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LA PREGHIERA PER L'ANIMA APOSTOLICA

Il Signore è stato molto buono con voi. Egli vi ha dato la grazia di partecipare a questi esercizi spirituali, di parteciparvi bene e di conchiuderli con dei santi propositi, propositi di perfezionamento, propositi di apostolato. Altre giovani, magari della vostra stessa età, non hanno avuto l'ispirazione e l'aiuto divino per venire agli esercizi e approfittano di questi giorni di ferie per una maggiore libertà. Ma voi avete avuto una particolare illuminazione dallo Spirito Santo. Come valgono questi giorni e il sacrificio fatto, lassù, al tribunale di Dio! Penso che nella vostra anima già abbiate conchiuso con un programma di vita. Un programma ha sempre due parti. Una parte riguarda la vostra santificazione e quindi la pietà, le virtù da esercitare, i doveri quotidiani, eccetera. L'altra parte riguarda le occupazioni, l'ufficio che avete, l’apostolato che fate, il comportamento e la funzione che compite nella famiglia e nella società in cui vivete. Quindi propositi che riguardano la vostra santificazione e propositi che diremo sociali, e cioè che riguardano l'apostolato, gli uffici che si hanno, il lavoro per il buon andamento del vostro ambiente e della famiglia. Ora, dove attingerete la grazia per essere fedeli a tutto quello che avete nel cuore, perché certamente il Signore vi ha parlato e vi ha mandato tante ispirazioni? Sono certo che fra di voi vi sono anime elette, che son chiamate ad un'alta perfezione. I gradi di perfezione e i gradi di preghiera si accompagnano sempre, perché quanto è buona la preghiera altrettanto è buona la vita; questi gradi sono nove. L'ultimo è

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« vive in me Cristo » (Gal 1,20); Egli abita nel mio cuore che è come un tabernacolo e di lì dirige i miei pensieri, i miei sentimenti, la mia volontà, la mia azione. Quando si sente Gesù, ecco l'effetto. Immaginarvi come sopra una macchina. Allorché Gesù abita nel cuore e vive in noi, Egli diviene il nostro autista, cioè è Lui che guida. Uno può starsene tranquillo sulla macchina e intanto l'autista prende la direzione, parte, rallenta il cammino, accelera, volta a destra, volta a sinistra. Gesù quando coabita nella nostra anima, nel nostro cuore, diviene l'autista; cioè vive ancora ognuno di noi, ma in realtà vive Gesù Cristo. L'uomo vive per l'anima; ma quando vi è la grazia di Dio, vi è Gesù Cristo in noi, allora Gesù guida corpo ed anima, guida tutto l'essere. Ricevere sempre bene Gesù, portarlo con amore nel cuore, ascoltarlo nelle ispirazioni, nei suggerimenti, dirgli qualche buona parola, ristabilire ogni tanto l'amicizia con Lui quando ci sono state delle imperfezioni; ogni tanto domandare a noi stessi: « Anima mia, come stai? Come ti senti adesso? Quel che hai fatto va bene? Cosa desidera Gesù da te? ». Sono semplici domande che permettono un esame di coscienza, che comprende un po' tutto senza discendere tanto nei particolari. Conservare questa intimità con Gesù, rinsaldarla e tornare a sentirla nel corso della giornata. Ora, che cosa dovrei dirvi in questa piccola esortazione? Pregate, e vi salverete. Chi prega si salva, chi prega bene, chi prega abbondantemente, si fa santo. Ecco tutto: chi prega bene e abbondantemente si fa santo, e chi almeno prega sufficientemente si salva. La preghiera è una grande forza; noi siamo deboli in tutto. Facendo l'esame di coscienza in questi giorni, avete anche ricordato delle buone cose fatte nel corso dell'anno ma certamente avete anche trovato delle deficienze, delle mancanze, nel corso dell'anno. Le debolezze: è mancata la forza in quei tempi, quando ci sono state delle mancanze. Occorre la preghiera. Se tu lasci un po' la

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preghiera, il tuo spirito si rallenta, gli scoraggiamenti possono sopravvenire, l’ambiente esterno può fare una certa impressione; così pure i cattivi esempi che si vedono, le passioni che non tacciono mai, per quanto si abbia buona volontà; e poi c'è il nemico comune, il demonio. Allora come si vince il mondo? E voi volete separarvi dal mondo per essere totalmente di Gesù. Che grande grazia consacrarsi a Gesù, consacrare tutta la vita! Si entra un po' nell'anticamera del Paradiso, perché quando si dà via tutto e si consegna il nostro essere a Gesù, allora si ricevono più grazie sulla terra e poi il Paradiso eterno, nell'altra vita. Che grande grazia la consacrazione! Ora per vincere il mondo, occorre separarsi da esso. Non separarvi perché non volete vedere nessuno; ma separarvi dallo spirito del mondo, lasciare il mondo quando il mondo prende una strada storta e voi volete stare sulla strada diritta. Quindi la separazione dal mondo avviene quando il mondo va verso il male; altrimenti voi, pur non essendo del mondo, dello spirito del mondo, siete però nel mondo. Gesù diceva dei suoi Apostoli al Padre celeste: « Questi non sono del mondo, ma anch'io non sono del mondo; però non ti prego, o Padre, che tu li tolga dal mondo » (Gv 17 14-15). Perché? Perché devono fare del bene nel mondo. Così voi siete separate dal mondo quando fa il male, ed entrate in mezzo al mondo per portare del bene. Ecco tutto! Non portare lo spirito mondano, ma lo spirito di Dio; portare l'istruzione cristiana, il catechismo, dare buon esempio, portare la stampa buona, portare quell'insegnamento e quello spirito di preghiera che aiuta il mondo. Per vincere il mondo e separarsi dal mondo ci vuole la preghiera. Se vi guardate attorno, nella vostra Parrocchia, nel vostro paese, quelle compagne con cui avete frequentato la scuola, sono ancor tutte di Dio? Camminano sulla strada buona, sulla strada diritta per il Paradiso? Qualche volta si costata che una ha deviato a destra e l'altra ha deviato a sinistra. Voi non le avete seguite, avete vinto il mondo, lo spirito del mondo. Con che cosa? Per che

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cosa? Perché avete pregato di più; se continuate a pregare, lo spirito del mondo non entrerà in voi, anzi il cuore vi si riempirà sempre più di zelo, di voglia di aiutare le anime. Già avete lo spirito di apostolato, ma ad una certa età si può anche allargare lo spirito di apostolato. Quando non si può fare altro, l’apostolato della preghiera si può fare sempre; così pure l'apostolato del buon esempio, l’apostolato delle buone parole, delle sante parole. L'apostolato della sofferenza tutti possono farlo, perché tutti hanno da soffrire, e offerto in unione con Gesù Cristo che si immola sugli altari, ha grande valore. Poi c'è un apostolato che ordinariamente non si nomina neppure ed è l'apostolato della vita interiore. Credo che questa realtà vi abbia fatto buona impressione in questi giorni. C'è un apostolato interiore! Chi è santo diffonde il buono spirito; non lo si vede, però l'effetto c'è, perché noi siamo un corpo, il corpo mistico di Gesù Cristo, che è la Chiesa. Quando un membro è sano, per esempio, uno ha buoni polmoni, ha un cuore robusto, il cuore e i polmoni influiscono sul resto. Così nella Chiesa di Dio: quando c'è un'anima che è tutta di Dio, che vive per Dio, che lo ama veramente, ha influenza su tutti. Senza avvedersene, è come il profumo dei fiori che si espande in un ambiente. Entrate in una Chiesa dove ci sono dei gigli, ecco questa chiesa è profumata di gigli. Quando c'è la castità, quando c'è lo spirito di povertà, quando c'è l'amore a Gesù, quando c'è la buona volontà di seguire Gesù, le virtù si diffondono senza che ve ne accorgiate e questo spirito interiore ottiene grazie al mondo. Voi non saprete dove va a finire quella mortificazione che avete fatto; ma può andare in Cina a portare un po' di incoraggiamento a quella gente, ai cristiani perseguitati. Può andare in India quella buona opera che avete fatto in famiglia, lo sforzo di essere cioè sempre servizievoli secondo le necessità. Quel servizio fatto in casa, in umiltà, per amore di Dio, può portare grazia in India, in Australia. Noi non lo sappiamo adesso,

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ma il giorno del giudizio vedrete dove è andato a finire tutto il bene fatto e tutto sarà premiato. Vincerete il mondo con la preghiera e vincerete la carne, poiché voi volete essere ormai totalmente di Gesù. Non bisogna pensare che chi si consacra al Signore non abbia più tentazioni. A volte vengono ancora più violente, a volte meno. Può essere la tentazione della pigrizia, della lussuria o della golosità. Vincere la carne, vincere la pigrizia, vincere la sensualità, vincere la golosità. Ma chi vi dà la forza? La preghiera vi aiuta a vincere queste tentazioni. Inoltre vincere satana. Satana è astuto, è furbo, ne sa più di noi, perché Lucifero era un angelo, quantunque ribelle. Ha ingannato Eva e vuole ingannare ognuno di noi; ingannare come ha ingannato la prima donna; così inganna adesso noi, cerca di ingannare tutti, uomini e donne. La preghiera vi salva, vi salva dal male, vi santifica e specialmente vi dona un aumento di fede Tener presente bene che cos'è la vita: partiti da Dio creatore, venuti sulla terra, tra poco ne usciremo. « Relinquo mundum », lascio il mondo e ritorno al Padre, diceva Gesù, ormai alla fine della sua missione (Gv 16,28). Santificazione! Perché il Signore ci dà i giorni, ci dà gli anni? Molte di voi, le più, sono già. state agli esercizi per entrare negli Istituti Secolari: questo significa volontà di farsi sante. I1 mezzo è la preghiera. « Il gran mezzo della preghiera » è un libro d'oro scritto da sant'Alfonso de' Liguori. Sant'Alfonso ha scritto dei libri così belli, che bastano per mettere le anime sulla via diritta: «L'apparecchio alla morte », « La pratica d'amare Gesù Cristo», « Il gran mezzo della preghiera », « La vera sposa di Gesù Cristo », eccetera, sono i santi libri messi accanto ai libri di san Francesco di Sales per spronare alla santità. Vedete, quando eravamo piccoli, adesso son vecchio, domandavamo al nostro direttore spirituale, che era uno molto esperto di educazione e formazione della gioventù, quali libri di meditazione e di lettura spirituale dovevamo leggere. Ci veniva risposto di stare attenti, di

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guardare sempre che fossero in primo luogo i libri che avessero per autore sant'Alfonso, san Francesco di Sales. Ora c'è una caterva di libri. Questo non vuol sempre dire che diano il genuino cristianesimo e le verità di Gesù Cristo, e cioè: « Chi vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua » (Mt 16,24). La preghiera poi è necessaria perché il vostro apostolato abbia buon risultato. Che cosa otterrà la preghiera? Voi siete come le mamme spirituali di tante anime. Le mamme devono mangiare per due quando hanno il bambino da allattare: mangiare per sé e mangiare per avere il latte sufficiente per la vita del bambino. Se volete fare l'apostolato, oltre che pregare nel modo comune e con la quantità comune di preghiera, aggiungerne un po' di più per dare il latte della fede, il latte dello spirito, alle anime. Quando si prega, l’apostolato ha più effetto. Alle volte si lavora molto e si ottiene uno scarso frutto. Cosa c'è? C'è tanta azione, magari a detrimento dell'orazione. Attenti a questo punto! L'anima di ogni apostolato è la preghiera. I C'è quel bel libro: « L'anima dell'apostolato », che spiega come l'anima dell'apostolato sia la vita interiore, la vita di orazione. Alle volte ci si affatica molto e poi che cosa si raccoglie? Ben poco. Qualche volta dipende esclusivamente da quelli che non accettano e non fanno frutto del nostro apostolato; ma qualche volta può essere che noi stessi siamo un po' responsabili, perché non abbiamo pregato abbastanza e abbastanza bene. Per l'apostolato, la preghiera in primo luogo; sempre la preghiera! Non confinare la preghiera all'ultimo posto, quando si è stanchi; ma farla come la cosa più importante, quindi in principio della giornata, e poi, quando è possibile, anche in principio del pomeriggio, cioè dopo che si è fatto il pranzo e si è alquanto riposato. Cominciare la seconda parte della giornata con l'orazione. Alcune possono fare la visita, altre non potranno farla a quell'ora; ma avendo in animo di farla appena si ha il tempo libero, si riceve

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ugualmente la grazia dal Signore che premia la buona volontà. La preghiera per l'apostolato illumina l'apostolo per sapere cosa dire e come dire. Inoltre muove l'apostolo e gli infonde zelo, industrie sante per l'apostolato. In terzo luogo l'apostolo si mostrerà generoso anche quando raccoglie soltanto derisioni e ingratitudine, e ricomincerà continuamente, nonostante ci siano state delusioni. Avete visto qualche volta qualche formica che vuole salire su un mobile che è liscio? Sale un po' e poi casca, ma non ci rinuncia e tenta di nuovo; così quando c'è la preghiera si è costanti nonostante le delusioni Certe volte al vedere che l'apostolato non ha frutto, ci piange il cuore, ci sentiamo il cuore stretto, viene la voglia di pensare che, tanto, non si ottiene nulla, che non c'è niente da fare. C'è tutto da fare invece, perché non si è fatto niente. Non c'è niente da fare? Ma c'è sempre da fare, perché ci sono cinque apostolati che sono i più fruttuosi e si possono sempre fare: vita interiore, apostolato della preghiera, apostolato della sofferenza, apostolato della buona parola, apostolato dell'esempio. La sofferenza e la preghiera ci sono sempre. Mai smettere, sempre ricominciare; e se anche dovessimo ricominciare fino alla fine della vita, la costanza è tenuta dal Signore in conto e il premio l'avremo. Come chi volesse pregare e, tormentato dalle distrazioni, cercasse sempre di rimettersi a posto combattendo fino alla fine della Messa, o fino alla fine dell’ Adorazione, questi ha pregato e il Signore lo esaudirà ugualmente. Certo è che da parte nostra ci vuole la buona volontà. Quindi preghiera per l'apostolato. Ora avete sentito le pratiche che sono scritte nello Statuto; leggere bene quanto è scritto, e poi ricevere bene quegli avvisi che potranno essere dati allorché si manda al centro la relazione mensile. Soprattutto tre pratiche di pietà: meditazione, esame di coscienza e visita. Direte che non c'è la Messa, che è più importante. Sì, la Messa e più Importante; ma quando uno fa bene l'esame di

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coscienza, la meditazione, la visita, le altre pratiche di pietà si faranno altrettanto bene, verranno da sé. Bisogna ancora dire come pregare. Pregare sempre, tutta la vita! Non settimane fervorose, perché ci sono stati gli esercizi e poi settimane un po' tiepide, perché si è lontano dagli esercizi. Non fervore soltanto alla Comunione, ma un fervore che duri nella giornata; non fervore che duri solamente quando una va a confessarsi e per due o tre giorni solo ha buona volontà; ma quella buona volontà tirarla avanti fino alla confessione seguente. Costanza, questa è la grande condizione della preghiera; pregare per poter pregare, pregare per essere perseveranti nel pregare. Poi, umiltà nella preghiera; e poi ancora lo spirito di fede. Negli esercizi si possono scegliere tanti propositi, tanti pensieri; ma il gran mezzo della preghiera non lo si può trascurare, deve essere sempre a capo degli altri mezzi, degli altri propositi. Pregare costantemente per la santificazione e per l'apostolato. I1 Signore vi benedica tanto! Questo buon desiderio, questo proposito della preghiera, l’avete fatto tutte certamente. Andiamo avanti; Gesù è con noi! Anche se certe volte non lo sentiamo tanto vicino, Lui c'è, ci accompagna. Se in qualche momento ci sembra che le cose siano troppo dure e che il Signore si sia dimenticato di noi, allora il Signore è lì con noi, vede, e se si nasconde un momento, noi siamo ugualmente costanti: se per un momento non si fa sentire, la sua grazia c'è sempre. Allora si raccolgono i maggiori frutti. Chi prega si salva, chi non prega si danna, chi prega molto si fa santo.

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MESSA DELLE PROFESSIONI È

il momento di cantare un solenne Magnificat per la grande grazia che avete ricevuto di entrare in noviziato o di emettere la Professione per la prima volta, o di rinnovare la Professione già fatta. Cantare il Magnificat con Maria. Quando ella, divenuta madre di Gesù, visitò santa Elisabetta, in quella casa portò tante benedizioni. Così è dell'anima consacrata al Signore, della vita delle Annunziatine. Prima essere interamente di Gesù, tener sempre Gesù nel cuore, e poi esercitare l'apostolato. Maria, « Verbum caro factum est et habitavit in nobis»; « Ecce ancilla Domini ». Dopo le parole: « Io sono la serva del Signore », il Verbo di Dio si fece carne nel suo seno. Ella lo portò come in una comunione di nove mesi e lo portò sempre spiritualmente nel suo cuore per tutta quanta la vita successiva. Così voi vi siete interamente unite a Gesù; così volete che siano i vostri pensieri, pensieri di cielo; così volete che siano i vostri cuori, cuori conformati al cuore di Gesù; così volete la vostra vitat vita conformata a quella di Maria, vita conformata a quella di san Paolo. Poi l'apostolato. Maria entrando nella casa di Elisabetta, fece il primo e il più grande apostolato. In quella famiglia vi era la madre, Elisabetta. Entrando Maria, Elisabetta fu investita di Spirito Santo e pronunciò come una cosa occulta, una profezia, conoscendo in quel momento il mistero che si era compiuto nel seno di Maria Santissima. « E come mai mi è concesso che la Madre del mio Signore venga presso di me? » (Lc 1,43). Elisabetta fu piena di Spirito Santo. Inoltre in quella famiglia stava per nascere

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il Battista. In quel momento il bimbo fu purificato dalla colpa originale ed esultò nel seno della madre Elisabetta, perché in quel momento si incontrava il Battista nascituro, con il Verbo di Dio incarnato, il Maestro nascituro. In quella famiglia c'era Zaccaria, il quale era restato muto perché aveva mostrato un certo dubbio sulle promesse fattegli dall'Arcangelo; ma in quel momento fu anch'egli investito dallo Spirito Santo e quando nacque il Battista, per quest'azione dello Spirito Santo, esultò e pronunciò il suo cantico: « Benedictus Dominus Deus Israel, quia visitavit et fecit redemptionem »: Benedetto il Signore Dio d'Israele, perché è venuto dal cielo a visitare il popolo e a portare la redenzione al mondo (Lc 1,68). Quindi i due compiti della nostra vita: santificazione e apostolato. Che cosa avete fatto aderendo all’istituto Secolare Maria SS. Annunziata? Vi siete messe nell'anticamera del Paradiso. Voi avete sentito le parole che si dicono a chi fa la Professione: « E se sarai fedele, ti prometto, a nome del Signore, che riceverai il centuplo e possederai la vita eterna ». Allora, che grande cosa! Riceverai il centuplo di grazie sulla terra. Lo volete il centuplo? Volete essere arricchite di questo cento volte tanto di grazia, di lumi, di sentimenti, di amore, eccetera? Ecco, consacrandovi a Dio, donandovi totalmente a Dio, perché finalmente avete messo come un muro di divisione tra voi e il mondo, tutto il vostro essere è donato a Lui. « Tutto vi offro, dono, consacro », sono le parole che si pronunciano emettendo i voti. E chi aspira ai voti, nel suo cuore già si dona a Dio; e chi li ha fatti già in precedenza, conferma il suo dono a Dio. Il centuplo è promesso, ma quello che consola di più è: « Possederai la vita eterna »: « Centuplum accipietis et vitam aeternam possidebitis » (Cfr. Mt 19,27-29). Siamo messi proprio sulla strada diretta del Paradiso, cosicché vi è come una predestinazione di salvezza eterna, vi è come un impegno e, nello stesso tempo, una facilitazione e una assicurazione del Paradiso. Chi non possederebbe un giorno

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il Paradiso, dal momento che si è consacrato a Dio, dal momento che si vuol donare a Dio? Solo un atto contrario (io non lo voglio più), altrimenti è già lì, nell'anticamera. Però non lo vediamo ancora. Sarà solo la morte che spingerà la porta per introdurci in quel bel Paradiso; ma siamo già nell'anticamera. Se non si fa un atto di volontà contrario, non si aspetta altro che entrarvi per l'eternità. Allora quanto si deve ringraziare il Signore, e soprattutto amarlo! Sentite quanto vi ha amato? Sentite quanto vi ha preferito? Sentite quanti sentimenti buoni, buone risoluzioni fatte in questi giorni? Sentite che Gesù vi è più dentro, che ha aumentato la comunicazione intima fra Lui e voi? E sentite che avete una maggior sicurezza di salvezza eterna? Certo, voi lo sentite. E allora il ringraziamento al Signore per mezzo di Maria: « Magnificat anima mea Mariam ». Cosa si tratta di fare? Far bene il Noviziato, vivere bene la Professione: ecco tutto. Siccome voi volete anche l'apostolato, perché non vi contentate di salvare voi stesse, ma volete tante compagne, tante anime con voi in Paradiso, ecco fate tanto apostolato. Portare Gesù al mondo. Voi dovete essere come il sale in mezzo a questo mondo tanto guasto, a questo mondo che ha tanto bisogno di voi. Allora l'apostolato, le anime! Prima l'apostolato vocazionario, secondo l'apostolato parrocchiale, terzo l'apostolato della vita interiore, che può anche essere messo per primo, quarto il buon esempio, quinto l'apostolato della sofferenza, sesto l'apostolato della preghiera, e poi tutti i vostri apostolati. Una cosa però è qui da stabilire ed è questa: l’amore all’istituto di Maria SS. Annunziata. Amarlo come se fosse la vostra nave che va in Paradiso, la vostra nave che attraversa il mare burrascoso del mondo mentre voi ci siete dentro, e che è diretta al cielo. Allora amare questa nave che il Signore Gesù vi ha offerto e in cui siete entrate; amare la nave che vi porta al porto eterno della felicità, al Paradiso. Adesso vi do anche un incarico che voi accetterete

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volentieri. La donna è aiuto all'uomo. « Facciamo un essere, una creatura simile a lui », disse il Signore dopo aver creato Adamo e dopo aver visto che era solo. La donna è un aiuto, "in adiutorium" all'uomo. Questo si può attuare nel matrimonio; ma vi è un amore molto più alto. L'uomo può dimenticare un po' la terra, ma l'aiuto della donna all’uomo è specialmente aiuto spirituale. Procurateci dei Gabrielini per L’istituto san Gabriele, procurateci dei sacerdoti per L’istituto "Gesù Sacerdote". La donna aiuto dell'uomo! L'uomo aiuto alla donna per altre cose; per esempio, il sacerdote aiuta voi predicando, confessando, dandovi Gesù nell'Eucarestia. Ma voi dovete dare aiuto al sacerdote stesso, lavorando, pregando per l'incremento dell’istituto "Gesù Sacerdote". Se volete, vi raccomando anche le vocazioni adulte, e cioè giovani che non hanno ancora potuto avviarsi al sacerdozio e magari hanno già raggiunto i 20, 24, 25 anni, e si trovano lontani dal sacerdozio perché hanno da terminare gli studi; ma il loro spirito è già vicino al sacerdozio perché vuole quello. Se nelle vostre conoscenze potete scoprire una vocazione adulta al sacerdozio, notificatecelo. Le relazioni poi le cureremo noi per conoscere se si tratta davvero di una vocazione. Inoltre, quando si vedono giovani già un po' avanti negli anni, che hanno già deciso la loro vita, si sono già formati una vita in qualche maniera, o stanno formandosela, se il Signore li ispirasse di consacrarsi a Lui, ecco c'è L’istituto san Gabriele. Orientateli. Tra le Annunziatine e i Gabrielini vi è un'intima connessione, perché san Gabriele porta l'annuncio a Maria e l'Annunziata riceve il saluto e crede alle parole che le vengono dette dall'Arcangelo. Ecco, vi è come un'unione. Cominciò allora l'opera di santificazione dell'umanità, l'opera della redenzione: Gabriele- Maria. Poi ci sono i sacerdoti che formano il nostro terzo Istituto Secolare che si propone di portare a maggior santità il sacerdote e a uno sviluppo sempre più ampio e più profondo dell'apostolato. Quante anime saranno meglio

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dirette spiritualmente allora! Quante anime potranno predicare con più calore la parola di Dio! Quante anime potranno ricevere più frequentemente la comunione, assistere più frequentemente alla Messa! Se voi li aiutate, avete il merito anche delle loro preghiere, del bene che fanno, e specialmente voi potete suffragarli dopo la morte. E queste anime sacerdotali, dall'altra vita potranno pensare a noi, pregare per noi. Allora tutti in Paradiso a cantare il Magnificat con la Madonna! Pensatela la Madonna assunta in cielo, là dove ella, circondata da tutto il Paradiso (Santi, Martiri, Confessori, Vergini, tutti i Cherubini, Serafini, eccetera), là in quel coro immenso, innanzi alla SS. Trinità, a Gesù benedetto, intona il « Magnificat anima mea Dominum », e tutto il Paradiso la segue. E adesso voi lo cantate e Gesù vi benedirà. Meditazioni per consacrate secolari 39. I Misteri del Rosario

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I MISTERI DEL ROSARIO

Avete fatto il vostro ritiro e questo è una garanzia di passare santamente il mese prossimo. È il mezzo perché il mese prossimo sia un mese benedetto da Dio, vi renda tanto contente, possiate fare un progresso. A chi affiderete i propositi questa volta? Al Rosario. Tutte avete la corona e siete abituate a recitarlo. Ecco: molti Rosari e buoni Rosari. Il primo ottobre iniziarlo subito con Rosari detti un po' più lentamente, riflettendo sui misteri. Poi, se è possibile, anziché una terza parte, arrivare a dirne due parti, e certamente qualcuna arriverà a dire il Rosario intero, cioè tre parti. Il Rosario è grande mezzo per essere consolate nella vostra via, perché nella via vostra di consacrazione a Dio, vi sono sempre dei sacrifici e delle difficoltà; quindi vi costerà. Poi quasi sempre nel ritiro mensile si costata, almeno da parte delle anime che sono di vita interiore, la difficoltà che c'è nel farsi santi, e tuttavia c'è la buona volontà. « Ma ho fatto il tal proposito... ». Sapete qual è la tentazione del diavolo? Quella contro il proposito. Una volta che una promette di essere più paziente, avrà mille occasioni perché la pazienza scappi. E così il diavolo tenta proprio contro quello che uno vorrebbe fare meglio. Per questo la Sacra Scrittura dice: « Prepara l'anima tua alla prova » (Eccl 2,1). Ognuna ha delle inclinazioni a un genere più vivo di passioni, perché tutti hanno qualche difficoltà; ma con i rosari tutto si supera. Quando una persona dice: « Ma io ho molto sentimento... ». Ebbene, il sentimento è un dono

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di Dio. « Ma subisco molte tentazioni... ». Certo, però il sentimento è un dono di Dio. Su quel punto tenterà il demonio, ma è lì che si faranno i meriti migliori, tenendo a freno il sentimento dove bisogna frenarlo, e poi espanderlo in grande amore a Gesù. Voler proprio bene a Gesù, voler proprio bene alla Madonna. Ma « voler proprio bene» non sia soltanto una frase, una bella preghiera recitata, ma sia proprio il dono totale al Signore. Il Rosario è il grande mezzo per vincere le difficoltà, per mettere in pratica i propositi. Vi sono i cinque misteri gaudiosi. Che cosa s'impara specialmente dai misteri gaudiosi? Essi ci presentano: l’annunciazione a Maria; la visita di Maria a santa Elisabetta; la nascita di Gesù a Betlemme; la presentazione del Bambino al Tempio; Gesù al Tempio a dodici anni, smarrito da Maria e da Giuseppe. Che cosa si chiede? Come grazia generale: amore alla vita comune, alla vita privata, alle virtù nascoste, che sono sempre la carità, l’umiltà, la pazienza; e si chiede la santificazione degli atti comuni. Santificare anche la ricreazione, santificare anche il riposo, santificare anche il vitto, santificare tutta la giornata. Gesù è stato fino a trent'anni in vita privata; e in quella casa si esercitavano le più belle virtù, le virtù domestiche, che vuol dire virtù della casa, virtù private. Secondo: i misteri dolorosi. Che cosa c'insegnano? La pazienza. Gesù che suda sangue nel Getsemani; Gesù che è flagellato a sangue; Gesù che è coronato di spine, Gesù che è condannato a morte e porta la croce al calvario, Gesù che viene crocifisso e dopo tre ore di agonia muore. Per ché allora non amare tanto questo Gesù che ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi? Amarlo, amarlo tanto. L'anima che si è consacrata a Dio deve accompagnare Gesù fino al Calvario. Occorre fare penitenze grosse? No, ma piccole virtù, piccoli atti di pazienza; e poi sopportare le difficoltà che si frappongono nel nostro cammino, sopportare noi stessi, che è più difficile che sopportare gli altri, accettare i mali fisici se ve ne sono. In sostanza domandare

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la pazienza e la grazia di offrire la nostra vita per le anime. Vi sono molte persone che desiderano offrirsi vittime. Però è meglio non pensare alle cose straordinarie, ma alle piccole sofferenze, alle piccole fatiche che si hanno da fare, ai piccoli sacrifici, a rinnegare noi stessi. « Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso e prenda la sua croce» (Mt 16,24). Quindi si chiede specialmente la pazienza, in questi cinque misteri dolorosi. I cinque misteri gloriosi che cosa ci presentano? Gesù risorto; Gesù che sale al cielo; Gesù che manda lo Spirito Santo agli Apostoli e a Maria; Maria che lascia la terra ed è assunta in cielo; Maria che è incoronata regina del cielo e della terra. Chiedere la grazia di distaccare il nostro cuore da tante cosette e camminare avanti verso il Paradiso; chiedere la grazia di arrivare in Paradiso. Noi, nella San Paolo, recitiamo tutte le sere la coroncina, dicendo cinquanta volte: « Vergine Maria, madre di Gesù, fateci santi », mentre si va a letto. Dopo ogni decina si recita il Gloria Patri. Che ci facciamo santi per il Paradiso! Che ci troviamo poi beati lassù, in Paradiso! Noi veneriamo i Santi, ma essi non hanno mica fatto una strada diversa da quella che dobbiamo fare noi! Sono passati tra molte tentazioni e difficoltà e si sono fatti santi. Mirare sempre al Paradiso. Quest'oggi lavoro per il Paradiso, diciamo svegliandoci; e domani di nuovo così. Questo mese lavorerò per il Paradiso, e un altro mese di nuovo così. E il lavoro vostro non sarà inutile, come c'insegna san Paolo, perché il Signore conta tutto, e tutto premierà. Avanti, dunque con fedeltà, e sempre far scorrere la corona del Rosario. Quante cose si vincono e quante cose si fanno mediante la corona! Se siete un po' scoraggiate, ricorrete al Rosario. Alle volte nella vita sembra che tutto sia come una notte buia... Prendiamo la corona e recitiamo bene il Rosario. Prima che sia finito ci sentiremo già più illuminati, più consolati, più incoraggiati. Avanti, allora. Ecco tutto. Questo è il consiglio per

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ottobre: il gran mezzo del Rosario che ha santificato tante anime. Insegnare anche a recitare il Rosario: è un grande apostolato. Il Rosario ai piccoli, magari solo un mistero; il Rosario in famiglia: cinque misteri; e poi chi fosse consacrata a Dio, reciterà quel che potrà. Perciò nessuna lasci il Rosario nel mese di ottobre. Ma questo è già cosa che fate tutte. Quindi fiduciose in Maria. Concludere sempre: « O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria ».

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AMORE A DIO

Oggi è la festa di santa Margherita Alacoque, la confidente del Cuore di Gesù. Era una suora dell'Ordine della Visitazione, fondato da san Francesco di Sales. Il santo ha chiamato le sue Suore "Visitandine", o della "Visitazione", a ricordo di Maria che visitò santa Elisabetta e, sollecita nel portare i suoi servizi alla parente, si fermò a visitarla finché ne ebbe bisogno. Maria portò in quella casa tanta grazia, tanta benedizione. Perciò san Francesco di Sales volle che le suore del suo Ordine fossero piene di carità, piene di amore di Dio, e piene di bontà verso gli uomini. San Francesco di Sales aveva scritto tanto tempo prima che vivesse santa Margherita Maria Alacoque, ma faceva delle riflessioni simili in qualche suo scritto. Egli scriveva che vi sono persone che sono molto colte, dottori, gente che sa disputare di cose di teologia, di ascetica, di perfezione, di Scrittura, eccetera; ma che poi nella loro vita non hanno l'amore di Dio, la semplicità, l’umiltà di spirito, la docilità della volontà e quindi non raggiungono la perfezione, la santità. Invece vi sono anime, le quali non hanno molta cultura, molto sapere, ma sanno amare il Signore: ecco tutto. Sanno vivere con semplicità, umiltà, delicatezza. Sanno specialmente concentrare le loro devozioni nella devozione principale, quella che ha dato il Signore alla Congregazione, all’istituto Paolino, cioè Gesù Ostia, specialmente nella Visita; e sanno unire il sacrificio della propria vita al sacrificio di Gesù nella Messa: « Mi offro io, piccola vittima ». Sanno amare la Madonna e confidare in Lei e sanno considerare san Paolo il primo degli Apostoli, quanto a lavoro, non quanto ad

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autorità, quanto a sofferenza, quanto ad amore a Gesù, quanto ad apostolato, quanto ad amore per gli uomini. Ringraziare il Signore che ci ha dato le devozioni principali e che tutta la vostra pietà è incentrata in queste devozioni. Il Signore vi ha dato le cose più belle. Santa Margherita Maria Alacoque prese il nome di Maria per la devozione alla Madonna, il nome di Margherita perché voleva essere la margherita di Gesù, e si fece suora della Visitazione. Non fece molti studi, però sapeva molto bene il catechismo, conosceva bene le verità principali. Soprattutto sapeva amare il Signore e come devozione principale aveva l'Eucarestia. Gesù si rivelò parecchie volte alla Santa, e in una delle rivelazioni principali, quando si mostrò col costato aperto, le fece vedere il suo Cuore e le disse: « Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, ma che non riceve altro che ingratitudini». Allora chiese alla Santa di ottenere che si celebrasse un giorno la festa ad onore del suo Cuore, che si facessero comunioni riparatrici e si pregasse per i peccatori. La Santa si impegnò ad ottenere tutto questo un poco per volta. Fu poco compresa da principio, ma poi la devozione al Cuore di Gesù, approvata dalla Chiesa, si estese a tutta la cristianità e fu come un fiume che dilagò un po' dappertutto. Quando Gesù si manifestò a qualche persona, quando Maria volle cercarsi qualche confidente, Maria e Gesù si manifestarono sempre ad anime semplici amanti. Non a grandi dottori della legge, non a sapienti. « Ti ringrazio, Padre--disse Gesù--che hai nascosto queste cose ai sapienti e ai prudenti del secolo e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Agli umili si manifesta Gesù, agli amanti si manifesta Gesù. Voi non pretendete da Gesù che vi compaia, ma pretendete da Gesù di ottenere queste grazie: l’amore, l’umiltà. E allora, anche se non appare esteriormente, Gesù parla al cuore, parla allo spirito, dopo la comunione, nella meditazione, nei ritiri e nei corsi degli esercizi spirituali. Perché

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siete qui? Perché Gesù ha già parlato molte volte al vostro cuore con ispirazioni. Non avete mica inventato la vostra pietà: è il Signore che ve l'ha data. È una grazia grande. Così pure questo desiderio che avete di far sacrifici per Gesù. Agire come quella persona che voleva fare tanti piaceri a Gesù, tutti quelli che le domandava, pur di compiacerlo. Farsi amanti. Questo amore poi è caratterizzato dalle virtù che lo accompagnano. È amore che porta al sacrificio. Piccoli sacrifici, ma continui, adatti per le vostre forze; osservanza degli orari, saper tacere quando è tempo, saper parlare quando è tempo, saper occupare il tempo, saper unirsi bene a Gesù quando si va in chiesa a pregare, saper ricordare Gesù nel corso della giornata. Se si ama una persona, la si ricorda; se si ama Gesù ci si ricorda di lui durante la giornata, e qualche piccola parola gliela si dice. Scambiare qualche parola con l'amato, con quell'amore che Gesù desidera da noi. « I1 mio diletto, il mio Gesù, è unito a me e io lo amo » (Cant 2,16). Lo potete dire? Potete dire che amate questo Gesù come sommo bene ed eterna felicità? Sono innumerevoli le grazie che avete ricevuto. E Gesù sempre bussa al cuore perché vuole entrarci, prenderlo tutto, occuparlo tutto. Anime amanti: sono le più grandi davanti a Dio, anche se sono umili, anche se vestono dimessamente, anche se nessuno le tiene in conto, anche se non si distinguono per sapere e abilità, ma sanno amare più che chiacchierare. Queste anime amano tanto la Messa e si uniscono a Gesù come piccole vittime. Chi è consacrato a Dio, è una vittima se vive la sua vita religiosa, la vita di consacrazione. Amare il Signore! Quando è che lo si ama e quando è che non lo si ama? Si ama il Signore quando vi è la docilità, vi è l'umiltà del cuore. « Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore » (Mt 11,29). Si ama il Signore quando si vuol bene alle persone indistintamente, non per simpatia, ma si vuol bene a tutti, e si vuol bene alle anime e non ai corpi; anche ai corpi, sì, ma quando sono

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corpi infermi, corpi che hanno dei bisogni. Quando si vive di Gesù, nel cuore lo si sente, lo si vuole assecondare, e si cede il comando: « Non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu ». E noi vogliamo fare sempre come vogliamo? Vogliamo prendere le nostre decisioni, vogliamo riuscire in questo ed in quello, fare la nostra volontà? No, diamo la nostra volontà a Gesù, la guidi lui: ecco la docilità e il segno d'amore. Poi l'apostolato, perché amando i fratelli si ama Gesù, si fa piacere a Lui. Si ama Gesù quando si aiuta una persona, quando si aiuta un'anima specialmente, quando si fa l'apostolato, quando si porta la verità agli uomini, la verità che salva. Sì, anime quindi che sono tutte e sempre abbandonate in lui, sempre desiderose di crescere nel suo amore, non nelle cose esteriori, ma nelle cose interiori, nello spirito. « Dilectus meus mihi, et ego illi »: il diletto, il mio amore è con me ed io con lui, come dice la Scrittura (Cant 2,16). Quante e quali sono invece le persone il cui cuore non è ancora pieno di Gesù? Sono le persone superbe. Sono i sette vizi capitali che, in sostanza, allontanano da Gesù: la superbia, l’attaccamento a qualche persona, l’invidia, il rancore, l’ira, un po' di tendenze sessuali la pigrizia, la golosità, lo spirito di comodità, la mondanità. Le anime amanti invece aspirano all'amore e svuotano sempre più il cuore di cose che Gesù non vuole, non ama. Nel mondo c'è tanto male, ma ci sono sempre più anime che si consacrano a Dio. In Italia, dove posso seguire e conoscere di più, quanto stanno aumentando le persone che si consacrano a Dio! Il numero delle anime che si consacrano a Dio è sempre più alto. E sono le anime che tengono su il mondo, unite al sacrificio che fa Gesù di se stesso al Padre nella Messa. « E mi offro io, piccola vittima, con te, a gloria di Dio e per il bene e per la salvezza delle anime ». Ecco le anime amanti che cercano quello che vuole il Signore. Anime che amano il Signore e lo amano in eterno con l'accettazione della morte in mezzo al sacrificio

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e all'amore. Quell'amore rende felice in eterno l'anima che ha amato il Signore. Chiedere sempre questa grazia: di amare sempre più il Signore: a Mio Dio, fate che io vi ami sempre più ». Anime amanti. Chiedere in ogni Messa, in ogni Visita e in ogni comunione, l’amore sempre più intenso e sempre più vivo. Non è la moltitudine delle cose che si fanno che conta, ma l'amore con cui si accompagnano le cose che si fanno. Con l'amore c'è allora il merito e quindi il premio sarà più grande. Pregare: « Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più ». Coraggio, dunque! Accendere il cuore. « Signore, accendi col fuoco del tuo amore i nostri cuori! ».

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L'ANNUNCIAZIONE

È bella questa giornata; sia una giornata tutta fervorosa, tutta santa, in letizia; di quella letizia che viene dall'intimo, cioè quando vi è la comunicazione stabile tra le anime e Gesù. Viene dall'intimo. Vedete quale privilegio per i Gabrielini e le Annunziatine. Tre volte al giorno si ricorda, con l'Angelus, Maria, la quale riceve l'annunzio dell'Incarnazione e acconsente. È la giornata più bella dell’umanità: deve essere anche bella per voi. La giornata più utile per l'umanità, quando il Figlio di Dio si fece uomo, assunse l'umana natura. E allora non vi è altro modo più facile che ricordare quella che è la grazia della vocazione alle Annunziatine. Tre volte al giorno. Avete fatto una preparazione con un triduo di predicazione e certamente avete ricavato un buon frutto, un frutto stabile. Le grazie all'umanità, la salvezza all'umanità cominciano proprio là, nella casetta di Nazaret; una casetta umile dove viveva una fanciulla, la quale fino allora aveva solo atteso alla sua santità personale. E da quel momento, « Verbum caro factum est », ella entra in una santificazione più alta, in una missione tutta particolare. La sua vita è particolarmente legata a Dio, legata alla missione del Figlio di Dio incarnato in lei. Una via che è stata sempre bella, ma da quel momento questa via, che pure è in continuazione, sale più in alto, in maggior salita, maggior santità, verso una maggior perfezione; più elevata verso una missione tutta particolare, tutta straordinaria, che non avrà mai più l'umanità. Ecco, appare san Gabriele, l'Arcangelo dell'Incarnazione che già era apparso a Daniele profeta, e già era

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apparso a Zaccaria. Com'è l'atteggiamento? Tutto di riverenza, tutto di rispetto verso quella fanciulla. E con grande umiltà, che è verità e dolcezza, la saluta. Ma non osa, al primo apparire, pronunciare il suo nome. Dante dice: « Parea Gabriel che dicesse ave », tanto era un saluto umile, fiducioso, rispettoso, a colei che era predestinata ad essere regina degli Angeli. « Ave gratia plena, Dominus tecum»: Sii benedetta, piena di grazia, il Signore è con te. Ecco, ricordiamo sempre che se i nostri Rosari e i nostri Angelus vengono presentati a Maria per mezzo dell'Arcangelo, saranno più accetti, perché Maria ha un amore, una riconoscenza particolare all'Arcangelo Gabriele per l'annunzio che egli le aveva portato: la grande missione, la grande maternità. Quindi le nostre preghiere presentate a Maria dall'Arcangelo saranno accolte con maggior tenerezza, quindi più facilmente esaudite. D'altra parte è sempre molto bene ricordare al principio del Rosario la scena dell'Annunciazione. Il Rosario comincia appunto col mistero dell'Arcangelo Gabriele che appare a Maria: l’Annunciazione. Tutto il Rosario sarà poi più accetto a Maria e sarà anche più facile recitarlo con raccoglimento, con devozione. Poi l'Arcangelo le comunica la sua missione, e cioè che ella non doveva temere, ma che era stata eletta a diventare la madre del Figlio di Dio. Le dà questo grande annuncio, da cui ha origine la grande dignità di Maria. Tutti i privilegi che ha Maria procedono da quel privilegio che è la divina maternità: Madre di Dio. Se Ella fu concepita immacolata e se ella poi sarà assunta in cielo, questo è appunto per l'onore e per il privilegio grande della divina maternità. Gli altri privilegi sono in funzione della divina maternità. Grande fiducia. Nella prima parte dell'Ave Maria è scolpita, diciamo così, la missione dell'Arcangelo. Nella seconda parte la missione di Maria: « Santa Maria, Madre di Dio ». Suppone già avvenuta l'incarnazione. « Prega per noi adesso, nella nostra vita, e prega per noi nel

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momento della morte nostra ». Ecco, onorare questo grande privilegio. Tutta la potenza di Maria presso Dio dipende appunto dal fatto che è Madre di Dio. Perciò la nostra preghiera sia umile da una parte, ma anche piena di fiducia. In terzo luogo Maria acconsente: « Ecco l'ancella del Signore, sia fatto di me come mi hai detto ». Maria si dichiara serva di Dio. Non poteva chiamarsi peccatrice, perché ella non aveva né peccato originale, né peccati attuali; ma si umilia quanto poteva umiliarsi. Serva di Dio, sì. Che cosa vuol dire essere serva di Dio? Vuol dire essere a servizio di Dio, di questo padrone e padre che è il Signore, il padre nostro che è nei cieli. Vuol dire fare la sua volontà. E chi compirà la sua volontà sarà un servo fedele. Quando poi si presenterà al tribunale di Dio, ascolterà le parole: « Servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore ». Servo di Dio. Serviamo Dio chi in uno stato chi in un altro; ma siamo tutti servi di Dio. Facciamo in modo da meritare l'elogio: « Servo buono e fedele ». Buono vuol dire che ascolta; fedele, che ascolta sempre, per tutta la vita. Non una cosa che ci piace e l'altra no; ma tutto quello che piace al Signore. E il proposito è sempre: servi di Dio. Siamo servi inutili. « Quod debuimus facere, fecimus »: abbiamo fatto il nostro dovere (Lc 17,10). Servi buoni, docili; tutta, solo e perfettamente la sua volontà; tutta, non una parte, non tardare, non oggi sì e domani no. Tutta la volontà di Dio: quando parliamo e quando operiamo, quando si è soli e quando si è alla presenza di altri, quando si è in apostolato e quando si è in chiesa; servi di Dio sempre. Non vergognarsi di servire anche gli uomini. Ci sono persone che sono diligenti e premurose a servire, e tanto più diligenti e premurose a servire Dio. Donarsi tutti, senza capricci in mezzo, non tirare fino a un certo punto e poi basta, non mescolare un po' di gloria di Dio con la nostra volontà, cioè con i nostri capricci, assecondando la nostra umanità. Da bambine avete fatto la volontà di Dio, ora continuate umilmente a fare la volontà di Dio; anche se il

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tempo cambia, cioè un giorno è tutto splendido, illuminato da un bel sole, e un altro è nuvolo, nuvolo nella testa. Quante volte abbiamo le nuvole nella testa- e qualche volta piove e grandina anche! Qualche volta possiamo anche ricevere dei torti, essere insultati, magari calunniati: le tempeste. Verranno anche le malattie, le prove intime; ma sempre fare la volontà di Dio, e andare avanti con fervore. La stessa opera può guadagnare cinque di merito e può guadagnare dieci, a seconda dell'amore che c'è nei nostri cuori. Questo amore che cosa vuol dire? Una sensibilità? Qualche volta sarà anche accompagnato dalla nostra sensibilità; ma ciò che conta è la retta intenzione, l'amore puro, solo per Dio. Inoltre compiere bene, come servi buoni, quello che dobbiamo fare. Una serva che si comporta male, grossolanamente, con la sua padrona, fa un servizio poco gradito, sopportato magari. E se noi servissimo il Signore grossolanamente, senza le delicatezze, le finezze di un amore puro, santo, come sarebbe il nostro servizio? Servizio quindi umile, delicato, garbato verso Gesù, verso Maria. Voi siete diligenti nel togliere la polvere dai banchi in chiesa; siate delicate anche nel togliere ogni polvere dal cuore, purificandovi sempre più. Compiere un servizio veramente filiale. Ricordarsi che le Annunziatine hanno da riparare i peccati di ateismo, che è il peccato moderno, come si dice. Quando si nega Dio, si nega la Madre di Dio di conseguenza, perché se non c'è Dio non ci può essere la Madre di Dio. Quindi viene anche riparato indirettamente il peccato contro la Madre di Dio, ma che finisce sempre in Dio. Ogni peccato va contro Dio. « Padre nostro che sei nei cieli »; « Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore e Signore del cielo e della terra »; « Vi adoro, mio Dio, e vi amo, perché mi avete creato e conservato », e mi avete chiamato, con una vocazione particolare, al vostro servizio per riparare i peccati e domandare la conversione per gli atei. Che la luce di Dio penetri in tutte le anime. E

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allora, questa è la vita eterna: conoscere il Padre e conoscere il Figlio: « Ut cognoscant te solum Deum verum et quem misisti Iesum Christum » (Gv 17,3). E se si va a Maria, si conoscerà anche il Figlio suo e si conoscerà il Padre celeste. Avere sempre questa intenzione di riparare il peccato di ateismo e di riparare l'offesa che si fa anche alla Madre di Dio. Che la preghiera dell'Angelus ripetuta tre volte al giorno, sia di riparazione e il primo mistero gaudioso ben recitato servirà anche per questo. Poi ci sono riparazioni varie: riparazione di preghiera, la riparazione con la vita, e la riparazione con l'apostolato. Avete cantato la lode: « Com'è bello questo dì ». Sarà bello, lieto e fruttuoso, nella misura in cui sarà santo. Avete cominciato bene, e tutta la giornata sarà illuminata dal sole divino, anche se il sole facesse il broncio e non volesse farsi vedere. C'è il sole divino, Gesù. Abbiamo come due luminari: il sole, Dio; e Maria, figurata dalla luna. Maria illumina specialmente nelle notti dell'anima. Bello è il titolo « Annunziatine », perché ricorda il gran giorno, il miglior giorno dell'umanità, di tutta la storia umana: il giorno dell'Annunciazione.

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RIPARAZIONE

Una delle preghiere migliori è quella di offrire al Signore una degna riparazione dei peccati nostri e dei peccati di tutti gli uomini. Gesù ha scontato i peccati per noi tutti particolarmente nella sua passione e nella sua morte. Chi consolò di più Gesù durante le sue sofferenze, durante la sua passione? Chi riparò in qualche maniera i suoi disgusti, le offese fatte a lui durante la passione? La prima riparatrice è stata Maria, la quale, conoscendo le profezie, sapeva che cosa sarebbe stato un giorno del suo Figlio, come sarebbe stato condannato a morte, e alla morte umiliante. Al venerdì mattina, il venerdì della settimana santa, Maria era a Gerusalemme; sapeva che quella mattina si svolgeva il giudizio; sapeva che il popolo gridava il "crucifigatur"; e infine seppe che Gesù era stato condannato da Pilato alla morte di croce. Allora si affrettò, e per mezzo di qualche scorciatoia raggiunse il figlio, che, accompagnato dai soldati, caricato della croce, veniva condotto sul luogo del martirio, sul Calvario. Si incontrò con Gesù; si diedero uno sguardo vicendevole, uno lesse negli occhi dell'altra i pensieri, i sentimenti intimi, le pene, le sofferenze. I cuori di Gesù e di Maria erano perfettamente uniti nelle stesse intenzioni e nelle stesse pene. Ed ecco che Maria segue il Figlio suo Gesù che porta la croce e lo vede cadere sotto il peso di essa. Sente le urla dei nemici, i quali facevano festa per la condanna e aspettavano il momento di vederlo confitto in croce ed esposto alla vista di tutti. Ogni grido contro Gesù risuonava nel cuore di Maria. Gesù, arrivato al Calvario, fu spogliato dei suoi abiti,

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abbeverato di fiele e di mirra, crocifisso. I colpi dei martelli che facevano penetrare i chiodi nelle mani e nei piedi erano come tanti colpi nel cuore di Maria. Che pena per la madre! E quale madre! E quale Figlio! Ecco allora che il Figlio di Dio incarnato, crocifisso, viene elevato alla vista di tutti. Maria assiste per tre ore alla penosissima agonia del Salvatore; ne vede il sangue, le gocce di sangue che percorrevano il suo corpo e cadevano per terra. Non poteva avvicinarsi, ma ella offriva le sue pene e quelle del Figlio al Padre celeste per salvare l'umanità, per tutti noi. Così moriva Gesù in croce. Ma la consolazione più grande fu quella di poter dare uno sguardo di tanto in tanto a Maria. Maria alla fine poté appressarsi alla croce, e con lei si avvicinò Giovanni. Maria ascoltò le ultime parole del Figlio: « Donna, ecco tuo figlio », e con lo sguardo indicava Giovanni; poi rivolto a Giovanni: « Giovanni, ecco tua madre », e indicava con lo sguardo Maria. Poi abbassò il capo: « Nelle tue mani, Signore, rimetto il mio spirito ». E spirò (Gv 19,26 e ss.). Una madre che assiste il figlio morente, che ne sente tutte le pene, si può dire che prova più dolori che non il figlio stesso che sta per morire. La Vergine è quindi la prima riparatrice. La seconda riparatrice è stata invece la Veronica. Era una delle donne del gruppo che seguivano Gesù, e quando ella poté essere un po' più vicina a Gesù che portava la croce, ne vide il volto imbrattato di sputi e di sudore. Allora con coraggio prese un lino e andò ad asciugare, a ripulire il volto del Salvatore. E Gesù in premio le lasciò effigiato nel lino il suo volto. Riparare, come ho detto, con le preghiere, e particolarmente con la confessione, con l'esame di coscienza e con la Via Crucis. Ma vi sono altri modi di riparare i peccati. Uno dei modi più importanti e anche il più perfetto è questo: la vita di consacrazione a Dio. È tutta la vita che viene a riparare specialmente i peccati più gravi. Perché se una

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figliola si consacra a Dio e vive nella sua obbedienza, ripara i peccati di superbia, di orgoglio, le disobbedienze le testardaggini e tutto quello che avviene contro il volere di Dio. Chi fa i voti si obbliga a obbedire e, con la vita di obbedienza, ripara l'orgoglio umano. I peccati degli uomini hanno tre sorgenti, come dice la Scrittura: la prima, la passione della impurità, la seconda, l’avarizia, e terza, la superbia. Chi osserva i tre voti compie con la sua vita la riparazione. Vivendo la purezza, si riparano tutti i disordini dell'umanità riguardo al senso, alla carne e questi sono i peccati più numerosi. Ma con la vita di castità si riparano le offese che vengono fatte a Gesù. Gesù scontò le disonestà per mezzo della flagellazione. Il suo corpo fu ridotto in uno stato compassionevole: « Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi e hanno contato tutte le mie ossa ». Quanti flagelli adoperati con estrema violenza sul corpo adorabile del Salvatore! La seconda concupiscenza dell'uomo è l'avarizia che porta a rubare, a ingannare. Quando un'anima pensa poco a Dio, al Paradiso, anzi non vi pensa per niente, ma pensa soltanto ad accumulare denaro, allora il voto di povertà serve, corrisponde e vale per riparazione dei peccati di avarizia. Peccato di avarizia fu quello di Giuda, il quale vendette il Salvatore per trenta denari. La concupiscenza degli occhi è concupiscenza che si chiama avarizia. Con l'obbedienza invece si riparano i peccati di disobbedienza, di orgoglio, di testardaggine. E questa riparazione offerta al Signore è la principale, perché è la vita di riparazione. Quindi voi riparate i peccati tutti, di ogni sorta, di ogni specie, ma specialmente quelli che sono contro Dio stesso, cioè i peccati di ateismo, quando si nega Dio. Ultimo mezzo di riparazione--ce ne sono altri, particolarmente le penitenze che possiamo imporci--ma l'ultimo mezzo che adesso vi ricordo, è l'apostolato. Vi sono peccati che derivano dalla stampa cattiva, dalle pellicole cinematografiche, dalle trasmissioni di radio e televisione

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cattive, dalle figure e dalle pitture, dai dischi e dagli altri mezzi che servono a comunicare il pensiero. Voi che lavorate nell'apostolato della stampa, riparate i peccati, i disordini della stampa cattiva. I1 vostro apostolato serve di riparazione. Ecco quanto è importante quando si oppone ad una stampa cattiva un libro buono, ad una pellicola cattiva una pellicola buona. Allora con questo non solo si fa un atto interno di riparazione, ma il lavoro, l’impegno della giornata viene proprio ad essere una riparazione e una riparazione efficace. Chiediamo al Signore la grazia di avere un cuore compassionevole. Dice la preghiera: « Mentre io, con tutto 1' amore e con tutta la compassione, considero i vostri dolori, o Gesù, i vostri dolori o Maria. E anch'io ho avuto la mia parte, ma me ne pento, me ne dolgo e poi intendo anche consolarvi per tutte le pene che vi sono date nel mondo intero ». Chi può dire l'enorme quantità di peccati che si commettono da questi uomini! Sono quasi tre miliardi che hanno ancora il culto alle false divinità; ancora c'è un miliardo e settecento milioni di uomini che sono pagani; poi ci sono i bestemmiatori, quelli che trasgrediscono i voti, quelli che disobbediscono a tutte le autorità, quelli che commettono azioni cattive, quelli che si ribellano all'autorità. Quanti furti, inganni, danni si recano! Perciò riparazione. E in modo particolare durante la Quaresima. La Quaresima è tempo di mortificazione, di penitenza. Riparare i peccati commessi.

 

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I VOTI

Il postulato è la domanda di entrare nell’istituto. Lo sviluppo e la stabilità dell’istituto dipendono molto dall’accurata scelta e dall'ammissione dei candidati, fatta con ponderatezza e con prudenza. I1 postulato dura almeno sei mesi, ma può essere abbreviato o prolungato dal superiore generale della Pia Società San Paolo. Dopo il postulato vi è il noviziato, che dura due anni e può essere prolungato dal superiore generale. Durante il noviziato si seguono le norme che ci sono e si fanno le pratiche di pietà. Per ogni giorno: la santa Messa e la Comunione, possibilmente. Non potendo, si supplisce con la comunione spirituale. La meditazione sia possibilmente di mezz'ora; le preghiere del mattino e della sera; la visita eucaristica e lo studio della religione. Per ogni settimana la confessione sacramentale, lo studio del presente Statuto, poi ogni mese il ritiro spirituale, che si può fare in casa propria, o si può fare nelle case dove è possibile raccogliersi. Le novizie ritenute idonee alla fine del noviziato saranno ammesse alla Professione temporanea dei voti. Prima però di emettere i voti, le novizie che avessero un patrimonio proprio, distinto, dovranno intendersi per queste cose con chi guida il corso di esercizi. I voti dei membri dell’istituto sono voti riconosciuti dalla Chiesa con gli effetti giuridici contenuti nello Statuto. Obbligano in coscienza sotto pena di peccato, secondo la gravità o meno della materia. La dispensa dai voti, sia temporanei che perpetui, è riservata al superiore generale della Pia Società San Paolo. Per i voti temporanei si è

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liberi di rinnovarli, oppure di non rinnovarli dopo che saranno scaduti. Il voto di povertà. Col voto di povertà ogni membro rinuncia alla facoltà di usare e disporre liberamente di qualunque cosa temporale stimata in denaro. Non potrà quindi legittimamente, senza il permesso del legittimo superiore, disporre, vendere, cambiare, comprare, imprestare, accettare qualunque cosa di valore economico. Ma è facile. In vista delle molteplici spese comuni e delle opere di apostolato dell’istituto ogni membro concorrerà con libere offerte. Come regolarci per la povertà? All'inizio di ogni anno si fa approvare il conto preventivo delle spese da fare, poi si presenterà il conto consuntivo alla fine dell'anno. Chiedere infine il permesso ai superiori quando ci fossero delle cose veramente straordinarie da stabilire. Riferire poi sullo stato economico personale. Però lo spirito di povertà si vive quando ognuno di noi imita la povertà della casa di Nazaret, come vivevano Gesù, Maria e Giuseppe. Cercare d'imitare la loro vita. Del resto le Annunziatine, come i Gabrielini, devono vestire decorosamente, e anche decoroso deve essere il loro alloggio, la loro casa, in maniera da non apparire gente infelice, oppure strana. Seguire l'andamento e il modo di vivere attuale della donna comune. Regolarsi in modo che non ci sia una moda non buona, oppure che si appaia come persone strane che non sappiano vivere in società. Non devono comportarsi in maniera da essere indicate a dito: quella è una persona che ha i voti. No; gli altri non devono accorgersi, in un certo senso, che la persona è una consacrata e che ha fatto dei voti particolari. Comportarsi come le persone comuni, secondo il proprio stato. Perché altro è lo stato di una operaia che vestirà come una operaia ordinaria; e altro sarà invece lo stato di una che occupa un impiego, eccetera, e che dovrà essere come le persone di quel grado. I1 voto di obbedienza. Ogni membro ha il merito del

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voto ogni volta che obbedisce. Manca al voto quando disobbedisce al suo legittimo superiore in quelle cose che gli vengono comandate esplicitamente in forza del voto. Questo comando però è difficile che venga dato. Tuttavia c'è la virtù dell'obbedienza. E tra le cose che ora sono più necessarie c'è appunto la virtù dell'obbedienza, la virtù della docilità. Il voto di obbedienza comprende anche la povertà e la castità. Quindi all'obbedienza dare la maggior importanza. Sappiamo che ogni peccato è una disobbedienza a Dio e ogni atto buono è una obbedienza a Dio. Dare a Dio la libertà nostra con il voto di obbedienza è fare il massimo ossequio al Signore. E il « subditus illis »: Gesù soggetto a Maria e a Giuseppe. Non le cose straordinarie, ma le cose ordinarie. A chi obbedire? A1 confessore per lo spirito; al capo fabbrica se una lavora in fabbrica; oppure, se è in ufficio, al capo ufficio; se è in famiglia, obbedire in quello che la famiglia ha ragione di comandare, perché la mamma, per esempio, avrà bisogno di comandare. Obbedire al confessore in quello che dirà riguardo alle cose spirituali. E poi ricevere le disposizioni che vengono dal centro dell' Istituto. Per tutte le spiegazioni di cui avete bisogno, che desiderate, notatevi l'indirizzo, scrivete sempre a don Gabriele Amorth. Gabriele è il suo nome, Amorth è il suo cognome, il quale abita nella Pia Società San Paolo a Roma, in via Alessandro Severo, 58. Adesso invochiamo la benedizione di Dio sopra i propositi fatti in questo giorno. Ringraziare il Signore perché in questa giornata egli vi ha parlato al cuore. Seguire i suoi insegnamenti e amarlo tanto tanto.

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DONAZIONE E APOSTOLATO

È un momento preziosissimo, il momento che segue la comunione, quando Gesù è nell'intimo del nostro essere. Allora fare le confidenze nostre a Lui; ascoltare, tendere sempre l'orecchio del cuore per udire le sue ispirazioni e per offrire a Lui i nostri cuori, i propositi di questi santi giorni. Certamente le ore migliori della giornata sono le prime del mattino. « Deus, Deus meus es: te sitit anima mea »: Signore, Signore, sei il mio Dio, il padrone del mio cuore; l'anima mia ha sete di te. Uno dei segni molto evidenti è quello di prevenire al mattino la propria giornata; e cioè alzarsi presto al mattino, coricarsi presto alla sera per riposare quanto è necessario, ma alzarsi presto al mattino per dedicare i nostri pensieri, i nostri propositi per la giornata da trascorrere. Amare il Signore con tutta la mente- ottenere questo grande amore che già avete desiderato in questi giorni. Ecco, che la mente non abbia frivolezze di pensieri; che il cuore non sia vagante nella vita, ma orientato, sia di Dio del suo Paradiso; che la volontà sia conforme a quella di Dio: sia fatta la volontà di Dio come in cielo così in terra da me; cioè: che io faccia la tua volontà, o Signore, cosi bene come la fanno gli Angeli in cielo. L'amore con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta l'anima, come ha detto Gesù. E se volete essere interamente di Gesù, sempre più di Gesù, è necessario purificare il vostro essere e orientare la vita totalmente verso Dio e non solo in generale, ma in particolare, cioè per quest'anno. Quando ritornerete agli esercizi, rivedrete se il cuore, lungo

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il corso dell'anno, è stato sempre orientato non verso l'io, cioè l'egoismo, ma verso Dio; se Dio cioè si è sostituito a noi e diviene il nostro amore. Però oltre questo amore grande verso Dio vi è il secondo comandamento: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Ciò vuol dire: fare agli altri quello che ragionevolmente vorremmo fosse fatto a noi, e non fare agli altri quello che ragionevolmente non vorremmo fosse fatto a noi. Quest' amore al prossimo può essere al minimo, cioè non offendere il prossimo né coi pensieri, né coi sentimenti d'invidia o di altro, né con le parole, né con le opere. Non fare il male è il minimo. Fare il bene è l'aspetto positivo, fare cioè l'apostolato. Quando vi è un amore verso il prossimo, si desidera fare al prossimo il bene che il Signore ha dato a noi, si desidera per tutti il Paradiso come lo speriamo per noi sinceramente, cioè la vita eterna. E come siamo stati aiutati fin da bambini per avere la grazia di Dio, così aiutare le anime. La donna è associata allo zelo sacerdotale. Il sacerdote è per le anime, la donna è associata allo zelo sacerdotale. Quello sulla donna associata allo zelo sacerdotale è stato il secondo libro che ho scritto, dopo il primo che riguardava il sacerdote. In questo ho inteso parlare delle anime consacrate a Dio, che sono associate allo zelo sacerdotale. Se in questo momento avete molta luce, posso dire anche questa parola e cioè: Maria Vergine, lo disse l'Angelo, è madre, si arrese a diventare la madre di Dio: vergine e madre delle anime. Vi sentite di arrivare a questo apostolato? E cioè conservare la purezza del cuore, la verginità nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni, nelle parole, ed essere madri di anime? La donna non perderà mai lo spirito di maternità se non è corrotta nell'intimo, sino all'infimo grado. La donna ha lo spirito materno comunque sia, anche se consacra totalmente il suo essere a Dio. Lo spirito materno con la consacrazione viene elevato. Se lascia una famiglia, è per avere una famiglia più grande di anime. questo l'apostolato della donna, essere madre di anime.

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Allora che cosa abbiamo da pensare? Pensare che se il battesimo ci ha fatti cristiani, la cresima ci fa apostoli- perché il battesimo infonde in noi la vita divina, la vita della grazia, ma la cresima ci fa soldati di Gesù Cristo. Che cosa vuol dire ciò? Vuol dire combattere il male e lavorare « sicut bonus miles Christi »: da valoroso soldato di Cristo (2 Tim 2,3). Lavorare per la salvezza delle anime, allontanare i pericoli e procurare i mezzi perché le anime si salvino. Abbiate una maternità grande. Mirare un po' a tutti gli apostolati; non la sterilità per cui si ha una pietà egoistica, ristretta, una pietà che poi in fondo è monca, perché allora la persona diviene anche acida. Ma quando l'anima si consacra a Dio e si consacra per le anime, allora la vita è piena, gioiosa, anche se ci sono le lotte, anche se ci sono i disinganni, anche se, dopo tanti tentativi, non riusciamo a fare bene. D'altra parte che cosa deve essere un'Annunziatina? Deve essere come il Papa l'ha definita, cioè la donna che si consacra per le anime. Primo, che bruci di amor di Dio, come dice il primo comandamento; secondo, che voglia trasformare la propria vita in apostolato. Queste sono le due espressioni: bruciare d'amor di Dio e trasformare la propria vita, in quanto è possibile, in apostolato. Questa è la vocazione dell'Annunziatina. Allora due amori nel cuore: Dio e le anime- Dio e la sua gloria, le anime, « pax hominibus », pace agli uomini, cioè salvezza agli uomini. Parliamo un momento brevemente degli apostolati. Per l'Annunziatina sempre ci deve essere qualche apostolato. Distinguiamo: vi sono gli apostolati individuali e vi sono gli apostolati sociali. Quelli individuali tutte potete farli e ne siete capaci: apostolato della vita interiore, il primo; secondo: l'apostolato della preghiera; terzo: l'apostolato della sofferenza; quarto: l'apostolato del buon esempio; quinto: l’apostolato della parola spicciola. L'apostolato della vita interiore vuol dire purificarsi sentire e fare il lavoro interiore di emendazione e di conquista di Gesù, conquistare Gesù per tutto il nostro 22.- Meditazioni...

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essere, perché diventiamo suoi e Lui nostro essere, cioè colui che domina il nostro essere, che viene in noi come l'autista del nostro essere. Apostolato della vita interiore! Qualcuna può pensare che relazione ha questo apostolato con gli altri. Ogni anima che è santa è una calamita, attira le anime. Dove? Dove lei è; lei è con Gesù e attira le anime a Gesù. Esteriormente non si vede che opera, ma in quei momenti in cui si confessa, in quei momenti in cui lavora per se stessa, per santificarsi, per praticare le virtù, essa ha una forza di attrazione, perché quest'anima si uniforma a Gesù Cristo, il quale attira le anime. L'anima santa attira e anche se fosse sepolta in una caverna, attira ugualmente. Questo è il primo apostolato; senza di questo gli altri sono più o meno efficaci. Quando non pensiamo a farci santi prima noi, come pretenderemmo che altri facciano questo? Secondo apostolato è quello della preghiera. Quello è più facile, si capisce da tutte. Se poi una dà il nome all' organizzazione dell'apostolato della preghiera e recita la preghiera: « Cuore divino di Gesù », allora prende parte ad una organizzazione della preghiera per la salvezza delle anime. Sono circa 50 milioni gli iscritti a questa unione. Terzo: apostolato della sofferenza, quando si sa soffrire qualche cosa per le anime. Gesù Crocifisso è il libro. Quanto ha sofferto per le anime e ai piedi della croce Maria, la cui anima fu trapassata dalla spada del dolore! Maria e Gesù soffrirono per le anime. Sappiamo anche noi soffrire qualche cosa, sappiamo rinnegarci in qualche cosa? Si può arrivare fino allo stato di vittima. Altro apostolato: il buon esempio. L'esempio di una vita retta quando si compie bene il proprio dovere, quando la persona si conforma al volere di Dio e compie esattamente e continuamente il dovere del suo stato, allora 1' esempio si diffonde e si diffonde il « bonus odor Christi », il buon odore di Cristo (2Cor 2,15). Gli altri potranno anche criticare, giudicare male e ridere; ma in fondo all' anima loro resta qualche cosa. L'esempio è una predicata

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cita e tante volte va al cuore più che una predica di parole. Poi c'è l'apostolato della parola spicciola. Nel Vangelo si leggono tante volte espressioni casuali di Gesù, come suggerite dalle circostanze; però per Lui niente era casuale. Noi possiamo dire tante buone parole senza prendere l'atteggiamento di predicatori e atteggiamenti di maestri: una parola perché sopportino le pene della vita ricordando il paradiso, una parola che riguardi quel fanciullo, quella giovane, orientandoli nelle compagnie. Quando c'è il cuore pieno di Dio, vengono sulle labbra spontaneamente tante belle espressioni, e questo si chiama apostolato della parola spicciola. Vi è una lunga meditazione qui sopra in un libro di un padre gesuita che ha predicato per 55 anni esercizi spirituali e che ora è andato al premio. In secondo luogo vi sono gli apostolati sociali: apostolato familiare, apostolato parrocchiale, apostolato nella Chiesa. Nella famiglia portate sempre del bene? E se noi non amassimo in primo luogo i familiari? Anche se si lasciano, perché una vuol consacrarsi a Dio, ci si consacra perché abbiano la salvezza i genitori, i fratelli, i congiunti. Mettere la pace in famiglia, sapersi regolare bene. Vi sono persone che in famiglia sono veramente angeli di pace. Poi l'apostolato parrocchiale. Vorremmo dire anche sociale qui, ma sociale comprende un po' tutti. Nella parrocchia si può lavorare, fare il catechismo, l'Azione Cattolica, partecipare alle funzioni, al canto sacro, contribuire in quanto è possibile allo sviluppo delle opere parrocchiali. Noi abbiamo ricevuto il battesimo nella parrocchia quindi contribuiamo nelle attività della parrocchia. Poi vi è l'apostolato sociale più largo e questo, in primo luogo, nella Chiesa. Apostolato quindi diocesano, perché lo Spirito Santo « elegit episcopos regere ecclesiam Dei » cioè lo Spirito Santo ha eletto i vescovi a reggere la Chiesa, e ogni chiesa locale è in una Diocesi; quindi dare la propria collaborazione non solo al parroco, ma al Vescovo e particolarmente al Papa, cioè al Vicario di Gesù Cristo

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e, attraverso il suo Vicario, a Gesù Cristo stesso. Il che vuol dire partecipare volentieri alle iniziative della Santa Sede, che sono tante. Adesso su questo punto credo che siate già abbastanza illuminate. La vostra posizione di Annunziatine richiede che dica una parola circa la collaborazione alla Società San Paolo, alle Figlie di San Paolo, alle Pie Discepole, alle Pastorelle, alle Suore Apostoline, cioè circa la partecipazione, qualche volta, ai loro apostolati. Consideriamo l'apostolato delle edizioni che fanno la Pia Società San Paolo e le Figlie di San Paolo. Vi è chi scrive, chi traduce libri per le pubblicazioni, chi scrive articoli per il bollettino parrocchiale, oppure per qualche rivista, eccetera. Vi sono persone tra voi che hanno questo dono, che hanno ricevuto un'istruzione più ampia da poter mettere al servizio di Dio e della penna il loro intelletto, il loro ingegno, le cognizioni, il talento che il Signore ha loro dato. Spendiamo tutti i talenti; il primo è quello della mente, carità di verità: fate carità di verità. Insegnare anche catechismo, si capisce, ma anche con la penna. E vi è chi lavora con l'altra edizione, cioè la pellicola, il cinema. Oggi la pellicola insegna coll'essere un sollievo innocente, quando il film è approvato, e almeno preserva le anime dal peccato, cioè, trattiene le persone dall'andare a vedere spettacoli immorali. C'è questa tendenza cattiva del popolo, salviamo le anime dal peccato per quanto ci è possibile. Poi vi è l'apostolato delle Pie Discepole. È triplice, ma il primo è eucaristico, con le due ore quotidiane di adorazione. Vi sono tra di voi persone che hanno proposto l'adorazione eucaristica una volta al mese, una volta alla settimana, tra le persone amiche conoscenti; e mi risulta che talvolta questa iniziativa è diventata ufficiale nella parrocchia. Il secondo è il lavoro per i sacerdoti, e riguarda l'orientamento delle vocazioni, ma specialmente aiutare il sacerdote offrendo le preghiere per il ministero sacerdotale, facendo il servizio sacerdotale nell'assistenza quando il sacerdote è vecchio e infermo, e suffragando le anime dei

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sacerdoti. Poi c'è l'apostolato liturgico che riguarda la liturgia sacra e, se non si studia soltanto l'arte in generale, ma anche l'arte sacra, si può contribuire non solamente ai paramenti della chiesa, ma a tutto quello che è il complesso e l'espressione dell'arte sacra, compresa la costruzione delle chiese. Il campo è immenso perché la religione è dogma, morale e culto, e qui si è nel culto che ne costituisce la terza parte, cominciando da quel che riguarda la Messa fino a quel che riguarda il viatico e l'olio santo prima di passare all'eternità. L'apostolato delle Pastorelle è per le parrocchie. Esse vanno nelle parrocchie per aiutare il parroco nelle sue iniziative pastorali, quindi a tener bene la chiesa, a fare catechismi, ad assistere la gioventù femminile e le donne, ad avvicinare i malati, a praticare la carità verso i poveri distribuendo gli aiuti e i soccorsi, eccetera; cioè tutto quello che può contribuire al bene della parrocchia. Poi vi è l'apostolato dell’istituto Regina Apostolorum. Queste religiose hanno specialmente l’ufficio di lavorare per le vocazioni in generale. Quello che si è stabilito, cioè l'unione della preghiera, della sofferenza e della carità per le vocazioni, ha lo scopo che siano molti i chiamati e siano ben formati; poi una volta che siano diventati sacerdoti religiosi, si santifichino e salvino le anime. Questo apostolato è specialmente indicato per voi, oltre agli altri apostolati che ho ricordato prima. L'esempio è Gesù il Salvatore. « Da mihi animas et cetera tolle »: Signore toglimi pure tutto, ma salva le anime. Gesù è morto spogliato di tutto e senza aver neppure un sorso d'acqua nel supremo momento della sua agonia. Cosa sappiamo fare per le anime? Cosa ha fatto Gesù? L'altro esempio è Maria, Regina degli Apostoli. Non chiamarla solo Regina degli Apostoli, ma mettersi nell'apostolato per essere coloro i quali sono devoti veramente della Regina Apostolorum, imitando il suo apostolato. Il suo apostolato è stato per tutte le creature il primo: ha dato Gesù al mondo. Gli apostolati si riassumono tutti nel dare

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Gesù alle anime; e Gesù è il Salvatore per tutte le anime. Apostolato universale! E guardare a san Paolo, il grande apostolo, il quale ha consumato tutte le sue forze, e a conclusione della sua vita ha detto: « Cursum consummavi», e cioè ho finito il mio cammino, il corso della mia vita (2 Tim 4,7). E la sua vita era stata il correre dietro alle anime e poi, non avendo più forze, diede la vita, cioè arrivato là alle Tre Fontane, alla periferia di Roma, abbassò il capo di fronte al carnefice e così, non avendo altre forze per le anime, diede la vita per esse, per Gesù. Far un esame sopra i vari apostolati perché meglio abbiamo nel cuore i due amori: di Dio e delle anime- e perché imitiamo Maria Vergine e Madre e diveniate madri di anime. Vi sono tra di voi tante belle anime, che danno tutto per la salvezza delle anime.

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PROGREDIRE

Nella vita ci sono dei mezzi di santificazione. Quando il Padre Celeste ha creato la vostra anima ha infuso qualità e tendenze, le quali prepararono remotamente la vostra vocazione perché già il Padre Celeste vi prevedeva nella vostra strada fino al giorno in cui Egli vi riceverà in Cielo. E poi ci fu il secondo passo quando lo Spirito Santo prese possesso dell'anima vostra nel battesimo e foste battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Poi siete cresciute giorno per giorno, anno per anno e la grazia di Dio vi ha accompagnato sempre. Rivedete un poco nella vostra memoria i passi fatti, a sette anni, dieci anni, quindici anni, più avanti a venti anni e poi, ecco, la voce di Dio s'è fatta sentire. Dio vi ha invitato ad uscire dalla vita comune del cristiano, vi ha invitato a entrare in un Istituto, in una vita che è quella ora professata da un buon numero di voi e alla quale voi aspirate. Ora, che cosa è, e come si compone il curriculum della vita religiosa che state percorrendo? Primo c'è il postulato. Quale fine ha il postulato? Due fini: primo, che voi conosciate L’istituto e quello che esso vi porta di bene; secondo, che chi dirige L’istituto venga a conoscenza di voi, perché possa giudicare se L’istituto vi conviene, se volete farne parte. L’istituto osserva se tale è la volontà di Dio se potete un giorno sostenerne il peso e compiere quello che è nello Statuto. Il postulato ha quindi due fini. È necessario conoscerli e farli conoscere, perché alla fine si possa dire: puoi entrare nel noviziato. Il noviziato che fine ha, che impegni comporta? Chi

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è entrata nel noviziato ha l'impegno di esercitare le virtù di vivere la vita dell'Annunziatina fino alla pratica della povertà, castità, obbedienza, per virtù non per voto ancora. Per voto, dopo la Professione; ma nel noviziato deve essere vissuta la vita dell'Annunziatina, secondo lo spirito dell’istituto, secondo lo Statuto, e quindi, secondo l'invito del Vangelo: « Se vuoi essere perfetto »--pensaci bene-- « lascia tutto »: povertà; "vieni": castità; "seguimi": obbedienza. L'obbedienza riassume poi i primi due voti. Chi salirà in alto e diverrà la sposa di Gesù? Soprattutto chi è obbediente. « Factus oboediens usque ad mortem »: fatto obbedientissimo fino alla morte. Il Figlio di Dio si è incarnato per obbedienza al Padre; visse per trent'anni nella vita privata, obbediente a Giuseppe e a Maria; poi compì la vita del ministero pubblico in obbedienza, accettò la morte dal Getsemani e subì tutte le sofferenze finché poté dire: Ho fatto tutto quel che volevi, cioè: « Nelle tue mani raccomando il mio spirito. Consummatum est: Quello che mi hai comandato, tutto è compiuto ». Ecco, allora, il noviziato è fare già l'Annunziatina, ma per virtù. E così provate se vi sentite di fare un giorno per voto ciò che adesso, nel noviziato, fate per virtù. Poi verrà la Professione. Ed ecco che allora si farà veramente per voto ciò che prima si era fatto per virtù. Ora vi è lo Statuto che avete in mano e potete considerarlo. Vi è stato spiegato abbondantemente e sapientemente da chi ha predicato, specialmente da chi vi ha seguito in questo tempo, a cui vi siete rivolte e a cui avete mandato il resoconto, o per lettera o in altro modo. Allora riassumiamo in due parole la vita religiosa dell’Annunziatina. Ha un dovere solo e, fondamentalmente, è riassunto lì. Le parole sono molte, sì, ma sono per spiegare l'unico impegno dell'Annunziatina, come della Suora. Lì non v'è diversità fra suora che vive in vita comune e voi che siete consacrate a Dio, siete uguali nella Professione; la diversità è solo nell'abito e nella vita comune. E le difficoltà vostre da una parte sono anche più gravi. I

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meriti invece dipendono da due cose, cioè: facciamo le cose per amor di Dio, e fondiamoci sul capitale di merito che già si è raccolto dai sette anni fino al momento della Professione. Allora qual è questo unico impegno? Tendere alla perfezione, cioè santificarsi. Tutti i giorni più fede, più carità, più speranza. E in pratica come si applica? Nel vivere la povertà, la castità, l’obbedienza e nel compiere quel che dice il secondo articolo, di conseguenza, l’apostolato. Ma quando si compie il primo impegno di progredire un tantino ogni giorno, o almeno un tantino ogni settimana, ogni mese, si realizza l'impegno principale, quello di tendere alla perfezione, alla santità, e che riassume tutto. Si cresce, si è vere religiose, allora; se non si progredisce, non si è religiose, si manca al dovere fondamentale, anche se si è fatta la Professione, e si ha un abito speciale... Conformarsi alla volontà di Dio, mostrando questo con la prova, continuamente ed esattamente compiere quel precetto, quell’obbligo, che avete assunto, preso sulle vostre spalle. Progredire, altrimenti sarebbe inutile la vita religiosa, la vita di consacrazione. E tutta lì. Vi sono persone le quali si danno con animo generoso a questa vita di perfezionamento. E vi sono anche quelle che credono di essere giunte al punto più alto della loro santità. Si arriva lì per santificarsi, non che si sia santi! E come se uno fosse contadino e al mattino uscisse da casa, prendesse l'aratro, e partisse per andare ad arare il campo. Ha già fatto il suo lavoro? No, è solamente andato per lavorare. Così voi: siete arrivate per lavorare; niente di più, niente di meno. L'unico e riassuntivo impegno è quello di tendere alla santità. Che ogni volta rinnoviate i propositi o i voti: qualche cosa è già fatto, ma occorre andare avanti, progredire. Notiamo poi che in applicazione a questo, è necessaria pietà e pietà paolina. Sempre far precedere la pietà a tutto. Non dispensarsi troppo adducendo una ragione o un'altra. Delle ragioni alle volte ci sono, ma noi abbiamo in primo luogo da nutrire noi stessi, e noi stessi ci nutriamo

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spiritualmente con la pietà. Prima di ogni cosa c'è la propria santificazione. Anche prima di ogni attività. Gesù ha detto: « Pro eis ego sanctifico meipsum »: per loro santifico me stesso (Gv 17,19). "Per loro", per ottenere le grazie a loro. Santificatevi quindi, cioè fate bene la pietà per poter essere utili alle anime. E quanto non riuscirete a fare, lo farà Gesù, se voi pregate bene. In secondo luogo dovete progredire nello studio, portare avanti l'impegno di religione. Siete arrivate a un certe punto del catechismo, va bene; avete il libro di religione, va benissimo. Tutte abbiate di mira lo studio dell'opera: « Teologia della suora », che è adatta anche per gli Istituti Secolari. Il titolo è quello, ma la sostanza è proprio quella che serve per voi. Arrivare alla teologia delle suore. Provvedetevela per tempo. Potete chiedere sempre alla Società San Paolo, alle Figlie di San Paolo. Ma prima occorre aver già studiato bene il catechismo e il libro di religione che vi è stato consigliato; poi andare avanti. Ci sia anche lo studio della liturgia e la lettura della Bibbia. Terzo: crescere nell'apostolato, perfezionarvi. E voi che avete emesso i voti, siete superiori all'Azione Cattolica e agli altri apostolati dei laici, perché siete consacrate a Dio, avete una posizione diversa secondo la Costituzione Apostolica « Provida Mater » di Pio XII. Oh, quindi perfezionare l'apostolato e diventare maestre d'apostolato, formare delle apostole e spendervi negli apostolati. Tra gli altri apostolati ricordate sempre l'apostolato vocazionario. Poi c'è la formazione di noi stessi e di altre persone. Ma direte che siete formate. Fino a un certo punto. Non possiamo progredire? Sì, anche nel modo di vivere, nel modo di trattare, nel modo di parlare, nell'esempio che si lascia in casa, fuori casa, in parrocchia, nella diocesi, nella Chiesa, nei vari apostolati di cui in sostanza abbiamo parlato. E allora fare il proposito di progredire un tantino ogni giorno. E poi? Doppia gloria, Paradiso; perché voi insegnerete e farete bene, cioè farete bene vivendo da

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anime consacrate a Dio, e insegnerete bene al prossimo; quindi avrete doppio merito e doppio premio. La conclusione è quella che avete già sentito nelle parole della Professione emessa poco fa: « Riceverete il centuplo». Cosa vuol dire questo centuplo? Riceverete cento volte le grazie che hanno i cristiani comuni, se siete veramente Annunziatine; il Signore moltiplicherà le grazie sopra di voi. Poi la vita eterna, il Paradiso. Adesso firmando la carta di Professione, firmate la tessera del cielo. Già lo abbiamo ricordato: e quella tessera portatela ben adornata per quando vi presenterete al tribunale di Dio a ricevere il premio. E perché possiate vivere in queste buone risoluzioni, in questi impegni contratti, ricordiamoci che la prima religiosa, l'anima più consacrata a Dio, è Maria, madre di tutte le anime consacrate a Dio.

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INVITO ALLA VITA COMUNE

Nel Vangelo si raccontano due parabole e cioè: Un uomo scoperse in un campo un gran tesoro, ma il campo non era suo e desiderava di acquistare il tesoro. Allora coperse il tesoro con la terra, quindi andò dal padrone del campo, gli domandò che vendesse a lui il campo, senza dirgli del tesoro che vi era nascosto. Il padrone gli chiese un prezzo alto e lui aveva poco denaro; ma andò a casa, vendette tutto ciò che aveva: i mobili, e poi col poco denaro che aveva radunato, i pochi beni che aveva, mise insieme la somma necessaria, comprò il campo e così divenne anche padrone del tesoro che c'era nascosto (Cfr. Mt 13,44). Il tesoro è precisamente il Cielo, il tesoro che avete scoperto, Gesù, il tesoro, lo sposo dell'anima e l'avete scoperto nel mondo, in questo mondo che è un campo così vario. La seconda parabola è questa: Un uomo voleva comprare delle perle preziose (era negoziante). Di perle ce ne sono di tutti i prezzi: alcune perle sembrano perle, ma so no poco più del vetro comune. Trovò finalmente una perla bellissima, pregiatissima, di immenso valore. Ci volevano molti soldi, e per comprarla andò, vendette tutto, mise insieme la somma e acquistò la perla. Era la più preziosa che si fosse trovata e così diventò ricco (Cfr. Mt 13,45-46). Voi nel deserto di questo mondo avete trovato Gesù, lo sposo a cui volete dedicarvi. Avete fatto la scelta con grande sapienza e avete detto: vendo tutto, cioè lascio tutto facendo anche il sacrificio di staccarmi dalla famiglia, non pensando neppure a formarmi una famiglia. Le tre rinunce di chi si consacra a Dio, cioè: lasciare i beni della

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terra, che è poca roba; secondo, lasciare la famiglia e non pensare a formare la propria famiglia, quindi il celibato; terzo, lasciare la propria volontà. Queste sono le tre rinunce della religiosa, della persona che si consacra a Dio, perché voi dovete essere più amanti di Gesù che non le suore di vita comune. Per arrivare alla vita degli Istituti Secolari, dovete cercare lo sposo come vostro tesoro e lasciare tutto il resto. In sostanza dovete rinunciare all'egoismo, all'amor proprio e dovete abbracciare Gesù come il vostro amore, il vostro sposo. Ora, che cosa devo dirvi? Devo dirvi che se volete essere Annunziatine, come già siete, se volete fare il gruppo delle Annunziatine che devono poi lavorare per formare le altre Annunziatine, occorre che abbracciate la vita comune. Quindi il vostro voto di obbedienza deve essere molto più profondo. In sostanza, chi vuole fare la vita di Annunziatina fuori di comunità, può stare a casa, scegliersi il suo apostolato ed esercitare quello; può anche lavorare presso la SAIE, a Torino, per l'apostolato. Se però si vuole entrare anche in vita comune, allora è necessario proprio fare la vita comune come le religiose; quindi unire la libertà che avete come Istituto Secolare e fare la vita comune, la quale porta a un merito di più. Si comprende allora come vi dedichiate a Gesù per intero, come unico amore del vostro cuore. Ma forse qualcuna ha portato ancora il suo io, non Gesù del tutto; non ha ancora fatto Gesù totalmente padrone del suo cuore. Adesso bisognerebbe che rifletteste e poi mi comunicaste la vostra scelta prima di concludere questi giorni di esercizi. Oh, Annunziatine sì! Ora si tratta di scegliere proprio la vita comune, in obbedienza comune, come le suore nel loro Istituto, aggiungendo quindi a quel voto di obbedienza che fate come Annunziatine anche l'impegno di fare la vita comune. Quindi si può essere Annunziatine come ce ne sono altre a Torino, le quali vivono in pensioni o a casa propria e compiono presso la SAIE il loro apostolato. Ci potrebbe

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anche essere il caso di una Annunziatina che faccia solo la pensionante presso la SAIE, cioè è Annunziatina che osserva i suoi voti, è libera nell'apostolato dopo quel che ha fatto come ufficio presso la SAIE, poi vive in pensione alla SAIE stessa o fuori, o a casa propria. Quindi bisogna scegliere. Intanto, perché proviate, vi abbiamo assegnato una suora, alla quale si dovrà ubbidire per esercizio, per vedere se poi voi siete capaci a fare un gruppo e fra voi avere una eletta. Una volta scelta, si dovrà essere obbedientissime verso di lei. La persona adatta sarà eletta quando si vedrà il momento giusto. Ma vorrei che mi capiste in questo. Il vostro impegno di Annunziatine non include la vita comune, L’istituto non è impegnato a prendervi nella vita comune. Potete essere pensionanti presso la SAIE, come potete vivere fuori, pur avendo già i voti. Una può avere maggior libertà: invece di andare alla Messa alle 6, può andare, non so, alla Messa delle 6,30, invece che al sabato sera fare qualche cosa per istruzione in vita comune, come abbiamo stabilito, sarà libera di fare altro. Oh, sia chiaro: se si vuole si può aggiungere allo stato di Annunziatina, che è stato religioso, anche la vita comune che vi guadagna più meriti. Ma la vita religiosa comune ha il gran sacrificio di stare proprio giorno per giorno sottomesse, dipendenti e unite nella pietà, nella osservanza della povertà, nella osservanza della delicatezza di coscienza, delicatezza, voglio dire, nella sensibilità; e poi l'obbedienza propriamente. Se si vuole, si può aggiungere la vita comune; altrimenti, se una non si sente di fare tale scelta, può essere pensionante, o può essere Annunziatina fuori. Però è arrivato il momento di domandarsi: mi sono donata tutta? Ho portato tutto a Gesù? Chi si sente di arrivare lì, allora osserverà l'obbedienza verso la suora. Più tardi sarà l'obbedienza a una di voi, quando cioè ci sarà una talmente virtuosa, talmente istruita e veramente capace di dirigere. Perché è inutile nominare i Superiori se poi non si obbedisce. Non solo la superiora non

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fa la superiora, ma non adempie Il suo dovere ed è meglio se rinuncia, perché deve anche disporre come si dispone in comunità; e poi si creerebbe un impegno che non si mantiene. Perciò le altre bisogna già che siano abituate; ci vuole una specie di noviziato qui, per fare la vita comune. La vostra obbedienza, sotto un certo aspetto, ha più meriti che l'obbedienza comune; ma se ai meriti dell'obbedienza che avete come Annunziatine volete aggiungere questo della vita comune, bene. Altrimenti una può essere, ho detto, come pensionante ed è meglio che si metta a parte, perché non lascerebbe camminare il gruppo in quella perfezione, per formare poi quelle che un giorno formeranno le altre Annunziatine. Perché noi, i sacerdoti, dovremo predicare gli esercizi; invece tutta l'organizzazione dell' Istituto deve passare a voi, eccetto quello che è la dipendenza dal Superiore Generale della Società San Paolo, perché il Papa vi ha messo come Superiore Generale il Supeperiore della Società San Paolo. Io spero di aver detto tutto chiaro- se invece avete dei dubbi potete chiedermi spiegazioni anche in pubblico, o potete chiedermi spiegazioni in privato, e potete dirmi il vostro parere. Io non ambisco che siate tutte dalla mia parte, ma chi vi entra lo deve fare volenterosamente. E chi non può fare questo passo della vita comune così stretta, non lo faccia, perché già fa l'obbedienza come Annunziatina. C'è da aggiungere un merito, ho detto, a fare la vita comune, che non distrugge il merito antecedente, ma ne aggiunge un altro. Come, per esempio, una Annunziatina dice: io sono Annunziatina, ma voglio consacrare le mie giornate e il mio lavoro, la vita religiosa, i rinnegamenti che devo fare, per la santificazione dei sacerdoti; è Annunziatina ma ha quel carattere lì: vittima per la santificazione dei sacerdoti. Ecco il vostro carattere: vogliamo la vita propriamente comune. Scegliete bene, con calma. Se qualcuna vorrà parlarmi sono a vostra disposizione; oggi sono tutto il giorno qui.

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SANTITÀ DI OGNUNA

Avrete pensato ai disegni di Dio che vi ha invitate a partecipare a questo corso di esercizi spirituali, alle benedizioni che il Signore ha preparato ad ognuna di voi. Ricevere con cuore semplice e accompagnato da tanta fede la grazia del Signore di questi giorni, come docili figlie di Dio, Padre Celeste. Ora, così di passaggio, avrete notato, e questo anche insensibilmente, che siete più numerose voi di coloro che appartengono all’istituto dei Gabrielini. Allora la donna non deve operare sull'uomo? Certamente la donna non ha la forza del ragionamento e la forza fisica dell'uomo; ma ha la forza del cuore, la forza che viene dall'intimo e specialmente dalla preghiera. Eva ha rovinato Adamo, ma Maria ha accompagnato nella redenzione il Figlio di Dio incarnato in Lei. Ella ha trovato grazia presso il Signore, è Mediatrice della grazia, Regina degli Apostoli. Ecco la donna forte, di cui fa l'elogio la Sacra Scrittura. Non vi è prezzo così alto che meriti la donna forte, non vi è prezzo sufficiente, per ciò che può influire. Mi veniva in mente questa mattina quello che si è operato qualche volta nella Chiesa, e cioè gli istituti femminili che hanno suscitato gli istituti maschili. Il potere di un'anima che è in Dio, e una donna la quale vive in Gesù Cristo, di Cristo Gesù! « Mulierem fortem quis inveniet? » (Prov 31,10): la donna perfetta chi sa trovarla? Ora veniamo alla meditazione. E, come premessa, questo: la vecchiaia è la quantità di anni che uno già ha vissuto. La vecchiaia, però non si computa tanto dal numero degli anni, quanto dalla saggezza. Vi sono persone che non

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hanno mai esercitato la virtù della prudenza e persone le quali, come le vergini prudenti, hanno acquistato la virtù della prudenza. Erano dieci le vergini, ma cinque erano prudenti e cinque stolte. Perché non basta consacrarsi a Dio, ma occorre consacrarsi nel numero delle cinque prudenti; non per far numero, non per avere quasi una soddisfazione: mi trovo in uno stato di perfezionamento, in uno stato più elevato... No, siate vergini prudenti! Voi volete raggiungere la santità: le belle e santissime meditazioni che avete udito, le santissime preghiere che avete fatto in questo tempo! Volendo raggiungere la santità, averne un concetto esatto: come si può alimentarla crescerla, portarla a maturità. La santità in che cosa viene a consistere? La santità è lo sviluppo della grazia battesimale, cioè di quella grazia che noi abbiamo ricevuto al fonte battesimale. Là ci è stata comunicata una vita soprannaturale, una vita di grazia, una vita che è la vita di Gesù Cristo in noi, la vita dello Spirito Santo e, se vogliamo dire, la vita trinitaria nell'anima che si sviluppa. Quel bambino che è nato, è figlio dei suoi genitori; è nato, e ognuno dice qual è il papà, qual è la mamma. Ma è necessario nascere una seconda volta, disse Gesù. Allora in che modo? In acqua e Spirito Santo (Cfr. Gv 3, 3 e ss.). Il bambino portato alla parrocchia, ecco, rinasce, cioè nasce una seconda volta: la vita della grazia, la vita divina, è l'inizio di questa vita. Quel bambino nato viene alimentato dalla mamma e va crescendo di statura e poi arriva a un certo punto, comincia ad avere l'uso di ragione, eccetera; cresce e va avanti negli anni: 10, 15, 20, arriva si può dire alla maggiore età e allo sviluppo fisico naturale. E quella vita spirituale, quella vita di grazia che è in quell'anima, in quel bambino, si è sviluppata? Quel bambino è figlio dei suoi genitori, ma per il battesimo si è formato in lui un organismo spirituale, un'altra vita, un altro essere. Prima era solo figlio di suo padre e di sua madre; adesso è anche figlio di Dio. E come figlio di Dio ha la grazia, la vita divina, e in lui c'è l'infusione di fede,

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speranza, carità; e così pure ha l'inizio delle quattro virtù cardinali. Se il bambino muore dopo il battesimo e prima dell' uso di ragione, va salvo in Paradiso, perché ha la vita di grazia. Ma se il bambino, giunto all'uso di ragione, fa atti di fede, atti di speranza, atti di carità, studia il catechismo, impara le orazioni, va in chiesa, e riceve i primi sacramenti: la confessione, la comunione, la confermazione o cresima; se partecipa alle funzioni e vive da buon figliolo, se vive da buona figliola, ecco si sviluppa la vita spirituale, cresce. Era un seme piccolo, nascosto in quell'anima, ma era spirituale quel seme, la vita divina, la vita di grazia. Quel seme messo nel terreno, sebbene piccolo, si sviluppa e un giorno mette fuori un filo, sembra un'erba ma poi cresce e un giorno diviene un ramoscello, poi diviene una pianta; poi la pianta si sviluppa, allarga i suoi rami e poi ecco le foglie, e poi ecco i fiori, e poi ecco i frutti. Sono frutti spirituali, cioè l'esercizio delle virtù e la vita spirituale che va crescendo in un'anima fino al momento in cui si chiude la vita terrena. Ecco, questa è la santità: lo sviluppo del seme e della grazia del battesimo nell'anima, fino a uno sviluppo tale che può arrivare ad essere una santa Teresa, una santa Gemma Galgani, una santa Caterina da Siena, e tanti altri santi. Allora sarà conchiusa la vita; solamente i frutti pieni, eterni, di gaudio e di bene alle anime. Questa è la santità, lo sviluppo della santità. Se per disgrazia, un giorno, un'anima cade in peccato grave, viene privata di questa vita soprannaturale, che però, può riacquistare per mezzo della confessione o anche per mezzo della contrizione perfetta, che, in certi casi, basterà; in ogni modo, con la contrizione perfetta si ha la remissione; rimane tuttavia l'obbligo di confessarsi quando sarà possibile, se si tratta di peccati gravi. Ecco: a che punto è arrivato lo sviluppo della vostra vita spirituale? Ognuno conta i suoi anni, ognuno sa la sua statura, ognuno sa il grado della sua salute. E riguardo

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all'anima? Che sviluppo c'è? Come sta la sanità spirituale? Che attività, robustezza, che frutti già ci sono? Questo è il grande problema, per questo siete agli esercizi: per crescere, crescere in Cristo, che vuol dire crescere in grazia. Anime che arrivano a grande santità. Mi sembra che tutte siate venute per raggiungere la santità, pure con diversi progetti, con diversi pensieri; in fondo in fondo avete pensato che non basta andare al mare, ai monti, per irrobustire il fisico, ma per irrobustire lo spirito siete venute qui. E chi vi ha condotte? Adesso ad ognuna di voi sicuramente si presenta la domanda: come faccio a crescere? La pianta per crescere ha bisogno che nel terreno vi siano i succhi, gli alimenti, e che vi sia l'acqua, l’umidità, per cui le radici possano assorbire gli elementi costitutivi per la crescita di quella pianta. Due elementi, particolarmente, formano, nutrono, sviluppano la santità. E sono: primo, sacramenti e funzioni liturgiche; secondo, l’acquisto dei meriti. I sacramenti il primo luogo. Quali sono questi sacramenti? Particolarmente la confessione e la comunione, questi sono i due alimenti. Primo: la confessione per purificarci da ciò che c'è di male in noi, per tenere a freno le passioni che sono in noi, quando queste passioni si sviluppano e pretendono; la lotta cioè della parte interiore contro lo spirito e dello spirito contro la carne. Per questo abbiamo il sacramento della confessione frequentato e frequentato bene, in cui le parti essenziali sono il dolore e il proposito con l'assoluzione. Purificazione dal male: tanto più se fosse dal peccato grave, ma anche dalle venialità; e purificazione dalle conseguenze che sono venute in noi per causa delle debolezze, dei peccati antecedenti e per cancellare anche la pena dovuta ai peccati per mezzo di un fervore vivo nell'accostarci alla confessione e un proposito di emendazione. L'assoluzione allora trova un cuore ben disposto. Questo è lavoro di perfezionamento: l’esame di coscienza ogni giorno, specialmente nella visita; poi al mattino: « Mi

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confesso a Dio onnipotente», quando comincia la Messa, ci umiliamo per cancellare tutto ciò che nel giorno antecedente ci fosse stato di manchevole; e poi i propositi, perciò: «prego Dio onnipotente», eccetera. Ma specialmente la confessione; confessione spirituale col sacerdote, ai piedi dell’altare; confessione di nostra spontaneità negli esami di coscienza: «Signore, perdonami... se qualche bene oggi ho compiuto, accettalo, e prima, perdonami il male che ho commesso». La confessione sacramentale è molto diversa dalle confessioni spirituali, perché interviene Gesù Cristo stesso. E allora la purificazione; l’ambizione di non dover fare un giorno il purgatorio; purificazione qua, totale. Vorreste tardare ad arrivare a contemplare questo Dio, dopo che l’anima vostra sarà uscita dal corpo? No, vorrete subito arrivare all’abbraccio con Gesù, eterno amore. Secondo: l’alimento della nostra vita spirituale è soprattutto il corpo di nostro Signore Gesù Cristo, cioè la sua umanità, il corpo, il sangue e l’anima, e la sua divinità. Quindi fate la comunione frequente. L’anima ha il suo alimento: «il mio corpo è veramente pane, è veramente cibo; il mio sangue è veramente bevanda» (Gv 6,55). Ecco. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv 6,54). Qualche volta vi sono delle persone che si lasciano vincere un po' dalla pigrizia. Al mattino potrebbero andare alla comunione, scuotere un po' il sonno: non neghiamo al corpo il riposo di cui ha bisogno, ma si vada a riposo la sera per tempo. Oh! partire al mattino ben nutriti con Gesù Cristo. La mia giornata è con Gesù; Lui in me; con Lui c’è il Padre e lo Spirito Santo. «Chi mi ama, ecco, veniamo a lui», dice Gesù: veniamo io, il Padre e lo Spirito Santo. (Cfr. Gv 14,23). E tu sei un tabernacolo che porti Gesù in te stessa nelle varie azioni e occupazioni della giornata: Gesù con te, e tu con Lui. La giornata è passata in serenità, perché si alimenta la fede, la speranza e la carità. che sono le virtù fondamentali. Non

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cerchiamo tante cose accidentali; l’essenziale, quel che costituisce la santità è lì: fede sempre più viva, speranza sempre più ferma, mediante «le opere che io debbo e voglio praticare»; e carità, amore di Dio, amore del prossimo. lì la sostanza. Le altre cose sono ornamento, ma qui è la sostanza, è il risultato della vita spirituale che è nell’anima. Quindi, primo mezzo e primo alimento per sviluppare la grazia, la vita spirituale, la vita battesimale, sono i sacramenti. Secondo mezzo è il merito. Che cosa è il merito? È fare un’opera buona con retta intenzione, quindi indirizzata a Dio, e che può essere anche minima, o può essere un’opera buona più vistosa. Cioè acquistare meriti. Quando l’anima vive in grazia di Dio, ogni opera buona che fa con retta intenzione, le acquista un merito. Cosa vuol dire merito? Meritare è aumento di grazia e di gloria. A quell’opera buona corrisponde il merito di aumento di grazia che è in noi e di gloria eterna per il cielo. Questo è il merito. Come, al contrario, un’anima che fosse in grazia che è in noi e di gloria eterna per il cielo. Questo è il merito. Come, al contrario, un’anima che fosse in grazia e commettesse un peccataccio, meriterebbe l’Inferno. Il merito è il legame fra l’opera e il risultato, ossia le conseguenze. Chi opera il bene merita un aumento di grazia e di gloria; chi commettesse un peccato grave, toglierebbe la vita spirituale da sé, l’anima morirebbe. Si chiama peccato mortale, perché nell’anima muore la vita soprannaturale. Cos’è merito? Il merito si estende a tutte le ventiquattro ore del giorno, se noi facciamo le opere che dobbiamo fare nelle ventiquattro ore del giorno. Il riposo offerto a Dio è merito; offerto a Dio nella misura giusta.. Il cibo, il sollievo preso in adempimento del volere di Dio, nella misura giusta, è un merito offerto al Signore. Non eccedere, ma dare quel che è giusto al corpo e negargli quello che il corpo esige ingiustamente. Ma poi ci sono le occupazioni della giornata. E c’è la Comunione, c’è la meditazione, ci sono le opere del proprio ufficio, del lavoro quotidiano che avete. Non sono solo le preghiere, ma c’è

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anche quello che riguarda la pulizia, il trattare con le persone, il compiere i doveri di famiglia, i doveri sociali. È tutto un ambiente di merito, anche se riposi, e riposi come prendi il cibo: per il servizio di Dio, come ci esprimiamo nella preghiera: «Date, Signore, la vostra santa benedizione... per mantenerci nel vostro servizio». Voi fate bene ad aggiungere spiritualmente: «e mantenerci nell'apostolato», perché il vostro lavoro è duplice: voi fate una vita di santificazione individuale e fate una vita di apostolato, di zelo per le anime. Alla cura della vostra anima aggiungete la cura delle anime a cui potete arrivare e secondo i doveri che avete. Ecco, ogni azione minima, anche se tu dai un bicchiere di acqua fresca a uno che te lo chiede, quello è il merito. Ma è solo un bicchiere d'acqua! No, è il cuore che conta: l’hai fatto per amor di Dio, per amore del fratello. Alle volte anche la cura che abbiamo di noi stessi, quando non è eccessiva, quando non c'entra l'ambizione, può essere merito. Ora perché il merito sviluppi maggiormente la vita di grazia e il diritto a una maggior gloria eterna in cielo (tutto sarà premiato di ciò che è buono), ci sono due mezzi, i quali servono ad aumentare i meriti. Il primo è di fare le cose con amore, con intenzione retta. Quando lo si fa proprio per amore di Dio. Quando tratti bene una sorella un'amica, anche se ripugna di carattere, ma lo fai proprio per amore di Dio, allora ti fai un merito grande, c'è la purezza d'intenzione: solo per il Signore. E quante volte noi dobbiamo cedere: vorrei far questo, ma devo accontentare quello, ma devo rispettare quell'altro, ma devo andare per tempo, ma devo ritardare... Quando ti adatti, ti conformi a ciò che è più utile per il bene del prossimo per accontentarlo, è più conveniente, è più meritorio davanti a Dio. Retta intenzione: tutto per amor di Dio. Anche Maria andava nell'orto a coltivare gli ortaggi,

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andava a raccogliere la frutta a suo tempo, puliva la casa al mattino, faceva il pane come si usava là, e cioè al mattino macinava con delle pietre un po' di grano, e poi con la farina faceva il pane per la giornata. Maria dava il latte e il panino a Gesù; là c'era una vita ordinaria, ma santissima: tutto fatto per Dio, anche la minima cosa. Non pensare a tanti sistemi, metodi, spiritualità: la spiritualità è l'amor di Dio. Non discutiamo di tante cose; andiamo alla santità direttamente, che consiste in questa crescita di amor di Dio e quindi di grazia e di gloria in Paradiso. Quanto è stata mal intesa, mal capita santa Gemma Galgani per tanti anni! Poveretta! Ma che gloria! Quanto presto fu canonizzata! Cosa faceva di più? Sapeva scopare, preparava la tavola nella famiglia in cui era ricoverata, perché non stava più nella propria famiglia ed era stata rifiutata dal convento; non l'avevano voluta accettare perché ritenuta non degna. È l'amore di Dio in eterno! Che cosa sono tutte le esteriorità e metodi e speculazioni che vorremmo fare per arrivare a maggior santità? Basta la retta intenzione, agire per amore del Signore. Poi per aumentare il merito c'è una cosa che forse sembra un po' difficile a capirsi. Cioè, anche solo se tu ti lavi la faccia bene perché devi presentarti a Gesù, e pensi: il mio corpo tra poco sarà la pisside, perché ci metterò Gesù, e allora devo presentarmi a Gesù degnamente, più che in scuola quando vado alle lezioni del professore di università; oppure più che quando vado all'ufficio o altrove. Ecco, considerare il corpo sempre in modo soprannaturale, il corpo che contiene Gesù. La pisside si tiene sempre monda. Allora sia mondo il cuore, mondo il corpo stesso, vergine e semplice. Se c'è bisogno di purificarlo, si purifica. Ognuna di voi ha già un capitale di grazia, di meriti, perché avete fatto una buona vita. Ci sarà stata un giorno anche qualche debolezza, ma si è rimediato, tanto più in questi giorni. Rimane sempre il capitale di merito che vi è nell'anima vostra, da quando la mammina vi ha detto

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la prima volta: chiama Maria, da' un bacio a Gesù, guarda il tabernacolo, là c'è Gesù. Quest'opera buona che si fa adesso moltiplica i meriti di prima. Facciamo un paragone per capirci: tu avevi cento di grazia e di merito prima, fai un'opera buona che merita due, supponiamo; allora cento moltiplicato due, acquisti duecento; ne fai un' altra, avrai duecento moltiplicato di nuovo per due, quattrocento. Quando c'è un capitale di grazia, si moltiplica, c'è l'operazione matematica. Dobbiamo ricorrere a questi esempi per spiegarci. Se tu invece di cento di grazia, ne avevi centomila, già ti eri fatto molti meriti; adesso fai la medesima opera buona, come spiegare a una sorella, a un' amica, la regola che il professore aveva spiegato in classe, oppure alla conferenza universitaria; se avevi già centomila, adesso fai questa opera buona, moltiplica per due e avrai duecentomila; e se fai un'altra opera buona, duecentomila moltiplicato per due, fa quattrocentomila. Supponiamo invece che un'anima abbia già cento milioni di grazia, di merito, presso Dio. Pensiamo a dei santi, pensiamo, se si vuole, alla più santa, Maria Santissima. Avevi cento milioni; se fai quell'opera buona, dopo avrai duecento milioni; se fai un'altra opera buona avrai quattrocento milioni. È la moltiplicazione del capitale preesistente in un'anima. Quale santità potrete raggiungere! Oh, se portaste via questi due princìpi dagli esercizi! E cioè, primo: far le cose con retta intenzione, per amor di Dio; secondo: il capitale che già esisteva di grazia in voi, può venire moltiplicato. Non perdiamo tempo: quelle persone che fan sempre lo stesso, senza iniziative, sempre trascinandosi nella loro pietà... Ci vuole la vivacità dello spirito, intraprendenza: quello significa volere, fare. Correggere quella espressione che si sente qualche volta: Tanto, ho sempre gli stessi difetti! Fa' in un altro modo: non più insistere su quei difetti che continui sempre a ripetere tutte le settimane. Prendi la via accanto, non combatterli direttamente: usa l'amor di Dio! Voler moltiplicare i meriti! E questi difetti indirettamente, a poco a poco, si

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correggeranno, si vinceranno da sé. Questo vuol dire: aggirare l'ostacolo. Questa è stata l'astuzia di santa Teresa, ma è l'astuzia di molti santi, perché molti difetti non si riesce a correggerli direttamente; sembrano diventare una montagna. Invece poi si vincono da sé, scompaiono da sé, la montagna sembra che si sia abbassata o che non ci sia più, se si ama il Signore. Ora la conclusione. Fu domandato al Papa in che cosa consistesse la santità. Benedetto XV allora rispose: la santità non consiste nel far miracoli, o nell'aver visioni, oppure nel parlare lingue ignote, essere lodati, ammirati o per doti esterne o per le virtù particolari, intime; no. La santità consiste solo nella conformità al volere di Dio. È tutto lì: fare quello che vuole il Signore. Ma come si mostra, come capisco io che faccio il volere di Dio? Come me ne rendo conto? E il Papa spiegò che si dimostra nell'esatto e continuo compimento dei doveri del proprio stato. Questa conformità al volere di Dio la puoi costatare con chiarezza e sicurezza se esattamente e continuamente compi i doveri del tuo stato. Se sei consacrata a Dio, compi i doveri di stato esattamente perfino nel mandare i resoconti; e continuamente, senza saltare i mesi, per fare un esempio. Quello dimostra che fai il tuo dovere di stato; sei consacrata a Dio e vivi la tua povertà, castità e obbedienza. Oh, nell'esatto e continuo compimento dei doveri consiste la santità.

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ISTITUTI SECOLARI E GRUPPI DI VITA COMUNE

Perché la nostra vita renda al massimo per l'eternità, occorre che sempre meglio conosciamo che cosa siano realmente gli Istituti Secolari. Il Signore nella sua sapienza distribuisce i suoi doni e le sue grazie. A chi dà cinque, a chi due, a chi uno. Per farci santi e avere un bel posto in Paradiso si dovrebbe moltiplicare ciò che abbiamo ricevuto in dono. Colui che ha ricevuto cinque di tempo, di salute, di intelligenza, ecc., deve rendere per cinque; chi ha ricevuto due deve rendere per due; e chi ha ricevuto uno, per uno. A chi è fedele in quel tanto che ha ricevuto da Dio, spetta il premio eterno. Perché può essere che uno viva vent'anni e può essere che uno ne viva cento. Vivere bene, santamente, spendere bene il tempo. E chi ha ricevuto venti anni, o ne riceverà venti, spenda bene i suoi venti, e chi ha ricevuto quaranta, spenda bene i quarant'anni. Così chi ha ricevuto dieci... San Tarcisio è un grande santo; morto a nove anni. Così abbiamo tanti santi giovanissimi, piccoli santi, piccole sante. Il Signore ha fatto loro appena vedere la terra com'è brutta, e poi li ha chiamati in cielo come angioletti. E altri, anche piccoli, hanno subìto persecuzioni e prove grandi, benché fossero in tenera età. Le persecuzioni possono essere anche per quell'età. A Maria Goretti bastava quello che aveva, quella pietà di fanciulla, quell'orrore al peccato da fanciulla, quell'amore di Dio da fanciulla, quella prova dura che ha avuto e superato. Martire fanciulla! E quindi in Paradiso supererà certamente molti che hanno vissuto

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sessanta o anche ottant'anni. Spendere bene quel tanto di vita che abbiamo. Noi che siamo consacrati a Dio, o chi intende consacrarsi a Dio, dobbiamo avere una maggior conoscenza dello stato di perfezione. La perfezione si può vivere nel mondo. Anzitutto chi vive la grazia degli stati di perfezione nel mondo è nella sostanza un religioso con tutti i diritti e doveri degli altri religiosi. Tutti i privilegi, tutte le grazie del Signore, come per gli altri religiosi che vivono in comunità. Quindi una grande fiducia nel Signore il quale ci chiama. Ecco, il Signore lo favorisce delle sue grazie e delle sue benedizioni, anche più abbondanti tante volte, sì, anche più abbondanti. Distinguere però sempre bene. La vita negli Istituti Secolari ha più meriti o meno meriti della vita chiamata "religiosa" in cui c'è la vita comune e anche l'abito comune? Quale avrà più merito? Avrà merito, per parte di Dio, uguale; per parte invece delle persone, secondo l'amore che porta nelle sue varie cose. Può essere una religiosa perfettissima in un Istituto di vita comune e può essere una religiosa perfettissima nella vita degli Istituti Secolari. Il merito dipende anzitutto dalla retta intenzione e dall'amore con cui si fanno le cose. L'amore che si porta a Dio e l'amore che si porta alle anime. Poiché i due amori non si possono separare: o si ama Dio in sé e allora l'amore verso Dio, o si ama Dio nel prossimo e allora c'è ancora l'amor di Dio, Dio rappresentato nel prossimo. Ma è sempre l'amore, in ultima analisi, verso Dio. Quindi chi guadagna più meriti? Chi ama di più il Signore, chi si abbandona di più nel Signore, chi è docile nelle mani del Signore. Lasciarsi guidare dal Signore nelle cose e sempre chiedere al Signore una grazia sola: amarlo sempre di più: «Prendi tutti i miei sospiri, tutti i minuti di tempo, tutti per Te». Ecco, arriverà a maggior santità chi amerà di più il Signore. Oltre all'amore vi è anche l'opera esterna che conta

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davanti a Dio. C'è l'azione esterna di chi vive in vita comune e c'è l'azione esterna di chi vive invece la sua vita religiosa nel mondo, nella famiglia spesso. Povertà che è più difficile per chi appartiene agli Istituti Secolari, castità più difficile, obbedienza più difficile. Quindi non basta un amore qualunque a Dio per vivere proprio i tre voti, ma «che brucino di amor di Dio», dice il Papa, altrimenti non si riuscirà nella vita religiosa nel mondo. «Che brucino di amor di Dio e trasformino la vita in apostolato». Vuol dire avere il denaro in mano e usarlo sempre bene. Il sapere farne un uso, come chi? Come la Madonna, la quale amministrava del denaro, viveva la sua vita di secolare. San Giuseppe lavorava e metteva nelle mani di Maria quel tanto che veniva pagato del suo lavoro; amministrava e quindi provvedeva lei il cibo e provvedeva il vestiario e poi faceva le spese di casa. Questo tener denaro, farne uso retto, sapere amministrarlo, conservarlo e dare ancora il superfluo ai poveri, supera enormemente il merito della persona che vive in comunità e non ha bisogno mai di amministrare il denaro, eccetto che sia incaricata dell'economato. Quindi negli Istituti Secolari ci vuole più virtù: sapersi dire "no" a tempo debito e "sì" a tempo debito. Allora non si dirà più del povero: quel poverello è tutti i giorni qui a seccarci; non Si ragiona più così. Ci vuole più povertà, più amore a Dio, più dedizione, vita più conforme a Maria, a Giuseppe, a Gesù. Perciò le anime titubanti, le anime che non hanno un gran fervore, che non bruciano di amor di Dio, non osserveranno la povertà. Ma osservandola, nella povertà hanno quattro meriti: astenersi da quello che non è necessario; conservare ciò che Dio ha loro dato, perché sia conservato per le opere buone; fare elemosine per gli altri; saper provvedere alle necessità dell’istituto; e poi per la Chiesa di Dio, che può essere: Istituti di beneficenza, che può essere far costruire una Parrocchia. L'altro giorno venne un uomo che ha veramente lo spirito degli Istituti Secolari. Il figlio prete l'hanno mandato

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in una parrocchia di settemila abitanti. Non c'era la chiesa, ma una stanza per raccogliere i pochi venuti. Il padre ha fatto costruire la chiesa al figlio, perché era benestante. Adesso il figlio gli dà un poco di quel che riceve di offerta dei fedeli ed egli vive poveramente. Felice di aver costruito per la parrocchia una bella chiesa. Poi ha aggiunto ancora la costruzione per le opere parrocchiali, per le opere di Azione Cattolica, per l'asilo e altre opere, per esempio, perché nella parrocchia ci sia un gruppo di persone che attenda a confezionare i paramenti della chiesa. Questa anima è così bella! Voi pensate che abbia solo il merito di conservare, risparmiare, spendere il puro necessario per sé e dare tutto a Dio? E pensate che abbia solo il merito in sé, come opera esteriore, di colui che ha fatto il voto di povertà in comunità? E più difficile. Ma ci vogliono anche anime che amino davvero il Signore, che brucino di amore di Dio. Più meriti. Perciò le anime non sono tutte uguali. Non sono tutte fatte per gli Istituti Secolari. Alle volte sono fatte per gli Istituti di vita comune, perché lì hanno la sorveglianza dal mattino alla sera ed è tanto più difficile mancare. E in quanto a povertà, l'abito non hanno da studiarlo essendo comune, il vitto non hanno da studiarselo perché è comune, la casa è quella che è perché è comune; ci saranno in una camera 4 letti e in un'altra ce ne saranno 40, oppure i fabbricati potranno anche avere una cameretta per ciascuno, secondo la natura dell’istituto. Poi la povertà è facile ad essere praticata. È perfino determinato come dev'essere la camera mortuaria e il posto al cimitero, ecc. Povertà più meritoria la vostra perché più difficile. Non persone di mezza qualità, ma anime generose. Anche poche, ma generosissime. Secondo: è più difficile la castità per voi, perché avete più pericoli, dovendo trattare con tanta gente, dovendo tener molto più aperti gli occhi, perché dappertutto dove si va non si può non vedere. Poi si convive con gente, la quale non è sempre buona. Poi c'è la spinta di certi divertimenti che si potrebbero prendere... E allora la mortificazione

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deve essere più abbondante: «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso e prenda la croce» (Mt 18,24). Tante volte ci sono i poveri che pesano sopra quella persona lì, se sanno che è consacrata a Dio; e si rivolgono con larghezza, perché hanno bisogno di raccomandazioni, hanno bisogno di un aiuto materiale, eccetera. Non è così disturbata la suora nel convento, non è così disturbato il frate nel convento. Se è proprio accesa di amor di Dio, la consacrata secolare passerà «per ignem et aquam», attraverso il fuoco e l'acqua (Sal 65,12), e tanto a destra quanto a sinistra andrà pura come una colomba. Le prove sono di ogni giorno, perché quella che ha fatto i voti ha tagliato i contatti e i fili col mondo, col mondo del male. Ma le occasioni sono tante, le difficoltà sono tante; voi ne siete a contatto. Quindi una castità verginale più meritoria. Intendere che cosa voglia dire consacrarsi a Dio in un Istituto Secolare. Terzo: l’obbedienza c'è sempre stata. Nella famiglia di Nazaret c'era sempre l'obbedienza, e non avevano fatto il voto di obbedienza in comune, no, ma c'era l'obbedienza nel fare la volontà di Dio momento per momento, giorno per giorno. Obbedienza al Superiore che è lontano; fatto il programma e l'orario, osservarlo. Non c'è chi richiami se non la voce di Dio e lo sguardo di Dio: Dio mi vede. Quindi l'assistente diviene Dio stesso per l'anima la guida di quell'anima è Dio. Allora ci vuole molta più fede: il Signore mi vede, mi vede l'interno! L'obbedienza è l'osservanza delle Costituzioni e del proprio Statuto, ma anche l'osservanza di quei programmi che si sono fatti negli Esercizi e si sono sottoposti a chi guida L’istituto Secolare. L' obbedienza è assai più meritoria di conseguenza. Tante volte bisogna obbedire in famiglia o sottomettersi al confessore; obbedire se si è nell'apostolato, se si è nell'Azione Cattolica; obbedire alle autorità civili. Obbedire se si appartiene a qualche istituzione e si compie qualche missione nel mondo. Quante obbedienze bisogna fare! Dalle

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autorità civili alle autorità minori. Dalle autorità religiose alle autorità esterne. Una maestra, quanti regolamenti e quanti superiori ha! E più difficile; bisogna amare proprio il Signore e davvero abbandonarsi in Dio. Non quella obbedienza teorica che si promette per tutta la vita ma quell'obbedienza momento per momento, quando il Signore chiede una cosa e poi ne chiede un'altra, chiede una prova e poi un'altra. L'obbedienza è un gran merito, ma l’abbandono in Dio che deve fare chi si consacra al Signore, è merito maggiore. E merito maggiore perché le condizioni sono più gravi. Che ci fruttino in amor di Dio e ci traducano tutta la vita in apostolato. Le obbedienze più gravi fruttano più meriti, più pace e più contributo di bene alla Chiesa e alla società. Allora avanti nel Signore. Bisogna poi ricordare che negli Istituti Secolari la vita ordinaria si conduce nel mondo, nella famiglia. Tuttavia ci può essere qualche gruppo che vive nella vita comune. Allora che cosa bisogna pensare? Ma, non c'è la vita religiosa? Pensa a farti l'abito della virtù! Le virtù sono l'abito religioso! L'abito è fatto dalla sarta, invece le virtù sono preparate e acquistate da noi. La clausura che ha lo stato religioso, negli Istituti Secolari è costituita dalla propria volontà. Cioè vi è una clausura, la quale è volontaria: è la clausura del cuore, è la clausura della mente, è la clausura della volontà. Vedo sempre che c'è un inganno nel mondo e vi è anche un poco in quelli che vestono l'abito religioso. Gran festa la vestizione dell'abito! Ma quello conta così poco; quel che conta è la consacrazione e la professione. Se vengono persone a vedere la vestizione e la professione, e io ne ho fatte tante, ecco alle volte alla funzione della professione religiosa ci sono due persone e alla vestizione ce ne sono dieci. Il mondo sbaglia. Non è prendere il velo, non è prender un altro abito che ci trasporta da stato a stato, dallo stato ordinario allo stato religioso; ma è la professione dei voti. La vita dei membri degli Istituti Secolari in generale è

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nel mondo; ma, per qualcuna è in comunità. Però si deve dire che l'abito non si veste mai, né si ha una divisa propria dell’istituto, ma è libero. Quando però si vive in comunità diventa una vita in comune, con sottomissione al regolamento. E l'apostolato? L'apostolato è ancor libero di scelta, ma non si sceglie indipendentemente. Si dice al superiore della casa: il mio apostolato sarà questo, me lo consiglia? Che ordini mi dà? Poi si accetta e la superiora, o chi esercita la parte direttiva, deve sapere che cosa si fa, dove si va. Bisogna proprio fare la vita comune. Diversamente si rimanga in famiglia, nel mondo, e allora si farà la vita della consacrata di un Istituto Secolare, nella maniera più ordinaria. Quelle che vivono in vita comune si sentono unite in carità, in amore, come si esige nella vita di un convento. Mica che due suore possono frequentarsi di più, perché sono amiche; ma bisogna farsi amici con tutti ugualmente. E così avviene nella vita comune di un Istituto Secolare, quando alcune hanno scelto la vita comune. Devono cioè essere uguali con tutte, trattare benevolmente con tutte. Certamente che non si può avere uguale confidenza con ognuna; però tutte sono tenute alla vita sociale, nell'osservanza dei doveri sociali della comunità. Perciò L’istituto Secolare è sotto la protezione della Sacra Famiglia. Vivere come nella Famiglia di Nazaret, socievolmente: Gesù obbediente a Giuseppe e a Maria; Gesù che si va perfezionando, Lui il primo, il Figlio di Dio, obbedisce a Maria e a Giuseppe; Maria che è dopo Gesù la più santa fra le creature, obbedisce a san Giuseppe. San Giuseppe era un gran santo, ma non così santo come Maria; ma Maria obbediva, si sottometteva in tutto, dal mattino alla sera: nell'orario, nelle occupazioni varie, anche nello scegliere quelle occupazioni che avevano l’approvazione di Giuseppe. Altrimenti si perdono i meriti; senza mettersi sotto una direzione, si fa la volontà propria e non la volontà di Dio.

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IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA

Vi è tra i cristiani l'uso di fare la Pasqua ogni anno. Allora si rivede un po' come è trascorso l'anno dall'ultima Pasqua, e come trascorrere l'anno fino alla Pasqua seguente. Ma vedete che è ben poco, è il minimo; per questo la Chiesa dice: «Almeno una volta all'anno». Giustamente vi sono persone che pensano di più al problema della salvezza della propria anima, al problema di acquistare sicuramente il Paradiso e di acquistare un posto distinto in Paradiso. E allora invece che una volta all'anno, si accostano ai Sacramenti una volta al mese. Per voi occorre il ritiro mensile. Come ho fatto in questo mese? Come ho servito, amato e conosciuto il Signore? È migliorata la mia vita? E come voglio che questa mia vita venga a rendere di più per il Signore, per me, per la vita eterna? Perciò il ritiro mensile con l'esame, con la confessione che potete fare oggi, o domani, o anche un altro giorno. Come vogliamo e siamo impegnati perché il mese prossimo sia migliore che il mese passato? Poi vi sono persone che sono ancora più diligenti: fanno la confessione settimanale. Il ritiro mensile e la confessione settimanale sono due grandi segni di salvezza. Perché allora l'anima si unisce sempre di più a Dio, l’anima riflette sempre meglio sopra tutto ciò che prepara al Cielo. Ritiro mensile: perché ci è stato dato dal Signore un mese di vita che abbiamo terminato? E perché noi ci proponiamo e ci aspettiamo dal Signore un altro mese di vita? Ecco, questo vuol dire domandarci: «Ad quid venisti?»: tu sulla terra per che cosa sei venuto? Il Signore poteva creare innumerevoli altre

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persone che lo avrebbero servito meglio di noi; eppure nel la sua grande misericordia, ha scelto proprio noi. E noi dobbiamo affrontare il grande problema: mi salverò? Arriverò a quel posto che il Signore mi ha preparato in Paradiso? «Vado parare vobis locum» (Gv 14,2): vado a prepararvi il posto in Paradiso, ha detto Gesù. E se in Paradiso ci sono molte mansioni, molti posti, io tendo ai posti più elevati? Vi sono persone che fanno un programma che è proprio da pigri: purché schivi l'inferno, in quanto al purgatorio... Il Santo Cottolengo lo chiamava il programma dei pigrotti. Arrivare a evitare anche il purgatorio, arrivare al Paradiso e ai posti migliori. Il Signore ci ha creati, ci ha dato la vita. Voi avete una esuberanza di vita, la gioventù che vi accompagna, la gioventù, la quale sembra che prometta tutta una vita fiorita, una vita bella, e certamente ve la auguro bellissima, ma anche santissima. Certamente. Che cosa sono venuta a fare su questa terra? San Bernardo voleva che sovente ci richiamassimo a questo e ci ponessimo questa domanda: «Per che cosa sono sulla terra?». Ad quid venisti? La vita può essere spesa bene, un po' meno bene, o spesa malamente. Qualche volta si sente dire da persone già un poco adulte: «Eh, bisogna anche pensare a fare un poco di risparmi, poi avremo una vecchiaia tranquilla se ci arriveremo e se il Signore ci darà la grazia di vivere un poco a lungo». Provvedere alla vecchiaia. Un po' di aiuto, e anche un po' di denaro, e poi anche persone che possano assisterci nella vecchiaia, nell'ultima malattia e mandarci i suffragi dopo la morte. Sì, ora occorre provvedere alla vecchiaia. Ma che cosa c'è dopo la vecchiaia? Dopo la vecchiaia c'è l'eternità. Se uno ragiona così: debbo provvedere alla vecchiaia per i pochi anni che ancora vivrò; quanto più si deve dire: come provvedere all'altra vita, che non è di pochi anni, ma è una vita eterna? Pensate, pesando la parola, non solo cento milioni di anni, né cento milioni di secoli; ma l'eternità! Noi potevamo non essere

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creati e non saremmo nulla; ma ora siamo creati, esistiamo e il tempo ci spinge avanti. Vedete che continuamente portiamo salme al camposanto. Vedete come spesso si annuncia una sepoltura, o la campana annuncia la Messa dei defunti; così spesso si sente dire: è defunto il tale, il tal altro... E allora? Allora dobbiamo pensare al presente, o dobbiamo pensare al futuro? Che cosa volete dopo la morte? Come provvedere all'eternità, e non solo alla vecchiaia? Per grazia di Dio voi siete state tanto illuminate. Molto illuminate e difatti vi siete messe sulla strada non solo della salvezza, ma anche della santificazione, sulla strada in cui potete accumulare maggiori meriti, acquistare un Paradiso più bello. Ecco, sapere che cosa è la vita, che cosa fare della vita, della salute, degli anni, per quanti ce ne darà il Signore. Vi sono tanti che la sprecano. Passano la vita soltanto materialmente e purché ci sia da mangiare, da vestire, purché ci sia anche qualcosa da divertirsi e godere quel che si può; purché si arrivi a quelle proprietà, a quelle posizioni, a quegli onori... E all'eternità? Pensate a quello che ha detto il Maestro Gesù: «Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur?»: che ti giova se godessi per tutta la vita e poi perdessi l'anima? (Mt 16,26). Nella storia c'è un episodio a riguardo di un santo celebre, Tommaso Moro. Il re d'Inghilterra si era voluto staccare da Roma, rinnegando la fede cattolica. E poiché Tommaso Moro, primo ministro, seguiva la coscienza, rifiutò di seguire il re, che lo mise in carcere e carcere duro. E siccome egli era uomo ricco, il re volle far cacciare anche la moglie e i figli da casa, mentre lui era in prigione. La moglie si disperava perché ridotta alla miseria: Che cosa mangerò, chi mi accoglierà nella sua casa, che cosa darò a questi bambini? Presa da queste preoccupazioni, chiese di visitare il marito in carcere con i figli che avevano fame e avevano bisogno di vestiti. «Perché non accondiscendi al re?». «La mia coscienza non me lo permette».

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«Ma perché ti ostini così? Tu potrai vivere ancora tanti anni...». «Ma quanti anni pensi che potrei vivere, se io rinnegassi la fede?». «Penso venti o trent'anni. Sei ancora in giovane età». Rispose Tommaso Moro: «Sciocca mercantessa; per venti o trent'anni di vita onorata e benestante tu vuoi che perda l'eternità, la salvezza dell'anima mia? Sciocca mercantessa, io non venderò mai l'anima mia per un posto, per l'onore e agiatezza insieme, in cambio di una eternità infelice». Voi che avete questo bel dono della vostra giovinezza, questo bel dono di intelligenza, di cuore, ecco, che cosa farete della vostra vita? In primo luogo, come per tutti, serve questo: Perché viviamo? Che cosa devo fare della mia vita? Conoscere, amare e servire Dio. Conoscere il Signore con le letture buone, le predicazioni; attraverso tutto quello che ci porta a conoscere Dio, come il catechismo semplice, poi con catechismi sempre più elevati, fino alla teologia, per avere maggior fede. E chiediamo tutti i giorni una bella intelligenza: conoscere di più Dio. Avere più anni per conoscerlo di più. Non impiegare l'intelligenza in vanità, in sciocchezzuole, ma nell'amare Iddio. Cioè cercare Iddio, il suo Paradiso in primo luogo, e le altre cose si aggiungeranno: «Quaerite ergo primum regnum Dei et iustitiam eius, et haec omnia adiicientur vobis» (Mt 6,33): cerca Dio, fa' il tuo dovere, tutto ti sarà dato, niente ti verrà a mancare. Cercare Dio, e cioè non porre la nostra felicità nelle soddisfazioni della terra, nella stima, nell'ambizione, nei divertimenti; ma in Dio, per mirare al Paradiso, all'eterna felicità. Questo non è un sentimento, ma è una vita. Servire Dio vuol dire ancora fare la sua volontà. Conoscere, amare e servire Dio. Servire Dio è l'osservanza dei Comandamenti, e per chi è consacrata al Signore anche l'osservanza dei consigli evangelici; e così l'osservanza dei Comandamenti ciascuno nel proprio stato. E perché conoscere, amare e servire Dio? Per il Paradiso. Dopo aver lodato e servito Dio, goderlo per tutta l'eternità in cielo. Ecco

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il nostro fine, ecco perché Dio ci ha creato: per una prova sulla terra. Se siamo fedeli a Dio, se lo amiamo, se abbiamo fede: è una prova. Poi il Signore ti ha fatto per il Paradiso, il Signore ti ha mandato qui a guadagnare il Paradiso. Vedete, il Signore ha creato gli Angeli e non li ha premiati subito, ma li ha messi alla prova: l’obbedienza. I più sono stati fedeli e hanno obbedito; Lucifero con i suoi si sono ribellati a Dio, non facendo la sua volontà. E allora la prova era fatta, e chi è stato fedele è andato in Paradiso, con a capo san Michele; Lucifero con i suoi compagni, trascinati nell'errore e nel peccato, sono precipitati nell'inferno. La prova è finita, non si cambia per tutta l'eternità. Oh, e chi si danna? Il ricco epulone dall'inferno griderà ad Abramo: «Io sono arso vivo in questa fiamma; manda almeno Lazzaro a intingere la punta del suo dito nell’acqua per refrigerarmi la lingua, perché spasimo dal dolore in questa fiamma». Ma gli fu risposto: «Fra noi e voi è stato fissato un grande abisso, di modo che quelli che volessero di qui passare a voi, non possono e neppure quel li che di lì volessero venire fino a noi» (Lc 16,24-26). La prova: la vita è una prova: se siamo fedeli a Dio, Paradiso; ma se non siamo fedeli a Dio, che cosa avviene? La prova è triplice: credere a Dio, la fede viva negli articoli del Credo, nella Provvidenza di Dio, nel valore dei sacramenti, nella presenza reale di Gesù nel SS. Sacramento. Credere: chi crede si salva--ha detto Gesù--ma chi non crede è già perduto, anzi si condanna da sé. È come dice Gesù: «Iam iudicatus est»: ora è già giudicato (Gv 3,18). Si è giudicato da sé, si è condannato da sé. Quanta gente che non crede! Quanti atei in questo mondo! «Chi crede si salva e chi non crede si danna» (Cfr. Mc 16,16). La seconda prova, invece, è osservare i Comandamenti: «Si vis ad vitam ingredi, serva mandata»: se vuoi salvarti, osserva i Comandamenti ha detto Gesù (Mt 19, 17). Il primo Comandamento è la preghiera, poi l'osservanza

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dei voti, il rispetto al nome di Dio, l’osservanza della domenica, delle feste, l’obbedienza ai genitori, ai superiori poi la carità: giudicare in bene, pensare bene; poi la castità, poi rispetto alla roba altrui, rispetto alla fama altrui, dire la verità. Osserva i Comandamenti se vuoi entrare in Paradiso! Questa è la seconda prova. Oltre a questa prova, vi è l'altra prova, quella della preghiera, dell'amor di Dio. Si prega? Nel mondo sembra che adesso Si preghi sempre meno, perché cinquant'anni fa, quando veniva la gente in Chiesa, si sentiva che pregava. Sapeva i Comandamenti e gli atti di fede, speranza, carità e contrizione. Adesso tante volte non sanno più l'atto di contrizione, l’atto di dolore! E cosa succede? La giornata come è passata? Almeno in principio della giornata: «Vi offro le azioni della giornata»; e alla sera: «Signore, se qualche male ho compiuto, perdonatemi, e se qualche bene invece ho fatto, accettatelo». Un pensiero a Dio. La nostra vita non è quella dei colombi, non è quella delle tortore, non è una vita materiale come quella di qualsiasi animale che, finito di vivere, è tutto finito. Abbiamo qualche cosa che ci aspetta, ed è il più. Allora, ecco le prove: fede, osservanza dei Comandamenti e preghiera, perché «chi prega si salva e chi no n prega si danna». Questa è la prova che ci chiede il Signore su questa terra. Siamo liberi di perderci eternamente o di salvarci. Liberi di fare poco bene o di farci santi e andar nei più bei posti in Paradiso; e liberi di vivere una vita fredda, tiepida da doversi dire: è un vivacchiare, che non accontenta né noi né il Signore. Ma beato colui che vive in fervore! La vita è soggetta ad una prova: il Paradiso richiede che superiamo questa prova; fede viva, osservanza dei Comandamenti e preghiera che sarà: confessione, comunione, le orazioni del mattino e sera, l’osservanza del giorno festivo; almeno che si faccia il minimo. Molte di voi diranno come quel giovane: Io sempre ho avuto fede, buona osservanza dei Comandamenti, sì, ho anche sempre pregato un po'... Ma non c'è nient'altro da

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fare? Gesù un giorno ha risposto: «Se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi». Pregare durante questo tempo, direte il Rosario, lo direte tra di voi, o anche in silenzio, ciascuna per conto suo; pregate abbondantemente perché ci sia la luce di Dio, affinché orientiamo sempre la nostra vita, miglioriamo la vita. Pensiamo un poco: se fossimo adesso in punto di morte... Può essere che neppur ci accorgiamo, ci sono tante disgrazie, tanti malati! Quando ero in Parrocchia, sacerdote, curavo quella popolazione: due terzi di quelli che sono passati all'eternità mentre io era là, sono morti improvvisamente e senza chiamare il sacerdote; e l'altro terzo si è preparato più o meno bene. Parlo degli adulti, perché per i bambini è tutta un'altra cosa. Fare in vita quello che non potremo poi fare in morte, e cioè una buona confessione. Poi l'osservanza dei Comandamenti, vivere in grazia di Dio, non commettere il peccato e avere lo spirito buono. Salvare l'anima nostra. Pregava il Profeta: «Salva te ipsum», salva te stesso. Dipende da te.

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INCONTRI CON CRISTO

La supplica che deve essere frequente e quasi continua è: «Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi!». Questo è lo scopo degli esercizi spirituali e di tutta la vita: la santificazione, massimo frutto da ricavare da questo corso di esercizi spirituali. Ricordare la parabola narrata dal Maestro Divino: Uscì il seminatore a seminare il grano; ma nel gettare la semente, una parte cadde sulla terra e gli uccelli la beccarono, oppure i passeggeri la calpestarono e non produsse frutto. Una parte cadde in terreno sabbioso, pietroso e la semente nacque, ma mancando 1' umore, presto seccò e non produsse frutto. Una terza parte cadde in terreno coperto di spine e di ortiche; la semente nacque, ma presto fu soffocata la pianticella e così anche questa semente non ebbe frutto. Ecco le prediche inutili: quando cadono in un terreno non adatto, non preparato. Sono i cuori che devono essere preparati, perché la semente divina si sviluppi, cresca, produca frutto. Il seminatore, però, trovò anche un terreno buono, anzi il Vangelo dice "ottimo". Una parte di semente cadde in questo terreno ben preparato, e quale fu il risultato? Quella semente si sviluppò, crebbe in una bella pianta. E quale frutto? Il trenta per uno, cioè un granello ne diede trenta. Un'altra parte cadde in terreno ancora migliore, un granello ne produsse anche sessanta. Una terza parte caduta nel terreno ottimo produsse il cento per uno (Cfr Mt 13,3 e ss.). Ecco come può essere il risultato degli Esercizi. Negli Esercizi vi sono le predicazioni, vi sono le riflessioni, vi

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sono letture buone, vi sono le ispirazioni divine. In un'anima può essere che produca il trenta; e terminati gli esercizi è abbastanza contenta del frutto, perché i giorni sono stati buoni e utili. Anime invece in cui la volontà è anche maggiore, migliore e la parola di Dio produce il sessanta per uno: il sessanta di fervore, il sessanta di meriti, di unione con Gesù. Poi vi sono anime che producono il cento per uno. Vi sono anime che escono dagli esercizi indifferenti, senza frutto; e anime che ne escono ricche, con propositi buoni, dopo aver molto pregato e incominciato una vita più santa. Il trenta, il sessanta, il cento per uno. Chi fa gli esercizi deve domandarsi: Che terreno sono io? Che terreno voglio essere? Almeno un terreno buono, o anche migliore, o anche ottimo? «Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi!». In che cosa sta questa santità di cui si parla tanto? Consiste in due parti, e cioè togliere il male e mettere ciò che è bene. Togli il peccato e metti la virtù, togli la tiepidezza e metti il fervore, togli i difetti e metti ciò che è più santo, più perfetto. Togli il male e metti il bene: questa è la santificazione, quindi l'applicazione del trenta, del sessanta, del cento per uno. Qual è il mezzo più efficace, più potente e che abbiamo alla mano sempre per togliere il male? La Confessione. E qual è il mezzo più efficace, più potente per mettere il bene? La Comunione. Togli il male e metti Dio che è sommo bene. Questo lavoro di santificazione sta appunto qui: la Confessione che cancella i peccati, quando l'anima si presenta ben preparata, disposta; poi toglie anche le venialità che ci possono essere; toglie anche le cattive abitudini, la tiepidezza, la freddezza dell'anima; ci rende guardinghi per non metterci nelle occasioni pericolose e ci avvia sulla strada sempre più santa, una strada che è in salita. Perché la santità che cosa è? È la vita verticale, cioè in salita, non una vita orizzontale, piatta, ma una vita che sale. Quello che esprimiamo dicendo: crescita in Cristo. Quali sono i frutti della Confessione? Anzitutto bisogna

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ritenere bene che ci sono tanti mezzi per farci santi. C'è il pellegrinaggio al santuario, c'è la lettura spirituale c'è la direzione spirituale, c'è la tale devozione... Tutti mezzi che valgono in proporzione che vengono usati rettamente. Ma i due mezzi sacramentali dove interviene Gesù sono la confessione e la comunione fatte bene. Sì, interviene Gesù. Chi è che assolve nella confessione? È Gesù Cristo. Nessuno può rimettere i peccati fuorché Dio. Egli viene con la sua grazia, con la sua azione: «Va', ti sono perdonati i tuoi peccati», conchiudeva Gesù con la persona caduta (Mt 9,2). E questo intervento di Gesù, della sua grazia, della sua presenza, della sua potenza, un mezzo sacramentale, che vale di più degli altri mezzi: il mezzo principe, diciamo. Il secondo mezzo è ancora più efficace, poiché nella comunione c'è Gesù Cristo stesso non soltanto la sua azione. E Lui che interviene, è Lui che santifica, è Lui che si unisce all'anima, è Lui che stabilisce con l'anima un'intimità. La comunione, come insegna san Tommaso, riassume i frutti di tutti gli altri sacramenti; la comunione è Gesù con noi, il Santo dei santi. Allora, primo, la confessione. Conoscere il frutto della confessione fatta frequentemente. E quanto frequentemente? Secondo quanto potete; il Concilio di Trento dice: quando vi è possibile. Chi è in possibilità maggiori, e chi è in possibilità minori. Ma intanto i frutti, oltre all'assoluzione, sono: conoscere noi stessi. Se si fa l'esame di coscienza, a poco a poco conosciamo noi stessi, la fragilità, il bisogno che abbiamo di Dio, della sua grazia. Si toglie la superbia che è la nemica della santificazione, perché il superbo confida in se stesso. Il fariseo che si gloriava tornò a casa peccatore; invece il pubblicano tornò a casa giusto perché si picchiava il petto: «Signore, abbi pietà di me che sono peccatore» (Lc 18,13). Conoscere noi stessi. Alle volte conosciamo gli altri, giudichiamo gli altri. Giudica te stesso, giudichiamo noi stessi. «Nosce te ipsum»: questo è l'apice della sapienza, conoscere noi stessi. Poi la confessione frequente toglie la tiepidezza, il

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torpore, quella vita stanca, senza conforto, dove non ci sono né le consolazioni del mondo né le consolazioni di Dio. Poi essa purifica la coscienza. E oggi togliamo un po' il nervoso, domani togliamo un po' l’invidia, dopodomani togliamo un poco la freddezza, e togliamo un po' delle nostre idee, i nostri gusti, le preferenze, la pigrizia, eccetera. La confessione purifica l'anima, aiuta a togliere il male; non tutto assieme, uno non si fa mai santo tutto d'un colpo, ma aiuta poco a poco a togliere ciò che è male. Si morirà anche con dei difetti, siamo d'accordo; ma intanto si diminuiscono. E poi, siccome si odiano, si detestano, non sono peccati ma fragilità; e allora l'anima è unita a Dio, può passare all'eternità con piena fiducia. Oltre che purificare la coscienza, la confessione aumenta la grazia quotidiana e particolarmente la grazia settimanale. Ora vorrei dirvi quello che consiglio sempre alle Suore della Famiglia Paolina. Nel corso degli esercizi si formano un programma di vita. Ogni settimana, meglio ancora ogni mese, rileggono e vedono se nella settimana o nel mese si è fatto qualche progresso. Alla fine dell'anno, che chiamiamo anno spirituale, e va dal corso di questi esercizi a un altro corso, si controlla: l’anno mio è stato fruttuoso? Sono cresciuta in sapienza, in età, in grazia, come Gesù? Ecco allora un lavoro ordinato. Quindi nel prossimo corso di esercizi si rileggono i propositi, si costata il progresso fatto, le deficienze che si notano e quindi si fa un altro programma per l'anno seguente. Anime che sono in progresso, che sono in cammino; non siate anime che sono sempre allo stesso punto. E può anche essere che un'anima s'intorpidisca e cominci la discesa anziché l'ascesa. Ora, la via del cielo è la via che sale. Allora formarsi bene un programma di lavoro, come santificazione individuale e come apostolato. Notarlo. Quel taccuino, di anno in anno, va crescendo di desideri, di propositi e anche in fine viene segnato da progressi. Allora in punto di morte avere il Vangelo che si è incarnato e il libretto

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testimone del lavoro spirituale e del cammino che si è fatto nel progresso della santità. Quali sono le disposizioni perché le confessioni siano utili? Non è il confessore che ci santifica, siamo noi che dobbiamo santificarci; lui può chiarire, incoraggiare, ma il lavoro è nostro. I santi l'hanno fatto per sé e l'hanno fatto bene; se un'anima vuol santificarsi, lavora per correggere il male e mettere ciò che è buono, ciò che è virtù, ciò che è spirito soprannaturale, fede, speranza, carità. Quindi le disposizioni sono proprio da parte nostra. Non occorre prolungarsi tanto nell'esame di coscienza, ma piuttosto eccitarsi al vero pentimento; al pentimento unire il proposito: ho sbagliato, voglio far meglio. Ho sbagliato, è il dolore; voglio far meglio, è il proposito. Questo ci assicura il frutto. Non è una conversazione la confessione tutt'altro; la confessione è una disposizione dello spirito, dell'anima, perché si ha cura delle mancanze, della tiepidezza o di altri difetti; e intanto ci si premunisce, ci si fortifica per il futuro. Ho sbagliato, non voglio più sbagliare. Dolore quindi e proposito. Fermarsi lì. C'è una preparazione remota alla confessione? Sì, l’esame di coscienza ogni giorno. L'esame di coscienza è una confessione spirituale. Conoscete bene la comunione spirituale; ma c'è anche la confessione spirituale. Quando uno rientra in se stesso, riconosce gli sbagli, non vuole più farli, domanda a Gesù la grazia, promette bene e poi chiede l'aiuto per non ricadere: ecco una confessione spirituale. Ci sono anime che queste confessioni spirituali le fanno frequentemente nella giornata. C'è un libro che riassume e facilita la santificazione. In esso si legge: ogni tanto ripeti a te stesso: Mio cuore, adesso dove stai andando? Ecco, si fa l'esame di coscienza, si orienta di nuovo con Gesù e si fa una confessione e una comunione spirituale. Altro grande mezzo sacramentale è la Comunione. A che serve la Comunione? Ci unisce e ci incorpora a Gesù Cristo, porta l'unione dell'anima a Gesù, porta aumento

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di grazia, dà conforto e consolazione. La Comunione è 1' unione di noi con Gesù; Gesù resta con noi sacramentalmente finché sono consumate le specie eucaristiche, ma spiritualmente resta in noi in continuità. Quando ci sono delle belle Comunioni, diceva Pio XII, Gesù diviene dominatore dentro di noi, cioè domina i pensieri che diventano pensieri di fede, domina i sentimenti, il nostro cuore conformato al Cuore di Gesù, domina la volontà, orienta tutto l'essere al volere di Dio, così che a poco a poco: «Vivit in me Christus»: è Lui che mi comanda e che mi guida (Gal 2,20). Adesso si parla tanto di personalità, e sta bene formarsi un carattere, una personalità; questo è importante. Ma se si frequenta la Comunione, ecco che sopra la nostra personalità umana interviene la seconda persona della SS. Trinità. Che personalità divina allora! Per cui san Paolo diceva: «Mihi vivere Christus est»: la mia vita è Cristo (Fil 1,21). E cioè è Lui che vive in noi; i pensieri nostri sono i suoi, i desideri e i sentimenti del cuore sono i sentimenti del Cuore di Gesù, e i voleri sono quelli di Gesù. Sia fatta la volontà di Dio: «Padre, non la mia ma la tua volontà sia fatta» (Lc 22,42). Vedete allora, quelle giornate che alle volte pesano, quelle giornate che sono sempre uguali, con le stesse cose che si devono fare. E nelle giornate il lavoro o in famiglia, o in fabbrica, o in altre occupazioni varie. La vita con le medesime persone, le quali alle volte sono pesanti; quelle azioni stesse che si devono ripetere, e continuando a ripeterle alle volte divengono pesanti. Il terribile quotidiano viene chiamato il peso della giornata! Ma quando Gesù è con noi, il peso è soave, è leggero; perché è Gesù che lo porta, cioè Egli con la sua grazia ci sostiene. Questo per le anime che frequentano la Comunione e la frequentano con le dovute disposizioni. Quanto alle disposizioni per la Comunione, già le sapete.

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Lo stato di grazia e la intenzione retta bastano per accostarci alla Comunione. Ma il frutto massimo della Comunione si ha nel ringraziamento. Quando Gesù, l'amico tuo, è entrato nella tua anima, non hai niente da dirgli? Non hai parole da scambiare con Lui? Quando si ama, le parole vengono da sé, e quanto più le parole che diciamo non sono prese dai libri, ma vengono dall'intimo nostro, tanto più dalla Comunione si trae profitto. E questo anche se diciamo parole ed espressioni molto semplici, ma che escono da un cuore che ama. Vedete, adesso vi stupirete un po', ma non voglio dire che dovete proprio fare così: sant’Alfonso voleva un'ora di ringraziamento. Chi è adesso che fa un'ora di ringraziamento? E allora dice: Almeno un quarto d'ora. Il frutto della Comunione si sente lì, ed è lì che la Comunione lascia quella consolazione, quel conforto, quel coraggio, quel fervore per portare il peso della giornata e santificare le opere. Oh! quanto è importante la Comunione frequente, quanto è importante! Possibilmente farla al mattino; ma chi alle volte ha difficoltà di farla al mattino in parrocchia, avrà facilità di farla alla sera quando c'è la Messa vespertina. Però se si può fare al mattino è meglio; sì, perché nella Comunione ci si prepara alla giornata, mentre se si fa alla sera la giornata è quasi terminata. Se noi facciamo bene la Comunione al mattino, ecco, abbiamo una luce maggiore per la giornata, la luce di Dio che ci guida. «Lucerna pedibus meis verbum tuum»: è luce ai miei passi la tua parola (Sal 118,105). E poi abbiamo la fortezza, il coraggio, la serenità, la generosità. Se però non si potesse fare davvero al mattino, in qualche maniera supplisce la comunione spirituale; ma farla con raccoglimento, trattenersi un po' con Gesù, parlargli delle nostre necessità, esprimere il nostro amore, il nostro affetto, consegnargli tutto il nostro essere, mente, volontà e cuore. E domandare la grazia di vivere... in che modo?: «per Cristo, con Cristo, in Cristo, a Dio Padre Onnipotente, in unione dello Spirito Santo, ogni onore e gloria».

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Allora si cresce in Gesù Cristo, allora si ha la vera crescita in Gesù Cristo, perché c'è la purificazione dell'anima mediante la confessione e c'è il possesso di Gesù Cristo con la comunione. Egli si impossessa dell'anima nostra: «Si quis diligit me... ad eum veniemus et mansionem apud eum faciemus»: se uno mi ama, dice Gesù nel Vangelo, verremo in lui e dimoreremo in lui (Gv 14,23). Ma con Gesù viene anche il Padre e lo Spirito Santo; e allora c'è la Trinità in noi, e il nostro petto è un tabernacolo che va in giro, perché magari si è in giro per la casa, si è in giro per le faccende, al lavoro e nelle varie occupazioni dell' apostolato. Rispetta te stesso, tu sei un tabernacolo di Dio, la Trinità abita in te. Se vogliamo andare più avanti, sentiremo ancora di più la Trinità, che è Gesù stesso in noi. Ma sentire Gesù, Gesù è la via per vivere poi la vita trinitaria in noi. Siete un po' a conoscenza di suor Elisabetta della Trinità e di altri libri spirituali che spiegano abbondantemente questi concetti. Tra di voi vi sono anime che sono molto ricche di grazia, anime veramente chiamate a grande santità. Volete essere tutte così? Lo stesso fatto di essere venute e lo stesso fatto di appartenere all’istituto Maria SS. Annunziata è già un segno che dentro di voi c'è nostro Signore che lavora; è già un segno dell'abbondanza della grazia di Dio in voi. Queste grazie sono abbondanti e so che ci sono; fatele rendere al massimo. Il cento per uno. Non accontentatevi di una vita mediocre, ma mirate a una vita di fervore, a una vita veramente santa. Spirito di fede che domini l'anima; fiducia in Gesù Cristo, nei suoi meriti, nella sua grazia, e l'amore a Dio con tutto il cuore sopra ogni cosa e al prossimo come noi stessi nell'apostolato. Molte di voi hanno abbondanza di grazia; fatela rendere al massimo; perché il seme sta cadendo nel terreno buono ed ottimo. Allora i frutti; il minimo è il trenta, meglio il sessanta, ottimo il cento per uno. La benedizione stasera sia proprio presa in questo senso. Penso domani mattina di celebrare

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la Messa per la vostra santificazione, applicandola per questo. Perché dappertutto dove sono stato quest'anno, nelle varie nazioni, cominciando dal Giappone, poi in Oriente, in Europa, e nell'America meridionale, dappertutto celebro la Messa per la santificazione della comunità in cui arrivo. Domani la Messa per la santificazione di ognuna di voi. Giacché siete ricche di grazia, il terreno è buono; mirate al cento per uno!

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VIRTÙ TEOLOGALI

Che cosa significa consacrarsi al Signore? Significa assumersi l'impegno di santificarsi mediante il progresso spirituale. E d'altra parte gli esercizi spirituali devono portare a questa conclusione: voglio farmi sempre più santa. Sì, perché il primo articolo dello Statuto fissa questo do vere che è fondamentale, cioè di progredire. Progredire significa perfezionarsi, santificarsi. Ora già avete fatto i vostri propositi, ma per semplificare il lavoro di santificazione si può considerare questa sera come santificarsi. Per santificarsi bisogna praticare la fede, la speranza e la carità, che sono le tre virtù teologali che riguardano Dio. Tutta la religione in che cosa consiste? Nel dogma, cioè credere alle verità rivelate: fede. E, secondo, nel seguire Gesù, la sua morale, i comandamenti: la speranza; mediante le buone opere che io debbo e voglio fare: Paradiso. E poi, terzo, la religione è culto, cioè è amore a Dio, amore al Signore e amore al prossimo: carità. Progredire. 1È facile, relativamente, perché ogni giorno diciamo l'atto di fede, di speranza e di carità. La religione è per santificare l'uomo, e l'uomo ha intelligenza: ecco la fede che perfeziona l'intelligenza; l’uomo ha la volontà: la speranza perfeziona la volontà, perché si possa fare quello che è volere di Dio; e poi la carità, cioè l'uomo ha sentimento. Avviene che molte persone pensano solo al sentimento, al cuore; no, prima c'è la mente da santificare, che è la prima facoltà. Perciò anche quando si va alla comunione, i pensieri-guida devono essere questi: io credo, io spero, io amo; qualunque preparazione e

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qualunque ringraziamento si vogliano fare, in primo luogo: io credo, io spero, io amo. In primo luogo la fede: credere. Credere perché il Signore ha rivelato e perché la Chiesa ci insegna quanto Egli, Dio, ha rivelato. Crediamo con la Chiesa. Ora le verità rivelate sono riassunte nell'atto di fede e nel credo. Chi crede sarà salvo, chi crede molto sarà santo, ma chi non crede si perde. Così è la sentenza pronunciata da Gesù nel santo Vangelo (Cfr. Mc 16,16). Fede. Gli articoli di fede riassunti nel credo sono dodici. «Credo in Dio Padre Onnipotente, creatore e signore del cielo e della terra». Pensare che noi eravamo nulla, non c'era nulla anche di quello che ci vediamo attorno: le piante, le stelle e tutto quello che ci serve per uso umano, tutto è creato da Dio; l’anima nostra è creata da Dio. Io credo, ecco. Riconoscere Dio Onnipotente, Dio Creatore, Dio provvidenza, Dio fine. Come siamo venuti da Lui, così dobbiamo tornare a Lui. E perché noi possiamo arrivare a Dio, il Padre Celeste ha mandato il suo Figlio a insegnarci la strada, a insegnarci le verità da credere, e poi ha mandato il suo Figlio a redimerci. Ecco: «Nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato», eccetera. E finalmente: «Risuscitò e salì al cielo, ove siede alla destra di Dio Padre». La via della salvezza è unica: «Io sono la via», dice Gesù Cristo: non c'è altra via per salvarci che Gesù Cristo. Poi Gesù Cristo salito al cielo, che cosa ha disposto prima? Ha stabilito la Chiesa: «Credo nella Chiesa Cattolica», la Chiesa la quale continua l'opera di Gesù Cristo. Gesù Cristo ha predicato e la Chiesa predica; Gesù Cristo ha guidato le anime e la Chiesa guida le anime, regge le anime; Gesù Cristo ha conquistato la grazia per noi e la Chiesa comunica questa grazia specialmente per mezzo dei Sacramenti. Credere. In particolare pensare al cielo. Avere presente questo: si predica molto spesso e vi sono libri che insistono tanto sopra lo spirito di sacrificio, l'immolazione, il rinnegamento di noi stessi, la rinuncia, il distacco. Tutto

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questo da una parte spaventa un po' la natura nostra, ma noi dobbiamo subito pensare che c'è un Paradiso che è eterno gaudio; e allora il sacrificio, il distacco, la rinuncia, si fanno per un maggior premio, per un maggior gaudio in Paradiso. E chi si consacra a Dio col voto di povertà, di obbedienza, di castità, fa la rinuncia, il distacco, ma agisce per un maggior guadagno, perché, come dice san Paolo, anche un piccolo sacrificio comporta un eterno pegno di gloria (Cfr. 2 Cor 4,17). Un piccolo sacrificio: adesso, ad esempio, stando ad udire la predica; nn piccolo sacrificio: fare un atto di gentilezza, di carità; ma a quel piccolo sacrificio corrisponde un premio che non è di un istante, è un premio che dura eternamente, perché il Signore ricompensa con misura abbondante. Quanto alla fede, particolarmente fermarsi a meditare sopra «Vitam aeternam», la vita eterna, il Paradiso. Siamo destinati lassù, i giusti ci aspettano, Dio Padre ci attende. E andremo alla casa del Padre. Ecco il conforto di quel morente: vado alla casa del Padre mio. Del Paradiso avere una cognizione profonda, sentita, assieme a un continuo ricordo del premio eterno. Gesù ha sofferto, sì, ma siede alla destra del Padre. Allora tra le verità che dobbiamo ricordare in particolare: siamo venuti da Dio e siamo sulla terra per ora, per compiere la volontà di Dio; ma ci aspetta il premio eterno. Sempre presente il premio. Il ricco Epulone godeva la vita; Lazzaro invece soffriva la fame e anche diverse malattie, e sopportava. Ma la fine cosa è stata? Lazzaro morì e andò nel seno di Abramo, cioè salvo, eternamente felice; invece il ricco Epulone fu sepolto nell'inferno. Non distaccare mai il pensiero della vita presente dal pensiero della vita eterna. È una vita sola la nostra; qui vi è il preambolo di vita, ma poi questa vita si prolunga per tutta l'eternità. Ottenere un'eternità felice dipende da noi. «Elige ergo vitam» (Deut 30,19): io ti ho messo davanti la vita e la morte, scegli dunque la vita. Poi, in secondo luogo, la speranza, la speranza cristiana.

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E speriamo dalla bontà di Dio e per i meriti di Gesù Cristo la grazia, la quale è come la comunicazione della vita divina in noi. Poi vi è la grazia che aiuta a fare il bene, la grazia attuale per compiere quelle opere che dobbiamo e che vogliamo fare. Quindi abbiamo da tener presente che la nostra speranza è nei meriti di Gesù Cristo, nella sua grazia, la grazia che santifica, la grazia che comunica a noi la forza per santificarci, per crescere; cioè, sempre di più i meriti per il premio eterno. Abbiamo nella Messa una breve preghiera, ma è una delle preghiere principali. Dopo l'elevazione e prima del Pater noster il sacerdote scopre il calice, genuflette, quindi prende l'ostia fra le dita e traccia cinque segni di croce, tre sul calice e due sopra il corporale; sul calice dice: «Per ipsum, et cum ipso, et in ipso», tre segni di croce; poi due segni di croce sul corporale, «est tibi Deo Patri omnipo tenti, in unitate Spiritus Sancti omnis honor et gloria». E vuol dire: per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù Cristo si dà gloria al Padre nello Spirito Santo. "Per ipsum", cioè per Cristo. Non possiamo far nulla per la vita eterna se non abbiamo la grazia di Gesù Cristo, la grazia che Egli ci ha conquistato. E tutte le preghiere che noi facciamo a Dio, secondo l'esempio della Chiesa si concludono: «per Christum Dominum nostrum»; cioè tutto quel che possiamo ottenere da Dio, lo otteniamo per mezzo e per i meriti di Gesù Cristo. «Sine me nihil potestis facere» (Gv 15,5): non potremo mai fare il minimo merito senza passare attraverso Gesù Cristo. «Senza di me nulla potete fare». Quindi supplichiamo il Signore per Cristo, cioè per la grazia, per la misericordia, per i meriti di Gesù Cristo. I Poi "cum ipso": significa che le nostre azioni devono essere fatte con Gesù Cristo, che vuol dire essere in grazia di Dio. Allora Gesù Cristo è in noi. Mettere la retta intenzione, le intenzioni che ha Gesù Cristo e fare le cose come le faceva Lui, cioè bene. «Bene omnia fecit» (Mc 7 37): Gesù fece tutto bene. Così che l'anima in grazia, con

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ogni minima azione che compie con Cristo, acquista un merito immenso; anche le minime cose ci guadagnano meriti di un eterno valore. Poi vi è "in ipso". Gesù Cristo è in noi. Noi facciamo le cose buone, con retta intenzione, le facciamo in Gesù Cristo. Gesù Cristo è in noi; è Lui che illumina, è Lui che muove la volontà, è Lui che muove il cuore; e allora siamo noi con Lui e Lui con noi. Sì, «vivit vero in me Christus» (Gal 2,20), cioè Egli vive in noi. Allora bisogna ripetere le parole di san Francesco di Sales: Gesù Cristo è nel mio cervello, cioè i miei pensieri sono i suoi; Gesù Cristo è nelle mie mani, e cioè la mia attività, la mia volontà, quello che faccio, ecco è Gesù Cristo che mi muove, che mi dà la forza, che mi dà la grazia; Gesù Cristo è nell'intimo del mio cuore: i miei sentimenti sono i suoi e cioè il nostro cuore è nel suo, il suo domina il nostro cuore. «Vivit vero in me Christus». La speranza è quella, è riassunta in questa preghiera per cui noi operiamo con Gesù Cristo, per Gesù Cristo e in Gesù Cristo, e tutto solo alla gloria di Dio: «omnis honor et gloria». Non a gloria nostra, non a soddisfazione nostra, ma alla gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In terzo luogo la carità. La carità riguarda Dio e riguarda il prossimo. «Amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa, voi bene infinito e nostra eterna felicità». Amare il Signore con tutto il cuore, perché bene infinito ed è nostra eterna felicità. Lassù Dio ci aspetta per renderci felici. La carità rimane in eterno, perché la fede cessa con l'ingresso al Paradiso, ugualmente la speranza; ma l'amore, la carità è eterna. Sì, amore che è gaudio, il gaudio eterno. Chi si consacra a Dio vuole amare il Signore in un grado superiore, e adopera i voti come mezzi per amare di più il Signore. Sono i mezzi che ci portano a un amore maggiore, cioè a distaccarci dalle cose della terra per attaccarci totalmente a Dio. Allora, ecco, amare il Signore, ma in che grado? Con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta l'anima. La forza di questo

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comandamento sta in quel "tutto". Tutta la mente: pensieri retti, pensieri santi, pensieri secondo la fede; non pensieri cattivi. Tutto il cuore: amare Dio solo e le altre cose amarle per Dio e in Dio; con tutto il cuore: quindi i nostri affetti, i nostri desideri, le nostre domande, i nostri movimenti, lo sguardo alla nostra vita, tutto ordinato a Dio. Anime che hanno pieno distacco. Maria è il modello, Maria è la grande consacrata. Maria è l'anima consacrata a Dio e Regina delle anime consacrate a Dio. Amare Dio con tutto il cuore. Poi amare Dio con tutte le forze, cioè in tutte le nostre opere; farle per Dio, non muoversi per un fine cattivo, no; e neppure soltanto per un fine umano, ma per Dio. Tutte le nostre forze: la salute, le azioni che facciamo nella giornata e tutto quel che ci è richiesto; tutte le forze adoperate per Dio, finché ne abbiamo, finché, chiudendosi la nostra vita, eccoci il premio. E poi «con tutta l'anima». Sì, cercare il Signore con tutta l'anima. Anime che vivono proprio per Dio. Ma vi sono anime che amano in qualche modo il Signore, cioè assieme col Signore amano tante cose a cui sono ancora attaccate. Non sono cose cattive tante volte, ma l'amore di Dio non vi è totalmente. Tutta la mente, tutto il cuore, tutte le forze, tutta l'anima. E vi sono persone che a poco a poco orientano tutto il loro spirito a Dio, e poi il loro pensiero e il loro desiderio è il cielo. Amare Dio profondamente per tutta l'eternità. Sì, amare il Signore. Poi amare il prossimo. «Amerai il prossimo tuo come te stesso»: questo è il comandamento antico. Ma Gesù Cristo come ha operato? Egli ha detto agli apostoli: «Amatevi tra di voi come vi ho amato io» (Gv 15,12). Quanto ci ha amato Gesù morendo per noi! Fino a questo punto Egli ci ha amato. Tutte le sofferenze del Getsemani, della flagellazione, della incoronazione di spine, la condanna a morte, il viaggio al Calvario, la crocifissione, le tre ore di agonia, ecco, tutto. Quanto ci ha amato Gesù! Non anime che vogliono un po' di bene al prossimo; ma anime che lo amano più di se stesse e si spendono e sopraspendono

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per le anime, come dice san Paolo (Cfr. 2Cor 12,15). Il vostro apostolato significa amare come Gesù Cristo ha amato noi. Sì, perché l'apostolato non è solamente amare il prossimo come noi stessi, ma vuol dire sacrificarsi per il prossimo vuol dire amarlo più di se stessi. Alle volte alla domenica potreste prendervi un sollievo e invece vi fermate a fare catechismo, a fare conferenze per l'Azione Cattolica e altre opere di carità. Vuol dire che voi amate queste anime più di voi stesse, perché per voi basterebbe fare i doveri religiosi, i doveri del buon cristiano. Allora l'apostolato è veramente un amare come ha amato Gesù, come Gesù ha amato noi. Veniamo a una conclusione. Dice la parabola: Un uomo doveva partire per un viaggio lungo e avrebbe tardato molto per il ritorno. Allora chiamò i servi e distribuì loro i beni, i talenti perché li amministrassero bene. Sapete il resto. Voi volete guadagnare cinque talenti, trafficate bene. A voi il Signore ha dato molta più grazia, veramente, la grazia è quella che propriamente costituisce i talenti spirituali. Trafficare bene i doni che vi ha dato, cioè corrispondere pienamente alle grazie che il Signore vi ha concesso, le quali sono più abbondanti di quelle concesse ai semplici cristiani. Essi avranno ricevuto uno, avranno ricevuto due; ma per la misericordia di Dio voi avete ricevuto cinque. Che al momento di entrare all'eternità possiate rispondere: Ho trafficato i cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Ma questa opera di santificazione sta proprio nell'approfondire le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Perciò la santificazione non è difficile, tuttavia si può crescere ogni giorno, trafficando bene i talenti, i doni che il Signore ci ha dati. Meditazioni per consacrate secolari Bibbia e sua diffusione

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BIBBIA E SUA DIFFUSIONE

Il libretto intitolato «Imitazione di Cristo», ci dice: Il Signore ci ha provveduto con due alimenti, il primo alimento è l'Eucarestia, il secondo alimento è la Sacra Scrittura, la Bibbia. La santissima Eucarestia, cibo dell'anima nostra, che serve per fortificarci e unirci sempre di più a Dio, fino ad avere gli stessi pensieri, gli stessi fini, gli stessi desideri: cibo dell'anima. E poi la Scrittura come luce per il cammino. Sì: «Lucerna pedibus meis verbum tuum» (Sal 118,105): il lume che rischiara la mia via è la tua parola o Signore. E la tua parola è registrata nel gran libro chiamato la Bibbia. La parola Bibbia significa: libro. Sono 46 i libri dell'Antico Testamento e sono 27 i libri del Nuovo Testamento, ma in realtà formano un solo libro che è la Rivelazione scritta, che poi è completata dalla Tradizione cioè dalla parola della Chiesa, la quale trasmette quello che ha preso da Dio, quello che ha preso dal Maestro Divino Gesù, lo tramanda di età in età fino a noi. Quindi la Rivelazione è in parte scritta e in parte tramandata. Il Padre celeste ha mandato il suo Figlio a portarci la salvezza, il Padre celeste ci invita tutti al Paradiso. Egli ci chiama e Gesù dice: «Ut edatis et bibatis super mensam meam in regno meo et sedeatis super thronos...» (Lc 22, 30): perché un giorno mangiate e beviate alla mensa e vi sediate sopra dei troni... Mensa di un ordine infinitamente superiore, sì, con cui l'anima viene beatificata. Il Signore ci invita al Paradiso, tutti. E per invitarci al Paradiso ci ha mandato come una lettera, uno scritto. La Bibbia è paragonata alla lettera di Dio agli uomini per invitare tutti

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al cielo, indicando la strada, indicando i mezzi per il cielo, onde non abbiamo a sbagliare. Vi è un'infinità di libri, di giornali, di periodici; ma qui non si tratta di un libro umano, o di un periodico, di un giornale; qui si tratta di una lettera che procede dal Padre celeste. Ci potrebbe essere anche un rimorso in noi, e cioè: se una figliola ricevesse una lettera dal padre e non la leggesse neppure, che cosa si penserebbe? Quale mancanza di rispetto! Ma se arriva una lettera attesa dal padre, la si legge con attenzione dall'inizio fino ai saluti, fino alla firma; e nello stesso tempo poi si pensa, si vuole indovinare il concetto, il pensiero del padre, e si rilegge con attenzione. Allora sì! Ora, se noi non leggessimo la lettera di Dio agli uomini, quando compariremo davanti a lui, quale vergogna! Non hanno neppur letto la mia lettera! E allora come potevi conoscere la via della salvezza, come potevi conoscere quale strada io ti indicavo nella mia lettera? Rispettare le Scritture, avere il desiderio di leggerle e penetrarle; leggerle e rileggerle. Che cosa è dunque la Bibbia? La Bibbia è questa lettera la quale si divide in due parti: 46 libri che formano un libro solo, l’Antico Testamento. I 46 libri dell'Antico Testamento indicano l'alleanza tra Dio e l'uomo. L'uomo per arrivare alla salvezza doveva seguire la legge dell'alleanza e se il popolo seguiva, se praticava la legge mosaica, avrebbe avuto sempre le benedizioni di Dio e la salvezza. Quindi è un'alleanza che si chiama anche Testamento. Poi c'è il Nuovo Testamento e cioè: Gesù Cristo ci ha promesso il Paradiso, il quale è la nostra eterna felicità. E allora ecco l'alleanza. Se tu segui il Vangelo avrai la salvezza eterna. Quindi c'è come un trattato, un contratto tra Gesù Cristo e noi; se noi seguiamo il Vangelo, i libri del Nuovo Testamento, saremo eternamente salvi e anche benedetti sulla terra. Considerando però la Bibbia nel suo complesso, i libri si dividono: primo, un buon numero sono storici, narrano la storia della creazione, ad esempio, nella Genesi; la vita

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di Gesù Cristo, invece, è narrata nel Vangelo. Poi vi sono i libri profetici che contengono le profezie dell'Antico Testamento, e anche profezie del Nuovo Testamento; poi vi sono i libri morali, quelli che insegnano ciò che dobbiamo credere, specialmente quello che dobbiamo fare. Quindi i libri si dividono in storici, profetici e morali. Libro divino, e se "libro divino" non può errare, non può sbagliare. Perché si chiama libro divino? Perché c'è l'ispirazione di Dio, lo Spirito Santo che illumina lo scrittore e lo custodisce perché non sbagli e perché scriva tutto quello che è voluto da Dio. Quindi è libro divino, cioè contiene veramente l'insegnamento di Dio. Questo è da credersi. Oltre che ispirare gli scrittori, supponiamo, san Giovanni, san Matteo, san Paolo, eccetera, il Signore Gesù ha dato il compito dell'interpretazione a una società, che è la Chiesa, la quale è infallibile nell'interpretare la parola di Dio, il Vangelo, la Scrittura in generale. Quindi con l'interpretazione che la Chiesa dà alla Scrittura noi abbiamo la certezza di pensare e di seguire quello che nella Scrittura è scritto. Vi è diversità fra i protestanti e i cattolici: i protestanti pretendono di interpretare la Scrittura ciascuno a modo proprio; i cattolici, invece, credono alla Scrittura, la leggono, la capiscono e la interpretano secondo la luce della Chiesa, la quale Chiesa, avendo l'ufficio di interpretarla, è maestra infallibile. Quindi vi sono tante Bibbie che circolano e appartengono agli acattolici. Da queste bisogna guardarsene. Vedere se c'è l'approvazione ecclesiastica quando viene offerta una Bibbia; quando i libri vengono offerti dai cattolici, hanno sempre l'approvazione ecclesiastica. Poi si sa che la Chiesa vuole che ci siano delle note, le quali spiegano il senso esatto contenuto nel testo. Quindi le Bibbie cattoliche hanno sempre commenti vari. Tali commenti devono essere anch'essi approvati dalla Chiesa. Allora come dobbiamo guardare la Sacra Scrittura

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adesso? Vi sono in circolazione tanti libri di ascetica, di mistica, tanti libri che sono come guida nella formazione spirituale e che valgono più o meno. E quanto valgono? Secondo se sono conformi alla Scrittura; il loro valore è quello: secondo se sono conformi alla Bibbia. Il libro di formazione principale, il libro di meditazione principale, il libro di lettura spirituale principale, il libro da cui si vuole attingere direttamente la parola di Dio, il libro che ci è guida, il libro che ha un'efficacia particolare, è la Bibbia, sì. La molteplicità dei libri, e oggi ne esce una quantità di libri buoni, nella migliore delle ipotesi, essi sono piccola parte della Scrittura, della parola di Dio; molto spesso gli autori si sostituiscono e attingono ben poco alla parola di Dio. Oh, noi vogliamo l'acqua pura, l’acqua limpida! Ecco la fonte: la Scrittura, la parola di Dio. E quale rimorso, ripeto, avremmo in punto di morte, se noi non avessimo letto la Scrittura almeno una volta nella vita, avendone la capacità ed essendo in grado di leggerla, si capisce. Poi, la predicazione che viene fatta dalla Chiesa è parola di Dio, la quale ripete in tante forme la parola stessa che vi è nella Sacra Scrittura. Quindi il libro di formazione, il libro più sicuro, il libro più formativo, il libro più utile alle anime, il libro per quelle persone che sono più prudenti e quindi vogliono attingere l'acqua alla sorgente, è la Sacra Scrittura. Giovanni XXIII, diceva: Ognuno legga la Scrittura, ognuno la legga dalla fanciullezza fino alla maggiore età, tutti: dalla fanciullezza alla vecchiaia. Poi fa un'altra esortazione: Andate a casa, prendete la Bibbia e leggetela; e se non l'avete, compratela e leggetela. Ecco, è il Vicario di Gesù Cristo che interpreta i desideri, il volere di Dio: leggere la parola di Dio. Quindi ritenere questo come libro direttivo. Si inizia colla Genesi: ecco come ci viene presentata la creazione; poi si va fino all'Apocalisse, quando il Signore avrà invitato gli eletti al cielo, quando Gesù presenterà al Padre celeste la sua vittoria e cioè le anime che Lui ha

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guadagnato con la sua morte di croce, con la sua predicazione e con i suoi santi esempi. Quindi abbiamo davanti a noi il gran quadro della redenzione, della salvezza. E se si interpretassero bene i vari capitoli dell'Apocalisse, quanto più saremmo illuminati sulla storia e sulle vicende della Chiesa! Ci sono grandi commenti al riguardo. Ma noi allora comprenderemmo un po' quale fu la missione di Gesù Cristo, quale è stata la redenzione, come approfittare della redenzione e come salvarci, e come contribuire alla salvezza degli uomini. Contribuire con la preghiera, contribuire col buon esempio, contribuire con la parola. Allora ritenere questo. Vedete, nelle chiese della Pia Società San Paolo, sopra l'altare vi è il Tabernacolo e sotto o presso la balaustra, la Bibbia. Dopo l'Eucarestia, la Bibbia. Tutti coloro che fanno la comunione frequente non dimentichino di leggere almeno qualche versetto o un capitolo della Bibbia. Se si vuole leggerla tutta, come dobbiamo leggerla? I capitoli della Bibbia sono 1335, chi ne leggesse un capitolo al giorno, in circa quattro anni avrebbe letto totalmente la Bibbia. Ci sono tante persone che sono fedeli a questa lettura, dopo che hanno ricevuto l'Eucarestia. Tuttavia noi abbiamo ancora qualche cosa da fare riguardo alla Bibbia, cioè la diffusione. Oltre che libro di formazione, è il libro che viene affidato a tutti per la diffusione. Quanto zelo hanno i protestanti per la diffusione della Bibbia! E i cattolici? La Società San Paolo ha promosso una Società Biblica cattolica ed è stata approvata con Breve solenne del Papa. È la "primaria" tra le società bibliche che sono nel mondo, perché in quasi tutte le nazioni vi è una società biblica, o molto estesa, o riservata solamente agli studiosi; ma questa è la primaria, ed è della Pia Società San Paolo, la quale deve precedere, compiere questa sua missione affidatale appunto dall'autorità ecclesiastica. Adesso una può dire: io non so fare catechismo, io non so fare conferenze, per esempio; ma se date la Bibbia, date tutto, ed è la predicazione migliore, invitando per

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quanto è possibile, a leggerla. La Bibbia sia esposta in casa e in luogo d'onore. Si abbia cura che non venga solamente acquistata, ma che venga letta. Vi sono famiglie che alle orazioni della sera aggiungono la lettura di un capitolo della Bibbia. Ora ecco quello che ci riguarda in particolare: tutte le Annunziatine hanno il loro apostolato e ciascuna esercita l’apostolato a cui si sente più portata, oppure l'apostolato che si rende più necessario nelle circostanze della vita. In quanto alla forma d'apostolato vi è libertà. Però per tenerci uniti abbiamo anche un apostolato comune a cui tutti dobbiamo dedicarci: diffondere il pensiero cattolico, in particolare la Bibbia, la diffusione della Bibbia, unite alla Società San Paolo. Il vostro titolo è «Istituto della SS. Annunziata» della Pia Società San Paolo. Ecco perché il titolo Maria SS. Annunziata, perché nell'assenso di Maria all'annuncio dell'Angelo è cominciata l'attuazione della redenzione. Ciò che era stato annunciato dalla profezia, ecco viene a realizzarsi; l’Arcangelo Gabriele annunzia a Maria e dopo la conversazione fra l'Arcangelo Gabriele e Maria: «Ecco l'ancella del Signore, sia fatto di me come hai detto». È il più grande giorno dell'umanità. E allora Gabrielini e Annunziatine si intendono in questo senso; il gran giorno dell'umanità, il gran giorno in cui viene annunziata finalmente l'ora della redenzione. «Verbum caro factum est»: il Verbo, la Sapienza di Dio, ha preso umanità, il Verbo si è fatto uomo. Gesù ordinariamente si denominava «il Figlio dell'uomo». Ecco ciò che adesso viene proposto: portare la Bibbia a un prezzo minimo, con l'intento di farla arrivare in ogni casa. L'offerta sarebbe di mille lire; e sappiamo bene che oggi è una somma relativamente piccola. Però questa è la facilitazione massima per poter arrivare a tutte le borse e quindi poter essere acquistata da ogni famiglia. Vedete, in Italia vi sono 14 milioni di famiglie. Supponiamo che vi siano già tante famiglie che abbiano la Bibbia, ma un numero grande, almeno 12 milioni di famiglie, rimangono

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certamente prive di essa. Volete collaborare in questo? So bene che siete già molto occupate in tanti apostolati, ma vi può essere uno spazio ancora libero. Soprattutto organizzare persone le quali possano cooperare, lavorare per questa diffusione. Praticamente ciascuna può pensare a quello a cui può arrivare, secondo le proprie occupazioni e secondo le proprie circostanze di vita. Dunque due conclusioni ci sono: leggere la Bibbia e farla leggere. E ciascuna può cominciare a leggere per sé la Bibbia iniziando dal Nuovo Testamento, dal Vangelo e poi successivamente può essere letto l'Antico Testamento Cominciare a leggerla noi, poi incoraggiare tutti perché leggano la lettera di Dio agli uomini, questa lettera del Padre.

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I NOVISSIMI

La presenza di Maria SS. da una parte è gaudio, dall’altra parte è anche fiducia. Maria è là ai piedi dell'Altissimo, Ella è la nostra protettrice, la nostra madre celeste, la mediatrice della grazia. Ella ha l'incarico di distribuire la grazia che nostro Signore Gesù ha guadagnato con la sua morte in croce. Questo ci porta a pensare ai novissimi nostri. La parola "novissimi" alle volte non è ben compresa. Sono le ultime realtà i novissimi: morte, giudizio particolare, Paradiso, purgatorio, inferno, risurrezione da morte, risurrezione della carne, giudizio finale, l'eternità. Sì, possiamo considerare queste che sono le realtà più sicure. Coloro che ci hanno preceduti nell'aldilà, già vivono queste realtà, e in parte già le hanno vissute. L'eternità si vive. Noi dobbiamo vivere secondo la fede. Per far bene gli esercizi ci vogliono due disposizioni senza le quali gli esercizi non avrebbero frutto, e con le quali, e a misura che sono abbondanti, sarà abbondante il frutto degli esercizi: "umiltà" che ci fa pregare, «da me nulla posso»; "fede" che ci fa sperare in Dio, la fede in Dio, nella sua grazia. Se da me nulla posso, con Dio posso tutto. E cos'è che possiamo tutto? Raggiungere quello che è il grande fine della vita, il Paradiso: santità e Paradiso. Nel Concilio Ecumenico si insiste tanto su questo punto: tutti siamo chiamati alla santità ed abbiamo le grazie necessarie per raggiungerla. Quanto è consolante questa parola: tutti chiamati alla santità e tutti hanno la grazia per raggiungerla! Come è la vita allora? Qui considerare la vita in senso soprannaturale. Troppi ragionamenti ci sono,

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sempre in senso naturale; troppe preoccupazioni nella vita presente: le circostanze in cui si vive, le difficoltà che s'incontrano, le soddisfazioni che qualche volta proviamo eccetera. Ma il soprannaturale è più reale di quello che è presente, di quello che è naturale. La nostra vita va considerata nel senso soprannaturale, secondo la fede. Siamo usciti dalle mani creatrici di Dio, siamo venuti su questa terra a fare qualche cosa, e poi lasciamo il mondo e torniamo a Dio. Ecco la vita che cos'è: l’inizio, il corso, la conclusione della vita presente, per entrare nella vita eterna, quella che è la vera vita celeste. Abbiamo sempre da vigilare per non staccare i due concetti: la vita presente e la vita futura. La vita presente è l'inizio; al di là la vita futura, la vera vita, la vita eterna che non avrà fine. Gesù disse di sé: «Sono uscito dal Padre» (Gv 16,28). Il Figlio di Dio si è incarnato, mandato dal Padre, e venne su questa terra: «Sono venuto a fare quel che voleva il Padre», dice Gesù, cioè la redenzione del mondo. «Adesso lascio il mondo e torno al Padre». Questa è stata la biografia di Gesù e questa è la nostra storia. Già siamo usciti dalle mani di Dio, già stiamo nella vocazione, nella via che ci ha segnato Dio sulla terra, e stiamo avvicinandoci al momento finale, chi più presto, come per me, chi più tardi come per molte di voi, a cui auguro lunga vita. Lascio il mondo e vado al Signore, vado a Dio. Ecco il concetto soprannaturale della vita; considerarla sempre così. Infatti la vita presente si chiude con la morte. Chi più presto, chi più tardi. Ma se adesso anima e corpo fanno insieme il viaggio per l'eternità, con la morte si separa l'anima dal corpo: il corpo al sepolcro, l'anima al giudizio di Dio a ricevere quello che ha meritato. Ecco, chi frequenta i sacramenti avrà più facilmente la grazia di confessarsi in punto di morte, di ricevere la Comunione, l’olio santo. E una grazia poter morire dopo aver ricevuto i sacramenti. Se uno vive sempre in grazia è sempre preparato a morire bene; ma la preparazione può essere anche migliore quando si ricevono i sacramenti.

 

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