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Nella preghiera che si recita per la buona morte si chiede al Signore, se è possibile, che non moriamo di morte improvvisa, ma che riceviamo i sacramenti che la Chiesa porta a coloro che sono infermi. Si passa all'eternità, si lascia tutto. Ecco, al camposanto ci basta un piccolo spazio per il corpo, e l'anima va a Dio. Anime che vanno all'incontro con Dio con la letizia segnata in fronte, e anime che passano all'eternità con pena, con ricordi che si fanno sentire nel profondo dell'anima. «Omnes nos manifestari oportet ante tribunal Christi»: tutti dobbiamo presentarci a Gesù Cristo portando quel che abbiamo di bene o quel che abbiamo di male (2 Cor 5,10). E per grazia di Dio, per chi si confessa settimanalmente e si confessa bene, il male è cancellato. Rimane soltanto il bene, il quale bene, man mano che si compie, va sulle porte del Paradiso, dove troveremo tutto accumulato quel che è stato fatto, dal primo momento in cui abbiamo raggiunto l'uso di ragione fino all'ultimo respiro; tutto. Dio ci vede, Dio ci sente, Dio ricorda, Dio aiuta, Dio premia e il premio è poi eterno. Anche se la nostra fosse stata una vita di sacrificio, sarà ripagata da un premio eterno. Fede ci vuole; fede. Considerare l'eternità, credere la risurrezione della carne, la vita eterna: l’ultimo articolo del Credo. E ricordarlo. Giudizio: tutto sarà esaminato. Maria ha subito il giudizio? Sì, ha subito il giudizio, ma il suo giudizio è soltanto in questo senso: di proporzionare la gloria, di proporzionare la beatitudine ai meriti, perché Ella non ebbe neppure la colpa originale, quindi tanto meno colpe attuali. Ma l'esito del giudizio particolare quale sarà? Può essere l'esito felice, il Paradiso; l’esito più disgraziato, l’inferno; l’esito ancora buono, ma non quello immediatamente ed eternamente da godersi: il purgatorio. Arrivare con l'anima bella, senza macchia. Gli Angeli vestono di bianco. Ecco un'anima che è tutta bianca, che non ha nel suo abito bianco né strappi né macchie che la costringerebbero ad andare in purgatorio. Vedete, però, che essere

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eternamente con Dio vuol dire avere i pensieri della Trinità i desideri della Trinità. E quali sono, in riassunto? Quelle anime che arrivano al piano più alto della vita, come sono arrivati anche un certo numero di santi: «Ad maiorem Dei gloriam»: quando si cerca soltanto la gloria di Dio. La sentenza più dolorosa è l'inferno. Oh, infelici! Il ricco Epulone morì e la parabola dice che fu sepolto nell'inferno. Volete salvare anime? Pregate che tutti si salvino. Come Gesù: «Omnes homines vult salvos fieri» (1 Tim 2,4). Avere nel cuore il desiderio che tutti si salvino. Ma poi ci possono essere macchie non gravi, strappi nella veste bianca e allora ci vuole un'attesa in purgatorio. In purgatorio per che cosa? O per le venialità, o per attaccamenti non del tutto santi, o perché non si è fatto penitenza dei peccati commessi. Quindi le sentenze possono essere tre: immediato Paradiso, attesa in purgatorio, ma già salve le anime; oppure la sentenza più infelice: la dannazione. Passerà la storia e il mondo si conchiuderà; si conchiuderà con la catastrofe, ed ecco la fine. Allora sarà il momento in cui il Signore renderà giustizia ai santi e, d'altra parte, confermerà la pena eterna a coloro che sono morti ostinati, in peccato grave. «Sorgete, o morti, venite al giudizio!». Sempre dirlo con una certa riflessione quel penultimo articolo del Credo: credo la risurrezione della carne. Ed ecco che le anime che già sono salve in Paradiso vengono a trovare il corpo che hanno lasciato; le anime che sono cadute nell'inferno vengono a prendersi il corpo che avevano lasciato in morte. Le anime si uniscono ai corpi, ed ecco che si ricostituisce la persona; si erano separati anima e corpo, ma ora si ricongiungono. L'anima bella, l'anima santa, unendosi al corpo lo rende splendente come un sole, lo rende felice, lo rende leggero, ornato delle doti gloriose stesse che ebbe il corpo glorioso di Gesù Cristo risorto, il corpo glorioso di Maria che è in cielo. E i corpi che si riuniranno alle anime che hanno fatto una cattiva fine? Come sarà quella unione tra l'anima perduta e il corpo chiamato a penare con l'anima stessa? Il corpo

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sarà segnato dai peccati commessi, dai disordini della vita, che si porteranno a vista di tutti. La risurrezione finale. «Sorgete, o morti, venite al giudizio!», perché gli Angeli hanno suonato le trombe rivolte alle quattro parti del mondo. «Sorgete, o morti, venite al giudizio!». Ed ecco che tutta l'umanità si riunirà per sentire la sentenza definitiva sul mondo. Per ogni anima già salva, la sua sorte è confermata; così per ogni anima perduta sarà confermata la sua sorte infelice. Ecco come renderà giustizia il Signore. Qui vivono i buoni e i cattivi, la zizzania col buon grano; ma poi viene il tempo della mietitura, cioè il giudizio universale, e: «Tagliate prima la zizzania, legatela in fasci per bruciarla; il buon grano invece ammassatelo nel mio granaio» (Mt 13,29). Ecco, la separazione. I buoni alla destra, i cattivi alla sinistra. Tutto ciò che c'è di male nel mondo si raccoglierà là. Tutto il male! Pensate ai più orribili peccati, ai più penosi supplizi: a sinistra. E può essere separato un padre dalla sua figlia, la sposa dallo sposo, l’amica dall' amica. La separazione eterna. Da chi dipende? Dipende da noi il metterci alla destra con i buoni, o metterci alla sinistra coi cattivi. E può anche essere che uno si metta coi tiepidi. I tiepidi hanno prima fatto l'attesa per entrare poi in Paradiso, ma sono salvi; sì, muoiono in grazia di Dio. «Andate, o maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41). I cattivi che hanno disprezzato i buoni, che li hanno perseguitati come hanno perseguitato Gesù Cristo, i martiri. «Ergo erravimus»: abbiamo sbagliato (Sap 5,6), grideranno quelli che hanno fatto il male e si sono ostinati. «Pensavamo che quelli che si mortificavano, che vivevano bene, fossero degli infelici, che fossero stolti, non sapendo godere la vita, ma invece loro sono stati sapienti e ora sono salvi». E noi? «Ergo erravimus»: abbiamo sbagliato e non. c'è rimedio. Perché la sentenza è: «Discedite a me, maledicti, in ignem aeternum!» (Mt 25,41): fuoco eterno! E la sentenza di Gesù rivolta ai buoni: «Venite, benedetti, nel regno del Padre mio» (Mt 25,35).

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Ecco le due grandi schiere di uomini. In quale schiera ci troveremo? Secondo dove ci mettiamo: chi vive santamente, si mette con i santi; chi vive fervorosamente, si mette con le anime fervorose. Notate che poi Gesù, invitati i buoni, precederà gli eletti e li presenterà al Padre come trofeo della sua vittoria, e cioè quelli che ha conquistato con la sua morte in croce. Adesso rifacciamo le domande. Ripetiamo ancora le otto parole: morte felice e morte infelice; giudizio con esito ottimo o con esito infelicissimo; risurrezione gloriosa o risurrezione ignominiosa; al giudizio universale a destra o a sinistra? La sentenza che darà Gesù ai cattivi, la sentenza che Gesù darà ai buoni: quale ci aspetta. La scegliamo noi, perché sta a noi metterci alla destra adesso, fra i buoni. E se sapessimo metterci pienamente alla destra con gran fervore di vita, allora ecco il gaudio eterno. Essere con i santi: i Patriarchi, gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini, i Santi tutti. Allora la conclusione è questa: la Scrittura dice: «In omnibus operibus tuis memorare novissima tua» (Eccl 7,40): quando hai da fare una cosa, scegliere il bene e il male, ricorda i novissimi, cioè ricorda quella che sarà la fine e che sarà la fine in eterno. Sì, perché se noi per fare una cosa pensiamo alla fine, cioè all'eternità, chi è che non prenderà la parte buona? Maria è in cielo gloriosa e là è attorniata dalle vergini. Guardare il cielo! Guardare il cielo! Persone che guardano solo la terra! Alzate gli occhi al cielo: là siamo chiamati! Maria assunta in cielo anima e corpo, dopo il terreno pellegrinaggio, lassù con Gesù alla destra del Padre Maria alla destra del Figlio. Avanti, coraggio! E al lume di questi novissimi prendere le risoluzioni, fare i propositi per conchiudere bene gli Esercizi spirituali.

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VOCAZIONE E VITA CONSACRATA

Per le anime che si consacrano a Dio vi è tutta una biografia speciale. Il Padre Celeste creando l'anima infonde qualità e caratteri che sono conformi al bisogno che si verificherà nel tempo della vita religiosa. Il Signore Gesù poi, per mezzo del santo Battesimo, infonde grazie nuove, particolari. Il bambino non sa quello che sarà di lui, ma il Signore Gesù lo sa e quindi dà le grazie che saranno necessarie nella vita per corrispondere meglio alla vocazione; grazie abbondanti. Poi il bambino cresce, quando arriva alla sua età acquista l'uso di ragione e l'anima che è destinata a consacrarsi a Dio riceve altre grazie. Ha grazie nella comunione, grazie nella confessione. Alle volte il sentimento della vocazione si manifesta proprio nella prima comunione e nella prima confessione. Poi viene il sacramento della cresima che conferma le grazie del battesimo; e infonde anche lo spirito di apostolato. Così la fanciulla cresce e può essere che conduca una vita del tutto innocente, e quindi sia così preparata a portare la stola battesimale al giudizio di Dio. «Accipe vestem candidam quam immaculatam perferes ante tribunal Christi», così dice il sacerdote che ha battezzato la bambina: «Ricevi la stola bianca e non macchiarla, e portala totalmente intemerata fino all'entrata in cielo». Le vicende della gioventù sono varie, ma finalmente qualche cosa si fa sentire nell'anima, qualche cosa di particolare. Giovani che amano la ritiratezza, giovani che amano di più la preghiera, giovani che esercitano bene la virtù dell'obbedienza, della delicatezza, della bontà con tutti, sentendo che qualche cosa di più particolare le aspetta

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nella vita. Poi vengono le circostanze in cui la vocazione si chiarisce. La vocazione può essere fatta sentire in modo chiaro da Gesù dopo la comunione o dopo la confessione, o in una meditazione, o in un corso di esercizi spirituali. Allora, quando la giovane si confida, avrà la conferma dal suo confessore o direttore spirituale: tu sei chiamata da Dio. Quello che sentiva in fondo all'anima viene, diciamo così, a galla e, a poco a poco, si fortifica finché si ha un incontro, finché si apre la vita, si entra nell’istituto. Voi in parte siete state accolte come postulanti per altre continua il curriculum della vita consacrata: alcune sono state ammesse al noviziato, altre alla prima professione, altre a rinnovare la professione, altre ad emettere la professione per un biennio, e vi aspetta la professione perpetua. Il curriculum della religiosa. Ma quando la religiosa è arrivata al giorno della professione perpetua, entra nell' impegno, è decisa a compiere il lavoro di perfezione, perché la vita religiosa è un perfezionamento della vita cristiana. Al giovane che aveva domandato al Signore: «Che cosa devo fare per salvarmi l'anima?», Gesù aveva risposto: «Osserva i comandamenti». E così avete fatto voi. Ma il giovane non era contento di questo, perché aveva già dichiarato: «I comandamenti li ho sempre osservati». E allora Gesù: «Se vuoi essere perfetto, lascia tutto, vieni e seguimi» (Mt 19,16 e ss.). "Lascia tutto": povertà "vieni": lascia la famiglia, cioè amare la famiglia in un senso diverso, più alto, più nobile, più santo: castità e poi "seguimi": obbedienza. Allora la professa perpetua, entrata nella grande via della santificazione, cammina avanti, e insieme al lavoro di santificazione unisce l'apostolato, perché ama Dio con tutta la sua anima e ama il prossimo come se stessa. E come essa, questa professa perpetua, vuole arrivare al Paradiso così desidera che molte anime vadano in Paradiso e cerca dl aiutarle: ecco l'apostolato. Se poi si perfeziona la carità, non solo amare il prossimo come noi stessi, ma

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sacrificarsi per il prossimo, secondo l'esempio del Maestro, che diceva agli apostoli: «Amatevi come io ho amato voi» (Gv 15,12). E li ha amati lui per primo perché li ha chiamati, come voi siete state chiamate. Lui per primo; ma Lui che poi offre se stesso al Padre per la salvezza di tutte E così nell'apostolato: tante volte si sacrifica il tempo e anche la salute e molti altri desideri che si avrebbero; ecco, tutto si sacrifica perché si ama il prossimo, come Gesù ha amato le anime. Allora l'apostolato si eleva. Anime che offrono anche la loro vita come vittime per la salvezza delle anime e specialmente per le vocazioni. Oh! l’apostolato. È stato accennato alla diffusione della Bibbia. La Bibbia è la lettera del Padre agli uomini. Chi porta la Bibbia è la postina di Dio: porta la lettera del Padre alle famiglie, alle anime. Diventate le postine di Dio allora. Intanto questo spettacolo che presentate, alla Messa delle professioni, rende gioia a Gesù che qui dal Tabernacolo vi guarda, e la sua gioia corrisponde alla gioia vostra per la chiamata e per i passi che adesso avete fatto verso la consacrazione definitiva al Signore. Però è utile che non vi consideriate come un gruppo a sé: siete entrate nella Famiglia Paolina. La conoscete in parte, e forse non del tutto. La Famiglia Paolina è composta dalla Pia Società San Paolo, la quale, avendo i sacerdoti, dirige le altre parti della Famiglia Paolina e vuole santificarle. Prima la Pia Società San Paolo; poi vi sono le Figlie di San Paolo, e in parte le conoscete; poi le Pie Discepole, poi vi sono le Suore Pastorelle; poi le Suore Apostoline; poi vi sono i Sacerdoti dell’istituto Gesù Sacerdote; poi ci siete voi, insieme e accanto ai Gabrielini. Come un'aggiunta a questi Istituti, vi è l'Unione Cooperatori per la Famiglia Paolina. Sentirvi una famiglia grande, sparsa in tante nazioni: 24, 26 nazioni; e dovunque, in queste nazioni la Famiglia Paolina sta stabilendosi. In varie nazioni si è stabilita solidamente. E allora vi raccomando: primo, di pregare per tutte

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le vocazioni. Potete fare tanti apostolati nelle occasioni che incontrate nella vita; ma soprattutto preghiera per le vocazioni. Secondo: amarsi, pregando vicendevolmente. Per mia parte presento ogni mattina tutte le necessità e i desideri dei membri dell'intera Famiglia Paolina, quando mi preparo alla Messa e poi al momento della Messa stessa. Amarvi, pregando vicendevolmente. E in terzo luogo, compiere bene il vostro apostolato. Sì, ogni Annunziatina ha un apostolato proprio, scelto secondo le circostanze e secondo le sue tendenze, ma vi è anche l'apostolato comune che è l'unione più intima con la Pia Società San Paolo, la quale è destinata a portare la luce alle anime con i mezzi moderni: e cioè la stampa, il cinema, la radio, la televisione, i dischi, ecc. Collaborare. Così la Famiglia Paolina va crescendo e va santificandosi. E pensare al bel giorno in cui la Famiglia sarà raccolta in Paradiso, ognuno felice, cantando la gloria di Dio per tutta l'eternità; e, cantando questa gloria, ognuno avrà la felicità eterna, perché la felicità eterna nostra sta nel riconoscere e dar gloria alla SS. Trinità. Avanti nel vostro cammino. E ora sempre più copiosa discenda la benedizione di Gesù sopra chi è entrata come aspirante, sopra chi è entrata in noviziato e chi ha emesso la prima o la seconda professione o la professione biennale. E discenda sopra tutti i propositi fatti negli esercizi. Lavorare spiritualmente! Utilizzare i giorni e le ore! Sì, perché ciascuno riceverà secondo quello che ha operato: «Unusquisque... mercedem accipiet secundum suum laborem» (1 Cor 3,8). La vergine più prudente è colei che cerca di accumulare meriti ogni giorno e arrivare alla sera con un aumento considerevole; e così ogni sera. Poi un aumento pieno il giorno in cui lascerà la terra per andare al premio celeste.

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ORIENTARE LA SPIRITUALITÀ

Tre punti speciali sono da ricordarsi per un giusto orientamento. Il primo è la gloria di Dio; lavorare, mirare in tutto alla gloria di Dio; secondo, curare la nostra santificazione, e per questo curare la configurazione a Gesù Cristo Via, Verità e Vita; terzo, perché tutto sia più facile, la devozione a Maria, Regina e Madre. Così si deve fare per dare una spiritualità precisa, la spiritualità cristiana completa per tutti, e dare Gesù Cristo come ce lo ha presentato san Paolo. 1) Arrivare a questo: tendere e cercare in tutto la gloria di Dio; questo è il frutto del lavoro dei santi. Ci sono arrivati tutti a questo, ma piano, tardi. Generalmente hanno cercato di realizzare l'espressione: «Omnia in gloriam Dei facite»; «ad maiorem Dei gloriam». Di sant'Alfonso dicevano: quest'uomo, nella mente e nel suo operare, non ha fatto altro che cercare la gloria di Dio. Dio ci ha creati per la sua gloria e se vogliamo proprio arrivare al Paradiso, bisogna che noi siamo pienamente persuasi e sempre orientati nel cercare la gloria di Dio. Non possiamo noi compiacerci di qualche cosa di bene che c'è, o di qualche dono che abbiamo, o di qual che cosa che dà buon risultato; l’ambizione troppo umana alle volte è proprio nell'intimo del cuore. Cercare invece la gloria di Dio. È in Paradiso la glorificazione di Dio. Ma dove sta questa nostra felicità, allora? La nostra felicità è glorificare Dio. Le tre Divine Persone si glorificano vicendevolmente; e tale amore vicendevole, tale lode, tale glorificazione dell'una con l'altra, è l'intima vita della SS. Trinità. Dio vuole che noi facciamo ciò

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che fa Lui; come fanno le tre Divine Persone, così noi. Il Cielo è la glorificazione di Dio. Se noi siamo già arrivati sul piano della glorificazione di Dio e solamente quello è il motivo e il fine per cui operiamo, siamo preparati al Paradiso. Quindi pregare per ottenere questa grazia: di cercare la gloria di Dio. Ecco: «Gloria in excelsis Deo!». E d' altra parte Gesù ha detto che non cercava la sua gloria, ma cercava la gloria del Padre. Le opere fatte sempre in ordine alla gloria di Dio hanno un immenso vantaggio: di gloria nostra, e quindi di merito. 2) La santificazione. Se si fa la domanda: In che cosa consiste la santità? le risposte più comuni che si danno sono una diversa dall'altra: a) la configurazione a Gesù Cristo per vivere in Cristo; b) oppure: l’unione di carità, di amore a Dio; c) fare la volontà di Dio. Sono come tre vie, però sono tre vie che confluiscono in una sola: formano l'autostrada per arrivare alle altezze della santità. Ma la via più facile, la via più perfetta, eccola: unirsi configurarsi a Gesù Cristo in quanto è Via, Verità e Vita. E cioè: Egli è la Via? Vivere come è vissuto negli anni che ha passato su questa terra, Figlio di Dio incarnato. Egli che ci ha insegnato con l'esempio, ci ha pure insegnato con la parola. Come è perfetto il Vangelo! Chi è che capisce bene e segue bene: «Beati i poveri, beati i miti beati quelli che soffrono...»? La sua dottrina morale è la più perfetta, la più santa. Allora, seguire Gesù che è Via. Bisogna passare di lì per andare a Dio Padre, al Paradiso. «Nessuno va al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). «Senza di me non potete fare niente» per l'eternità (Gv 15,5). Se uno subisce anche il martirio senza essere unito con Gesù Cristo, senza avere la sua grazia, non guadagnerebbe niente per il Cielo: sarebbe un atto di virtù umana soltanto. Meditare Gesù Cristo Verità, leggere e rileggere il Vangelo: mai stancarsi. Meditarlo, e non stancarsi mai di ripetere la lettura del Vangelo. Ci sono troppi libri di spiritualità che spesso disorientano. Ripeto, leggere

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il Vangelo e le Lettere di san Paolo; poi tutta la Bibbia, ma specialmente il Vangelo e le Lettere di san Paolo. Il Papa aveva detto nella lettera che mi ha mandato: «Che la Bibbia entri in ogni famiglia». E il card. Traglia: «Porteremo la Bibbia a ogni famiglia», disse parlando ai Parroci di Roma. E poi il card. Micara scrisse: «Questa Bibbia sia in ogni famiglia». Allora a tutti il Vangelo, la Bibbia; zelare perché la Bibbia entri in ogni famiglia. Del resto nella lettera che mi ha mandato il card. Micara, che è Vicario di sua Santità, si dice: «Anche solo se entra la Bibbia in casa, è già una benedizione; ed è una grazia in quella famiglia». Poi abbiamo da vivere la vita di Gesù Cristo. Quando noi, cioè, partecipiamo alla sua grazia, per cui diventiamo figli di Dio e quindi fratelli di Gesù Cristo, perché abbiamo la vita che ha Gesù Cristo. Allora siamo fratelli di Gesù Cristo, coeredi del Paradiso. Ma specialmente ricavare questa grazia importante: accostarci bene ai Sacramenti della confessione e comunione; poi l'esercizio della virtù; in sostanza, fare bene i doveri quotidiani, con retta intenzione e meglio che possiamo. 3) Ora, per rendere più facile il vostro lavoro spirituale, vi raccomando la devozione a Maria. Dice la «Teologia della perfezione», riportando le parole di san Luigi Grignion de Montfort: «Molte anime non sono costanti e non progrediscono e molte volte si disorientano, perché? Perché è mancata una vera e sincera devozione a Maria». E poi la «Teologia della perfezione» aggiunge ancora che alimentare la devozione a Maria non vuol dire soltanto avere una devozione in più; ma mette due aggettivi che sono da considerare bene, e cioè: è "essenziale" in primo luogo, è "fondamentale". Perché se in una famiglia c'è il padre, generalmente la madre rappresenta la bontà. Ma noi abbiamo un Padre celeste e abbiamo una Madre che ci ha dato Gesù Cristo sulla croce: «Giovanni, ecco tua Madre». Con Maria tutto diviene più facile: per vincere le tentazioni, per

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sopportare le difficoltà della vita, i malanni, per esercitare meglio la virtù, per progredire quotidianamente. Maria, Maria, sempre Maria, chiamare Maria. Vi sono le devozioni che già avete, forse non ce n'è d'aggiungere altre; ma aggiungere più impegno nella devozione a Maria. Quindi migliorare il Rosario, migliorare la coroncina: «Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi!»; e poi tutte le altre pratiche mariane. Tanta importanza dopo il Rosario, e in certo senso prima ancora del Rosario, ha l'Ufficio della Beata Vergine Maria, che è una preghiera usata da tanti secoli. Ed è utile prendere un libro in cui, accanto al latino, ci sia la traduzione italiana. Allora, per orientare bene la nostra pietà, mirare al grado superiore, vivere solo per la gloria di Dio, fare tutto per la gloria di Dio: «Gloria in excelsis Deo». La santificazione nostra è la santificazione scelta nella via più perfetta, quella che costituisce la spiritualità paolina: cioè, in Cristo Gesù Maestro, Via Verità e Vita. E poi, per mezzo della devozione a Maria, salire, salire tutti i giorni un po'. L'autore della «Teologia della perfezione» dice: «Non andare a cercare e neppure a questionare delle scuole di spiritualità; i metodi qua, i metodi là, sentire uno, sentire un altro...». «Via, Verità, Vita» lì ci sono i fondamenti della vera santità. Ed è proprio la via che dobbiamo tenere noi in quanto paolini. Dobbiamo arrivare a questo punto: «Mihi vivere Christus est (Fil 1,21); e: «Vivo autem, iam non ego, vivit vero in me Christus»: «non vivo più io, ma vive in me Gesù Cristo» (Gal 2,20). E cioè, Gesù Cristo è nel mio cervello nella mia mente; penso come Lui e, meglio, Lui pensa in me. E dopo: che la sua volontà si sostituisca alla nostra e la nostra sia guidata dalla sua volontà; cioè che noi siamo guidati dalla volontà di Gesù Cristo. E, infine, partecipare alla sua vita sempre più abbondante, cioè, alla grazia Abbiamo ricevuto la grazia del battesimo; si tratta di far la crescere. Come il battesimo era un granello, il granello

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si deve sviluppare e diventare una grande pianta e un giorno porterà buoni frutti. Anime che fanno bene il loro conto, che rendono tutto facile: tutto con Maria, per Maria, in Maria. Devozione a Maria. Mantenere le devozioni, non moltiplicarle; ma farle bene, con fede, con amore. Orientare bene la nostra spiritualità e poi stare su quella via. Non passare un po' su un sentiero, un po' su una straducola: c'è la via larga, diciamo l'autostrada, che non ha ritorno però: ha solo la salita verso il Cielo, il Paradiso.

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CARITÀ

Abbiamo celebrato la santa Pasqua: Pasqua della risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo da ricordare che un giorno anche noi dovremo risuscitare: la risurrezione della carne, come si dice nel Credo. Ma in particolare la Pasqua per noi, cioè personalmente, è risurrezione dal male, risorgere dai difetti. Quindi il tempo pasquale è un tempo di perfezionamento, di santificazione particolare. Guardare le cose che sono di Dio, quello che è il Paradiso che ci aspetta, pensando che tutto quello che si fa di bene, un giorno, alla fine del mondo, ci procurerà anima e corpo in letizia, in gloria eterna: la risurrezione della carne, se noi, giorno per giorno, risorgiamo dai nostri difetti, dalle nostre imperfezioni. Allora l'anima e il corpo avranno insieme la gloria e la gioia eterna. Pensare così. Perché la Chiesa ci fa dire tante volte "Alleluia" in questo tempo pasquale? Perché Gesù è risorto, perché noi abbiamo fatto la risurrezione dal male al bene. Quindi non soltanto allietarci della risurrezione di Gesù Cristo ma allietarci con gioia, allietarci togliendoci un po' dei nostri difetti, ecco. Poi l'ascensione di Gesù Cristo al cielo alla destra del Padre. Poi la Pentecoste: Gesù dal cielo manda lo Spirito Santo, perché ci illumini e ci dia la grazia, l’aiuto spirituale per 1l progresso, per continuare. Voi siete anime consacrate a Dio. Nel decreto "Perfectae caritatis", scritto per chi è consacrato a Dio, leggiamo: «Chi è consacrato a Dio e vive veramente la propria consacrazione, arriva alla perfezione della carità».

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"Perfectae caritatis": amore a Dio e amore al prossimo. La carità! Quando vi è l'amore sempre più perfetto verso Dio, ecco quello è il progresso. Sempre più cercare Dio, sommo bene. Dio! Cercare i meriti per la nostra vita: santificazione; "perfectae caritatis", cioè, verso le persone con cui si convive. Questo "perfectae caritatis" verso il prossimo, quando si pensa il bene del prossimo, quando si desidera il bene del prossimo, quando possiamo trattare bene con gli altri, sia nelle parole sia nelle azioni. "Perfectae caritatis", e quindi escludere ogni ambizione, ogni invidia, ogni rancore e poi evitare quegli egoismi per cui in sostanza si ama noi stessi soltanto, e allora non c'è la perfetta carità, il perfetto amore né verso Dio, né verso il prossimo. Quanto c'è da esaminare qui! Se il nostro cuore è già tutto orientato verso Dio e il Paradiso; se il nostro cuore è orientato a portare del bene al prossimo col buon esempio, con le sante parole, con i buoni servizi e particolarmente con l'apostolato che si fa, che fate. Tutto in ordine alla salvezza del prossimo, oltre che alla salvezza nostra, alla santificazione nostra. Vi sono dei segni di grande bontà e vi sono dei segni che indicano che non c'è la bontà, non c'è la carità. E quando si vive in comunità è in più perfetta l'osservanza della carità a motivo della convivenza, che vuol dire sopportare i mali degli altri e portare del bene agli altri in continuità. Quando non si sa vivere bene in comunità, allora il "perfectae caritatis" non c'è. Perché il "perfectae caritatis" importa una vita sociale religiosa, in quanto si è in comunità. Ecco allora, che chi vive in vita comune bene, socialmente cioè, aiutandosi l'uno con l'altro, aumenta tanto i meriti per la vita eterna. Apprezzare tanto la carità verso il prossimo. Com'è il tempo attuale, cioè il tempo pasquale? Progrediamo? Dobbiamo farci questa domanda. Il Signore ci dà ancora del tempo per viverlo secondo la volontà di Dio; non per fermarci, ma per camminare nella perfezione. Come

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aumentano i giorni, aumentano le ore, tutto serve ad accrescere i meriti; e se c'è l'impegno, il perfezionamento va sempre meglio: meglio la pietà e meglio l'azione, meglio la vita quotidiana. Così si possono santificare le 24 ore della giornata: tutto ordinato a Dio in un amore sempre più perfetto e ordinato alla carità verso il prossimo. Chiedere questa grazia d'amare il prossimo, ecco, è il perfezionamento. Pensare in bene allora, interpretare in bene. Possono esservi, invece, pensieri contrari alla carità. Deporli. Parlare in bene, evitare ogni mormorazione, ogni contraddizione. Amare. Quindi anche le parole che siano ispirate alla bontà, alla carità. Poi i sentimenti interiori. Ci possono essere sentimenti di bontà e sentimenti di invidia o di interpretare male gli altri. Poi quello che può essere la nostra parte di aiutare chi ci avvicina; è l'apostolato della giornata, l’apostolato della settimana. Allora abbiamo "perfectae caritatis", la carità perfetta, quando non cerchiamo più noi stessi, ma cerchiamo Dio. E per essere liberati da quello che è egoismo o che soltanto vale per la vita presente, dobbiamo ricordarci dei voti. Il distacco dalle cose, povertà; il distacco dalle soddisfazioni carnali, castità; e poi il distacco dalla nostra volontà: quindi l'obbedienza in tutto al Signore. Allora distaccati da noi stessi e dalle cose della terra, la nostra anima si eleva sempre più in alto: "perfectae caritatis". Poi la carità verso il prossimo. Se si è in un Istituto, il quale ha dei fini che riguardano il prossimo, facciamo bene la nostra parte di carità, di bontà; non soltanto fino al grado della carità tra i cristiani ma in un grado più perfetto; quindi "perfectae caritatis”, in perfetta carità. I Oh! Allora facciamo i nostri propositi; ma prima di fare i nostri propositi scrutare l'intimo nostro. Che grado di carità, cioè di amore, abbiamo a Dio? Secondo: come è il nostro comportamento? Vi è veramente la bontà di pensiero, di parola, di sentimento, di azione, eccetera? All'esame di coscienza deve seguire il proposito nostro. Facendo bene i propositi, aggiungiamo la preghiera per

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mantenerli. Perché dalla meditazione si deve sempre arrivare a un proposito e alla preghiera per mantenere il proposito. Adesso durante il tempo che impegnate ancora per la preghiera, chiedete l'aumento di carità. E poi, siccome 1' apostolato è tutto di carità, quanti meriti! E quanto meglio lo facciamo, tanto più l'anima si arricchisce di meriti per la vita eterna. Come sono grandi i meriti della vita consacrata alle anime, di chi porta luce alle anime! Sembrerebbero soltanto azioni di poco conto. Eh no! Tutto ciò che noi operiamo nell'apostolato è tutta una carità verso il prossimo: portare la luce di Dio alle anime ha un valore immenso.

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L’UMILTÀ

L'insegnamento del Vangelo di oggi è questo: che gli umili sono graditi a Dio e si arricchiscono di meriti per l'eternità e i superbi sono infelici, sono fra i più disgraziati degli uomini. In quel tempo Gesù disse ai farisei questa parabola: «Un uomo fece una grande cena e invitò molti. All'ora della cena mandò il suo servo a dire ai convitati: Venite perché tutto è pronto. Ma tutti insieme presero a scusarsi. Il primo disse: Ho comperato un podere e bisogna che vada a vederlo: ti prego di scusarmi. Il secondo gli disse: Ho comperato cinque paia di buoi e vado a provarli: ti prego, abbimi per scusato. Un terzo disse: Ho preso moglie e quindi non posso venire. E il servo tornò a riferire queste cose al padrone. Allora questi, sdegnato, disse al servo: Presto, va' per le piazze e per le vie della città e conduci poveri, storpi, ciechi, zoppi. Poco dopo il servo tornò: Signore, disse, è stato fatto come hai ordinato ed ancora c'è posto. Il padrone gli disse: Va' fuori per le strade e lungo le siepi e forza la gente a venire affinché si riempia la mia casa. Vi assicuro che nessuno dei primi invitati assaggerà la mia cena» (Lc 14,15-24). Dunque, gli invitati al simbolo della comunione che è questo convito preparato da quel signore, sono quelli che stavano bene e che rifiutarono. Uno era ricco, perché aveva la villa; l’altro ricco, perché aveva comperato cinque paia di buoi; l’altro era felice: «Ho preso moglie, quindi non posso venire». E allora chi ha invitato il padrone che aveva preparato la grande cena? Ha invitato poveri,

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storpi, ciechi, zoppi; e poi ancora: «per le strade, lungo le siepi, la gente che trovi». Vedete, la più grande disgrazia di una persona è sempre la superbia; la più grande fortuna di una persona è l'umiltà. Già l'abbiamo considerato ieri che l'umile si trova sempre bene con le persone con cui convive, con cui ha da fare, con cui lavora nell'apostolato; vive bene. Chi non ha umiltà è orgoglioso, superbo, si tiene superiore per qualche cosa: o perché ha un vestito migliore, o perché ha un ufficio più distinto, o perché la sua persona è più presentabile, perché gode la stima degli altri, o perché forse ha più intelligenza, forse più bella voce, forse viene da una famiglia più distinta. L'orgoglio, la superbia si nutre di tante cose. E tutto quello di chi è? Se hai salute, ad esempio? È di Dio. «Ma io prego già più bene, credo d'aver già progredito molto nella virtù». E ciò perché crede di sentire delle dolcezze per un'unione particolare con Dio; e in se stesso si compiace di queste cose, tanto più poi se riceve una lode per qualche ragione. Il povero superbo! Non c'è uno che sia più infelice del superbo, il quale fa le cose per farsi vedere, lavora magari, fa bene una cosa, tratta gli altri per essere stimato una persona gentile, eccetera. Perdono i meriti! A volte hanno anche faticato molto. E poi? C'è l'amor proprio e il merito se ne è andato, perché: «Receperunt mercedem suam» (Mt 6,2): cercavi la lode e già sei pagato, perché cercavi solo la lode e l'hai avuta; cercavi la stima e l'hai avuta; ti compiacevi di te stesso e hai già abbastanza la soddisfazione. Per l'eternità non c'è merito. L'orgoglio impedisce tanti meriti! Oltre che superbo, diviene anche odioso. Nella vita di comunità, quando c'è un superbo, si vive in disagio. Ma occorre vivere con Dio, per Dio! Quello che si fa per Dio e solo per Dio è meritevole per la vita eterna. Ecco. Guai a mirare alla gloria nostra, al nostro amor proprio, dominati dall'amor proprio. Oh, allora ecco: il Signore «exaltavit humiles»: esaltò sempre gli umili. Maria, umilissima serva: «Ecco

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l'ancella del Signore!». Se si fa l'analisi della vita quotidiana, se si fa l'esame proprio per noi, innanzi a Dio, ci sentiamo bisognosi di tanta comprensione, e umiliati perché non e ancora stato acquistato quel grado di virtù che dovremmo aver acquistato, quel progresso spirituale che dipende dall'umiltà. Quando si cerca Dio e la sua gloria ecco, tutto è santo, e anche il dormire guadagna meriti, e il mangiare e il bere o qualunque altra cosa che si faccia come dice san Paolo: «Omnia in gloriam Dei facite»: fate tutto per la gloria di Dio (1 Cor 10,31). Questa gara a servire gli altri, questo voler mettersi all'ultimo posto, aspettare a dire il nostro parere in questo o in quello, esponendolo umilmente quando già gli altri hanno espresso il loro parere, è umiltà. Certuni vogliono sempre aver ragione! Ma la vogliono, anche se la cosa è chiara, vogliono aver ragione; e poi se la tengono; e poi guardano gli altri dall’alto in basso perché si ha un ufficio, una professione distinta, perché si è oggetto di speciale riguardo da parte degli altri. La superbia toglie la pace nelle famiglie. L'umile porta sempre la serenità e la bontà, e viene fatto grande da Dio, perché ha operato per il Signore in umiltà. Due pregavano; ma uno invece di pregare ammirava se stesso, perché si credeva già santo; e l'altro che si credeva peccatore bisognoso tanto di Dio, stava in fondo inginocchiato, picchiandosi il petto: «Signore, abbi pietà di me!». La stessa preghiera, alle volte, è una preghiera ispirata dalla superbia; la preghiera più bella è quella fatta in umiltà, loda Dio e aumenta il merito per noi. Che delusione per chi si presenta al tribunale di Dio dopo aver operato nell'amor proprio! Ho faticato, ho faticato, e non ho guadagnato niente. L'altro ha faticato umilmente, ha fatto tutto per Dio, è ricco, e ricco per l’eternità. Ecco allora, vedete, questi ricconi, questi signori che la sanno lunga, che sono istruiti, che hanno le loro idee, che disprezzano anche le cose più sacre alle volte. Nessuna pietà ci sarà per il ricco. E non vengono alla comunione;

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credono di umiliarsi inginocchiandosi con i bambini e con le donne alla balaustra. Si invita quel padre di famiglia a fare la Pasqua, a ricevere la comunione. E lui: Beh, è una cosa buona, mando i bambini e la moglie. E così i bambini e la moglie si accostano alla comunione, prendono Gesù, che è la ricchezza. Questo è un esempio un po' largo, che si capisce facilmente. Ma anche tra le anime pie c'è tanta superbia. L'amor proprio si nutre di qualsiasi cosa, è come la gramigna che nasce dappertutto e basta che ci sia un po' di terra, anche non tanto buona, che essa ha vita e cresce. E invece come nascono i gigli? Come nascono i grandi santi nella Chiesa? Gli umili? All'umiltà segue sempre la fede e seguono le virtù, i doni di Dio, i doni dello Spirito Santo e quindi la perfezione. Se abbiamo un male da detestare particolarmente e come primo, è la superbia; quindi a capo dei peccati capitali sta la superbia, sta l'orgoglio che trascina poi agli altri peccati. A causa della superbia non si prega abbastanza, e l'anima non si sente abbastanza forte da chiedere aiuto a Dio. Allora come va la preghiera quando siamo pieni di orgoglio? La preghiera sarà esterna; ma davanti a Dio piacerà? «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum». Maria! E si arriva a sdegnare perfino le sorelle, le compagne, eccetera. Ma ci sono dei misteri di miseria in noi, che si considerano come misteri superficialmente, ma in fondo hanno una causa comune: la superbia. Essa rende difficile la vita, mentre l'umiltà rende la vita gioiosa, lieta, ricca di meriti. E prepara un bel Paradiso! Si vogliono vantare i diritti, le ragioni, e si trova un motivo per fare ciò che si vuole, e qualche volta il motivo è di essere più furba a farla franca, a non essere scoperta. E così stolta la superbia ed è così sapiente l'umiltà! Mettere a capo l'umiltà, così seguiranno tutte le altre virtù, come al la superbia segue ogni disordine. Chiedere la grazia dell'umiltà, che vuol dire verità.

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GESÙ MAESTRO, VIA VERITÀ E VITA

Quattro sono i punti di cui dobbiamo trattare. Il primo: la nostra vita ordinata alla gloria di Dio, cioè arrivare alla felicità eterna glorificando in eterno Dio Creatore, Dio Redentore, Dio Santificatore. Secondo: la santificazione nostra. Terzo: la santificazione nostra in Gesù Cristo Via, Verità e Vita. Poi la devozione a Maria come aiuto per tutto il lavoro spirituale per noi e il lavoro apostolico per gli altri. E grande dono la consacrazione al Signore, quando dopo l'aspirantato e il noviziato si emettono i santi voti. Donarsi a Dio. Nostro Signore accoglie la consacrazione e ammette alla grazia. Quanto dunque al modo, alla via che è più indicata per la santificazione, è precisamente la configurazione, la trasformazione in Gesù Cristo. Tutti gli esercizi di pietà sono ordinati a questo: alla devozione a Gesù Cristo. Le varie pratiche di pietà sono tutte per vivere Gesù Cristo, in Gesù Cristo. E non solamente gli esercizi di pietà, ma anche le devozioni varie come la devozione a Maria, la devozione a san Giuseppe, la devozione all'Angelo Custode e le altre devozioni, sono ordinati alla devozione essenziale che è la devozione a Gesù Cristo. Tutte le pratiche di pietà, come l'esame di coscienza, la meditazione, la lettura spirituale e così tutti gli altri segni di devozione, sono come tante stradette che portano alla strada unica, che è Gesù Cristo. «Io sono la Via» (Gv 14,6), dice Gesù Cristo, e attraverso Lui si va in Paradiso, cioè si va al Padre Celeste. La nostra devozione a Gesù Cristo. Gesù Cristo si è dichiarato Via, Verità e Vita. Se vogliamo vivere in Gesù

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Cristo, dobbiamo vivere in Gesù Cristo come Via, come Verità, e come Vita. Gesù Cristo è Via per arrivare al Paradiso. Noi non possiamo fare nulla senza di Lui. Anche le virtù, quando sono soltanto virtù umane senza essere innestate in Gesù Cristo, non acquistano merito. Bisogna che tutte le opere buone passino attraverso Gesù Cristo per andare al Padre diversamente non possiamo farci neanche un merito: «Sine me nihil potestis facere» (Gv 15,5): senza di me non potete far nulla. E chiaro questo. Gesù Cristo è via in doppio senso: la sua vita, i suoi esempi hanno tracciata la strada a noi. In che maniera? Come ha vissuto Gesù Cristo così dobbiamo vivere noi, cioè imitarlo. Imitarlo nell'umiltà del presepio, senza ambizioni; imitarlo nell'obbedienza a Maria e a Giuseppe: docilissimo, imitarlo nello spirito della preghiera: sempre unito al Padre. E nella giornata quanto Egli prega! Gesù che attende al lavoro al banco di falegname e suda è l'esempio di come dobbiamo lavorare e spendere le nostre forze e le nostre ore della giornata. Gesù inizia la sua missione quando si ritira nel deserto a far penitenza con 40 giorni di digiuno. Poi vuole essere battezzato da Giovanni Battista. Poi si forma le vocazioni per iniziare l'apostolato: Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea ed altri. Poi, per tre anni, catechizza, predica in continuità, faticando in tutte le maniere. Poi nella notte, tante volte passa delle ore in preghiera. L'esempio: calunniato tace; tradito da Giuda tace. Eppure Lui conosceva che Giuda lo tradiva e non fece verso di lui rimostranze, fuorché invitandolo a ravvedersi. Consideriamo Gesù al Getsemani, alla flagellazione, il suo corpo santissimo flagellato, il capo coronato di spine. Erano i nostri pensieri, la nostra testa dura e i nostri pensieri non retti. Egli ha pagato per noi. Accettata la condanna di morte, piega la testa, Egli che è il santo ed è condannato da un peccatore ed è il peccatore che chiede la sua morte. E prende la sua croce sulle spalle. La "Via crucis" la

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conoscete tutti. La crocifissione, le tre ore di agonia, e: «Nelle tue mani, o Padre, rimetto il mio spirito» (Lc 23,46) Così ha vissuto Gesù. Egli ci ha dato l'esempio che significa "via". Bisogna passare su quella via lì, di virtù, di santità, di opere buone. Egli ha dato l'esempio, poi lo ha predicato. Prima di predicare l'obbedienza, Egli ha obbedito; prima di comandare l'umiltà, si è fatto bambino, umile, docile; e così prima di invitarci a portare la croce l'ha portata Lui: «Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso e prenda la croce» (Mt 16,24). Egli quindi ha insegnato con l'esempio e la parola: «Coepit facere et docere» (At 1,1): prima cominciò a fare, a dare l'esempio, e poi a insegnare. Egli è la via, via della santificazione via della virtù che noi dobbiamo percorrere seguendo Lui. In secondo luogo Gesù Cristo è Verità, cioè, Egli ha predicato il suo Vangelo. Voi tutte certamente avete letto il Vangelo, e so quante di voi si sono dedicate alla diffusione del Vangelo e specialmente della Bibbia ultimamente, in questo tempo. Egli ha predicato. Se noi leggiamo il Vangelo veniamo a conoscere quali sono le verità da credersi: l’incarnazione, la passione, la morte, la risurrezione, I ascensione. Il Credo che riassume le verità da credersi il Credo detto apostolico, con i suoi dodici articoli: «Credo in Dio Padre», poi: «credo nel Figlio»; e poi: «credo nello Spirito Santo»; poi tutti i dodici articoli che finiscono: «la risurrezione della carne, la vita eterna». Queste sono le verità principali in riassunto; però c'è tutto I insegnamento della Chiesa. Insegnamento ordinario ed anche insegnamento straordinario della Chiesa. Perché il mezzo ordinario è la predicazione, sono i catechismi ordinari; poi vi sono le definizioni dei Concili Ecumenici o del Papa. Credere in Gesù Cristo. Ma ciò che abbiamo da considerare in particolare, la verità che dobbiamo avere riguardo alla nostra vita, è che pensiamo ad essa in modo soprannaturale, non nel modo umano. Gesù Cristo ha detto di sé: «Exivi a Patre»: sono uscito dal Padre: il Figlio di Dio si è incarnato, è

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uscito dal Padre; secondo: «Veni in mundum»: sono venuto nel mondo a compiere la missione che mi ha affidato il Padre, cioè la redenzione del genere umano; poi: «Iterum relinquo mundum»: lascio il mondo e torno al Padre (Gv 16,28), perché era alla fine quando Gesù parlava così. Questi tre punti sono la biografia di Gesù Cristo: venire dal Padre, compiere la sua missione nel mondo e quindi lasciare il mondo e ritornare al Padre. Ora "siede alla destra di Dio Padre onnipotente" . Questa è anche la nostra biografia, considerata nel senso spirituale. Siamo usciti dalle mani di Dio creatore. Tutto è suo, tutto abbiamo ricevuto da Lui, l’essere e tutto ciò che esso comporta. Siamo nati, siamo venuti da Dio, siamo sue creature e quindi dobbiamo essere docili figli sottomessi a Dio. Secondo: siamo venuti sulla terra a fare qualche cosa. Ognuno dica: «Sono venuto sulla terra a fare qualche cosa». E che cosa? «Qualche cosa» è riassunto nei comandamenti, ma specialmente nelle virtù teologali: fede, speranza e carità. In particolare, però, ognuno ha una missione. Il Signore creando le anime e avendo creato noi, aveva dei disegni: voleva che compissimo e che ora compiamo qualche prova, cioè qualche cosa che costituisce la missione che ci ha affidato! Chi si trova in una condizione e chi in un'altra, chi ha più tendenza per un apostolato e chi ne ha di più per un altro, secondo lo spirito dell'Annunziatina Ben inteso l'apostolato! Venuti sulla terra: «veni in mundum»: quindi è doppio quello che abbiamo da fare sulla terra: santificazione e apostolato. Riguardo all'apostolato c'è la scelta, come c'era anche la scelta tra vivere soltanto la vita cristiana, oppure il vivere la vita di consacrazione a Dio. Venuti per qualche cosa, che dobbiamo compiere per avere il premio, perché Dio paga ciò che avremo fatto. Niente andrà perduto, avremo il premio di quello che avremo fatto Ciascuno riceverà il premio secondo ciò che ha fatto: «secundum suum laborem...» (1 Cor 3,8). Come ha lavorato? In che cosa? Due cose ha compiuto: santificazione e apostolato.

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Ora ecco il terzo punto: «Io devo lasciare questo mondo». Ci sarà la salute attualmente, e vi auguro che abbiate molti anni di vita perriempirli di meriti. Ma "relinquo mundum", finalmente. Chi ha un'età e chi un'altra. Il Signore chiama quando vuole. Allora lasceremo il mondo. E dove andremo? Gesù ha detto: «Vado al Padre». Egli ha lavorato per la sua santificazione e per l'apostolato. «Vado al Padre»: Gesù Cristo, compiuta la sua missione, ritorna al Padre. Noi entriamo nel mondo senza merito, ma dobbiamo uscirne ricchi di meriti. Perché le giornate, le ore e i minuti? Perché sulla terra dobbiamo compiere quello che il Signore ci ha mandato a fare, per poi ricevere i1 suo premio. Considerare la vita nel senso soprannaturale. Si fanno tanti conti, si pensa a tante cose per la vita presente e se ne fanno tante in una maniera o in un'altra, ma quel lo che dobbiamo ricordare è che ci sono tre verità: Sono uscita dalle mani del Padre e sono venuta per compiere qualche missione, soprattutto per farmi santa, poi devo passare all'eternità e portare quello che ho fatto, o quello che è mancato, o i debiti con cui lascio la vita. Nel senso soprannaturale, questo. Applichiamo il "credo" alla nostra vita. Gesù Cristo è la verità. Quante volte ha parlato dei novissimi: della morte, del giudizio, della sentenza del giudizio, ossia o ingresso immediato in Paradiso oppure sosta in purgatorio perché ci sono ancora dei debiti con la giustizia di Dio, oppure l'inferno. Poi c'è la risurrezione finale, il giudizio finale e quindi la sentenza che separerà le due parti dell'umanità: una parte andrà trionfante in cielo, e gli infelici: «Andate lontano da me, nel fuoco eterno» (Mt 25,41). Terzo: Gesù Cristo è la vita. Vita vuol dire che è la grazia nostra. C'è la vita naturale: il bambino nasce, poi la vita soprannaturale: il bambino viene battezzato. Vita soprannaturale che è la grazia di Gesù Cristo, e Gesù Cristo è la vita. Ecco, noi allora abbiamo una vita la stessa vita di Gesù Cristo e quindi diventiamo fratelli. Perciò:

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«Dedit eis potestatem filios Dei fieri» (Gv 1,12): cioè il Signore ha voluto che Gesù Cristo fosse la nostra vita, la vita spirituale, la vita di grazia e che quindi noi fossimo figli di Dio. E se figli di Dio perché abbiamo la vita di Gesù Cristo, siamo anche eredi del cielo con Lui. Abbiamo l'eredità che già adesso ha Gesù Cristo sedendo alla destra del Padre; così noi suoi fratelli avremo la stessa gloria, in grado diverso certamente, ma la stessa gloria. Oh come è bello questo! Crescere in grazia! Gesù Cristo ci ha meritato la vita, ma ce l'ha meritata con due segreti o due fini: soddisfazione per i nostri peccati e santificazione per l'anima nostra. Per quanto siano gravi i peccati dell'umanità, tutto in Gesù Cristo è stato soddisfatto, purché l'uomo si penta; oppure, se c'è un'anima macchiata di molti e gravi peccati, non si disperi mai: la soddisfazione Gesù Cristo l'ha fatta con le sue pene, con la sua morte di croce. Se c'è il pentimento vero, il nostro peccato è veramente perdonato del tutto, quindi mai disperarsi, mai; anche se ci fossero stati dei sacrilegi o dei peccati gravissimi, avere fiducia. Guardare il Crocifisso, Egli ha soddisfatto, e nel sacramento della confessione si applica il perdono. Gesù Cristo offre al Padre le sue sofferenze e la sua morte per noi, Egli ha pagato per noi, e quindi l'anima è rimessa in grazia e di nuovo la vita di Gesù Cristo è in noi. Inoltre Gesù Cristo ha meritato per noi il Paradiso. I suoi meriti sono infiniti. Lui ha meritato per sé, ma nel tempo stesso ha meritato per noi, e quindi abbiamo diritto a questi meriti, purché mettiamo le condizioni. I meriti di Gesù Cristo sono di chi li vuole. Gesù Cristo ha istituito la Comunione, l’Eucarestia, e chi vuole la riceve; così Gesù Cristo ha messo a disposizione tutti i suoi meriti e a chi vuole li dà. E come? Confessione sì, ma specialmente Comunione e gli altri sacramenti. Questa è l'applicazione dei meriti di Gesù Cristo: primo, i sacramenti; secondo, le opere buone che si fanno nella giornata, le virtù nostre e le opere di apostolato a favore di altri, sorgente e

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quindi applicazione dei meriti di Gesù Cristo a noi; terzo, la fede viva. Questi sono i tre canali per cui Gesù Cristo comunica a noi la vita e l'aumento della vita «Abundantius habeant» (Gv 10,10): affinché abbiano una vita più rigogliosa, più piena. E c'è tanta diversità tra uno che appena appena si salva, perché magari si è confessato, e un altro che ha trascorso 25, 50, 75 e più anni ancora pieni di meriti. Che ricchezza! E Gesù è glorificato, è felice che i suoi meriti non vadano perduti, come è felice quando fate la Comunione, perché ha detto: Prendete e mangiate. Così vuole che prendiamo i suoi meriti, specialmente, ho detto, coi sacramenti e con l'esercizio delle virtù, con le buone opere e con la fede, quando si crede in Gesù Cristo pienamente. Allora il Padre Celeste è glorificato quindi glorifichiamo il Padre prendendo i meriti di Gesù Cristo; perché il Padre lo ha mandato appositamente, e Gesù Cristo è stabilito unico mediatore tra noi e il Padre Celeste. Oh, quale ricchezza di beni abbiamo a nostra disposizione! Ecco, Gesù Cristo è Via, Verità e Vita. Via, come esempio e come insegnamento; Verità, come predicazione di tutte le verità che ha insegnato, e ci ha portato il senso della vita: venire dal Padre, fare quello che il Padre ci ha mandato a fare su questa terra, e poi ritornare al Padre felici; poi Vita, la grazia. Riceviamo tanto più grazia quanto più noi ci accostiamo bene ai sacramenti: belle Comunioni, belle confessioni; oppure quando facciamo qualche opera buona, esercitiamo qualche virtù, e poi con l'esercizio della fede viva in Gesù Cristo, nei suoi meriti. Ecco, la conclusione è questa: un'anima si doleva molto, si sentiva tanto umiliata e scoraggiata per le sue miserie e i peccati commessi, per le imperfezioni e i difetti, quindi era sempre piuttosto triste, inclinata al pianto. Allora il Signore Gesù si fece sentire finalmente: «Ma perché ti reputi misera? Se possiedi me, non sarai mai misera». «E 429 perché?». «Perché sarai arricchita dei miei meriti. Oh, se sapessi quali tesori ci sono in Gesù Cristo!». Quella è la devozione: a Gesù Cristo. E quanti libri alle volte non presentano abbastanza bene la pietà vera, quella che ci innesta in Gesù Cristo! Poi dare non uguale importanza alle varie pratiche, perché altro è la lettura spirituale e altro è la Comunione; altro è un libro comune di spiritualità, altro è il Vangelo con il quale non regge neppure il paragone. Allora bisogna che noi ci incentriamo in Cristo fino al punto a cui è arrivato san Paolo: «Vive in me Cristo». È il punto più alto e non vi sarà purgatorio certamente, ma gloria immensa, felicità eterna, per chi arriva a questo. Avanti, nessuna si scoraggi! Sempre in crescita, sempre!

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UNIONE A CRISTO

La gloria di Dio è il fine ultimo della vita, il fine assoluto; il secondo fine, ossia il fine prossimo, è la nostra santificazione. In ultima analisi, tutto si riduce sempre con una maggiore intensità e perfezione: vivere il mistero di Gesù Cristo. Abbiamo una formula di preghiera che è tanto bella e viene recitata durante la Messa. Dopo la consacrazione e prima del Pater il sacerdote scopre il calice; poi, fatta la genuflessione, prende l'ostia consacrata tra le dita e con essa fa tre segni di croce sopra il calice e poi due segni di croce sopra l'altare. Nel fare queste cerimonie dice le parole. «Per ipsum, et cum ipso, et in ipso est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitate Spiritus Sancti, omnis honor et gloria». "Per ipsum", cioè: per Cristo; "cum ipso", cioè: con Cristo; "et in ipso", cioè: in Cristo; e quindi la gloria al Padre, allo Spirito Santo e alla santissima Trinità: «Omnis honor et gloria». L'onore e la gloria di Dio è il fine supremo della vita e dell'eternità felice. Che cosa vogliono dire queste parole, che sono la formula utile affinché noi possiamo veramente arrivare alla gloria di Dio, cioè alla salvezza eterna? Tutto quindi a che cosa si riduce? Per la santificazione, per vivere il mistero di Gesù Cristo in noi: "per ipsum", cioè per Lui Gesù Cristo; "cum ipso", cioè con Cristo, et "in ipso" e cioè in Cristo, ecco, diamo gloria a Dio e a noi il merito grande. Anzitutto si dice: "per ipsum", cioè tutto deve passare per Gesù Cristo, e tutto così arriva al Padre. Tutto ciò che dobbiamo e vogliamo fare di bene se vogliamo che

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abbia merito, occorre che lo facciamo passare attraverso Gesù Cristo perché arrivi al Padre. Allora bisogna dire che noi se facciamo tutto per mezzo di Gesù Cristo e attraverso Gesù Cristo, ecco che cosa avviene, che il Padre Celeste riceve tutto quello che passa attraverso Gesù Cristo. Se le nostre cose non passano attraverso Gesù Cristo le nostre opere sono vuote. Se non si va a Gesù Cristo e quindi attraverso Lui al Padre, anche se subissimo il martirio non avremmo merito; ma se invece tutto offriamo a Gesù Cristo e per Lui al Padre, ecco che tutto ha un grande valore. Così noi dobbiamo pregare con la Chiesa. Gli oremus terminano con le parole: «Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum», cioè le nostre preghiere partono da Gesù Cristo per andare al Padre, e noi le facciamo passare di lì. E indispensabile che tutte le opere della giornata si offrano a Gesù Cristo perché le presenti al Padre. Allora il merito è immenso. Bisogna che riflettiamo: senza questa intenzione che cosa avviene? un disorientamento. Quindi sono da compiangere coloro che non si incentrano bene in questa vita di unione con Gesù Cristo. Offrire tutto a Dio per mezzo di Gesù Cristo, come la Chiesa offre a Dio tutte le preghiere per Cristo: «Te igitur, clementissime Pater, per Jesum Christum Filium tuum Dominum nostrum». Secondo: "Cum ipso", cioè operare con Gesù Cristo. Con Gesù Cristo la levata, la Messa, la colazione, la meditazione, l’apostolato, l’ufficio, la ricreazione, il nutrimento e il riposo. Che cosa vuol dire "con Cristo"? Fare le cose come le faceva Gesù Cristo: come dormiva, come mangiava, come lavorava, come pregava, eccetera. Che cosa è in pratica e più in concreto "con Cristo"? Significa che l'intenzione sia retta, quindi un'opera che non si facesse con intenzione retta non avrebbe merito. Vuol dire ancora che l'azione sia buona, cominciando dal lavarsi e proseguendo in tutte le azioni della giornata. Dobbiamo fare opere buone, perché le opere cattive non possono salire al Padre Celeste. Poi che le cose siano fatte bene. Oh, sì: se

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si ha da fare la comunione, farla bene; se si ha da fare l'apostolato, si faccia bene; se si deve fare la ricreazione, si faccia bene. Sempre "cum ipso", con Gesù Cristo! Allora operando così, con Gesù Cristo che abita nell'anima, queste opere hanno un valore incomparabile, un valore assolutamente incomparabile. Vedete che nella Messa il sacerdote versa il vino nel calice e poi versa una, due o tre gocce di acqua, che viene ad essere mescolata con il vino. Quando vien fatta la consacrazione, l’acqua che di per sé è niente, unita al vino si trasforma con esso nel Sangue di Gesù Cristo. Vi può essere un'azione semplice, come una gentilezza verso una persona; ma quale valore assume se è fatta con Cristo! Perciò se l'azione è buona, se si fa bene e con l'intenzione retta, ha un valore incomparabile. Però sempre con l'unione a Gesù Cristo; e l'unione con Gesù Cristo come è espressa nella preghiera del libro che avete da leggere: l’orazione, il lavoro, la ricreazione, la refezione, il riposo... Tutto deve essere portato a Cristo affinché tutto sia compiuto con Lui. Quindi dare massima importanza alla giornata, perché arrivati alla sera si abbia un cumulo incomparabile di grazie, di meriti, non sfugga nessun minuto, niente sia inutile, tutto ordinato, offerto attraverso Gesù Cristo e fatto con Gesù Cristo. Poi: "Et in ipso". Questo è il passo più sublime, cioè operare in Cristo. L'anima in grazia è unita a Gesù Cristo l'anima in grazia ha la vita che è la vita stessa di Gesù Cristo. Allora l'anima nostra, il nostro essere, è del tutto unito a Gesù Cristo. Quando si dice in Gesù Cristo, nel Cristo totale, si intende Gesù Cristo più noi. Gesù Cristo non è intero, totale, se non ci siamo anche noi assieme: perché Lui è il capo, ma se le membra non ci sono... Se però le membra sono unite al capo si forma un Cristo solo. Per cui sant'Agostino dice: «Il cristiano che è in grazia non solo è di Gesù Cristo, ma è Cristo lui stesso». Questo si può studiare adagio adagio nella frase "in Cristo" ma è il fondamento della teologia della perfezione Allora quando si fa una cosa è il Cristo che è in noi e che opera;

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Lui il capo e noi le membra facciamo una cosa sola; quindi l'opera ha un valore che tocca l'infinito, voglio dire che va ai confini dell'infinito, perché una cosa nostra non può essere mai infinita, ma va ai confini dell'infinito. Le anime che operano così, che ricchezza acquistano, che ricchezza! Se mediterete questo, poco per volta vi metterete su una strada di massimi meriti, quindi di vera santificazione. Perché tutto si opera, tutto si spende, la vita, il respiro e l'azione stessa che fa in noi il sangue, il sonno e il riposo, tutto può essere offerto a Dio. Quali meriti nella vita! Santificarsi, santificarsi: ecco ciò a cui noi dobbiamo pensare. Quindi: «per ipsum, cum ipso, et in ipso», poi: «est... omnis honor et gloria». "Est", cioè: c'è l'onore. Perché la preghiera non dice: venga l'onore, vada l'onore; ma è il sacrificio fatto lì, il quale sacrificio essendo da una parte il sangue e dall'altra parte il pane, come si deve spiegare giuridicamente, allora ecco il sacrificio è lì: quindi «est tibi Deo Patri... omnis honor et gloria»: dà la gloria al Padre. Bisogna che facciamo ancora l'altro passo: quando facciamo un'azione, supponiamo, una preghiera, oppure a tavola, e tutto si fa «per ipsum, cum ipso, et in ipso», non è il mangiare in sé che dà gloria a Dio, ma è l'azione buona. E l'azione è buona sia che si tratti di mangiare, di ricrearsi, dell'ufficio, del lavoro, eccetera; è quella determinata azione che oggettivamente dà gloria a Dio e fa merito per noi. Poi: «Omnis honor et gloria»: tutta la gloria deve andare a Dio. Tutto deve andare a Dio, quindi diciamo: «Tibi Deo Patri omnipotenti... omnis honor et gloria». Allora tutte le nostre azioni salgono al cielo per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, e in Gesù Cristo. La più piccola azione, come quella di lavarsi la faccia, acquista un valore, in certo modo, infinito e glorifica immensamente Iddio. Entrare in questi princìpi di fede, perché ci sono le «investigabiles divitiae» (Ef 3,8), si acquistano delle

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ricchezze del cielo che non possiamo comprendere, ma le troveremo tutte se si ha fede e se si opera con fede. Allora abbiamo da conchiudere con quella preghiera: «In unitate Spiritus Sancti, omnis honor et gloria», tutto ad onore e gloria della Santissima Trinità. Questa formula di preghiera: «Per ipsum, cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitate Spiritus Sancti, omnis honor et gloria», comprende tutta l'ascetica e tutta la mistica che si possa sviluppare, e comprende anche la teologia della redenzione. Allora, avanti con grande fiducia! E... cosa volevo dire? Che noi non stimiamo abbastanza noi stessi, quel che possiamo fare, quel che possiamo meritare, quale è la gloria e la felicità che ci prepariamo per l'eternità: le ricchezze inestimabili. Sono sei mesi che faccio la meditazione su questi pensieri, perché non si arriva mai a esaurire 1' argomento. Meditazioni per consacrate secolari 60. Devozione alla Madonna

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LA DEVOZIONE ALLA MADONNA

La devozione a Maria rende tutto più facile: a evitare il male, a fare il bene e a praticare la virtù. E Maria adesso ci faciliti a comprendere bene l'importanza della devozione a questa nostra Madre, Maestra e Regina. Il primo pensiero è questo. Dice l'autore san Luigi Grignion de Montfort che molte anime non si consolidano mai, non si fortificano; vivono di molti desideri, pensieri, aspirazioni, propositi, ricerca di confessori, ricerca di libri, eccetera; ma non si consolidano come persone di vita cristiana e persone che si dedicano alla perfezione, alla vita religiosa, alla vita di consacrazione. Sono sempre deboli. Faccio un paragone: se vi è una famiglia con tre, quattro bambini e la mamma muore prima che crescano a sufficienza, l’educazione di essi quanto è compromessa! Quanto più è difficile che crescano bene e che incontrino persone che li aiutino, li sostengano! E difficile che riescano ben formati, sia come salute, sia come istruzione, e particolarmente, come vita cristiana. Quanto è utile che i figli siano educati dalla loro mamma! Così senza la devozione a Maria si è un po' senza mamma. Gesù ha detto, rivolgendosi alla Madonna: «Donna, ecco tuo figlio» e indicò Giovanni; e poi rivolto a Giovanni: «Giovanni, ecco tua madre» e indicò Maria (Gv 19,26). Potete togliere quel nome, mettere il vostro e dire: «Ecco tua Madre». E voi volete esserlo figlie di Maria. E certo che con la devozione a Maria tutto procede meglio. E necessario ricordare che il Signore, il Padre Celeste, volle che il Figlio suo incarnato, Gesù Cristo, fosse accompagnato da Maria nella redenzione e nell'acquisto della

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grazia. Sì, perché Maria ha dato al mondo il suo Figlio poi lo ha cresciuto, lo ha accompagnato nella vita pubblica, in quanto poteva, nella passione per assistere alla sua agonia. Maria ha cooperato alla redenzione, ad ottenere la grazia e cioè la vita dell'anima. Ecco, quindi, Maria ha accompagnato Gesù nel produrre la grazia. Ora ha l'ufficio di accompagnare Gesù nel distribuire la grazia, in quanto la grazia procede sempre da Gesù Cristo e Maria lo accompagna nel distribuirla. Quindi la devozione a Maria! Leggo un pensiero: «Non si tratta di una devozione in più, di possedere una devozione in più, ma di qualche cosa che è essenziale e fondamentale nella nostra vita cristiana». Essenziale, cioè assolutamente necessaria e fondamentale perché si mette una buona base all'edificio della santificazione. Maria ha una dignità quasi infinita. Perché? Perché è la Madre di Dio, e quindi aveva con Gesù Cristo particolari relazioni. La carne di Gesù Cristo procede da Maria quindi la carne che noi prendiamo nella Comunione è la carne venuta da Maria. Poi Gesù è cresciuto Il ragionamento è questo: è volontà di Dio che noi ci facciamo santi: «Haec est enim voluntas Dei: sanctificatio vestra» (I Tess 4,3). Per santificarsi occorrono le virtù; ma per praticare le virtù c'è bisogno della grazia, e per trovare la grazia di Dio occorre Maria. Nelle nostre case, alla sera, prima di metterci a riposo, si recita la coroncina che ha lasciato in eredità ai suoi figli il santo Cottolengo: «Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi!». Perché Maria ha trovato la grazia di Dio. L'angelo san Gabriele quando le apparve disse: «Invenisti gratiam apud Deum»: hai trovato grazia presso Dio. Nell'Antico Testamento, prima dell'incarnazione del Verbo di Dio, vi erano stati i patriarchi, i santi, i profeti; ma ciascuno aveva avuto la grazia per sé, invece Maria ha trovato la grazia per tutto il genere umano, per tutti noi. Perché Maria diede l'essere e la vita a Gesù Cristo, è Mater divinae gratiae; Gesù Cristo è la grazia e Maria è la Madre di Gesù Cristo.

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Ma perché possiamo rimettere su pochi pensieri, adesso in modo breve, do una spiegazione: il Signore, il Padre Celeste, ha costituito Maria tesoriera della grazia, amministratrice della grazia e dispensatrice di tutte le grazie. È come la mamma che in casa è fornita di tutto quello che è necessario per la famiglia e dà il vestito, il pane, la medicina, i libri di scuola; perché Maria è tesoriera, amministratrice, dispensatrice come madre di tutta la famiglia umana, di tutta la famiglia cristiana. E come Maria distribuisce questa grazia e la dispensa? Quattro espressioni: Maria dà a chi vuole, come vuole, quando lo vuole, e nella misura che vuole. E che cosa dà? Le grazie del Padre Celeste, le virtù di Gesù Cristo e i doni dello Spirito Santo. Quanto è consolante tutto questo! Le grazie sono in mano a Maria e Maria è madre, è dispensatrice. Allora se vi è il necessario in casa, il bambino ricorre alla madre. 1) Dà a chi vuole: che cosa significa? Maria dà a chi vuole, a chi è disposto, quando Ella vede che uno è disposto. E quali sono le disposizioni che deve avere il devoto di Maria per ottenere? L'umiltà e la fede; perché Maria, per la grazia, diciamo quasi infinita, di essere la Madre di Dio, del Verbo di Dio incarnato nel suo seno, ebbe sempre due disposizioni per le grazie ricevute: umiltà e fede. Sentire il bisogno della grazia e avere fede di ottenerla. Maria disse: «Io sono la serva di Dio, l’ancella del Signore». Serva: era annunziata madre, ma lei si definisce serva. E l'Angelo aveva annunciato un meraviglioso miracolo, cioè che nella stessa persona ci fosse la più eccelsa verginità e la più alta dignità della maternità divina. Miracolo! Maria credette alle parole dell'Arcangelo, perciò: «Sono l'ancella e sia fatta di me come hai detto»; e quindi: «Verbum caro factum est». Ci vuole sempre questo: da me nulla posso: è l'umiltà; con Maria posso tutto: è la fede. Portare questi sentimenti. Sono questi i devoti a cui Maria dà le grazie. 2) Come vuole: Maria distribuisce le grazie. Molte volte le dà intimamente, individualmente alla persona. È

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un'ispirazione, per esempio, è un richiamo, è un rimorso della vita poco buona, è un desiderio vivo di santificazione. Molte volte però si serve dei mezzi: ispira il confessore o il direttore spirituale a dare quel consiglio, fa arrivare nelle mani della persona un libro che la dispone a mettersi sulla strada della santificazione. Oppure trova chi le fa un richiamo: «devi cambiare, devi impegnarti meglio»; oppure viene una disgrazia, per esempio, la morte di una persona cara, e allora Maria porta a riflettere cos'è la vita e che dobbiamo passare tutti attraverso questo uscio, la morte, per entrare nell'eternità. Perciò dà come vuole. 3) Dà quando vuole: quando cioè è tempo adatto. La mamma dà al bambino quando vuole: quando ha sette anni un vestitino, quando ha quindici anni un vestito più grande, a 22 e a 25 anni molto più grande, adatto sempre alla persona. Quando vuole. E così Maria: alle volte dà ispirazioni al bambinetto che ha appena raggiunto l'uso di ragione. Quando vuole: il giorno della chiamata alla consacrazione. Quando vuole: e può essere in quella tentazione grave. Quando vuole: perché magari la persona deve conoscere quale deve essere la sua vita, il destino della sua vita. Quando vuole: alle volte ci vuole la prudenza; altre volte ci vuole la fortezza per praticare la virtù. Quando vuole Maria, al momento opportuno. E se il figlio è malato gli dà la medicina, non gli dà mica le pagnotte per la colazione. Così, quando vuole, cioè a tempo opportuno. 4) Maria dà le grazie nella misura che vuole: Ella esegue il volere di Dio secondo il grado di santità, a cui è chiamata una determinata anima. Allora aumenta la grazia. Alle volte conduce la persona nella vita ordinarissima, ma può anche comunicare una grazia molto abbondante. Perché? Perché Ella, Maria, si interessa in particolare di quell'anima, prega di più il Signore, intercede presso il trono di Dio, per lei. Sì, nella misura che vuole, secondo i disegni di Dio. E chiama alle grazie che partono dal Padre Celeste onnipotente e ottiene le virtù per corrispondere ad esse, le virtù stesse che ha esercitato Gesù Cristo, e

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anche i doni dello Spirito Santo, perché, oltre le virtù ci sono i doni che perfezionano le virtù. I doni dello Spirito Santo perfezionano le tre virtù teologali e le quattro virtù cardinali. Maria quindi ha una grande fiducia in noi. Ora se ci rivolgiamo a Lei, più facilmente vivremo in Gesù Cristo: vivere in Gesù Cristo Via, Verità e Vita; vivere il mistero di Gesù Cristo e sentire Gesù Cristo in noi; operare per Cristo, con Cristo, in Cristo, e tutto a gloria di Dio Se vogliamo arrivare bene a Gesù Cristo e farlo vivere in noi: «Vivit vero in me Christus», Maria è la via facile, breve, sicura e perfetta. Ora bisogna distinguere sempre, circa la devozione a Maria: c'è una devozione buona, santa e vi sono pure delle devozioni false. Il Grignion de Montfort dice quali sono i falsi devoti di Maria. I devoti critici, che pensano sia sempre troppo pregare Maria. I devoti scrupolosi, che hanno paura di onorare Maria più di Gesù. Maria è sempre quella che porta a Gesù, quindi quella che è la via per arrivare a Gesù che porta al Padre Celeste. I devoti esteriori, che hanno cioè delle pratiche esterne: confraternite, scapolari, processioni, e magari vanno a fare dei pellegrinaggi, ma non cambiano la loro condotta. I devoti presuntuosi: persone che vogliono continuare a peccare; hanno però sentito dire che chi è devoto di Maria si salva e pensano: non fa niente se pecco, tanto sono devoto di Maria ed essa mi salverà. Questa è una falsissima devozione, devozione dei presuntuosi. Sono anche falsi devoti gli incostanti e i devoti interessati, quelli che chiedono solamente a Maria grazie temporali: hanno un malato o una lite, hanno bisogno di superare un esame, di arrivare ad un certo impiego. Sono interessati. Maria ha anche degli interessi: sono le anime; Maria ha degli interessi: che tutti procedano verso la santificazione, arrivino alla vera devozione a Gesù Cristo. Vi sono poi i caratteri della vera devozione. Sono veri

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devoti quelli che hanno una devozione interiore, cioè vero amore e stima della Vergine. Sono veri devoti quelli che hanno una devozione tenera, cioè piena di fiducia, tenera come quella dei bambini, come la bambina va alla madre a chiedere il pane. Vera devozione è una devozione santa cioè quando porta a evitare il peccato e a praticare la virtù, specialmente la fede, la speranza, la carità. La vera devozione è costante: non molte pratiche, ma costanti, quotidiane. È devozione disinteressata, quando soprattutto si chiede a Maria la salvezza delle anime e la salvezza del mondo; è disinteressata questa devozione, ma piace tanto a Maria. Quali sono i principali segni, o le pratiche della vera devozione a Maria? Il santo Rosario, la santificazione del sabato come preparazione alla domenica: la domenica è il giorno del Signore, il sabato è per Maria, per preparare a santificare il giorno del Signore. Ancora: i cinque primi sabati, l’Ave Maria, l’Angelus, le Litanie lauretane, la Salve Regina, il Sub tuum praesidium, il Ricordatevi o piissima Vergine, il Magnificat, la santificazione di maggio e di ottobre, mese del Rosario. Poi ci sono anche le devozioni che aiutano, come lo scapolare, la lettura spirituale su Maria. Vi è però una devozione che è chiamata la devozione "perfetta" ed è insegnata da san Luigi Grignion de Montfort. Ha un nome che ad alcuni non piace, forse perché non lo capiscono: la schiavitù di Maria. E cioè: quando Si ama tanto Maria si fa tutto per lei. Chi ama tanto Maria subito eseguisce quel che piace e quel che desidera Maria, quindi è una specie di schiavitù di amore. Questa devozione comporta due cose: 1) l’atto di consacrazione a Maria. vivere secondo l'insegnamento del santo, cioè: tutto per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria. È un po' difficile a comprendersi subito. Su questa devozione qualche volta si predicava non solo la novena, ma anche il mese mariano. Nel nostro caso concreto: consacrarsi a Maria. La gioventù, o chi desidera consacrarsi al Signore coi santi

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devoti, si consacri prima a Maria, perché «per Mariam as Jesum». Maria aiuta l'anima a prepararsi alla consacrazione, cioè alla professione, alla emissione dei voti. Adesso per concludere: qualunque devozione si pratichi ad onore di Maria, i frutti per i devoti sono questi: la Vergine li amerà con particolare predilezione; 1i provvederà con magnificenza e splendore di quanto avranno bisogno riguardo all'anima e al corpo; li guiderà con mano ferma per la via della santità; li difenderà e proteggerà contro i pericoli e le insidie dei nemici, del demonio; e intercederà continuamente per loro presso suo Figlio. Maria poi in cielo parla subito dei suoi devoti a Gesù. E, finalmente, la devozione a Maria assicurerà ai suoi devoti la perseveranza e sarà pegno e garanzia di una santa morte e quindi di eterna felicità. Allora diciamo tante volte: Maria, prega per noi peccatori adesso, sì, ma anche nell' ora della mia morte. Sarà l'ora in cui Maria discende dal cielo ad assistere quella figliola, quel figliolo, che ha amato ed è stato suo devoto. Ecco, perciò l'ultima parola che diremo in vita: Maria. Ecco allora l'ingresso in cielo, perché Maria ha accompagnato e preparato quest'anima al passaggio all'eternità.

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COMMENTO A UN DISCORSO DEL PAPA

La vita religiosa ha varie forme. Sarebbe molto utile che ciascheduna leggesse quello che il Papa ha detto ai Superiori religiosi in un'allocuzione del mese di maggio quando ha dato udienza a loro. Fra le cose principali, egli ha detto: Date somma importanza alla vita di consacrazione a Dio; e, secondo: la vita di consacrazione a Dio indica il senso della consacrazione e della vita di un'anima dedita a Dio. Le persone religiose, le persone consacrate a Dio, rappresentano nella Chiesa quello che la Chiesa è nel suo modo di essere più alto, e cioè: «Se vuoi essere perfetto...». La Chiesa è una, santa, cattolica, apostolica e deve mostrare la santità, non solo la santità quando la vita cristiana è ben vissuta, ma nel grado più perfetto, cioè quando è vissuta la vita religiosa: «Se vuoi essere perfetto...». Dice il Papa: voi religiosi siete di grande utilità alla Chiesa e dovete moltiplicarvi, e nello stesso tempo vivere più santamente la vita consacrata a Dio. Sono parole molto forti. Perché noi dobbiamo dire anche questo, in due espressioni: Ricordatevi che il vostro superiore principale è il Sommo Pontefice, e che dovete in primo luogo dipendere da Lui e seguire i suoi insegnamenti. Quindi in modo particolare meditare le parole, le esortazioni e i suoi discorsi. Dobbiamo sentire che il nostro superiore è il Vicario di Gesù Cristo che ci viene a parlare. Il Vicario, colui che riflette la voce stessa, i pensieri stessi di Gesù Cristo colui che ci deve guidare nella santità. Particolarmente insiste oggi nel dire che la vita religiosa è importante. Vogliamo invitare alla santità i laici,

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ma li devono guidare le persone consacrate. E se voi vivete da persone consacrate, siete di buon esempio, edificate, mostrate come bisogna vivere il cristianesimo, con il buon esempio, con la vostra vita ordinaria e con lo spirito di preghiera. Mostrate la vita che tende sempre più a perfezionarsi, a elevarsi. Quindi il Papa in questo vi ha dato insegnamenti, perché vi venissero comunicati per mezzo dei Superiori dei religiosi. Poi il Papa ha detto: «Bisogna che viviate secondo i voti, la professione, e cioè: la povertà, la castità, l'obbedienza». La povertà: insiste il Papa sopra la povertà vera, quella di Gesù Cristo. Povertà in ognuna e povertà nell’istituto: dicendo, il Papa, che non bisogna fare delle cose di lusso, né nelle costruzioni, né in quello che è il complesso dei mobili della casa. In quello bisogna che sia riflessa la povertà. La pulizia, l’ordine, il decoro si, ma osservando la povertà individuale e sociale dell’istituto. Poi il Santo Padre insiste sopra l'obbedienza nel senso del Vangelo, secondo gli esempi del Vangelo. In primo luogo Gesù Cristo ha voluto che venisse notata nel Vangelo la sua obbedienza: «Erat subditus illis», era soggetto: l’obbedienza. La vita religiosa in primo luogo è obbedienza. Tuttavia, dice il Papa, con "uno spirito di iniziativa", quando si cammina secondo le costituzioni, in quanto è necessario che si compia il dovere quotidiano di apostolato. Non soltanto fare apostolato con precisione, ma metterci la propria iniziativa per perfezionarlo, sia che dobbiate fare catechismo, o le registrazioni e i conti, o quello che richiede la vita quotidiana e domestica del servizio sacerdotale. Si deve progredire in tutto, con spirito di iniziativa. Obbedienza; e nello stesso tempo l'obbedienza vuol dire utilizzare la mente, il cuore, le forze, la salute e i mezzi moderni per produrre di più alla gloria di Dio e al vantaggio delle anime. Poi ha insistito sopra la castità. Perché si introducono delle leggi e dei princìpi troppo naturalistici, anche nelle persone che sono già consacrate a Dio, come se si dovesse

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sempre veder tutto, sentir tutto, leggere tutto; no. Dobbiamo camminare rettamente: quello che è necessario è necessario; ma per quello che non è necessario, custodire i sensi, frenare l'interno, la fantasia, i sentimenti, guidare i pensieri nella luce di Dio. Castità. Poi successivamente il Papa ha parlato dell'apostolato, che è vario secondo le varie istituzioni della Chiesa. Essere fedeli; aggiornare sì gli apostolati, ma fedeli allo spirito dell’istituto; non cambiare, ma seguire. Ha insistito tanto di seguire lo spirito del Fondatore per vivere sempre con coerenza la vita che avete abbracciato. E anche nell'apostolato ci vuole il senso di progresso, certamente. Perché? Perché dobbiamo parlare agli uomini di oggi mica agli uomini del secolo XVI° o XVIII°, dobbiamo parlare agli uomini di oggi, non a quelli che sono già passati a destinazione, cioè che sono già arrivati al loro posto nell’eternità; ma aiutare gli uomini di oggi. E se il Signore vi ha affidato apostolati che sono adatti e sono necessari ai tempi d'oggi, amarli, studiare sempre meglio le cose per compierle con maggior perfezione. Servire la Chiesa, servire le anime. La vita religiosa è un servizio; è un servizio alle anime, agli uomini. Gesù Cristo ha lavato anche i piedi agli Apostoli. E come si spiega questa parola "servizio"? Bisogna intenderla nel senso stesso che il Papa attribuisce a se stesso: «Servo dei servi di Dio»; egli prende questa denominazione: il servo dei servi. Cioè servire le anime che devono servire Dio. Questo e il senso; quando si fa un apostolato, si serve alle anime, si serve a coloro che devono vivere la vita cristiana e la vita di apostolato. Sentire tutti, come si serve la Messa. Serviamo gli uomini e così il nostro servizio è fatto a Dio: a quello che avete dato da mangiare, lo avete dato a me, se avete dato da bere, se avete vestito chi aveva bisogno di essere vestito, lo avete fatto a me. Servire nel senso di servizio alle anime, agli uomini. Quindi nell'umiltà: l'apostolato è un servizio alla Chiesa, alle anime. E stimare di

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essere servi della Chiesa, servi delle anime, servi nel senso della Chiesa. Il Papa ha detto: Ha somma importanza la vita religiosa, è un sommo bene; che gli Istituti crescano, fioriscano, esercitino il loro apostolato bene; in primo luogo però la pietà Dice il Papa: Alla pietà che è stata stabilita nelle vostre Costituzioni, non si tolga un "ette"; si faccia tutta, in primo luogo. Dopo aver nutrito la vostra anima, allora riversate l'abbondanza del vostro spirito interiore sopra le anime, portatelo alle anime; quindi, fedeltà allo spirito dell’istituto e nello stesso senso dell’istituto migliorare. Metterci la testa nelle cose vuol dire: prendere le vie migliori, vuol dire: avvicinare di più quelli che sono lontani. E nello stesso tempo dare tanto ai lontani, come ai vicini, quello che è Gesù Cristo, quello che è il Vangelo nel modo e nel senso di oggi, con i mezzi di oggi. E il Signore ve li ha dati. Per questo L’istituto deve riflettere il suo tempo. C'erano gli Ordini militari al tempo delle Crociate; allora occorreva quello per difendere Gerusalemme, il sepolcro di Gesù Cristo, eccetera. Gli Istituti corrispondono al bisogno del tempo. Allora comprenderli, seguirli con grande impegno! Nei pensieri che si hanno, nell'ordinare la giornata, sempre ricordarsi che dobbiamo fare due cose: santificazione e apostolato.

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IL PAPA, SUCCESSORE DI S. PIETRO

Celebriamo una duplice solennità: san Pietro e san Paolo assieme. Tuttavia domani, in modo particolare si ricorderà e si solennizzerà san Paolo. Vengono festeggiati insieme san Paolo e san Pietro nella Basilica di san Pietro poi, nel giorno seguente, la solennità delle funzioni e nella Basilica dl san Paolo. In primo luogo oggi si ricorda san Pietro, l'oremus però si dirige a entrambi gli Apostoli. «In quel tempo, venuto nella regione di Cesarea di Filippo, Gesù chiese ai discepoli: Che dice la gente del Figlio dell'uomo? Risposero: Alcuni dicono che sei il Battista, altri Elia, altri Geremia o uno dei Profeti. E Voi che cosa pensate di me? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente. Gesù gli replicò: Beato te, Simone, figlio di Giona, perché questo non l'hai visto con gli occhi del corpo, ma ti è stato rivelato dal Padre mio che è nei cieli. E ora io dico a te: Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa: le potenze dell'inferno non la potranno mai vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto quello che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli, e tutto quello che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli» (Mt 16,13-19) Ecco: la Chiesa è fondata su Pietro E il Papa che succede nella sede di Pietro, Roma, è il successore di san Pietro. Nella sede di Roma e nel primato è rappresentante e Vicario di Cristo in terra, il capo visibile di tutta la Chiesa, il padre e maestro universale di tutti i fedeli, su ciascheduno dei quali esercita in modo diretto e immediato i primato dell'insegnamento, della giurisdizione, della carità, che ogni nuovo Papa riceve da Gesù Cristo. Quindi

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II Pastore universale: «Pasci i miei agnelli», che sono i fedeli; «pasci le mie pecorelle», che sono i Vescovi (Gv 21,15 e ss.). Il Vescovo di Roma, e quindi, il Papa, successore di san Pietro, può tutto disporre, tutto definire in quanto alla dottrina, da solo, senza il bisogno di chiamare i Vescovi. Talvolta però, il Papa pensa di radunare i Vescovi e altri per sentire il loro pensiero e il loro parere e così rendere più solenne quello che intende disporre e definire; allora, si dice, che il Papa convoca un Concilio. Così, con la presenza dei Vescovi, di persone dotte, di sacerdoti, di religiosi e di laici, dopo che si è discusso e i presenti hanno dato il loro parere favorevole, allora il Papa, che pure lui ha votato, riassume il pensiero di tutti e definisce: "statuimus", stabiliamo questo. Il Papa è infallibile. Quindi, in quanto alla dottrina, noi dobbiamo piegare la testa, qualunque fosse stato il nostro pensiero prima. Non c'è solamente il magistero straordinario della Chiesa, ma anche il magistero ordinario, cioè la predicazione ordinaria, quando si predicano delle verità che sono rivelate e sono veramente secondo i princìpi e secondo il Vangelo. Il Papa ha il potere di giurisdizione, che vuol dire disporre le cose. Quindi abbiamo il Codice di Diritto Canonico in cui risulta la sua volontà, dove sono raccolte tutte le leggi e le disposizioni della Chiesa. Questo codice dura dal 1917- ora sarà riveduto, perché vi sono tante cose nuove da allora, e quindi è necessario che le leggi vengano aggiornate. I princìpi sono sempre gli stessi, ma l'applicazione varia secondo i tempi, secondo i bisogni dei tempi. «E tutto quello che tu legherai sulla terra, sarà legato in cielo». Tutto ciò che disapprova il Papa è disapprovato anche in cielo, cioè da Dio. «E tutto ciò che sulla terra avrai sciolto», avrai dichiarato buono, ecco, varrà in cielo, davanti a Dio. Al Papa spettano queste prerogative. Ma, tra le prerogative, diceva Pio IX, ce n'è anche un' altra. Un giorno questo Papa ricevette alcune persone e le

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interrogò: Quali sono le note caratteristiche della Chiesa, i segni della Chiesa cattolica? Risposero: La Chiesa è una santa, cattolica, apostolica. E Pio IX soggiunse: E aggiungete anche: il carattere della Chiesa, il segno della Chiesa cattolica è: sempre perseguitata; non solo una, santa, cattolica, apostolica, ma anche perseguitata. E Pietro, lo abbiamo letto nell'epistola, fu imprigionato. I nemici volevano prendere il capo della Chiesa, come quando si combatte un esercito, se si riesce a uccidere il capo, l’esercito si scioglie, si disorganizza. A Roma, nei primi tre secoli in cui si sono succeduti i Papi nel potere di Pietro, la maggior parte di loro ha subìto il martirio. E anche oggi, se non c'è più il martirio corporale, c'è il martirio spirituale, intimo, psicologico. Cercano ogni giorno di denigrare il Papa con le calunnie, le pubblicazioni sui giornali, sulle riviste, nelle conferenze, nelle Camere dei Governi, eccetera, parlano contro il Papa, puntano contro di lui. Noi allora dobbiamo essere più fedeli per consolarlo, difenderlo, aiutarlo con la preghiera, mostrargli sottomissione e affezione. E lavorare con lui, collaborare. Tutti devono collaborare con il Papa con la Chiesa: tutti i Vescovi, tutti i sacerdoti, tutti i religiosi, tutti i fedeli che sono veramente cristiani che si sentono membra di un corpo, di una società, la più grande di tutte, che è la Chiesa. Società che non ha solamente elementi umani, perché composta di uomini; ma ha elementi divini, perché dia la fede, dia la grazia. Una, santa cattolica, apostolica. Perciò: obbedienza, preghiera, collaborazione, fede. Molte cose il Papa le fa indirettamente, supponiamo quando ha stabilito la commissione per giudicare le pellicole; se la pellicola vale per tutti, o se è esclusa per tutti o riservata, secondo certi princìpi. Bisogna obbedire anche 1i, anche in quello. E cioè, c'è una disposizione che si fonda sui princìpi della morale, ed è applicata secondo questo criterio; allora assecondare il Papa e collaborare tutti, ma specialmente i religiosi. Perché se il Papa ha una

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giurisdizione e comanda a tutti i Vescovi e sacerdoti e a tutti i fedeli, riguardo ai religiosi, compresi gli Istituti Secolari, è in una posizione di superiore, cioè ha un'autorità propria, particolare, esclusiva. È il superiore diretto dei religiosi, perché è lui che ha approvato le costituzioni, e lui è il superiore a CUI Cl si deve rivolgere quando ci sono certe necessità; e tutti sono obbligati a seguirlo. Poi il Papa dispone dei religiosi direttamente. Il Vescovo dispone dei SUOI sacerdoti in Diocesi, ma il Papa riguardo ai religiosi ha detto: Questi sono il mio esercito, la mia forza. E quando vi sono opere grandiose che sorpassano le necessità di una Diocesi, allora il Papa prende l'iniziativa e chiama a svilupparla i religiosi, le religiose. Supponiamo, una nuova missione nel mondo, tra gli infedeli. Un punto particolare di applicazione: la diffusione della Bibbia. Già il desiderio di Leone XIII è molto chiaramente spiegato riguardo alla diffusione della Bibbia. Poi Paolo VI ha scritto, ha fatto sentire: È tempo di ritornare al Vangelo. E alla Società Biblica Cattolica ha scritto in modo particolare: Benedico ed esorto che la Bibbia sia portata in ogni famiglia. Allora il Vicario generale di Sua Santità, card. Micara, fa una lunga lettera per invitare tutti i fedeli di Roma a pregare, a impegnarsi e lavorare perché si faccia una solenne settimana biblica: una generale e un' altra particolare. Generale, per tutta la diocesi; e particolare, per ogni parrocchia. Sono 220 le parrocchie e il lavoro è diviso in 24 settimane: 10 parrocchie per ogni settimana. Nella parrocchia si lavora, si fa la settimana particolare, e là si concentrano le forze di distribuzione. I primi a presentarsi per collaborare sono i laici; più di 70 si sono offerti per fare le conferenze in Roma per i laici, nei saloni e nei teatri, secondo come dispone una parrocchia. Poi occorre questo: insistenza; che tutte le porte si aprano a quelli che la portano. Beati coloro che portano la parola di Dio, che portano la pace, che portano la verità! Quindi da metà settembre

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circa, si succederanno queste settimane bibliche nelle singole parrocchie, fino alla domenica delle Palme, in aprile dell’anno 1965. E voi? Ecco: fate quello che vi è possibile. La contabilità e un contributo. Quello che è possibile, secondo il vostro tempo e il vostro ufficio. Contribuire perché si realizzi i1 desiderio del Papa. Il card. Traglia radunando due volte i Parroci della Diocesi di Roma per il ritiro, e prima ancora in un'adunanza del clero, esortò così vivamente alla diffusione della Bibbia, che non riusciva più a dire una parola. Era commosso. La seconda volta nel ritiro ultimo, verso giugno, ha fatto fare le prediche a don Lamera. Poi ha concluso esortando di nuovo i Parroci: Porteremo la Bibbia in ogni famiglia, ma la Bibbia cattolica. Come lavorano i Protestanti nel portarla! E quante volte i propagandisti nostri si sentono rispondere: Ma l'abbiamo già la Bibbia. Ma quale? --Ma... me l'hanno portata...--Quindi c'è qualcheduno in parrocchia che diffonde la Bibbia protestante. E noi? Chi finora ha operato tanto sono le Suore, le Annunziatine e poi un po' tutti, in modo particolare i Paolini. Collaborare nel senso che è possibile e se non è possibile, offrire le preghiere, offrire anche qualche sacrificio perché la parola di Dio entri dappertutto.

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ZIZZANIA E BUON GRANO

In quel tempo Gesù propose alle turbe questa parabola: Il regno dei cieli è simile ad un uomo che seminò il buon seme nel suo campo, ma nel tempo che gli uomini dormivano, venne il suo nemico, seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando il grano crebbe e mise le spighe allora apparve pure la zizzania. I servi del padrone di casa andarono a dirgli: «Signore non hai seminato buon grano nel tuo campo? Come è venuta della zizzania?». Egli rispose loro: «Qualche nemico ha fatto questo». I servi ripresero: «Vuoi che andiamo a estirparla?». Ed Egli: «No, perché togliendo la zizzania è facile sradicare anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano fino alla mietitura, al tempo della messe direte ai mietitori: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla. Il grano invece ponetelo nel mio granaio». (Mt 13,24-30). Il senso è questo: il seme indica la parola di Dio: il buon grano. E la zizzania cosa indica? Tutti gli errori e disordini, le false dottrine, i cattivi discorsi che si sentono, e tante cose che vengono trasmesse, o nelle rappresentazioni del cinema, o anche delle cose non convenienti a sentirsi per radio, in certe trasmissioni televisive e anche nei dischi, nei libri, eccetera. Il buon grano è la parola di Dio; la zizzania è la parola del diavolo. Adesso, nella riforma liturgica, nella Messa si darà importanza e solennità, come merita, alla parola di Dio: l’epistola e il Vangelo, come verranno esposti nella prima parte della celebrazione. Poi seguirà la consacrazione e la comunione, per chi vi vuole accedere. Quindi, la Chiesa facendo l'esame del mondo attuale,

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ha visto questa zizzania, gli errori che si seminano, così ampiamente sparsi che non si capisce più, non si ricorda più quello che è la parola di Dio. Quanti disordini! E quale allora è la vita? Cristiani che finiscono per abbandonare la Chiesa e poi conducono una vita disordinata. D altra parte non ci sarebbe neppure bisogno che il diavolo lavorasse con gli errori che ci mette in testa, le insinuazioni che egli fa nel nostro cuore. Vedete, i seminatori della zizzania: tanti libri, tante riviste, tanti giornali tanti discorsi che si sentono. E nello stesso tempo, mentre da una parte si sentono tanti errori, dall'altra non si sente la verità. Perché, vedete come sono: a molti cristiani pare lungo il sentire la Messa e quindi escludono la prima parte della Messa. Entrano dopo che c'è stato il Vangelo, che c'è stata la predica. Non sentendo più la parola di Dio e sentendo, invece, la parola di satana, alla fine la parola di Dio non si ricorda, il ricordo è sbiadito e non opera più nella vita dell'uomo, del cristiano. E quindi vanno ancora a Messa, seppure ci vanno; molti non ci vanno più, e si dicono cristiani mentre son comunisti e atei. Come si mettono insieme le due cose? Non può stare l'errore con la verità. Oh, ecco la vostra missione: portare più che si può, quanto più si può, la parola di Dio, la parola buona, perché tutto L’istituto è per illuminare. Non con la predicazione soltanto, ma soprattutto con l'apostolato che riguarda i mezzi tecnici, ossia quello che il Concilio Vaticano II ha solennemente sancito, cioè con gli strumenti della comunicazione sociale che sono: la stampa, il cinema, la radio, la televisione, i dischi e tutto quello che insegna, tutto quello che si ha per comunicare la verità. Allora questo: «Di qui io voglio illuminare»: E Gesù Cristo è la luce «Io sono la luce» (Gv 8,12). La zizzania invece è la parola dell’ inferno, del demonio, e di coloro che si fanno portatori dell'errore. Perciò è buono tutto quello che fate per diffondere la parola di Dio, e cioè quello che fate nel vostro apostolato: tutti, in modo diretto o indiretto, tutti purché si diffonda la parola di Dio. Questo è il fine di tutta

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la nostra opera. Adoperare tutto quello che serve perché la parola di Dio arrivi con l'organizzazione nelle famiglie, ai singoli individui. «Ego sum lux mundi»: Gesù Cristo è la luce del mondo (Gv 8,12). Questo riguarda l'apostolato nostro e quindi confermarlo, ringraziare il Signore di averci dato questa vocazione. E ringraziamo la Chiesa che così solennemente non solo approva, ma vuole, comanda. E ne fa obbligo la Chiesa ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, i quali hanno questo scopo, di usare i mezzi di comunicazione sociale. Seconda applicazione riguardo a noi. Abbiamo sempre questo da ricordare: la meditazione e la lettura spirituale. Massima importanza alla meditazione e alla lettura spirituale! Nelle nostre Costituzioni si mette in primo luogo la meditazione, la lettura spirituale: o che sia meditazione predicata o che sia letta. Ecco: prima illuminare la mente. Quando la testa nostra ha dei pensieri giusti, ha delle convinzioni giuste, allora verrà spontanea la preghiera e verrà il proposito della vita buona. Se si perde la meditazione, se si lascia da parte la lettura spirituale, ci si mette all’oscuro e, a poco a poco, la luce non è più bella, non risplende più così chiara nell'intimo nostro perché noi non stiamo vicini alla luce. Gesù è il Maestro: «Io sono la luce»; e lì ci sono prima di tutto i libri sacri, che sono i libri della sacra Bibbia; perché questi pensieri di Dio, questi insegnamenti di Gesù Cristo entrino in noi, e dominino lo spirito, l’intelligenza e quindi illumineranno anche la preghiera. Perciò la meditazione e la lettura spirituale. La meditazione serve a penetrare meglio le verità; poi queste verità vengono applicate per la vita quotidiana e per la preghiera. Perché con la preghiera noi possiamo mantenere i propositi che si sono fatti nella meditazione, e così press'a poco accade nella lettura spirituale. Quindi l'importanza della meditazione. Quelli che conservano solamente una pietà più o meno giusta, si disorientano, e poi non

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sanno nemmeno più perché vadano a pregare; a poco a poco abbandonano anche la preghiera... Ma se si sente la meditazione, è la luce che entra nell'anima. Allora si capisce che cosa è il cristianesimo, che cosa vuol dire santificarsi. La zizzania non manca mai. Un po' ci sono le parole che si sentono, un po' ci sono i cattivi esempi, un po' ci sono i pensieri strani che entrano nella mente, un po' ci sono le tendenze del cuore indebolito, eccetera. Bisogna che noi teniamo sempre accesa la lampada perché ci illumini il cammino della vita. Quindi somma importanza alla meditazione e alla lettura spirituale. Nella Visita si viene a pregare e va bene, questo si deve fare; ma la prima parte è la lettura spirituale, poi le altre due parti. Così nella meditazione si legge il tratto del libro, oppure si ricorda un fatto o qualche massima, eccetera; ma poi che ci sia l'applicazione; che Cl sia veramente una considerazione approfondita, quindi una meditazione. Perciò la pietà al mattino è: meditazione e Messa. Così la giornata viene a essere ben diretta dai pensieri soprannaturali e dai propositi fatti nella mattinata. Così si cresce in santità. Il cuore e la volontà dipendono dalla mente, e se la mente è a posto è buon grano; se però ci sono solamente le voci che sono zizzania, sono già effetto di mescolanza di grano e di zizzania; e poi magari in certi cuori ci rimane solamente più la zizzania; sentite tante cose contrarie a quello che la Chiesa e il Vangelo c'insegnano. Esame di coscienza: la meditazione la facciamo bene? La lettura spirituale si fa bene? Qualche volta ci sono dei libri che valgono più o meno, che suggeriscono di qua, di là... e a volte solamente danno dei princìpi naturali, non ci sono più i princìpi di fede. Oh, ma il libro centrale è la parola di Dio! E cioè è il Vangelo e in generale tutta la Bibbia. Leggerla e portarla; leggerla e farla arrivare. Così allora anche voi sarete luce, perché Gesù ha detto due cose: «Io sono la luce» (Gv 8,12); poi: «Voi siete la luce» (Mt 5,14). È come dire: io sono il sole e voi siete

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la luna che illumina quando manca il sole. Quindi pensare bene secondo la fede, parlare bene secondo la fede, e diffondere tutto quello che è verità e quello che serve per la vita cristiana. Che siamo sempre illuminati, e che a nostra volta cerchiamo di illuminare! Illuminare con la parola, illuminare col buon esempio, con tutti i mezzi di comunicazione sociale; perché alla fine la zizzania viene raccolta e destinata al fuoco e il buon grano andrà nei granai celesti. E cioè: chi è vissuto di zizzania come si troverà alla fine? E chi invece avrà seguito la verità, che è il buon grano, come si troverà? L'anima che vive alla luce di Dio, entrerà nella luce di Dio, nella visione di Dio, nella felicità eterna. Pregare, perché chi ha la missione di pregare per la diffusione della parola di Dio dà un contributo; ma chi mette ancora l'opera aiuta a diffondere la parola di Dio. Però, in primo luogo, che siamo illuminati noi, perché tante volte ci sono le passioni dentro e c'è il diavolo di fuori, e c'è il mondo che ci attornia. Guardiamoci dalla zizzania e stiamo sempre con Gesù Cristo: «Io sono la verità». Così vedrete che la vostra vita spirituale progredirà sempre. È sempre il re dei libri il Vangelo, la Bibbia: lì è la parola di Dio. Gli altri libri, anche se sono di santi sono derivazioni, applicazioni; ma il centro della luce è Gesù Cristo: «Io sono la luce». Stiamo alla luce: Gesù Cristo; e, a nostra volta, rispecchiamo e tramandiamo agli altri quella luce che abbiamo ricevuto. Il nostro apostolato è tutto una predicazione della parola di Dio. È dichiarato nel Concilio Vaticano II: è predicazione.

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PREPARAZIONE AL NATALE

L'anno civile va dal 1 gennaio al 31 dicembre. Ma la Chiesa ha un anno proprio che si chiama "anno liturgico" il quale è cominciato con la prima domenica di Avvento e va fino all'ultima domenica del tempo dopo Pentecoste Nell'anno liturgico la Chiesa ci presenta la redenzione operata dal Figlio di Dio incarnato, Gesù Cristo, e l'applicazione per noi di questa redenzione. La redenzione è compiuta da Gesù Cristo, e quindi ce un periodo che ci ricorda l'aspettazione del Messia Questo periodo si chiama Avvento, cioè aspettazione. L'umanità attendeva, secondo quanto era stato promesso, il Redentore, il Messia. Poi, ecco che appare Gesù nel presepio, il Figlio di Dio incarnato, poi la sua vita privata; poi la vita pubblica di predicazione, e poi la vita dolorosa. La redenzione, la settimana santa, il venerdì santo in particolare. «In memoriam passionis, mortis, resurrectionis, ascensionis». E mandato lo Spirito Santo sulla Chiesa, specialmente sugli Apostoli, i quali sono stati inviati a predicare il Regno di Dio, il cristianesimo, in sostanza. In questo tempo, dalla Pentecoste all'Avvento, l'applicazione della redenzione. E cioè, noi esercitiamo la fede nella predicazione, in quello che Gesù ha insegnato e seguiamo gli esempi di Gesù secondo ciò che ha fatto. la perfezione, la vita buona, la vita cristiana, la vita religiosa, la vita di santificazione. Approfittare della grazia «gratia Christi», che ci viene comunicata nel battesimo per cui siamo fatti figli di Dio; poi la crescita di Gesù Cristo in noi, dopo il Battesimo. Seguendo l'anno

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liturgico, crescere un po' di più. Più fede, migliore imitazione di Gesù Cristo, accumulare in noi sempre più grazia. Messa, confessione, comunione e poi tutte le opere buone che si fanno: si cresce in santità, cioè cresce Gesù Cristo in noi, secondo l'espressione di san Paolo: «Donec formetur Christus in vobis» (Gal 4,19). Il bambinetto è piccolo piccolo, ma poi cresce anno per anno. Così è per l'anima: cresce fino alla maturità dell'età, come dice san Paolo; cioè, il Signore ci ha chiamato a raggiungere un certo grado di santità. È Gesù Cristo che si sviluppa in noi. Gesù Cristo gradatamente prende possesso intero del nostro essere finché: «Vivo autem, iam non ego, vivit vero in me Christus», non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me (Gal 2,20). Questo è l'affare della vita, cioè l'impegno della vita, perché siamo mandati a far questo sulla terra. Gesù cresce in noi come Gesù Cristo cresce nel mondo, man mano che la Chiesa si estende. Ora, da qualche anno, specialmente in quest'ultimo tempo, si sono introdotte le cosiddette "veglie bibliche", a cui adesso, invece del nome di "veglie bibliche" danno il nome di "celebrazioni della Parola", perché con la liturgia si dà una maggiore importanza alla parola di Dio. Come era la Messa nei primi tempi, dove i fedeli si radunavano e avevano lì la predicazione. L'adunanza era specialmente per la predicazione, per istruire; dopo l'istruzione si consacrava il pane, quindi la Messa, e si distribuiva la comunione. Così risulta dagli Atti degli Apostoli. Cosa vuol dire "celebrazione"? Vuol dire che dobbiamo celebrare la Bibbia e tutta la parola che viene spiegata dalla Chiesa cioè la predicazione del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti e di quelli che fanno il catechismo. Si celebra e si dà maggior importanza, maggior rilievo alla parola di Dio. Perché? Eh, c'è tanta ignoranza! Povera gente che ha imparato sì e no un pochettino di catechismo, il necessario per fare la prima comunione e poi dopo, a un certo punto, abbandonano ogni istruzione. Non c'è più

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neanche la predica a vespro, adesso. Allora almeno che arrivi a casa la parola di Dio, la Bibbia. La celebrazione della parola di Dio nell'Avvento può essere ridotta a tre pensieri speciali, cioè a tre personaggi che ci insegnano come prepararci al Natale. Primo, Isaia di cui leggiamo spesso nell'Avvento le profezie: «Una vergine concepirà un figlio, il quale sarà Dio con noi» (Is 7,14). E ciò lo scrisse sette secoli prima che il Figlio di Dio s'incarnasse! Poi l'altro pensiero dominante, l’altro personaggio dominante è san Giovanni Battista, il quale ebbe la missione di preparare con la predicazione il Messia, Gesù Cristo. Egli si ritirò nel deserto, digiunando, mortificandosi e predicando al popolo: «Preparate i vostri cuori a ricevere colui che viene dopo di me, a cui non sono degno di sciogliere i legacci delle scarpe. E se io battezzo, battezzo con l'acqua; ma viene dietro di me uno che battezzerà nell’acqua, ma anche nello Spirito Santo» (Cfr. Gv 1,15 e ss.). Ha preannunciato quindi il battesimo cristiano istituito da Gesù Cristo. E, terzo, il più grande personaggio è Maria. Maria che ricevette l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele: «Salve, o piena di grazia, il Signore è con Te, tu sei la maggiore fra tutte le donne». E poi dopo la spiegazione dell'Arcangelo san Gabriele: «La virtù dell'Altissimo ti adombrerà e colui che nascerà da te sarà il Figlio di Dio incarnato». Maria allora risponde: «Ecco l'ancella del Signore, sia fatto di me come hai detto» (Lc 1,25 e ss.). Cioè Maria era dichiarata la madre di Dio. Maria si umilia: «Ecce ancilla Domini», sono la serva di Dio. Il grande giorno allora, il giorno principale, il più ricco e il più fortunato di tutti i giorni del mondo: «Verbum caro factum est», il Figlio di Dio si è incarnato. Maria si umiliò, ma nello stesso tempo esercitò la fede: «Fiat mihi secundum verbum tuum». Sebbene si trattasse di un prodigio eccezionale Maria disse: «Si faccia. Hai detto che la virtù di Dio poteva

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farlo»: e cioè che nascesse da lei, Vergine, il Figlio di Dio incarnato. E chi vuole, si prepari al Natale come Maria e con Maria, cioè, con l'umiltà di Maria, con la fede di Maria. L'umiltà. Maria non poteva rispondere: io sono peccatrice; no, non poteva, non aveva neppure avuto il peccato originale, ma noi abbiamo da dire: siamo servi di Dio peccatori. Secondo: fede. Fede in Gesù che ci ha portato la grazia; e noi possiamo ricevere e acquistare tanta grazia da essere santi. Noi, povera gente, inclinata tanto al male, Vivendo in questo mondo, tanto cattivo e con tante tentazioni del demonio, tuttavia crediamo di arrivare a grande santità, purché lo vogliamo. Fede! Fede! «Da me sono nulla, ma con Dio posso tutto». Preparatevi così al Natale. Maria si preparò al Natale dal 25 marzo, secondo l'anno liturgico, al 25 dicembre. Quindi Maria fece la preparazione al presepio di 9 mesi e noi la facciamo di 9 giorni. Ma tutti i giorni recitare bene «l’Angelus Domini nuntiavit Mariae»; poi: «Ecce ancilla Domini»; «Et verbum caro factum est». Ricordare il più grande giorno dell'umanità tre volte al giorno. Recitarlo bene con fede, l’Angelus. Oh, allora ecco la preparazione! E già così ridotta a 9 giorni... È una novena, benché Maria abbia fatto una novena non di 9 giorni, ma di 9 mesi. L'umiltà: una bella confessione dove noi ci umiliamo; e dire proprio: sono servo di Dio, ma anche peccatore. È poi «Ideo precor beatam Mariam semper Virginem»: perciò, perché sono così peccatore, io prego Maria. Poi la comunione: fede nella comunione, ove c'è Gesù Cristo, Lui vivo e vero e che ci comunica la grazia. È il nutrimento quotidiano: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo». Perciò queste due disposizioni, di umiltà e di fede. L'una ci porta specialmente all'esame di coscienza, e particolarmente al sacramento della penitenza, proprio per accusare le nostre miserie. E poi: fede che Gesù Cristo nascerà in noi. Non è più soltanto una celebrazione di un

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avvenimento grande come è nel presepio, Dio fra gli uomini, « gloria a Dio e pace agli uomini »; non è più solamente un avvenimento storico; ma è la nascita spirituale di Gesù in noi. Quindi non solamente celebrazione all'esterno degli auguri, dei presepi e delle lodi, ma proprio la nascita spirituale di Gesù in noi, cioè la sua grazia, l’aumento di grazia. E un passo deciso: voglio mettermi alla sequela di Gesù. Vita privata come Gesù fece; vita pubblica cioè l'apostolato, e infine la sofferenza che accompagna sempre nella vita e si chiude con la morte: a Con-morti » cioè morti con Gesù; "commortui", come dice san Paolo (2 Tim 2,11). Finché Gesù Cristo vive in noi, nasce in noi, cresce in noi: « Donec formetur Christus in vobis »: finché si formi Gesù Cristo in noi. E san Paolo, questo lo spiega bene in un versetto della lettera ai Galati. Dice: « Come una madre nutre i figli, io nutro voi », con la parola di Dio. E cioè, voglio dire, con la parola, poi con la comunione, con la Messa. Come la madre, così faccio io; e lavorerò per voi « donec formetur Christus in vobis »: finché si formerà Gesù Cristo in voi (Cfr. Gal 4,19).

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SANTIFICARE IL TEMPO

Abbiamo terminato un anno e ne abbiamo iniziato un altro. Il primo pensiero è questo: « Vi ringrazio, Signore, per avermi creato, fatto cristiano e conservato fino ad oggi ». Poi, il ringraziamento perché il Signore vi ha voluto chiamare ad una vita di perfezione e in particolar modo all'apostolato. Ora dovete assumere anche delle maggiori responsabilità e maggiore merito. E maggiore gloria di Dio! Noi siamo sempre debitori, abbiamo solo dei debiti per la nostra esistenza, la conservazione e tutte le grazie ricevute, specialmente la vocazione alla perfezione. Abbiamo sempre da ringraziare! Quindi, riconoscenza. Nello stesso tempo avete incominciato adesso questo raduno col «Veni creator». Chiediamo sempre al Signore! Se abbiamo qualche cosa, dobbiamo ringraziare, e se abbiamo dei bisogni dobbiamo invocare: questa è la nostra posizione! Nel «Veni creator» si chiedono tutte quelle grazie che servono per il progresso. Ecco l'anno: sia lieto, ma sia di progresso. E tutto. A cosa ci serve l'anno? Nel tempo ci sono tutti i doni di Dio: dal mattino alla sera, e neppure si può dire soltanto dal mattino alla sera, ma nelle 24 ore! Il Padre Celeste ci guarda sempre, e Gesù ci segue, ci illumina, ci fortifica. Sì, nella salita progredire, nella salita verso Dio, verso la santità, nel progressivo apostolato. Ecco: sia un anno di progresso. Nel tempo ci sono tutti i tesori, tutti i beni. Parlando del tempo, dobbiamo considerare quattro espressioni della Bibbia: «Fugit irreparabile tempus»: il tempo fugge irreparabilmente, non possiamo più tornare indietro; secondo: «Dum tempus habemus opere mur

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bonum» (Gal 6,10): allora se il tempo fugge, operiamo il bene mentre abbiamo tempo. Terzo: «Fili, conserva tempus» (Eccl 4,23): figliolo, vigila che non ti fugga il tempo, che non ti sfuggano i momenti che sono sprechi, a volte, di tempo! Quarto: «Tempus non erit amplius» (Apoc 10,6): non vi sarà più tempo. Il Signore ha segnato per ciascuno di noi quella misura di tempo che è nei suoi disegni. Chi si è santificato già a otto anni, a nove anni, a quattordici anni, a diciotto anni, a ventiquattro anni; e vi sono altri che sono arrivati a novant'anni, a cento anni! Ma lì è segnato: «Tempus non erit amplius»: non vi sarà più tempo. Dunque, in primo luogo, il tempo non si può ricuperare e quindi vigilare. Vi auguro di cuore una vita lunga e che l'anno incominciato sia buono, lieto; ma anche quest' anno passerà, e noi guardiamo indietro come è passato il tempo e come non lo possiamo riprendere. Le lagnanze: Oh, se fossi nato prima! Con le esperienze che ho adesso se allora avessi fatto di più, avessi fatto questo, fatto quello! Il tempo non ritorna! L'acqua discende dalla montana e non torna indietro; quindi utilizzare il tempo mentre che c'è: la giornata di oggi santificarla il meglio possibile, con tutti i disegni, con tutti i compiti che avete da esercitare, da compiere in questa giornata. Sì, passerà la giornata e sia piena di meriti. E quando il tempo ci rimane, intensificare. Ci può essere comunione e comunione; comunione più fervorosa e comunione meno fervorosa; ci può essere la confessione e ci può essere un'altra confessione: ossia vedere un po' nella confessione settimanale ciò che si è fatto. Vedere sempre se al termine della settimana noi abbiamo fatto qualche piccolo progresso. Fra le disgrazie di tante persone vi è questa: perdere il tempo! E non si prendono cura di fare dei passi; ma il tempo passa, e se noi stiamo indietro? Operiamo il bene mentre c'è il tempo! E quindi apprezzare il tempo; in tutte le 24 ore, che non ci siano dei momenti inutili. Si dirà: ma c'è anche da dormire, c'è anche da mangiare, c'è

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anche da riposare, e prendere qualche sollievo! Ma: «Sia che mangiate, sia che beviate, dice san Paolo, o qualunque altra cosa facciate, "omnia in gloriam Dei facite"» (1 Cor 10,31), quindi dar gloria a Dio anche in questo, perché è disposizione di Dio che noi ci nutriamo e ci riposiamo; quindi anche quello si fa in obbedienza in ciò che è necessario per la conservazione della vita, per ristorare le forze e per riprendersi. Anche tutte le ore della notte sono meritorie se «omnia in gloriam Dei facite», se offrite anche quello al Signore. «Date, o Signore, la vostra santa benedizione a noi e ai cibi che ora prendiamo per mantenerci nel vostro servizio». Allora prendere il cibo nel servizio di Dio, e voi potete aggiungere, almeno interiormente: «e per mantenerci nell'apostolato». La migliore consolazione in punto di morte sarà questa: abbiamo utilizzato il tempo che il Signore ci ha dato! E non importa che ce ne abbia dato poco o molto, importa che lo abbiamo usato bene. I1 Signore dà tante grazie ad una persona e ne dà meno ad altre; ma ognuna deve corrispondere alle proprie grazie; e tra le grazie c'è il tempo che comprende tutte le altre grazie. La conseguenza è questa: riempire la vita di bene. Non essere persone le quali pur sentendo di non essere di questo mondo cercano quello che è nel mondo; ma anime che vivono di fede. E cioè: Sono venuto da Dio, sono venuto in questo mondo per fare qualche cosa secondo il volere di Dio, e di nuovo lascerò il mondo e tornerò a Dio. Ecco: usciti dalle sue mani, torniamo a Dio portando quello che avremo fatto. Allora quest'anno sia riempito di cose buone, tutto l'anno. E certamente quello che voi fate è tutto buono, ma si può fare anche con maggiore intensità o con minore intensità. Che cosa penseremo se la nostra morte sarà preceduta da una malattia più o meno lunga che ci lasci riflettere? Ecco, guardando indietro e guardando in avanti, vicini a passare all'eternità, pensiamo a quello che san Paolo diceva di sé, come era il suo passato e come doveva

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essere il futuro, per quello che riguarda l'eternità. Vediamo se possiamo portare con noi la persuasione di san Paolo: «Bonum certamen certavi» (2 Tim 4,7): ho combattuto la buona battaglia. Che cosa vuol dire? Aveva combattuto il paganesimo, il male, aveva combattuto sempre quello che è male e tutto il mondo corrotto. Abbiamo sempre da fare con questo mondo. Oh, lo conoscete bene questo mondo, siete circondate da tanta gente! E dolorosamente viviamo in un momento in cui abbiamo maggiori preoccupazioni. Sì, bisogna che siamo forti di fronte al male, che siamo generosi davanti al male. Se il Signore vi ha dato un cuore così largo, un cuore che ama Dio e che ama le anime, allora non guardiamo chi fa il male, ma guardiamo chi fa il bene e soprattutto cercate di diffondere la conoscenza di Dio, e in sostanza, di aiutare le anime a salvarsi. Un cuore largo come il cuore di san Paolo! «Cor Pauli cor Christi»: il cuore di Paolo era il cuore di Cristo. Ed il cuore di Cristo come era? «Venite ad me omnes!»: Venite a me tutti, per la salvezza Un'altra espressione di san Paolo, allora vicino alla morte: «Cursum consummavi» (2 Tim 4,7), e cioè: ho compiuto la mia corsa. Quando noi facciamo un progresso? Facendo la volontà di Dio, secondo la vocazione che si è avuta, secondo le circostanze di bene che si presentano Abbiamo fatto quel che Dio voleva, creati per questo, per quella missione, e con tutti i mezzi per compierla. Poi, “consummavi": sono arrivato all'estremo, alla fine della vita, ossia: ho finito tutto il mio cammino e non resta più altro che l'eternità. E allora dice anche: «Fidem servavi»: ho seguito e conservato la mia fede- e poi: «et in reliquo reposita est mihi corona iustitiae, quam reddet mihi Dominus iustus iudex» (2 Tim 4,8). Guardando il passato san Paolo si sentiva tranquillo: «Fidem servavi», e pieno di fiducia di fronte alla morte: «Adesso non mi rimane che la corona». Sì, per tutti la corona! Ma bisogna essere stati vittoriosi, aver combattuto bene! Il soldato per essere premiato

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bisogna che abbia combattuto generosamente, fortemente. Quanta serenità allora in punto di morte! Allora la morte si considera come un passaggio, è come spingere una porta: di qua tutto è secondo la fede, di là è secondo la luce. La morte non resta che un piccolo passaggio, un passo. Sì! E chi si trova sereno, guardando la vita passata, sa di aver rimediato eventuali sbagli, e anche se ci sono stati dei peccati li ha confessati, perciò è tranquillo, c'è la grazia di Dio e il Signore ci aspetta: ritorniamo al Padre Celeste. Prima siamo entrati nel mondo senza meriti e senza la grazia, ma poi per la grazia di Dio abbiamo speso la vita, abbiamo fatto quel bene che il Signore voleva da noi, e allora si ritorna a Dio ricchi di meriti. Il tempo che vi auguro nel l'anno sia ricco di meriti. Utilizzate il tempo; poi si dirà: «dies pleni...» e cioè: i giorni saranno pieni! Adesso un'altra considerazione. Questo bene, cioè la giornata, è quello che impieghiamo nei diversi nostri doveri di pietà, di apostolato, negli uffici che avete o la posizione in cui vi trovate. Sì, tutto questo viene utilizzato, offerto a Dio, e quindi arricchisce l'anima di meriti. Però bisogna ancora entrare più profondamente in noi, per vedere come viviamo la vita spirituale e come cresciamo in essa. Abbiamo in noi due vite: l’una è la vita umana: il bambino è nato ed è figlio dei suoi genitori; ma arrivato al battesimo diviene figlio di Dio, perché in noi ci sono due vite, la vita umana che Iddio ci ha dato e la vita divina della grazia. La grazia di Dio è un germe, è un seme divino che viene immesso in noi per mezzo del Battesimo. Se il bambino muore poco dopo, o prima dell'uso di ragione, va in Paradiso perché ha la grazia, è figlio di Dio, e i figli di Dio vanno alla casa del Padre Celeste che li aspetta. Questo germe è destinato a svilupparsi. Quando si arriva all'uso di ragione, quando si arriva alla prima Comunione, alla prime confessioni, alla cresima, eccetera, il germe cresce, perché i sacramenti servono a svilupparlo. Questo germe, diciamo così, viene anche paragonato a un

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seme che è destinato a crescere, a diventare prima una pianticella, poi un grande albero che stende i suoi rami e poi foglie, fiori e frutti. Ecco la vita! È questa vita spirituale che deve svilupparsi. Fino a che punto? Secondo i disegni di Dio per ogni anima. Quando cresciamo? Gesù Cristo entra nell'anima quando l'anima è messa in grazia di Dio; è Gesù Cristo che è nel nostro intimo, ma poi mediante i sacramenti, mediante la virtù, le opere buone e l'apostolato, l’anima va crescendo. Dice san Paolo nella lettera ai Galati: «Vi voglio così bene che mi adopero presso di voi come una madre che vuole bene ai suoi figli, e mi adopero: "donec formetur Christus in vobis"» (Gal 4,19): finché crescerà, si formerà del tutto in voi Gesù Cristo. Questa vita soprannaturale sia santificata! Difatti quando l'anima parte, lascia il corpo, e a suo tempo verrà anche il corpo a prendere parte ai gaudi dell'anima stessa. Arrivare ad una crescita completa, come dice san Paolo, alla virilità piena di Cristo, secondo i disegni che Dio ha avuto su ciascuno di noi. Questo essere che noi dobbiamo coltivare, cioè Gesù che si sviluppa, diciamo, in noi, perché in noi Gesù Cristo si forma gradatamente appunto mediante i sacramenti, le opere buone, le opere di apostolato e quello che nella vita diamo e offriamo per la gloria di Dio. Gesù cresce in noi fino al «vivit vero in me Christus» (Gal 2,20), fino a che Gesù Cristo vive in me, e cioè quando noi abbiamo i pensieri di Gesù Cristo e pensiamo come Lui, o meglio, è Lui che pensa in noi; quando al posto del nostro cuore c'è il cuore di Gesù, cioè il nostro cuore è come il cuore di Gesù, che ha cercato sempre la gloria del Padre e la salvezza delle anime, fino a dare la sua vita sulla croce. Poi non ci sarà più la nostra volontà, ma la volontà di Gesù Cristo, affinché ci guidi Lui la volontà del Padre che si estende un po' a tutto, non solo ai comandamenti, ma anche ai consigli evangelici che voi avete abbracciato. «Se vuoi essere perfetto». Cresca in noi Gesù Cristo, come dice san Paolo.

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«Christianus alter Christus!». Il religioso, la religiosa ancora di più: il Cristo più completamente sviluppato in noi. Quindi la morte come sarà serena! Sarà l'ingresso immediato in Paradiso, perché distaccati dalle cose mondane per mezzo dei voti di povertà, castità e obbedienza, il volo dell'anima verso Dio sarà libero come quello dell'aquila che si dirige verso il cielo. Si cresce realmente fino ad essere veramente formati: «Donec formetur Christus in vobis» (Gal 4,19); oppure quell'altra espressione di san Paolo: «In virum perfectum, in mensuram aetatis plenitudinis Christi» (Ef 4,13). E noi costatiamo questo: che Gesù Cristo è nella Chiesa, ma la Chiesa si sviluppa a poco a poco e così si sviluppa a poco a poco in noi la vita di Cristo. Che cosa abbiamo da fare adesso? Vi sono anime che progrediscono anno per anno, perché si nutrono di Vangelo, si nutrono di pane eucaristico, si nutrono di tutto quello che nella vita incontrano di buono e di santo. Sono anime che vanno in cerca di occasioni di merito, come i mondani vanno in cerca tutti i giorni, tutti i momenti, di star bene, di star meglio, e cioè di godersela, di risparmiare quanto possono le pene; e quindi mirano al piacere, all’onore e in particolare a quello che riguarda la soddisfazione della parte umana. E non hanno che delle vedute corte, vedono solo fino alla morte, cioè finché dura questa vita. Ma voi che avete una grande luce, avete degli occhiali che vi danno una luce speciale, guardate all'eternità. Sono ciechi questi mondani, non pensano che questa vita è breve mentre l'altra vita è eterna, e se è poco il godimento quaggiù, sarà eterno il godimento lassù nell'eternità. Sì! Certamente siete molto più contente, serene e tranquille voi che i mondani nelle loro soddisfazioni, perché possedete Dio. Un'anima si lamentava con Gesù: «Sono tanto misera, sono tanto povera», e Gesù dopo tante lamentele si fece sentire: a Ma quando possiedi me hai tutto!». E allora essa rimase consolata. Ogni anno saliamo un tratto della scala che va verso

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il cielo; e arrivati alla fine di un anno ci si trova su un pianerottolo. Prima si era su un pianerottolo inferiore e poi si è passati ad uno superiore, più alto, e di lì si riprende la salita. Adesso è cominciato l'anno ed avete già fatto dei gradini essendo già al terzo giorno. Poi c'è un altro tratto di scala. Alla fine dell'anno si canta bene il "Te Deum”, perché si è arrivati ad un altro pianerottolo. E così vi auguro tanta vita, ma vi auguro specialmente "dies pleni", dei giorni pieni di meriti. Che alla sera vi siano già questi giorni pieni! Chiedere perdono al Signore delle deficienze che ci sono state, ma si può avere la consolazione: «Signore mi hai guidato, mi hai aiutato nella giornata». E il riposo si sente dolce, perché le membra sono stanche avendo lavorato per Dio, per l'eternità. Adesso dunque il proposito sarebbe questo: fedeltà nel servizio di Dio e nell'apostolato. E siccome il vostro apostolato si allarga, il vostro cuore si dilata sempre di più. Abbracciare più ampi orizzonti. Avete forse un piccolo cerchio di bene da fare, ma forse adesso il cerchio si ingrandisce, però dobbiamo cercare di avere un cuore conformato al cuore di Gesù. Com'era il cuore di Gesù? San Paolo voleva arrivare a tutti. Ebbene si può arrivare a tutti mediante la preghiera: pregare che la Chiesa si estenda nel mondo, che Gesù Cristo prenda possesso delle anime, che regni ovunque. Cantare lode al Signore e pensare a chi? Agli Italiani, agli Europei, al mondo! Portate nel vostro cuore il desiderio: vengano tutti a Gesù Cristo, alla Chiesa. Tre miliardi e ottocento milioni di uomini oggi! Ma quanti sono adesso che hanno conosciuto Gesù Cristo, e quanti l'hanno seguito? Dilatare un poco il nostro cuore. Nell’oriente ci sono un miliardo e cento milioni di uomini e quasi tutti o non conoscono Gesù Cristo o non lo hanno seguito. E il cuore di Gesù quali desideri ha? E voi? «Donec formetur Christus in vobis»: il cuore sia formato secondo il cuore di Gesù; la mente che viva la mente di Gesù; la volontà che sia la volontà di Gesù, che viva veramente Gesù Cristo in noi!

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Intanto è stato un seguito di grazie che abbiamo già ricevute nella nostra vita e continuiamo a ricevere. Cerchiamo di avere questa sapienza: «Signore, concedimi questa e quell'altra grazia, ma soprattutto dammi la grazia di corrispondere alla grazia». Perché se sciupiamo le grazie è come se uno buttasse dalla finestra l'oro o i biglietti di banca. E quanti se ne perdono di questi biglietti, cioè di queste grazie! Ma voi siete venute, e la vostra presenza indica che volete veramente far tesoro dell'anno e del tempo che il Signore vi concederà. Posso avere pochi giorni, anche soltanto poche ore, ma finché vivrò, ogni sera l'ultima cosa che faccio nella giornata è di benedire tutti. E adesso vi do la benedizione. Preghiamo a vicenda. Il Signore sia sempre con voi. Siate liete nel corso dell'anno. Qualche dolore verrà a bussare: non chiudetegli la porta. Sia fatto quel che vuole il Signore!

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VITA EUCARISTICA - VISITA

Gesù si trovava agli ultimi giorni della sua vita terrena, quella che era già l'inizio della settimana santa. Il mondo ebraico diceva di lui: a Non lo vogliamo». E Gesù diceva invece: «Io lo voglio»; e cioè: «Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli» (Mt 28,20). Gli uomini lo volevano cacciare dal mondo ed Egli cosa ha fatto? Ha stabilito di rimanere tra gli uomini per sempre, fino alla fine dei secoli. Quelli che gridavano: «Non vogliamo che regni su di noi» sono passati, e Gesù è ancora qui: è nel Tabernacolo. Il Signore Gesù celebrò l'ultima sua cena: la cena mosaica in primo luogo, e poi, dopo la cena mosaica, Egli istituì la SS. Eucarestia: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo». Allora tre sono le parti e tre i nostri doveri eucaristici: 1) La Messa, quanto più si può frequentare, seguendo il ministro di Dio che celebra, secondo la liturgia del giorno. 2) L'Eucarestia, che è cibo dell'anima nostra, e quindi il nutrimento spirituale nostro, il cibo che nutre, che cosa? Il corpo? No! Nutre la mente: la fede; nutre la volontà: la perfezione, la santità; e poi l'amore intenso, fino al «vivit vero in me Christus», fino a quando Gesù Cristo vive in me. 3) Dopo la Messa e la Comunione, vi è l'Adorazione a Gesù, il quale rimane sempre nelle nostre chiese, negli altari. E quante volte è abbandonato; ha appena una lampada che sta accanto all'altare e che vuole rappresentare i nostri cuori accesi di amore! Quante volte Gesù rimane solo nella giornata! Ora, tutta la santità dipende dalla grazia di Gesù: «Io sono la vita». Quindi diamo la massima importanza alla Visita al SS. Sacramento.

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La nostra Famiglia Paolina, di cui siete parte, è nata dall'Eucarestia la notte del 1900, la notte tra il secolo precedente e il secolo nuovo, cioè il secolo attuale. E ora tutta la vita paolina è fondata sull'Eucarestia e sulla Bibbia, nell'intrepretazione che ne dà la Chiesa. Perché l'Imitazione di Cristo dice che il Signore ha voluto dare a noi un duplice aiuto: una luce che è la Bibbia, il Vangelo e l'Eucarestia che è il cibo, il pane che sostenta. Così dobbiamo vivere: la parola di Dio e Gesù Cristo incarnato, Figlio di Dio, che rimane nelle nostre chiese, nel tabernacolo. La reale presenza di Gesù! Il Papa, andando in India, a Bombay, e andando a Pisa, (nella prima c'era il Congresso Eucaristico Internazionale, e a Pisa quello nazionale), è andato per riaffermare la presenza reale di Gesù Cristo nel santo tabernacolo, nell'Ostia. È una presenza continua per chi vuole fare la comunione extra Missam, per il malato che ha bisogno del Viatico, e particolarmente perché Gesù ha voluto rimanere con noi: «Io sono con voi fino alla consumazione dei secoli». L'ultimo atto del mondo sarà ancora una consacrazione, una Messa, una Comunione. Gesù ha voluto rimanere con noi. Allora se si va e si ascolta bene la Messa, vi si partecipa bene e si fa bene la Comunione, si deve fare bene anche il nostro dovere eucaristico, ossia la Visita al SS. Sacramento. Con quali fini? Primo, per presentare il nostro omaggio di adorazione. È il Figlio di Dio incarnato che è presente sotto le specie di pane e di vino! Diceva il santo Cafasso: «Io non trovo altra ora nel giorno o nell'anno più importante che intrattenermi in chiesa davanti al SS. Sacramento; io parlo con Lui, dico a Lui e ascolto la sua parola». Cos'è la Visita? La Visita è andare a vedere il nostro Maestro e ascoltare le sue ispirazioni. Egli ci farà penetrare sempre meglio quello che insegna nel Vangelo; Gesù ci conforta nelle difficoltà, perché viviamo di Lui, non più del mondo. Sì, la nostra conversazione con Gesù Cristo! Come è stata la conversazione, per esempio, di Nicodemo

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che era un dottore ebreo? Andò a trovare Gesù di notte, un po' per rispetto umano, perché non voleva farsi vedere. È stata la sua luce, per cui rimase fedele fino a quando Gesù spirò sulla croce. Anche lui era là e attendeva che si deponesse la salma del Salvatore (Cfr. Gv 3,1 e ss.). La nostra conversazione con Gesù è come quella della Samaritana che era peccatrice. Gesù stava proprio ad attenderla, si era seduto sul margine del pozzo e l'aspettava. La conversazione è stata tra Gesù che si è manifestato e la Samaritana che ha ammesso tutti i peccati che aveva commessi. Il risultato non è stato solo una conversione, ma essa è diventata apostola, invitando al bene tutti gli abitanti del paese. Ecco allora il riconoscimento del Messia! (Cfr. Gv 4,1 e ss.). E quando Gesù è stato nella casa di Marta e Maria, come si è trovato? C'era il fratello Lazzaro e le sue sorelle; e quali erano le premure in quel momento quando Gesù è arrivato! Maria che voleva parlare intimamente a Gesù e Marta tutta indaffarata per preparare il cibo a Gesù e agli Apostoli che lo accompagnavano (Cfr. Lc 10,38 e ss.). Le conversazioni! Parlare, esprimersi con Gesù, leggere il Vangelo; se non sappiamo parlare, leggere le sue parole, leggere le beatitudini, il discorso della montagna; leggere in particolare i Vangeli di san Luca e di san Giovanni. Ora bisogna che noi ci ricordiamo che non vogliamo i piaceri del mondo; come diceva Gesù: «Io non sono del mondo», avete rinunciato ai piaceri del mondo. Ma allora non c'è altra consolazione che possa sostituire quello che ci potrebbe essere di piacere nella famiglia, nel mondo? È Gesù! È l'amante, il quale ci ama all'infinito; non ci ama solamente per il tempo presente, ma verrà a consolarci nel viatico, vicino alla morte, e poi «Veni Sponsa Christi», e poi il gaudio, il Paradiso eterno. Occorre che noi sentiamo questo gran dono, questa specie di provvidenza per cui noi troviamo nel Tabernacolo le massime consolazioni, e troviamo la maggior luce per capire come dobbiamo operare, poi il suo amore che si scambia, e il

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merito. E se noi abbiamo la sua presenza e il suo amore, ecco allora il Paradiso, l'eterno gaudio. Come fare la Visita? Si può fare in una maniera e si può fare in un'altra. Quando cominciai a predicare, un'anima venne a dirmi: «Per me è tanto consolante che s. Giovanni, l'apostolo più giovane, abbia voluto posare il capo sul petto adorabile di Gesù; per me la Visita è questo: mettere il capo sul petto adorabile di Gesù». Quanto poi al modo di fare la Visita, generalmente è utile dividerla in tre parti: il primo punto per eccitarci alla fede, il secondo punto per eccitarci alla santità, e il terzo punto per eccitarci ancora all'amore di Dio e all'amore del prossimo. La prima parte: esercizio di fede. Fare la lettura di un tratto del Vangelo, quello che si preferisce, poi esercitare la nostra fede su quei punti che si sono letti. La fede! Che crediamo alla sua Parola! Seconda parte: l’esame di coscienza, metterci noi a confronto di Gesù. Com'era la sua umiltà, e la mia com'è? Come pregava Gesù, e come prego io? Com'era la pazienza di Gesù, anche coi carnefici; e noi abbiamo un po' di pazienza? eccetera. Paragoniamoci a Gesù. In quali cose sembriamo già a Lui? E in quali cose invece non sembriamo a Lui? Quanta pazienza in Gesù che veniva inchiodato! Noi abbiamo questa pazienza? Ecco come Gesù ha operato nella sua vita privata: l’obbedienza, il progresso: «Cresceva in sapienza, età e grazia» (Lc 2,52); e lo zelo di Gesù nella vita pubblica. E voi siete veramente orientate nell' apostolato? E come noi vogliamo partecipare alla passione di Gesù Cristo? Se Gesù Cristo ha sofferto molto per noi sulla croce, anche noi dobbiamo dare un contributo, e cioè anche noi partecipiamo ai dolori e alle pene di Gesù per la salvezza degli uomini. Perché l'apostolato principale è la sofferenza per coloro che sono lontani da Dio; la redenzione è là, sulla croce, e la nostra parte e il nostro contributo alla salvezza degli uomini, in primo luogo, è la pazienza e la sofferenza. Ecco, la Visita può essere fatta in tre parti: esercizio

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di fede, esercizio che riguarda la speranza e, cioè, l'esame di coscienza e poi gli atti di amore. Quindi la Comunione spirituale; chi ha fatto i voti li rinnova- chi invece preferisce, reciti il Rosario, scegliendo i misteri secondo la giornata. La Visita si può anche dividere in quattro parti: 1) Adorare Gesù Uomo-Dio. 2) Riconoscenza e ringraziamento per tutto ciò che abbiamo avuto da Gesù Cristo: il Vangelo, l’Eucarestia, la Chiesa, lo stato religioso, Maria come Madre, tutti i sacramenti e tutti gli altri doni. Quindi il secondo punto sarebbe la riconoscenza, riconoscenza a Dio che ci ha creati; perché abbiamo avuto la vita spirituale per mezzo del Battesimo; e poi avanti a ringraziare dei doni avuti e in particolare della vocazione che avete per essere Annunziatine. La chiamata, che dono! Che preferenza è rispetto alla maggioranza dei fedeli, la vostra! Quale preferenza avete avuto da Dio! 3) Poi, l’esame e il proposito, cioè domandare perdono per le nostre mancanze e fare i nostri propositi per evitare e riparare le mancanze. 4) Chiedere le grazie. Quindi: 1) adorazione, 2) ringraziamento, 3) soddisfazione e 4) supplica. Possiamo enumerare le grazie che ci stanno più a cuore: la nostra santità, la conversione dei peccatori, la vita della Chiesa che tutti gli uomini conoscano Dio e Gesù Cristo salvatore; poi tutte le altre grazie che ognuno ha da chiedere. Quindi la visita può essere di tre parti o di quattro parti. Ma poi vi sono anime che non seguono un sistema: si aprono a Gesù con intimità, qualche volta non parlano, ma hanno una conversazione intima con Gesù. Il Santo Curato d'Ars stava parecchie ore in Chiesa, specialmente in principio quando era parroco ad Ars. Vedeva ogni giorno un certo contadino, il quale posava gli strumenti da lavoro lì davanti alla chiesa, entrava in chiesa e si fermava per un certo tempo; e non muoveva le labbra, ma guardava solo il tabernacolo. Allora gli domandò: «Ma che cosa dici al Signore?». «Io guardo Lui, Lui guarda me: faccio questo». Ecco, il cuore di Gesù e il

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cuore di quel contadino si intendevano fra di loro! Sì, sono anime che hanno già avuto grandi grazie e doni! Che noi possiamo impegnarci tutti i giorni alla Visita, per quanto ci è possibile. E se qualche volta si è tanto lontani dalla chiesa, si fa allora l'adorazione anche davanti al Crocifisso, in casa. Sì, se c'è qualche impedimento. Domani è la grande festa di Maria Assunta, il grande dogma definito da Pio XII. Bisogna che prendiamo l'esempio da Maria nel giorno dell'apparizione dell'Arcangelo, quando il Figlio di Dio si è incarnato nel suo seno: «Et Verbum caro factum est». Da quel momento Maria ha accompagnato Gesù, e non si è distaccata da Lui fino a quando Gesù è spirato sulla croce. E quindi, Maria là al presepio che adorava il Bambino, e lo nutriva e lo portava con sé e nello stesso tempo lo riconosceva come Figlio di Dio. Stava come madre e come adoratrice. E poi sempre con Gesù tutta la vita privata, fino a quando il Bambino aveva dodici anni, fino a quando si era sviluppato e aveva vent'anni, fino a quando è arrivato a trent'anni. Maria e Gesù sempre assieme! Abbiamo questo desiderio? Poi Gesù cominciò il suo ministero pubblico. E là c'è Gesù e c'è Maria, ed è Lei che ottiene il miracolo da Gesù: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Poi Maria seguiva Gesù, in quanto le era possibile, nei tre anni. Poi quando Gesù è stato condannato, Maria si è sollecitata a prendere la strada e ad incontrare Gesù lungo il Calvario, assisterlo nella crocifissione, nelle tre ore di agonia, fino al momento in cui spirò, fino a ricevere il cadavere di Gesù nelle braccia; poi lo accompagnò con altri devoti al sepolcro. Ecco, fino all'ultimo! Avere questo desiderio! Questo desiderio e questa vita eucaristica! Stare con Gesù, quanto più ci è possibile, vivere con Gesù. Ci può essere anche apostolato, come ho trovato in qualche luogo, dove si promuovono le adorazioni al SS. Sacramento. Vanno succedendosi a turno perché tutta la giornata ci sia qualcuno che adori Gesù; oppure si fanno adorazioni, supponiamo, al venerdì; oppure in altro giorno, secondo le circostanze;

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poi quando vi sono speciali solennità. Ecco, zelare e promuovere le adorazioni. Quando si curano le adorazioni seguono le belle e sante Messe e le belle e sante comunioni. Fare dei piccoli gruppi e se non ci sono, almeno quando si può, avvicinare qualche persona e invitarla all' adorazione. Se noi vogliamo le grazie bisogna che abbiamo la grazia da Gesù; se vogliamo la santificazione bisogna che andiamo da Gesù; se vogliamo in punto di morte ricevere il viatico, rivolgiamoci a Gesù. Prima tu andavi in chiesa e ricevevi Gesù, andavi ad adorare- ma in quel momento all'estremo della vita, è Gesù che viene da te. Ci viene in forma di viatico, cioè di quello che ci deve accompagnare nel viaggio all'eternità. E poi: «Dopo questo esilio mostraci Gesù». Ecco l'ingresso in Paradiso. Questo vostro amore, per cui vi siete consacrate o volete consacrarvi a Dio, è questo che si alimenta con l'adorazione. È un amor eterno e sempre più vivo, che va crescendo fino al momento finale della vita; poi i gaudi eterni in Paradiso, per l'eternità. Quindi la devozione centrale è nell'Eucarestia; il Sacramento più grande è l'Eucarestia. Sempre noi dobbiamo concentrarci in questa devozione eucaristica, per avere anche le consolazioni; perché abbiamo proprio Dio con noi e sempre, Egli sta per ascoltare e per distribuire le sue grazie e le sue benedizioni. Dove si troverà una consolazione e un conforto come quello di andare alla Messa, alla Comunione, alla Visita al SS. Sacramento? L'anima eucaristica ha già un gaudio sulla terra, una gioia continua sulla terra, e quella gioia è intima, perché c'è intimità di confidenza con Gesù, tra l'anima e il Maestro Divino Eucaristico.

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DISCIPLINA INTERIORE

Stasera la considerazione riguarda la disciplina: disciplina personale e sociale, sia perché dobbiamo evitare il male, sia perché dobbiamo fare il bene, individualmente e socialmente. Disciplina in noi stessi. Sappiamo che vi sono le tendenze spirituali e le tendenze carnali; vi è come una lotta nel nostro intimo. Allora è necessario che guidiamo noi medesimi, con una disciplina ferma e con l'aiuto della grazia, perché non siamo vinti nella lotta che è dentro di noi: deve vincere lo spirito e non la carne. Disciplina interiore. Noi dominiamo i pensieri, la mente? Pensieri retti o pensieri non buoni? Pensieri retti che riguardano Dio, riguardano la carità, la virtù. I pensieri possono essere contro la fede, contro la carità, contro la castità e, possiamo dire, contro ogni virtù. Quanto tempo viene perduto con i pensieri vani ed inutili! Dominare l'interno: i sentimenti che possono essere retti, in ordine a Dio e in ordine alla virtù, alla santità, in ordine al prossimo. Ecco però che vi sono i sentimenti di orgoglio, di invidia, di desideri pericolosi. Dominare il cuore! Disciplinare il cuore e disciplinare la volontà, la quale deve camminare secondo il volere di Dio. Se la forza delle- passioni dominasse la volontà, allora saremmo nella via che conduce al male. Disciplinare l'interiore: la fantasia, per non ricordare e riprodurre in noi cose che si sono lette, che si sono sentite, che si sono vedute; così dominare la memoria: ricordare ciò che impariamo di bene, le prediche, i consigli, gli avvisi del confessore, eccetera. Disciplinare la nostra volontà: alle volte si trovano persone

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che sono come in un'anarchia continua, vogliono e non vogliono, vogliono il bene e vogliono il male. Avere un carattere ed essere disciplinati interiormente! E più facile scoprire l'esterno se si è disciplinati, ma l'interno è più difficile da scoprire. Disciplinare i sensi esterni. Gli occhi, che devono servire a quello che è necessario per la nostra vita e allora usare gli occhi sempre in ordine a quello che è utile, in ciò che serve per il prossimo, per il bene. Disciplinare gli occhi, perché vedendo ciò che è male creiamo a noi stessi le tentazioni. Disciplinare l'udito: non ascoltare quello che è male; ascoltare e fare tutto quello che è utile per la vita sociale. Disciplinare la lingua, che può portare beni immensi a noi stessi: come la preghiera, il confessarsi bene, e altre cose. Con la lingua possiamo portare il bene, illuminare, esercitare la parola che il Signore ci ha dato. Usare santamente la lingua. Poi il gusto, che non deve essere quello che decide di prendere tanto o poco, eccetera. Prendere secondo il bisogno che serve per il bene fisico, perché, anche se una medicina è amara, non è secondo il nostro gusto, ma serve per la nostra salute. Mortificare il tatto, il corpo. Il riposo sia il necessario; dominiamo le attività che dobbiamo esercitare. Dominare noi stessi. Non assecondiamo quello che è la passione, quello che porta al male. Invece utilizzare tutte le nostre forze intellettuali, interiori, dei sensi interni e di quelli esterni. Ecco, disciplinare noi stessi: questo significa essere retti ed essere di carattere, essere veramente cristiani in tutto, non solo cristiani in chiesa, ma in tutte le cose e in tutti i posti essere uomini retti, cristiani. Se consacrati a Dio, occorre una disciplina anche maggiore: disciplina che riguarda la povertà, che riguarda la castità, che riguarda l'obbedienza. Disciplinarsi: la rettitudine in tutto. Oltre a questa disciplina individuale, personale, occorre anche la disciplina sociale. Adamo ed Eva erano in

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società coniugale: Eva ha rovinato Adamo. Occorre che vi sia la disciplina nella vita sociale. In primo luogo questa disciplina riguarda la convivenza quotidiana. In qualunque ambiente si vive, in famiglia, in società o in vita comune, occorre una disciplina, perché la nostra vita esteriore impone la mortificazione. La vita comune ha i suoi vantaggi, ma occorre la disciplina sociale, o nella famiglia o dove quotidianamente si vive. Disciplinarci nella società. Essere di esempio nella vita cristiana, non di cattivo esempio; comportarci degnamente, in maniera che siamo di edificazione al prossimo. Se poi si è già consacrati a Dio, allora è necessario che la vita religiosa sia ben seguita. Se è ben seguita ha una influenza salutare; e se la vita non è seguita rettamente, è di cattivo esempio. Vi sono nella società anche scandali, e guai a colui che dà scandalo ai piccoli. Dice Gesù nel Vangelo: «Sarebbe meglio per lui che gli si legasse al collo una macina da mulino e si gettasse nel mare, piuttosto di scandalizzare uno di questi piccoli» (Lc 17,2). Dobbiamo essere coerenti in quello che impone la vita cristiana, la vita religiosa. In società voi vi dedicate tutte a qualche apostolato. Ecco, dobbiamo disciplinarci: non prendere troppe cose a cui attendere, ma fare quel tanto che si può fare e si può fare bene. Anche il bene va fatto bene. Poi ancora: in società civile disciplinare un po' tutto, cominciando dal vestito e poi arrivando alle cose più delicate. Bisogna trattenersi da certi divertimenti, da quello che può essere il cinema, il libro, il romanzo, quando questo è pericoloso. Dobbiamo astenerci da quello che è pericoloso, e che la nostra vita sia di esempio, perché l'esempio vale di più della parola stessa, dell'esortazione stessa. In società ci troviamo alle volte in ambienti buoni, cristiani e ci è facile vivere santamente. Quando invece ci si incontra in ambienti non esemplari, anzi scandalosi e cattivi, allora ci vuole fortezza, sia per evitare, sia quando è possibile, anche per correggere. È più facile venir

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trascinati dal male che non essere portati a quello che è il bene e a quello che santifica. Disciplinare la nostra condotta, la nostra giornata, gli ambienti in cui viviamo e la nostra vita medesima, la nostra vita personale. Chi ama il pericolo, perisce nel pericolo. Evitare tutti coloro che sono di cattivo esempio e che portano al male. Gesù avvertiva i suoi uditori, le turbe, di guardarsi dal seguire quella che era la vita dei farisei, di coloro che volevano fare da maestri, dicevano il bene e poi non operavano il bene Ora, dovendo concludere gli Esercizi, formarci un programma di vita: come guidare noi stessi e come comportarci negli ambienti in cui dobbiamo vivere, sia nella vita di famiglia, sia nella vita religiosa, sia in società civile e in tutti gli ambienti in cui possiamo trovarci. Con il buon esempio molte cose servono a portare edificazione in mezzo a tutti. Coloro che conoscono persone che sono rette, giuste in tutto e sono di esempio buono, allora sono come tanti ammonimenti per chi vede e per chi sente. Vediamo poi, oltre che stabilire la nostra vita sociale dobbiamo ancora aggiungere: possiamo operare e fare un maggior bene nella nostra vita? Di tutti i talenti che il Signore ci ha dato dobbiamo renderne conto. Chi ha più intelligenza, chi ha più salute e chi ha più qualità o mezzi. Tutti i talenti occorre utilizzarli, perché c'è quella parabola nel Vangelo, che ben conoscete. Quindi usare i nostri talenti, usarli per quanto è possibile, per la nostra santificazione, disciplinando noi stessi, e poi operando per la salvezza delle anime.

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SPIRITUALITÀ PAOLINA

I1 Signore vuole che noi compiamo sulla terra un qual che lavoro, un qualche ufficio, una qualche professione, ma il lavoro più prezioso e che deve durare tutta la vita è il perfezionamento. E voi aspirate alla perfezione. Prima la vita cristiana ben vissuta; ora aspirate alla vita religiosa e, nella vita religiosa, al perfezionamento. È tanto importante questo: tenere un taccuino, un quaderno, un registro segreto, personale, dove risulta il lavoro che si fa di anno in anno. Per esempio, si elencano i propositi, i pensieri che si sono avuti, le esortazioni, i consigli, e poi le pratiche di pietà. Quando si arriva alla fine del mese per il ritiro mensile o quando si arriva alla fine dell'anno, si può fare l'esame. Ho progredito? Ho fatto bene il mio lavoro più prezioso della vita, il perfezionamento, la santificazione? Anime che si impegnano veramente a progredire, e si servono anche di un mezzo così, perché anche quello sene poi per fare l'esame di coscienza. Ora un'altra cosa: è tanto importante in questo tempo che si lavori per le vocazioni. Noi abbiamo una Congregazione, che è della Famiglia Paolina: è quella delle Apostoline, le quali sono totalmente dedicate al lavoro delle vocazioni. Ma vi è anche ogni Istituto che è impegnato a questo. Impegno a pregare per le vocazioni, impegno a lavorare quando si può per le vocazioni. Pregare perché si formino bene le vocazioni; e poi pregare anche perché, quando il sacerdote è arrivato sul campo del lavoro, o quando la consacrata ha emesso i suoi voti, le sue promesse, renda nel ministero, renda nell'apostolato, nella vita. Quindi sarebbero tre grazie da chiedersi: che si promuovano

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le vocazioni; che si formino le vocazioni; che una volta formate, lavorino per la Chiesa, per le anime. Poi devo ricordare: l’anno scorso in modo particolare si è insistito per la diffusione della Bibbia, la quale viene distribuita a sotto prezzo affinché possa entrare in ogni famiglia, e molte di voi hanno lavorato in questo campo della diffusione della Bibbia; vi è anche chi è arrivato a diffonderne mille e più copie. Ora questo lavoro non è soltanto per un anno, ma questo apostolato della Bibbia deve continuare sempre. Quante sono le famiglie in Italia? Sono 14 milioni e allora il compito è molto largo. Va sempre aumentando questo lavoro; e siccome vi è qualche difficoltà, ossia che non tutti capiscono la Bibbia, bisogna ricordare due cose: si legga in primo luogo il Vangelo. E così semplice! La Bibbia si compone di 72 libri, ma la parte principale è il Vangelo, e poi c'è il libro degli Atti degli Apostoli, poi le Lettere degli Apostoli; e poi si può passare anche all' Antico Testamento, in particolare ai libri storici, a quelli morali, e poi a quelli profetici. Perché sia più facile e perché tutti la comprendano, si è formata una iniziativa che ha lo scopo di avviare alla lettura della Bibbia con corsi d'istruzione per corrispondenza. Questo è un altro modo perché tutti possano capire e leggere meglio e più fruttuosamente la Bibbia. Continuare quindi la diffusione, e siccome vi è questa difficoltà per molti a leggerla, allora ecco i corsi per corrispondenza. E ora un proposito generale di immenso vantaggio. C'è chi fa altri propositi, ma vi è sempre una necessità: migliorare la preghiera. Nella Teologia, i gradi di preghiera indicati sono nove: il primo è la preghiera vocale, il secondo la preghiera di meditazione, il terzo la preghiera affettiva, e poi avanti, fino al raccoglimento infuso. Quando si è raccolti bene davanti al Signore, ecco che lo Spirito Santo infonde quel raccoglimento per cui l'anima entra nella comunicazione con Dio più intimamente. La preghiera ha sempre due parti: 1) dar gloria a Dio, lodare Dio

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e 2) chiedere le grazie che ci sono necessarie. Per alcune di voi questo sarà l'unico impegno, l’unico proposito che ha tanta importanza; ma anche per chi ha altri propositi, l’unico mezzo per mantenerli è la preghiera. Quindi chiedere al Signore la grazia di pregare sempre meglio. Per salire fino ai nove gradi ci vuole del tempo, ma vi si può arrivare se c'è progresso continuo. Ora un'altra riflessione, o meglio un altro argomento. Voi sapete come è costituita la Famiglia Paolina: in primo luogo c'è la Pia Società San Paolo, poi le Figlie di San Paolo, le Pie Discepole, le Suore Pastorelle per le Parrocchie, le Apostoline, voi Annunziatine, i Gabrielini e i Sacerdoti di Gesù Sacerdote. A tutto questo si aggiunge 1' Unione dei Cooperatori. La Famiglia Paolina ha un raggio molto ampio; è come una iniziativa universale. A tutti è riuscita a far del bene e vi sono i mezzi per arrivare a far del bene un po' dappertutto. Supponiamo, con i periodici, con le pubblicazioni che arrivano ad alto numero, per esempio, Famiglia Cristiana che ha già un milione e mezzo di copie, che arrivano alle famiglie. E poi c'è tutta l'altra produzione. La Famiglia Paolina ammette tutte le attività pastorali, tutte le loda, le incoraggia, le sostiene. Da qualunque parte si possa far del bene, tutte le iniziative che hanno l'approvazione della Chiesa e che servono per la salvezza delle anime, tutto ciò che è buono, niente è escluso. Anzi è bene inventare nuove iniziative, mentre si inventano tanti mali nuovi e tanti disordini. Con questo rispondo alla domanda che mi è stata fatta varie volte, e vediamo un po' se posso spiegare meglio. Anzitutto il carattere nostro è l'universalità. Tutto quello che si può fare di bene, tutto quello che è approvato dalla Chiesa, tutto quello che serve a glorificare Dio e a sentire le anime. Purché salviamo le anime, ovunque si vada e qualsiasi sia l'iniziativa, è sempre nel nostro spirito. Per questa universalità, bisogna considerare Gesù Cristo Via, Verità e Vita: c'è tutto il Vangelo. Poi il Vangelo come ce lo spiega e ce lo porta alla pratica san Paolo.

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Gesù Cristo è venuto a salvare gli uomini ed Egli si è dichiarato: a Sono la Via, sono la Verità, e sono la Vita» (Gv 14,6). Tutto viene compreso: «sono la Via», cioè la morale; «sono la Verità»: la teologia, l'insegnamento teologico, il catechismo nelle sue parti; «sono la Vita»: la grazia. Ora cosa bisogna dire, riguardo alla "via"? Occorre far camminare cristianamente gli uomini. Quando Gesù stava per lasciare gli Apostoli, era vicino alla conclusione della sua vita, disse: «Andate e insegnate» (Mt 28,19). Che cosa? Quel che Gesù aveva insegnato, cioè le verità. Poi: «guidate le anime», fate in maniera che vivano come io ho insegnato; è quello che riguarda la morale; poi: «battezzate», cioè date alle anime la grazia per mezzo del battesimo. Dopo il battesimo seguono gli altri sacramenti, particolarmente la confessione, la comunione, eccetera. Cosicché abbracciamo tutto. E come Gesù Cristo ci ha dato un Vangelo completo, perché noi possiamo vivere con pensieri di cielo, con opere di cielo, con desideri di cielo e con la possibilità di arrivare al cielo, ecco S. Paolo così lo ha applicato. Lo ha applicato in due maniere: predicando, e praticando. Quanti sono i suoi viaggi apostolici! Ha predicato per mezzo delle sue Lettere dei suoi discorsi che ha tenuto qua e là, delle sue esortazioni, eccetera; poi con i suoi esempi egli ci ha portato a comprendere e a vivere il Vangelo. Quindi la nostra spiritualità qual è? È Gesù Cristo Via, Verità e Vita. E come ci è presentato Gesù Cristo? Nella forma e nelle attività di S. Paolo. Quindi quando S. Paolo dice: «Donec formetur Christus in vobis» (Gal 4,19), perché in voi si formi Gesù Cristo, cioè, perché siate veri cristiani, questo voleva e questa era la sua attività. E quello che risulta da tutte le sue Lettere; qualcuna è andata perduta, in quei primissimi tempi della Chiesa, ma quattordici Lettere si sono ancora conservate. Leggere la vita di S. Paolo.

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Un'altra considerazione. Gesù Cristo è nato a Betlemme. Nascendo, il Signore volle che il mondo sapesse che cosa veniva a fare. E che cosa è venuto a fare non lo ha voluto dire lui, il Bambino, ma lo ha fatto cantare dagli Angeli: «Gloria Deo et pax hominibus bonae voluntatis». Che cosa vuol dire? «Vengo per glorificare ed esaltare la grandezza di Dio». Ecco il fine che dobbiamo avere, perché la glorificazione di Dio è la perfezione della virtù. Quando noi miriamo in tutto alla gloria di Dio, siamo nel piano della perfezione più alta. Perché si arriva a glorificare così Dio? Perché in noi c'è Gesù Cristo: «Vivit vero in me Christus» ( Gal 2,20). La seconda parte è: «Pace agli uomini di buona volontà». Vuol dire: gli uomini erano nel peccato; tutti gli uomini nascono in peccato per l'eredità del peccato di Adamo, perciò vi è un contrasto fra l'uomo e Dio. Allora Gesù Cristo è venuto a versare il suo sangue, a morire sulla croce per riconciliare l'uomo con Dio: «Pax hominibus». E questa l'universalità ed è questo il pensiero che dobbiamo avere se vogliamo avere una spiritualità piena: il Vangelo come fu applicato da S. Paolo. S. Paolo stesso ha fatto così, ha lavorato per la gloria di Dio in tutte le forme, in tutte le attività. Quanti viaggi apostolici, quanti pericoli, quante volte è stato battuto con le verghe, quante volte prigioniero; due anni è durata la prima prigionia e anche di più, in oriente, poi in occidente, a Roma. Allora lui cercando la "gloria di Dio", come risulta dalle sue Lettere, e "la pace degli uomini", portando la pace all'umanità, in quante nazioni egli è andato, ha fondato delle chiese. Ora un'altra riflessione perché si capisca meglio la spiritualità della Famiglia Paolina. Vedete, vi sono Istituti che si dedicano all'insegnamento, suore che fanno scuola, religiosi che si dedicano all'educazione. Ne conoscete certamente tanti! Vi è inoltre un complesso di opere di carità per gli orfani, per i malati, per i vecchi e un po' per

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tutti quelli che hanno bisogno; e vi sono opere di carità, rette da suore e sacerdoti. Poi vi sono quelli che hanno la clausura, la clausura di suore e di religiosi, come i trappisti. Poi vi sono pure Istituti dedicati a istruire i ragazzi e avviarli a una vita buona, alla vita cristiana perché si comportino bene nella vita. Tante attività e tanti Istituti, ognuno ha una parte. Ma noi dobbiamo appoggiare tutto. Per mezzo delle pubblicazioni noi raccomandiamo e promoviamo tutto, tutti gli apostolati, tutti i mezzi che servono per elevare l'uomo, per formare i cristiani e dare anche tutto quello che è buono, secondo S. Paolo: «Tutto quello che è vero, tutto quello che è puro, tutto quello che è giusto, tutto quello che è santo... sia oggetto dei vostri pensieri. Quello che da me avete imparato, ricevuto udito e in me veduto, mettetelo in pratica» (Filipp 4, 8-9). Questo ancora perché si possa incoraggiare tutti i mezzi, tutti i ministeri, tutte le attività, tutti gli Istituti tutte le opere di bene. Allora specialmente adoperiamo i mezzi tecnici come centro della Famiglia Paolina. I mezzi sono quelli approvati nel Decreto della seconda sessione del Concilio Vaticano II, che si chiamano «strumenti della comunicazione sociale» e che servono per tutto, e sono: la stampa, il cinema, la radio e la televisione quando sono ispirati da principi sani e cristiani. Ora ci sono anche i dischi e poi molti altri nuovi mezzi tecnici che servono come mezzi della comunicazione sociale. Per concretizzare e poter vivere meglio questa spiritualità, leggere e meditare ripetutamente il Vangelo e le Lettere di S. Paolo, e in generale, almeno per chi ha un certo tempo e una certa cultura, i libri che formano il Nuovo e il Vecchio Testamento. Ma per tutti, questo: dobbiamo riempirci di pensieri di fede e vedere tutto con fede, e così noi ci approfondiamo in quella che è la virtù fondamentale; poi c'è la speranza, nella quale noi ci appoggiamo e prendiamo i meriti che Gesù Cristo ha fatto per noi; poi l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Bisogna ricordare un esempio per capire un poco. Se

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si vuole costruire una casa, prima si mettono le fondamenta. Questa è la fede, spiritualmente, base dell'edificio di una vita santa, una profonda fede, perché non si comincia dalla carità, ma dallo spirito di fede; fede sempre più penetrata e sempre più sentita. E poi vedere in tutto la fede. Come giudicare il tempo che abbiamo? Con fede: il tempo ci viene concesso perché noi ci salviamo e cioè lavoriamo per la nostra santificazione e guadagniamo dei meriti. E se viene un male, una prova, una malattia, o un'altra cosa che dispiace, vederla con fede, considerarla in ordine a Dio e al Paradiso. E così la vita povera. Ma se non abbiamo fede non capiamo né la povertà, né la castità, né l'obbedienza. I1 fondamento è la fede, che illumina tutto e regge tutto l'edificio. Dopo che ci sono le fondamenta, si innalzano i muri. Questo indica la speranza, che è l'abitazione e quindi è già il frutto, ossia la virtù che dobbiamo noi praticare; cioè: seguire gli esempi di Gesù Cristo, come Egli ha operato, la sua umiltà, la sua obbedienza, la sua carità, il suo zelo per le anime, il suo lavoro di falegname. Tutto insegna, ciò che è nella sua vita privata, dal presepio fino a quando è arrivato a trent'anni, quando ha cominciato il suo ministero pubblico. Dopo il ministero pubblico, la vita dolorosa, poi la vita di gloria: «Siede alla destra di Dio Padre», ed è presente nel sacramento dell'Eucarestia. Tutto ciò è insegnamento. Mediante queste virtù si eleva la costruzione: chi arriva a una virtù, chi arriva a due, chi a tre. Ci sono i vari piani. Se si legge il castello di santa Teresa d'Avila, come è ben descritto il castello, la costruzione che si eleva. Poi la terza parte della costruzione è il tetto che copre l'edificio, e questo indica la carità. Arrivare a un amore profondo di Dio e del prossimo. Amare, aiutare. Aiutare in tante maniere; cominciando dalla preghiera e venire alle attività secondo le possibilità che si hanno. Ecco, questo edificio ricorda quello che viene insegnato nel Vangelo, quello che forma tutte le attività spirituali

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e cioè quello che forma lo spirito paolino. Si vive così e si costruisce quindi l'edificio. Fondamento: fede; elevazione dei piani, le virtù; poi la corona, che è l'amore a Dio e al prossimo. Così si termina con la vita eterna: glorificare Dio e, glorificando Dio in cielo, raggiungere la nostra felicità. Praticamente c'è da approfondire la fede, la speranza, la carità, e istruirsi particolarmente leggendo e rileggendo il Vangelo e le Lettere di san Paolo; poi la preghiera come la Chiesa ci guida, come è la liturgia aggiornata oggi. La liturgia c'è sempre stata oggi va sempre più applicandosi in maniera che tutto il popolo possa partecipare all'azione sacerdotale Avanti! Amare la Famiglia nostra, tutti insieme la Famiglia Paolina. Vi benedica il Signore per le ispirazioni che avete avuto in questi giorni, i desideri, i propositi, i passi che state facendo, entrando, o passando in noviziato o passando alla prima professione e alle altre professioni e poi, la corona: la professione perpetua, il legame pieno e totale, duraturo, fino alla morte. Di lì si parte per l'ingresso in cielo.

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RICORDO PER LA PROFESSIONE: LA MEDITAZIONE

In primo luogo ringraziare il Signore. Egli è il datore di ogni bene; è il Signore che ci ha dato la vita, che ci ha ammessi alla vita cristiana per mezzo del battesimo. E oggi un altro dono che è per orientarci e per arrivare a una perfezione più alta: cioè mirare a una vita consacrata a Dio, a una vita che prepara al cielo, ma al cielo in un posto privilegiato. Ecco, il Signore, a voi che siete state generose nel fare questo passo, ripete quello che Gesù ha detto a san Pietro: «Voi che avete lasciato tutto e mi avete seguito, riceverete il centuplo e possederete la vita eterna» (Mt 19,29), il che significa che su questa terra riceverete il centuplo di grazie rispetto alla semplice vita cristiana. E perché questo centuplo? Perché si conservino i voti e si osservino; perché oggi si incomincia, ma poi è necessario continuare e così fino al termine della vita. Perché ci sono queste grazie particolari? Per il progresso. Emettendo i vostri voti, o entrando come postulanti o come novizie, bisogna dire che non si è già raggiunta la corona, cioè il grande premio. Non si deve vivere nella condizione di spirito attuale, riguardo alla santità; ma ora incomincia veramente il lavoro di santificazione religiosa; comincia, e non è già a posto o non si è già abbastanza santificati. Sì, avete già fatto grandi passi verso la vita religiosa, ma oggi incomincia a viversi la vita religiosa nello spirito di povertà, nella delicatezza della castità e nella docilità all'obbedienza. Perché vi sono tante grazie in più per voi? Perché si

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tratta di perfezionarsi. Vi è la promessa perché vi siete consacrate a Dio, avrete doni, tante grazie; anzi nel Vangelo di Marco (10,29-30) si dice che anche in questa terra si ricevono grazie particolari, beni particolari; perché entrando nell’istituto si forma un corpo sociale, un corpo spirituale, una vita nuova, una famiglia nuova. Amare L’istituto! Pensare che in modo particolare bisogna amare le sorelle, amare le regole che ci sono e tutta la vita come viene regolata, e quindi anche l'apostolato; perché essendo unite vicendevolmente voi acquistate grazie l'una con l'altra, aiuti l'una con l'altra. Sì, ricevete il centuplo anche su questa terra: in primo luogo spiritualmente; poi, entrando in una famiglia, che è numerosa, vicendevolmente vi aiutate nella santità; essendo nello stesso corpo tutto è aiuto in quanto che le preghiere servono l'una per tutte e tutte per una. Portare le sorelle nel vostro cuore e portare nel vostro cuore L’istituto; è il privilegio di essere scelte fra tante anime, fra tante persone, di essere chiamate ad una santità speciale. Poi vi è l'altra promessa: a Possederete la vita eterna». In Paradiso un posto particolare. Firmando il registro de]la professione si può dire che si firma la tessera per il vostro ingresso in Paradiso. E se questa tessera è ben consegnata con perseveranza, allora avete già la tessera per l'ingresso in cielo, possederete il cielo. Non è mica solo una frase qualunque quella che ha detto Gesù: «Possederete il cielo!». Lo possedete già spiritualmente, ma lo possederete come diritto e a suo tempo come dono. «Entra nel regno», e vi riceverà Maria. «Mostraci dopo questo esilio Gesù»: verrà incontro Maria che è la prima religiosa, la prima anima del tutto consacrata a Dio. Ecco: Maria SS. Annunziata! Quanto poi a consigli, esortazioni che servono per vivere veramente la vita religiosa, molte cose avete sentito in questi anni. Quante esortazioni, quanti incoraggiamenti ad una vita che richiede più sacrificio rispetto alla vita cristiana! E quindi l'amore alla preghiera per vivere questa

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vita religiosa sopra la vita cristiana; perché se vuoi essere perfetto, bisogna che tu abbia di più che il semplice cristiano. Molte cose avete sentito e molti mezzi sono stati suggeriti, ma in questo momento sento che vi è un consiglio, anzi vi è un impegno che bisogna mantenere: la meditazione. La prima specie di preghiera è la preghiera vocale; ma in secondo luogo, una preghiera più alta è la meditazione. La meditazione, dice sant'Alfonso e lo dice anche la «Teologia della perfezione», è utilissima al cristiano; ma per chi si consacra a Dio è necessaria. Vi sarà dedicato più o meno tempo, a seconda della preparazione dell'anima e del tempo disponibile, ma la meditazione è necessaria per progredire. Vi sono le preghiere vocali e vi sono quelle per la Messa e anche per la Comunione; ma se si vuole progredire nella virtù religiosa osservando i voti, è necessaria la meditazione. Quando si lascia la meditazione, va diminuendo lo spirito e poi resta difficile tenersi allo stesso piano di santità, seppure non si va indietro. Questo è fondamentale. Si dirà che al mattino si è già molto occupati; si vada a letto presto la sera, così al mattino si è riposati e la pietà si compie bene. La pietà, ossia la preghiera vocale, la Messa, la Comunione e specialmente la meditazione, perché senza la meditazione si riesce a stento a mantenersi nella posizione in cui ci si trova attualmente. Se alcune di voi vivono in comunità, è bene che la meditazione la facciano insieme, perché dovendo fare la meditazione insieme la si fa da tutte. Se non si è in vita di comunità, si può fare la stessa meditazione, ma pensando a quello che è il progresso, perché fino a questo momento, in modo particolare, voi avete considerato i Novissimi, per il bene del Paradiso; per acquistare il Paradiso vi siete proposte di vivere meglio. Quando, però, si è arrivati alla Professione, meditare la vita di Gesù Cristo in modo particolare, poi san Paolo, perché la nostra spiritualità è vivere il Vangelo come ce lo ha presentato e ce lo ha applicato ai casi particolari san Paolo.

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Poi vi saranno le comunicazioni particolari dello Spirito Santo, per cui tante volte non c'è più bisogno del libro e l'anima si sente unita, come assorbita. Allora c'è un' unione così intima! Come spiegarvi? Solo una parola: leggete il Cantico dei Cantici, cioè il libro della Bibbia che presenta l'amore celeste dello sposo e l'amore della sposa che si consacra allo sposo celeste, Gesù Cristo. È un'altra vita, è tutta un'altra vita! Allora senza accorgervi i vostri esempi sono prediche per coloro che vi incontrano, per coloro che vedendovi capiscono che non siete di questo mondo, come ha detto Gesù agli Apostoli: «Voi non siete di questo mondo, come io non sono del mondo» (Gv 8,23). Dice degli Apostoli e di se stesso: non siamo del mondo. Ma la raccomandazione principale che volevo farvi è: la meditazione. Perché è sicurissimo che la meditazione, un po' più abbondante, un po' meno, a seconda delle circostanze, segna il vostro progresso. Altrimenti andrete a fare dei catechismi, delle conferenze, ma non ci sarà più quello spirito interiore per cui la parola entra nelle anime; solo se voi avete progredito in santità, la vostra parola è più efficace e porta frutti. Avvicinandosi poi al Paradiso si sente già un gaudio, come una cosa che viene non solo preannunciata, ma già in qualche modo sentita. «O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!». Ecco, lassù ci attende l'anima più consacrata a Dio, Maria.

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SANTIFICARE L'INIZIO DELLA GIORNATA

L'argomento che vi invito a meditare è questo: santificare l'inizio della giornata. Al mattino, quando il cielo si presenta sereno, si aspetta una bella giornata. Così nell’intimo nostro: al mattino, ci sia la serenità ricevendo dalla grazia del Signore una giornata nuova e la grazia di poterla riempire di meriti. Sera per sera portate lassù i meriti fatti nella giornata. Molti negozianti non guadagnano magari nella giornata; ma voi facendo bene tutto quello che c'è da fare nella giornata, ogni sera mandate lassù il complesso dei meriti della giornata. Bisogna anche dire che non è solamente la giornata che sene a meritare per l'eternità, ma anche la notte. Come noi prendiamo il cibo per mantenerci nel servizio di Dio, ugualmente c'è l'obbligo di dormire e riposarci. E come si dice: ff Date, o Signore, la benedizione a noi e al cibo che prendiamo...» così cominciando, oppure essendo già a letto: «per mantenerci nel servizio di Dio», ecco. Come si dice del cibo così si dice del riposo. Prendere il cibo che è necessario per la vita è merito, e prendere il riposo necessario per la vita è merito. E Gesù prendeva il suo cibo, Gesù prendeva il suo riposo, il suo sonno. C'è scritto nel Vangelo. Però offrirlo al Signore, così diviene un merito. Perciò non solo pensare a offrire al Signore i meriti fatti nella giornata, ma anche lo stesso riposo. Offrire tutto al Signore, le ventiquattr'ore, in sostanza, totalmente spese per Lui.

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Come dobbiamo ringraziare il Signore che tutte queste ore della giornata meritano e arricchiscono l'anima di meriti sempre più grandi! Quando l'anima è orientata più perfettamente verso Dio, con un amore sempre più intenso, allora ogni cosa diviene più preziosa: quello che riguarda gli amici che avete, la preghiera e tutta l'attività della giornata. Cominciare bene la giornata, è un sacrificio che si ha da fare. Altri riposano oltre la misura. Ora, per regolare la nostra vita, alla sera si vada presto a letto e al mattino levarsi presto. Sì, nella misura giusta, perché se la giornata non è cominciata bene, non arricchisce l'anima come dovrebbe arricchirla. Dopo aver preso il riposo, compiere i doveri della pietà, della preghiera, dal momento in cui noi offriamo la giornata svegliandoci, fino alle altre pratiche di pietà. Il segreto della giornata è il principio della giornata il segreto, cioè la chiave. E che cosa fare? La Messa, la meditazione, la comunione, quando si può; e poi quelle altre pratiche di pietà, o preghiere che siete abituate a fare. Cominciare la giornata col Signore. Allora si parte con le grazie di Dio per il viaggio della giornata. Se si ha da fare un viaggio un po' lungo, ci riforniamo del necessario, almeno del denaro e del cibo per la giornata. Così per le ventiquattr'ore dobbiamo prepararci e avere con noi le grazie del Signore, perché non sappiamo quello che sarà la giornata, quali tentazioni incontreremo, quali difficoltà potremo avere, eccetera. Fornirsi del necessario per il cammino della giornata. Quello che assicura la giornata buona, santa, è la preghiera. Allora parliamo in primo luogo della Messa. Nella vostra condizione se potete ascoltarla ogni giorno, bene! Seguire e partecipare. La Messa è la preghiera maggiore, del massimo valore, e quindi alla Messa diamo sempre somma importanza. Che cosa è la Messa, cioè il sacrificio compiuto da nostro Signore Gesù Cristo sul Calvario? Prima vi è la

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parte della Messa che si chiama liturgia della parola, la quale parola ci serve come argomento di meditazione. Si può fare la meditazione a parte, come generalmente si fa. Nella prima parte della Messa, vi è la liturgia della parola, dall’inizio sino al Credo compreso, quando il Credo viene recitato secondo la liturgia. Abbiamo da considerare bene le parole dell'introito, l’Epistola, il Vangelo e i versetti che sono compresi. Meditarli bene, capirli sempre meglio, sentire che il Signore vuole che la nostra mente si elevi a pensieri divini. L'introito e lo stesso oremus, l’Epistola, i versetti e il Vangelo, servono a rinforzarci e a vivere con pensieri divini, con pensieri della Sacra Scrittura. Sarebbe un gran merito leggere il Vangelo, le Epistole e, se si può, anche la Scrittura interamente. Tuttavia se non vi è sempre il tempo, leggere almeno quelle parti delle Scritture che sono riportate nel messale. Quelle parti sono le principali, quindi considerarle, leggerle attentamente, non soltanto, ma approfondirle queste parole dell'Epistola e del Vangelo che quotidianamente noi sentiamo leggere nella Messa. La parola di Dio non è la parola dell'uomo, non è di un santo soltanto, ma è la parola di Dio. Per quanto un uomo sia sapiente la parola della Scrittura è di un valore immensamente superiore. Quindi seguire il messalina leggendolo anche prima. Però la Messa non dispensa dalle preghiere comuni, cominciando dall'Angelus. Ancorché le preghiere siano brevi, non devono mancare e si riferiscono, tali preghiere, ai bisogni della giornata. E se non si può ascoltare la Messa per qualche ragione, almeno che le preghiere si recitino con attenzione, con fede, con umiltà. Sì, per cominciare santamente la giornata! La seconda parte riguarda la liturgia eucaristica e quindi il sacrificio compiuto sul Calvario, l’offerta di Gesù, l’offerta della sua vita al Padre Celeste. Ecco, Gesù! Giova assistere al sacrificio della Messa anche con Maria. Come Maria era ai piedi della croce e come ha assistito, come ha veduto, quando il Figlio di Dio incarnato è spirato

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sulla croce; se ci accompagniamo con Lei abbiamo più grazia, più intimità, maggiore comprensione del Sacrificio della Messa, il quale è per adorazione al Padre Celeste, ringraziamento al Padre Celeste, soddisfazione dei peccati al Padre Celeste e supplica delle grazie al Padre Celeste. I quattro fini che ha la Messa. Seguire bene la liturgia come presentata oggi, secondo il Concilio Vaticano II, che conoscete molto bene. Ed è bene, se si vuole, almeno se si può, anche completare quello che è il Sacrificio, cioè ricevere l'ostia santa. Allora abbiamo il viatico della giornata, che ci serve per compiere le cose più santamente, e in mezzo a molte difficoltà e anche a sofferenze, Gesù è con noi e noi siamo con Gesù e viviamo uniti a Lui. Quindi, per quanto grandi siano le difficoltà della giornata, siamo con Gesù. Io sono con Gesù e Gesù è con me: questo ci consola sempre. E quando arriva qualche sgomento, o sconforto, o difficoltà, siamo con Gesù e Gesù è con noi. Poi la meditazione, che può essere più breve o più lunga. Penso però che sia già stato spiegato tante volte che cosa è la meditazione. Non è tanto facile fare la meditazione. E una preghiera in cui dobbiamo operare, e cioè mettere in moto il nostro essere e quindi la mente, la volontà, il cuore; è tutto l'essere che viene mosso in ordine alla santificazione della giornata, Non è una semplice lettura; altro è la lettura spirituale e altro è la meditazione. Può darsi che si cominci con la lettura, e generalmente si comincia leggendo qualche tratto di un libro adatto; ma la parte principale della meditazione è riflettere, considerare, fare nostre quelle verità che sono state lette. Segue poi l'esame di coscienza per vedere se abbiamo fatto quello che nel libro viene consigliato; poi i propositi e la preghiera per mantenerli. Dopo le riflessioni e i propositi, abbondare nella preghiera. Molti consigliano di dedicare metà tempo per la lettura e le riflessioni, e l'altra metà per la preghiera; perché noi possiamo fare tanti propositi, ma se non c'è il conforto e la grazia del Signore, nella

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giornata sbaglieremo tante volte. Allora pregare Ma io sono distratto! dice quel tale. E allora se sei distratto, cerca il raccoglimento, e se ti è difficile il raccoglimento, puoi recitare il Rosario che occupi una parte del tempo o tutto il tempo della meditazione. Al mattino con la meditazione organizzare la giornata: cosa farò, come lo farò? Questo, quell'altro, questo sacrificio, quella difficoltà che mi aspetta, il lavoro che mi attende, le sofferenze o le cose che sono di conforto. In sostanza prevedere le condizioni e l'andamento della giornata, quello insomma che ciascuno può prevedere gli possa capitare. Generalmente si conduce una vita ordinaria, quella di ieri, quella di oggi e quella di domani, quindi possiamo stabilire e fare un programma della giornata. E come farlo? Ecco: pensare ai vari doveri, programmare di adempierli bene, e poi pregare per riuscirci: in tal modo la giornata avrà buon esito. Questo insieme che vuol dire? E come un esame preventivo. Alla sera si fa l'esame consuntivo della giornata, ma al mattino le anime di vita interiore fanno un esame preventivo; dovrò fare questo, dovrò fare quello; se c'è una difficoltà devo prendere questo mezzo, quell'altro... Allora fare l'esame preventivo: come fare le cose della giornata, una per una, come disporle in maniera che non si perda il tempo. E nella giornata i meriti crescono. Quante persone perdono del tempo! Non perdiamoci in cose inutili, ma santifichiamo ogni minuto; diciamo: ogni minuto. Si devono fare quelle cose che servono per la convivenza sociale certamente, e per sociale intendiamo sia in famiglia, sia nella parrocchia, sia nella società in generale. Sì, tutto bisogna disporre bene, come siete, nelle circostanze in cui vi trovate. Certo, bisogna mettere sempre un aumento di fede. Voglio dire cioè che per voi, che siete nel mondo, ci vuole una grazia più abbondante di coloro che conducono una vita claustrale. Queste persone hanno tutto ordinato e sanno già bene come le cose della giornata si presentano; nella vostra vita invece si presentano

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anche improvvisamente. Per voi vi sono più virtù da praticare, rispetto alla vita claustrale. Sì, grande merito a vivere secondo l'obbedienza, secondo le disposizioni, secondo le regole degli Istituti regolari. Ma ora che, secondo il Concilio, siete anche voi Istituto regolare religioso, per voi la pratica della povertà, della castità, dell'obbedienza è più difficile; quindi al mattino bisogna prevedere la giornata e stabilire come operare. Perché, pensando, per esempio, all'osservanza della povertà, quante circostanze diverse tra una persona e l'altra! Perciò è utile prevedere al mattino. Prevedere poi come vivere castamente, delicatamente e come fare l'obbedienza. E necessario inoltre che nella preghiera si chieda al Signore la grazia di osservare quei voti che si sono emessi: povertà, castità, obbedienza; ma nella giornata, minutamente; sì, nelle circostanze varie. Alle volte si può praticare con perfezione. Vi sono persone che sono veramente edificanti e danno buona impressione. Sono come persone che diffondono l'odore religioso, santo, il profumo della grazia che c'è nell'intimo. Abbiamo da considerare le difficoltà, ma chiedere l'aumento di grazia più di coloro che fanno la vita claustrale. Dire al Signore che abbiamo bisogno di grazie più ampie, più grandi, perché la giornata sia santificata. Tanto più poi che c'è molta libertà di scelta in tante cose; allora che ci sia la luce che ci guidi, che non ci sia mai il capriccio. Molte volte si preferisce fare una cosa più semplice rispetto ad un'altra più difficile ma destinata a portare frutti maggiori. Occorre che ci sia una preghiera particolare per voi, nel senso di chiedere le grazie particolari per voi, per la giornata. Quando ci siamo ben forniti di ciò che è necessario per fare bene il viaggio della giornata, allora iniziamo la giornata col lavoro, con le opere a cui siamo chiamati. Sì, per vivere veramente nella vostra condizione di Istituto religioso laicale. Questo vi ha messo in un ordine di vita di grande ricchezza di grazie e di meriti al punto di morte. Oh, come sarete allora contente di avere abbracciato

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tale vita di averla praticata bene! Quale ricchezza di meriti, e quindi di premio. Vivete in mezzo al mondo; sembra che ci viviate come gli altri, ma vi è una diversità molto importante tra la vita cristiana e la vita consacrata, c'è una differenza grande, profonda. E voi superate la vita cristiana, ancorché vi siano delle anime che sono veramente praticanti della vita cristiana. Ma nelle circostanze vostre, la vostra vita si arricchisce di meriti immensi, superiori. Ora certamente farete i buoni propositi in questo tempo del corso attuale. Tutti insieme, uniti insieme, preghiamo tutti per il progresso: che questi giorni abbiano da portare un grande bene e una grande letizia per ognuna di voi. Dal giorno in cui seppi la data in cui sarebbe stato fatto il corso di esercizi, vi ho sempre ricordato nella Messa. E così pregare tutti insieme, considerarsi uniti, per fare tutti insieme forza presso Dio, per ottenere abbondanza e ricchezza di doni, di grazia e di consolazione.

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CARITÀ- ESEMPI DI GESÙ

Argomento di questa meditazione: la carità! Chiediamo al Signore la grazia della carità: carità verso Dio e carità verso il prossimo. Carità verso Dio quando diciamo: «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa»: ecco il giusto senso. Se però le anime, le vostre anime sono molto progredite nella santificazione, la carità verso Dio si esprime nel «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo!», cioè glorificare Iddio! Questa "verso Dio" è la massima carità, e d'altra parte il Signore ci ha creati per dare a Lui gloria! In secondo luogo, quello che riguarda le anime. E quali anime? Tutte quelle che sono attorno a voi e che dipendono da voi delegate. Ma poi estendere il nostro cuore; e cioè: a tutta l'umanità, e quindi la preghiera per tutti in particolare poi per quelli che sono vicini a noi, in Italia, e per le persone a cui noi abbiamo da portare la pace. Ora, primo punto da riflettere è questo: amore perfetto verso Dio. L'amore perfetto verso Dio col rispetto e col mezzo della grazia. Prima santificare noi stessi. Voi questo proposito lo avete già fatto e possiamo sempre migliorare con i voti di povertà, castità, obbedienza. Tolto il nostro io e allora domina in tutto Dio! Tolto il nostro io! Il primo voto è la povertà, il secondo voto la castità, il terzo voto è l’obbedienza Abbiamo meditato il presepio; abbiamo pensato come e dove è nato il Figlio di Dio incarnato, il Bambino. La povertà. Se si vuole pensare quale sia una povertà più profonda: dove si è trovato il Bambino? Ecco, non hanno voluto dare alloggio nella cittadina, e Giuseppe e Maria

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andarono a cercare un posto. Trovarono una grotta e là nacque il Bambino. Quale povertà! Sì, il Bambino posto sopra un po' di paglia dove mangiano- le bestie, e davanti al Bambino Maria e Giuseppe adoranti. Estrema povertà! Non si potrebbe dire di più. Ora, bisogna pensare alla povertà nel senso giusto, come va vissuta da persone consacrate a Dio. Quindi non ci saranno vanità o cose più spinte, cioè più lusso, eccetera. Vivere nella misura che è necessaria per il cibo e per il vestito; ma nello stesso tempo che non ci siano vanità e cose che possono suggerire qualche cosa di meno buono. Ma questo voi lo avete già certamente provato ed esercitato. La povertà è nel giusto mezzo. Tuttavia ci vuole sempre un decoro, perché si è cristiani, si è religiosi, e siamo decorosi per tutto quello che serve ed è necessario per la vita. Poi, se si può, aiutare i poveri. Secondo: nella grotta chi si trovava? E chi hanno trovato i pastori? Chi hanno trovato in quella grotta? Hanno trovato tre persone santissime: santissimo Gesù Bambino, Maria vergine, san Giuseppe vergine. Là troviamo solamente ciò che è purissimo in quelle anime, in quei corpi. La castità, questo secondo voto per chi si consacra a Dio. Perciò saper governare i sensi: occhi, udito, eccetera; evitare quello che potrebbe portare disordine; e poi vigilanza nelle relazioni con le persone. Amare Gesù, dare il cuore a Gesù, dare la mente a Gesù, dare la volontà a Gesù. Benedetto il Signore che vi ha dato tanta luce su questo punto particolare. E allora l'ingresso particolare delle anime in cielo: un posto privilegiato. Poi l'obbedienza Il Figlio di Dio si è incarnato per la volontà del Padre Celeste ed Egli nacque in quella povera grotta. È stata quindi la prima obbedienza: andare in una grotta e quindi, come prima obbedienza, l’umiliazione! Il Figlio di Dio in questa condizione: incarnato ed entrato nella grotta. Gesù ha cominciato la sua vita con 1' obbedienza al Padre e l'ultima obbedienza di Gesù sarà sulla croce: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito».

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Quindi il primo atto, diciamo, il primo passo della vita e l'ultimo passo sono gli estremi atti di obbedienza; e tra la prima obbedienza e l'ultima obbedienza, sempre obbediente il Figlio di Dio incarnato. Sempre, giorno per giorno, obbedienza al Padre Celeste attraverso l'obbedienza verso san Giuseppe e Maria: quand'era fanciullo, quand'era giovinetto, quand'era adulto, quando faceva il falegname soggetto a Giuseppe. E venne poi il giorno in cui doveva cominciare la vita pubblica, cioè la predicazione. Tutto, né di più né di meno, quello che volle il Padre. Noi siamo docili? Siamo sempre obbedienti? Siamo sempre disposti al volere di Dio? Alle volte saranno buone le obbedienze in certi casi, e molte volte l'obbedienza costa, sì. Quando è migliore la nostra obbedienza, si è in conformità a Gesù Cristo. Allora sì, si possono dire bene le preghiere della Messa. Ma noi, mentre nella Messa ricordiamo l'immolazione di Gesù sulla croce, facciamo anche questo atto; o, meglio, rinnoviamo i voti proprio nella Messa. Consacrazione e Comunione: povertà, castità, obbedienza. Gesù è tutto per noi, e noi che siamo tutte per Lui, totalmente per Dio. Questa è la perfezione personale. Dopo bisogna che noi ricordiamo, come fate già, il lavoro per le anime, il lavoro per la salvezza e la santificazione di molte anime. Quindi oltre che lavorare per la nostra santificazione, aiutare le anime. Ora, quando noi abbiamo da pensare alle anime, ecco, come vi avevo detto: «Vi amo con tutto il cuore... e il prossimo come me stesso». Amare il prossimo come noi stessi, sì! Questa carità: come noi amiamo noi stessi, così amare le anime. Pensare a tutta l'umanità. Noi possiamo allargare il nostro cuore. È come mettere nel nostro cuore tutti i viventi: tre miliardi e mezzo di persone che vivono nel mondo. Pregare per tutti! Il Padre celeste come vuole che preghiamo? Gesù ha fatto una preghiera per noi: «Padre nostro che sei nei cieli...». Ci ha insegnato a pregare per tutti; non ha detto soltanto: «Padre mio», ma: «Padre nostro che sei nei cieli», e ci ha insegnato a pregare in plurale.

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Raccogliere nelle nostre intenzioni tutta l’umanità, tutte le persone che vivono sulla terra. Sì, pregare per tutti! Pregare poi specialmente per i figli della Chiesa, pregare per tutte le persone che sono attorno a noi, verso cui abbiamo forse dei doveri di parentela; pregare per quelli che sono presso di noi e che hanno bisogno di noi. Pregare per tutti e non soltanto per i viventi, ma anche per le anime che sono passate all’eternità. Pregare, questa è la prima carità. Poi c'è l'azione. Voi operate e questa è carità. Aiutare le anime che dipendono in qualche maniera da voi. Lavorare perché possano evitare il male e possano condurre una vita sempre migliore. Aiutare le persone a cui si può portare aiuto. Ci sono poi tutte le opere di carità: carità corporale e carità spirituale. E non soltanto preghiera, ma azione, opera! Carità, sia in quello che riguarda il corpo che in quello che riguarda l'anima. Azione, operare. Per la carità e in carità aiutare a crescere L’istituto. L’istituto va gradatamente crescendo e ciascuna di voi può portare un contributo. Certamente già lo avrete portato questo contributo, ma forse potrete fare anche di più. Allora si dà anche gloria a Dio, ma si dà aiuto in carità alle anime che ci stanno a cuore, che sono attorno a noi. Aiuto con fare catechismo, ad esempio. Per tutti e per tutte, fare quello che è possibile. Avete santificato l'anno trascorso. Ora io penso che nella purificazione, nelle intenzioni, nei desideri e nelle attività, in quest'anno si potrebbe raccogliere il doppio di meriti. L'anno scorso già è stato una ricchezza di meriti per voi, ma ogni anno si può aumentare questa ricchezza spirituale. Sì, amore a Dio e amore al prossimo! Vedere se miglioriamo la vita e se miglioriamo la preghiera. Vi sarà del tempo più libero e vi sarà anche tempo non tanto libero, ma quanto è possibile accrescere la preghiera o, meglio, migliorare la preghiera. Migliorare la preghiera in umiltà, pensando a come Maria pregava. Preghiera in fede! Poi quello che riguarda la nostra santificazione Crescere nella virtù: umiltà e carità insieme.

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Allora adesso vi do la benedizione. Vi assicuro che tutti i giorni vi tengo presenti, specialmente prima della Messa e nella Messa stessa. Un'unione perché tutto sia migliorato, tutte voi miglioriate insieme. Poi, che noi otteniamo dal Signore la grazia di passare un anno sempre più santo e anche più lieto, come di cuore auguro a tutte. Del resto tutta la Famiglia Paolina sta crescendo e in gran parte migliorano i membri di essa. Tutti. Si va crescendo, non tanto di numero e di persone, quanto di virtù e di opere. Allora dobbiamo conchiudere: carità. Amore perfetto verso Dio cercando la sua gloria, amore alle anime perché tutte siano un giorno in cielo glorificate, dopo i meriti fatti nella vita. E tutto quello che si fa, si trova alla fine della vita. Giorno per giorno si fanno opere, ma si raccoglie tutto assieme nel momento in cui l'anima passa dalla vita presente alla vita eterna. Tutto sarà premiato, tutto! E quindi il gran guadagno! Quelli che si arricchiscono possono radunare molto denaro, ma poi lo lasciano tutto, invece chi vive santamente trova tutto. Proprio al contrario di quello che fa il mondo. Il mondo perde tutto perché non porta nulla con sé. Invece, passando dalla vita presente alla vita eterna, ci incontreremo con il Signore: Egli conosce tutto quello che c'è stato di bene; ecco, il premio ci sarà dato in proporzione delle ricchezze spirituali che abbiamo radunato, delle opere che abbiamo compiuto. Tutto allora servirà per la nostra ricchezza.

FINE

Indice

Prima pag.

FRONTESPIZIO
PRESENTAZIONE
1. ISTITUTI SECOLARI
2. APOSTOLATO E VOTI
3. TRIPLICE ORDINE Dl MERITI
4. LA CONSACRAZIONE NEGLI ISTITUTI SECOLARI
5. OBBEDIENZA DELL'ANIMA CONSACRATA
6. LA PREGHIERA
7.ISTITUTO MARIA SS.ANNUNZIATA
8. TRIPLICE PROVA
9. IDENTITÀ DEGLI ISTITUTI SECOLARI
10. VOCAZIONE E APOSTOLATO
11. POVERTÀ
12. CASTITÀ E OBBEDIENZA

Seconda pag.101

13. TRE RICORDI
14. PER FARE BENE GLI ESERCIZI
15. LA MORTE
16. ISTITUTI SECOLARI IN GENERE
17. CONFESSIONE E COMUNIONE
18. UNIONE CON DIO
19. MERITI E GLORIA PER IL PARADISO
20. STATO PRIVILEGIATO
21. CARATTERISTICHE DEGLI ISTITUTI SECOLARI
22. VOTI E MEZZI PER OSSERVARLI
23. LA MADONNA - L'APOSTOLATO
24. LA FEDE

Terza pag.201

25. VERI EROI NEL MONDO
26. LA VOCAZIONE
27. RETTA INTENZIONE
28. FORME Dl PREGHIERA
29. VALORE DELLA PREGHIERA
30. IL FINE
31. ISTRUZIONE SULLO STATUTO
32. CHE COS'E LA MORTE?
33. GIUDIZIO - CONFESSIONE - DIREZIONE
34. LA CONFESSIONE
35. IL PARADISO
36. L'OBBEDIENZA

Indice

Quarta pag.301

37. LA PREGHIERA PER L'ANIMA APOSTOLICA
38. MESSA DELLE PROFESSIONI
39. I MISTERI DEL ROSARIO
40. AMORE A DIO
41. L'ANNUNCIAZIONE
42. RIPARAZIONE
43. I VOTI
44. DONAZIONE E APOSTOLATO
45. PROGREDIRE
46. INVITO ALLA VITA COMUNE
47. SANTITÀ DI OGNUNA
48. ISTITUTI SECOLARI E GRUPPI Dl VITA COMUNE
49. IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA
50. INCONTRI CON CRISTO
51. VIRTÙ TEOLOGALI
52. BIBBIA E SUA DIFFUSIONE
53. I NOVISSIMI

Quinta pag.401

54. VOCAZIONE E VITA CONSACRATA
55. ORIENTARE LA SPIRITUALITÀ
56. CARITÀ
57. L’UMILTÀ
58. GESÙ MAESTRO, VIA VERITÀ E VITA
59. UNIONE A CRISTO
60. LA DEVOZIONE ALLA MADONNA
61. COMMENTO A UN DISCORSO DEL PAPA
62. IL PAPA, SUCCESSORE DI S. PIETRO
63. ZIZZANIA E BUON GRANO
64. PREPARAZIONE AL NATALE
65. SANTIFICARE IL TEMPO
66. VITA EUCARISTICA - VISITA
67. DISCIPLINA INTERIORE
68. SPIRITUALITÀ PAOLINA
69. RICORDO PER LA PROFESSIONE: LA MEDITAZIONE
70. SANTIFICARE L'INIZIO DELLA GIORNATA
71. CARITÀ - ESEMPI DI GESÙ

Pag.510

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