno di 45 milioni di persone. Dove saranno i preti in numero sufficiente? Adesso non bastano e, certamente il loro numero non aumenterà

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tanto presto. C'è allora bisogno di persone che aiutino, che facciano l'apostolato in dipendenza e in unione col sacerdote. È da considerare che ogni minuto nascono ottantacinque bambini che avranno la grazia della fede, la grazia di vivere cristianamente e di morire nell'amore di Dio e della salvezza. Ecco, allora: moltiplicare gli apostoli, moltiplicare gli apostolati! Solo in Oriente vivono oltre mille milioni di uomini. Quanto bisogno di ministri di Dio! Ma siccome sono così scarsi, allora intervengano tante persone consacrate a Dio, perché aiutino i sacerdoti alla salvezza delle anime. Nessuno è obbligato, ma ci vuole la vocazione. Qual è il segno della vocazione? Sono propriamente due i segni: il primo è avere il desiderio del cuore, l’ispirazione di fare i voti di povertà, castità, obbedienza come le suore, cioè essere anime consacrate. Il secondo segno di vocazione è sentire sete di anime, quindi la necessità di quella preghiera: « Per chi sente sete di anime come Gesù ». Il modo poi, di aiutare le anime dipende dalle circostanze: vi è chi è molto colto e farà delle conferenze, vi è chi è meno colto e farà il catechismo; vi fosse, eventualmente, un analfabeta, costui pregherà e darà il buon esempio. Oggi difficilmente vi sono analfabeti, ma parlo in generale. L'altro ieri parlavo con un missionario tornato dall' Africa per qualche giorno, e diceva che in Congo gli abitanti sono circa 15 milioni, mentre i missionari sono pochi soltanto 3 milioni sanno leggere, e allora i missionari insegnano il catechismo soltanto per immagini. Rappresentano la Trinità col triangolo, mostrano Gesù Bambino nel presepio, Gesù Cristo che muore sulla croce, rappresentano la santa Messa, e poi spiegano. In ogni modo a tutti si porta la parola di salvezza; per coloro che sanno leggere ci sono i libri, i periodici. Mi hanno detto che in poco tempo hanno diffuso tutti i vangeli che avevano stampato e che adesso preparano una ristampa per poterlo diffondere ampiamente. Il Vangelo è stato dato ai musulmani dalle suore. Dalla donna e non dai preti; quindi avete

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anche dei privilegi alle volte, come quella di poter entrare in certi ambienti dove il prete è rifiutato. Poi quelli che sono istruiti hanno i libri, tuttavia c'è sempre bisogno che venga spiegato il catechismo e il Vangelo, e questo lo si può fare in tante maniere. Intanto in questi giorni uniamo tutte le preghiere, le mie assieme alle vostre, particolarmente le preghiere della Messa, perché il Signore ci illumini, perché le Annunziatine crescano di numero e soprattutto in santità, conforme all'esempio che ci ha lasciato Maria. Meditazioni per consacrate secolari 24. La fede

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LA FEDE

Nella domenica presente, l’oremus dice: « Signore, dammi aumento di fede, di speranza, di carità ». La fede è sempre in primo luogo. Quando recitiamo le orazioni, prima dell'atto di speranza e di carità, diciamo infatti l'atto di fede. Questa mattina, allora, fermiamoci a considerare questa virtù, questo dono di Dio, il dono della fede, e vediamo che cosa è la fede, che cosa è lo spirito di fede, quanto sia necessario lo spirito di fede, e la pratica. In primo luogo vediamo che cos'è la fede. La fede è credere ciò che non si vede, perché quando uno vede una cosa non ha bisogno di credere ad un altro che gli dice che c'è. Ad esempio, uno vede un monumento, non ha bisogno che gli vengano a dire che c'è nella piazza quel monumento. Invece se uno non ha mai visitato una città, ad esempio non ha mai visitato Roma o Torino, e gli dicono che c'è la tale chiesa (a Torino c'è la Consolata, l’Ausiliatrice, la chiesa del Corpus Domini, eccetera) allora lo crede perché glielo dicono. Noi non vediamo Gesù nel tabernacolo, ma lo crediamo perché l'ha detto Gesù stesso e lo dice la Chiesa. Noi non vediamo ancora il Paradiso, ma lo crediamo perché ce lo ha detto Gesù, perché ce lo dice la Chiesa. Noi non vediamo quanta grazia viene in noi per la comunione, ma lo sappiamo per fede, in quanto Gesù ci ha detto che la sua carne è veramente cibo, ed è cibo per mezzo del pane eucaristico. Così si può dire delle verità principali; si può partire da tutto quello che è contenuto nel credo, da tutta la dottrina circa i sacramenti e la grazia, da tutto quello

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che noi sappiamo, o che Dio vuole da noi. Credere quello che non si vede ma che Dio ha rivelato, questa è la fede. Però vi è la fede appena superficiale. Dicevo a un malato che bisognava ricevere i sacramenti; la malattia si aggravava e lui con la sua fede non arrivava ancora a credere che il sacramento della penitenza rimette i peccati. Diceva di credere in un essere supremo che domina il mondo; allora io gli risposi che doveva anche ammettere che c'è qualcuno a cui si rende conto della nostra vita e, prima di passare all’estremità, bisogna almeno credere che c'è il Paradiso, che, per mezzo dei meriti di Gesù Cristo, nella confessione ci vengono rimessi i peccati. Ecco, ci può essere una fede superficiale, appena iniziale. Ma ci può anche essere chi ha molta fede, persone che quando recitano il credo aderiscono con la mente, così quando si studia il catechismo, specialmente la prima parte che riguarda la fede. Chi mi ha creato? Per qual fine sono creato? Quante persone vi sono in Dio? A queste verità l'uomo di fede aderisce con la sua mente. Poi quando recita l'atto di fede capisce anche i motivi, cioè perché Dio che non può ingannarci ce lo ha rivelato e la Chiesa ha la missione di proporre, di predicarlo. Questa è una fede molto più perfetta. Così molte persone, molti operai, molti contadini, hanno questa fede più o meno ampia, anche secondo il loro grado di istruzione. Bisogna anche dire che c'è lo spirito di fede. Oltre una fede superficiale e una fede un po' illuminata, c'è lo spirito di fede e lo pratica colui che vive di fede, come dice la Scrittura: « Justus ex fide vivit »: il giusto vivrà in virtù della fede (Gal 3,11 ) . Perché quella giovane si fa suora? Perché vive di fede, in vista di un Paradiso più bello. Perché quei genitori si comportano da veri cristiani, si impegnano ad educare bene i loro figli? Perché sanno che non devono solamente metterli al mondo, ma devono procurare che conducano sulla terra una vita onesta e poi devono pure pensare che siano felici in eterno. Non

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vogliono mettere al mondo delle creature perché vadano a soffrire e bruciare nell'infemo. Vi sono persone che vivono di spirito di fede; tutto vedono in Dio, capiscono che tutto viene da Dio, che ogni cosa è ordinata per nostro merito, per la nostra santificazione e che anche le cose che sembrano contrarie sono occasione di merito. Sono persone che passano la giornata intera in tante occupazioni pensando sempre ai meriti che accumulano, e vanno avanti. Non trovano difficoltà? Sì, anche loro hanno le tentazioni, hanno le difficoltà che tutti hanno, e qualcuna ha poi delle difficoltà particolari; ma pensano che Dio le aiuterà, Dio le premierà. Ecco tre belle espressioni: è Dio che vede e lo permette; è Dio che mi dà la grazia proporzionata secondo il bisogno; è Dio che mi darà il premio. E ancora non cadrà nulla di quel che faccio; la vostra fatica non è vuota; anche un bicchiere di acqua dato a uno che ha sete avrà il suo premio, ha detto Gesù. La fede è necessaria: « Chi crederà sarà salvo e chi non crederà sarà condannato » (Mc 16,16). Notiamo bene che si tratta della salvezza o della perdizione eterna. La fede apre la via alla speranza, perché se si crede che c'è Dio e che ci aiuta, allora speriamo che egli mi aiuti, e speriamo che ci premierà, e allora l'amiamo. Quindi dalla fede nasce la speranza e la carità; nasce l'apostolato e l'impegno per una vita migliore, per il progresso nella virtù. Perché siete venute qui? Siete venute per fede, per la vostra anima; avete pensato che questi pochi giorni potevate spenderli come fanno tanti, con divertimenti vari, al mare, ai monti; ma voi avete pensato che in primo luogo c'è l'anima. Siete venute qui per fede. San Paolo disse perciò che la fede è la radice. Figuriamoci una pianta, e pensiamo al primo salmo che dice che l'uomo giusto è come una pianta, la quale ha le radici vicino alle acque ed è ben nutrita in un buon terreno, ha l'umidità sufficiente, cresce, a suo tempo dà foglie, fiori e frutti e non inaridisce; il suo sviluppo sarà benedetto, avrà fortuna, ecco, perché quella pianta dà i frutti, i quali, seminati, daranno

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altre piante e si moltiplicherà. Ma se questa pianta non ha la radice, crescerà forse? Darà foglie, fiori, frutti, porterà semi e noi potremo mangiare i frutti di quella pianta? Niente affatto! Così, senza fede, nessun merito può esistere, perché non ci può essere la speranza, non ci può essere la carità. Allora la radice di tutto, la radice della santità è la fede. E se siete venute per la santità, bisogna prima porre il fondamento. La santificazione nella Scrittura è rassomigliata alla costruzione di una casa, "domus Dei". "Credendo fundatur, sperando erigitur, amando pemcitur" che cosa vuol dire? La casa prima richiede le fondamenta, le quali dovranno essere tanto più robuste quanto più si vuole andare in alto, perché per un peso maggiore sono necessarie delle fondamenta più robuste. Il fondamento è la fede. « Domus Dei credendo fundatur ». Poi la speranza del cielo ci fa fare le opere buone, come diciamo: « Spero il Paradiso con la vostra grazia e mediante le opere buone che io debbo e voglio fare »; quindi la casa si innalza più in alto se si compiono opere buone, se si cresce nella virtù. Poi: « Amando perficitur », come il tetto che copre la casa. Se non c'è il tetto che protegge, anche i muri con le ripetute piogge si rovinerebbero e la casa crollerebbe. Oh, l’amore delle anime che credono bene, che sperano bene, che si lanciano nella via dell'amore! Anime nascoste nelle quali Dio si comunica, lo Spirito Santo agisce, accende il fuoco. Lo Spirito Santo è "ignis, charitas", è un fuoco, è carità. La fede in Dio è la prima condizione, la prima necessità, e non solamente per salvarci, ma per diventare buoni santi, come ci vuole il Signore; per prepararci al cielo. Anche questa vita ben presto scompare. Vedete bene nelle grandi città come lavorano continuamente le vetture che trasportano le salme al camposanto! Finiamo tutti così ma l'anima non finisce lì, l’anima va al premio e le opere buone fatte sono contate da Dio. Dio ci vede, vi è un occhio che tutto vede. Chi ha fede crede a quest'occhio 13.- Meditazioni...

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divino, crede a una mano che tutto scrive, scrive cioè quello che noi facciamo, nel libro della vita. Vi è un orecchio che tutto sente, quello di Dio; sente i battiti del cuore. Quanto amore c'è nel nostro cuore? Cosa c'è nel nostro cervello? C'è fede? Crediamo fermamente? Speriamo realmente il Paradiso? Pensiamo che nella confessione 6i rimettono davvero i peccati? Dio ha un orecchio che sente, ma vi sono anime che sono sorde nel cuore e non sentono niente delle ispirazioni, non si arrendono a Dio; e vi sono anime sensibili che hanno dei palpiti di amore per Dio e compiono giornalmente sacrifici che il Signore sente. Un occhio che tutto vede, un orecchio che tutto sente e una mano che tutto scrive. E al giudizio? Il giudice sederà e aprirà i libri. Quali? I libri che indicano la storia delle grazie che il Signore ci ha fatto da quando siamo nati; dal battesimo fino ad ora. È quel libro dove c'è scritto ciò che giorno per giorno abbiamo pensato e nutrito nel cuore, che poi è detto con la nostra lingua e operato con la nostra attività: tutto tutto. Da un'anima peccatrice verranno fuori tante cose che essa aveva dimenticato, tante cose fatte, tante parole dette, tanti sentimenti cattivi; ma dall'anima retta giusta, verranno fuori tutti gli atti in temi di virtù, tutte le tentazioni vinte con merito, tutti i desideri santi, tutta la pietà e tutta quella volontà di ricevere bene i sacramenti, di unirsi a Dio. Ora, che cosa credere? Bisogna credere alle verità rivelate. In sunto le abbiamo nei dodici articoli del Credo e, quasi in maniera più breve, nell'atto di fede. Che cosa credere? Dobbiamo credere a tutto ciò che è contenuto nel catechismo, specialmente nella prima parte che espone le verità principali da credere e le espone in una maniera chiara. A quelle verità dobbiamo aderire. Ho detto però, che vi è la fede semplice, pura, che vi è la fede più illuminata e vi è lo spirito di fede. Quali sono le verità fondamentali che bisogna assolutamente credere? Prima di tutto dobbiamo credere che siamo stati creati

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per conoscere, per amare e per servire Dio e andare a goderlo eternamente in Paradiso. Per questo dobbiamo credere a quello che è stato rivelato, perché chi non crede è già condannato, si condanna da sé, perché commette il peccato più grave, il peccato fondamentale, che consiste nel non esercitare la fede. Ma se vogliamo anche pensare più in particolare, la fede richiede soprattutto che conosciamo che cos'è la vita presente: che questa vita è ordinata soprattutto a un'altra vita, e che per meritare quest'altra vita, ossia la vita eterna, dobbiamo conoscere, amare e servire Dio. Avere il senso giusto della vita, questa è la cosa principale; perché se uno ha il senso sbagliato, non crede quindi all'altra vita e non pensa che la vita presente è ordinata a quella eterna, la quale si ottiene conoscendo, amando e servendo il Signore, allora si darà alla pazza gioia. Veramente pazzo, perché con quella gioia si prepara all' eterna rovina, all’eterno fuoco. Se uno non ha questo pensiero cercherà solo di far denaro e arriverà forse--come insegna la Scrittura--fino al punto di radunare beni senza saper neppure per quali persone, perché magari non ha figli. Ma c'è la passione, e vi è anche chi ha la passione di soddisfazioni anche più basse. Altri poi vivono per l'onore, quindi tutta la loro vita è mondana, cioè è per il mondo presente. Il cristiano ordina la sua vita al Paradiso. Chi si consacra a Dio ama la sua consacrazione e spende la sua vita per il Signore; non solo facendo quello che è strettamente di obbligo, ma anche quello che è di consiglio, cioè povertà perfetta, castità perfetta, obbedienza perfetta, per assicurarsi il Paradiso più bello. Allora vengono poi anche le opere, non solo le virtù individuali, ma le opere sociali, cioè l'apostolato. Allora si indirizza la vita al bene. Quindi tutta la differenza degli uomini consiste in questo: nell’ordinare la vita al tempo presente, oppure ordinarla all’eternità. Quelli che l'ordinano al tempo presente si chiamano mondani. Gesù, parlando dei suoi Apostoli diceva: « De mundo non sunt »: questi non sono del mondo

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(Gv 17,16), perché cercano altro. E cioè gli Apostoli volevano seguire Gesù e amarlo; e un giorno avrebbero compiuto l'apostolato affidato loro da Gesù e avrebbero dato la vita per Lui. Vedete la fede che cosa fa? Fino a dare la vita! Capite bene perché tante suore vanno nei lebbrosari e sanno già che prenderanno la malattia e morranno; tante persone lavorano negli ospedali e sanno già che la loro è una vita sacrificata, certamente diversa dalla vita dell'infermiera pagata, ma è la vita di servizio ai malati. « Ero infermo e mi avete visitato » (Mt 25,36), ha detto Gesù a coloro che, curando i malati, non lo fanno per lo stipendio, ma per praticare la carità. Così ci sono persone che sono benefattori dell'umanità, hanno denaro e non lo accumulano, ma lo spendono in opere buone, magari per gli infermi, oppure per i poveri, per le chiese, o per altre iniziative buone anche di ordine sociale. Per chi vive con fede la vita ha tutto un altro senso, la vita è illuminata dal lume che è la fede. Gli altri brancolano nel buio e non sanno dove vanno. « Di' un poco--diceva a un malato una persona che lo assisteva-- adesso che ci sarà di là?-"Non so, vado a vedere" ». Non vi aveva mai pensato, era tempo di essersi già guadagnato il Paradiso, e non di andare a vedere che cosa c'era. Non è vero? Il punto di distacco: uomini di fede, gente senza fede oppure gente di poca fede, gente che combatte la fede. E quanta stampaccia, quante rappresentazioni cinematografiche, quanti discorsi, quante conferenze contrarie alla fede! La differenza sta qui: avere o non avere fede. Da chi ha fede si può sempre sperare bene; e se anche non si mettesse sulla strada buona un po' presto, forse quando arriverà in punto di morte, penserà che deve andare al giudizio, dove lo attende una sentenza di eterna vita o di eterna morte, e almeno farà un atto di dolore, bacerà il crocifisso, e se avrà tempo e se è un po' illuminato, farà chiamare il sacerdote e morirà in pace con Dio. Il punto di distacco è quello!

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Il punto di distacco fra i semplici cristiani anche buoni, e le anime consacrate consiste in questo: avere una fede illimitata, avere una fede piena o almeno più abbondante, più luce. Le anime che si consacrano a Dio non sono delle ignoranti, perché non hanno saputo farsi una posizione nel mondo, perché non sono astute come altre; ma sono anime più sapienti, hanno la vera sapienza: « Initium sapientiae timor Domini »: il timore di Dio è inizio di sapienza (Sal 110,10). Esse hanno paura di non corrispondere a tutta la grazia che hanno, e quindi vogliono essere tutte di Dio, per essere di Dio in morte e nell’eternità. Quello che differenzia il cristiano ordinario dalle anime che si consacrano a Dio è la fede illimitata e illuminata abbondante, piena. È inutile che noi stiamo a dire di fare questo o di fare quell'altro. Bisogna che diciamo: « C'è l'infemo, ci volete andare? C'è il Paradiso, ci volete andare? Pensateci voi, dovete interessarvi voi ». Non è necessario predicare continuamente su queste verità, perché è interesse di ognuno il pensarvi. E a quel giovane, a quella persona che hanno tanto amor di Dio, dobbiamo dire che avranno il Paradiso più bello, più assicurato; un Paradiso nel quale avranno le mansioni e i posti più elevati, dove saranno più vicini a Gesù, a Maria. Pensateci, è vostro interesse! Ognuno pensa ai suoi interessi. I Santi sono pieni di amor proprio, ma amore soprannaturale. E fanno della carità, servono i malati, danno alle volte se stessi per salvare ed aiutare altre persone, e danno via i loro averi, eccetera; ma in ultimo è l'amore proprio, ma un amore santo. Perché ci sono due amor propri: amor proprio terreno e mondano, e amor proprio spirituale, celeste. Adesso domandiamoci un po' se in noi c'è una fede languida, se c'è una fede illuminata e calda, se c'è lo spirito di fede. Primo: in pratica, per la fede bisogna evitare quelli che non hanno fede; queste persone possiamo salutarle e forse possiamo anche convivere con loro; può accadere specialmente alle Annunziatine che vivono a contatto

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con tutti gli ambienti.. In tanti uffici e in tante famiglie esse possono avere una fede profonda, pur vivendo in ambiente di incredulità; ma noi non stiamo a sentirli. E poi evitiamo le letture non ispirate alla fede e non lasciamoci lusingare dalla passione di leggere cose che illanguidiscono, oppure distruggono a poco a poco lo spirito di fede. Sono anche da evitare divertimenti e spettacoli che mettono in pericolo la nostra fede. Quante avevano una fede semplice e quasi infantile! Veramente: « Se non diventerete come fanciulli non entrerete nel regno dei cieli » (Mt 18,3). Certune erano semplici come un bambino, con una fede viva; poi, col frequentare persone di fede dubbia o anche nulla, con letture e con altri pericoli, la loro fede a poco a poco è svanita e si fa sentire solo in certi momenti, se addirittura non viene perduta del tutto. Guardarsi dai pericoli contrari alla fede. Secondo: accrescere la fede. La fede si accresce in due maniere: anzitutto con la preghiera, recitando spesso il credo, l’atto di fede. Poi quando ci si va a confessare, credere che c'è il ministro di Dio perché ci confessiamo a Dio per mezzo del suo ministro; credere che riceviamo non solo il perdono del peccato passato, ma che ci fortifichiamo per il futuro con la grazia di Dio, ed entra in noi la grazia, la vita soprannaturale. Così quando si va alla comunione, quando si recitano le orazioni del mattino e della sera. Fare poi atti di fede e chiedere la fede. La fede è dono di Dio. Ci è stato infuso dal Signore nel battesimo con la grazia, è insieme anche il dono della speranza e della carità. Ma a un certo punto questo complesso di doni, questo complesso di virtù che si chiamano teologali, si sviluppa quando il bambino acquista l'uso di ragione, e allora deve fare atti di fede. E assolutamente necessario nella vita fare atti di fede; notare che non ci sarebbe la salvezza se non si facessero atti di fede, se non ci fosse la fede. Poi chiedere sempre l'aumento della fede e aiutare la fede con lo studio del catechismo, col sentire le prediche, con la lettura di libri religiosi, col sentire conferenze. Chi

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ha l'occasione può anche frequentare le scuole di religione, secondo la condizione di ognuno e secondo l'ambiente in cui si vive. Sempre aiutare la fede, alimentarla: « Alere flammam », cioè accendere, alimentare sempre di più la fiamma che è nel nostro cuore, la fiamma della fede. Quindi chiederlo al Signore, perché questo è dono suo, e aumentare la nostra fede. Non basta però l'istruzione, perché san Giacomo dice che anche i diavoli credono. Credono, ma la loro fede dov'è? Vi sono anche persone che si fermano alla fede e quindi non la vedono sbocciare nella speranza e nella carità. Ma chi intanto ha già la fede viva, un giorno arriverà alla speranza nella grazia di Dio; alla speranza di compiere le opere buone e quindi salvarsi, e arriverà ad amare il Signore. La carità poi è eterna, perché la fede verrà meno. Quando saremo in Paradiso non ci sarà più fede, perché Dio lo vedremo. Come ho detto in principio, quando una cosa si vede non la si ammette più per fede, ma perché si vede; ci sarà la visione eterna di Dio, si vedrà la Santissima Trinità, Maria Santissima splendore del cielo, si vedranno i nove cori angelici, si vedranno tutte le schiere dei Santi. Alimentare la fede! Altra cosa ancora: confessare la fede con franchezza. Voi vi credete liberi di fare il male e poi disprezzate me, quasi vorreste togliermi la libertà di fare il bene? Io ho diritto alla mia libertà e il mio diritto è sacro. La vostra libertà di fare il male non è una libertà, ma è falsa libertà, una simulazione e un inganno di libertà. Saper confessare, quindi, francamente la nostra fede. Saper dare un consiglio, saper riprendere chi fa il male e specialmente dimostrare con la nostra vita che abbiamo la fede. A volte ci sono persone che hanno vergogna di farsi il segno di croce, altre che hanno persino vergogna di andare a Messa tutte le mattine mentre lo potrebbero fare; ma temono i giudizi della famiglia, della gente, temono di essere considerate bigotte. Portare la nostra fede con faccia franca e sincera, ma non orgogliosa, sebbene un certo orgoglio

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bene inteso ci vuole anche. Avere l'orgoglio di possedere una ricchezza, un dono. Gli altri credono che chi lascia il mondo non sa guadagnarsi la vita, non comprende la vita. Al contrario sono loro che non sanno comprendere la vita, mentre noi sappiamo che il tempo che il Signore ci concede è per arrivare alla vita eterna, alla felicità. Quando costoro saranno in punto di morte lasceranno i loro piaceri e le loro ricchezze; e per la gloria, la vanità, l’ambizione, basterà una cassa con pochi assi e due metri di terreno per la sepoltura. Basterà anche a quelli che ebbero tanta gloria su questa terra. Allora noi che siamo più sapienti, compatiamo e preghiamo per tutti. Qui viene un'altra conseguenza: Istruite gli altri? Insegnate il catechismo? Sapete mettere delle parole sagge, di fede, di pace, nelle varie occupazioni? Esercitate un apostolato, il quale da una parte indichi la vostra fede e dall’altra parte salvi le anime all’inferno? Avete certamente fede, ma cercate ancora di alimentarla il più possibile. Anche se vi occupate di un ufficio materiale, come per esempio cercare l'impiego a persone disoccupate, mettere sempre in loro una speranza, la speranza alimentata dalla fede nell'esistenza di Dio e della Provvidenza. Chiedete la fede anche per intercessione di san Giuseppe Cottolengo. Sì, lui è vissuto qui vicino, faceva queste strade. Quante volte ha percorso queste vie e senza soldi si è messo a costruire quella casa che adesso ha migliaia di infermi e di abbandonati. Lì c'è il museo delle miserie umane, non è vero? e non solo a Torino, ma ormai in tutte le parti del mondo. Allora, senza soldi, andava raccogliendo malati, derelitti, abbandonati. A un certo signore che era venuto a raccomandargli un infermo, assicurando il pagamento di una piccola pensione, il Cottolengo rispose: « Oh, ha già la protezione degli uomini? Tenetelo, io accetto solo chi non paga, altrimenti qui non viene più la Provvidenza ». Allora si misero d'accordo, vedendo come operava. Alcuni poi che avevano zelo, ma fede corta, andarono dal suo confessore per dirgli: « Ma lei che è il suo

 

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