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ORIGINE DELL'ISTITUTO


Pubblico questo prezioso documeto, che chiesi a D. Stella di scrivermi, quando lo vidi per l'ultima volta nel maggio del 1972. Me lo spedì in luglio; in seguito mi spedì anche l'altro materiale che aveva conservato, sull'origine dell'Istituto. Il nostro incontro fu casuale e provvidenziale; non potevamo prevedere la sua improvvisa scomparsa avvenuta il 1° apri­le 1973.
L'idea degli Istituti per secolari paolini nacque  nel 1940, a seguito di vari incontri con il Primo Maestro. Si iniziò col mettere tanta preghiera, specialmente adorazioni al SS. Sacramento e offerte di Sante Messe e di sacrifici, da parte di alcune anime pie, perché al Signore piacesse illuminare e si trovasse la via giusta anche nell'ambito delle Autorità religiose e delle norme canoniche.
Gli incontri periodici con il Primo Maestro portavano sempre tanta luce, ed insieme
istillavano tanta pazienza per attendere l'ora di Dio. Si sarebbe infatti desiderato di poter dar mano presto a qualcosa, specialmente a favore della gioventù che si vedeva esposta a gravi pericoli morali, spirituali e sociali. (don Amorth)

Nel frattempo, essendo vice-parroco, ero stimolato a fare quanto era possibile nell'ambiente specifico parrocchiale, come primo esperimento. Proprio a seguito di questo, fu dato origine e impulso alle varie iniziative per le esigenze parrocchiali: dal circolo serale per la gioventù a tutto il resto della vita parrocchiale. Attraverso D. Federico Muzzarelli, Procuratore Generale della Pia Società S. Paolo, vennero fatti sondaggi presso la S. Congregazione dei Religiosi per vedere come si potesse impostare l'Istituto. Dopo qualche tempo D. Federico riferì d'aver parlato con Padre Larraona, il quale avrebbe detto che nel diritto canonico vigente non era contemplata nessuna possibilità, stante che si parlava di vita religiosa, ma senza abiti o distintivi e senza vita comune.
Al riguardo dirò anche che avevo consultato Padre Marchetti SJ, il quale non vide via d'uscita; fece anzi presente grandi difficoltà d'ordine economico-finanziario. Essendo anni di, guerra, era anche comprensibile.


Si iniziò tuttavia a curare alcune figliole e giovanotti in modo tutto particolare, facendo balenare l'idea della vita consacrata, portandoli fino ad emettere i voti privati.Dopo l'8 settembre 1943 si profilarono giorni più difficili. Avvenne che qualche giorno prima, il 5 ottobre, proprio all'inizio dell'improvvisa « caccia all'ebreo » (16 ottobre 1943) si era preso  in affitto un appartamento all'ultimo piano di Via Gasamari alla Mantagnola dove, sotto la responsabilità di una signorina, vennero ospitate alcune donne israelite i cui uomini invece erano stati ospitati alle Tre Fontane (erano i Sonnino dell'omonima Saccheria di Via Porto Fluviale dí Roma), mentre altre signorine si dedicavano ad altre attività chi conle Dame di S. Vincenzo per la visita ai poveri, chi nella scuola essendo maestre, chi nell'ospedale Fatebenefratelli come infermiere; altre nelle attività delle parrocchie o a servizio di sacerdoti in case canoniche.

Risale a questo periodo l'iniziativa della riparazione  dell'ex Casa del Fascio' della Montagnola colpita da bombardamento l'11 settembre 1943 e saccheggiata nei giorni successivi. Si spesero Lire 36.000 per riattarla in modo decoroso, con l'intento di portarvi l'opera di assistenza per ragazze madri. Non se ne fece poi nulla per varie ragioni., e la casa servì per ospitare sinistrati.
Terminata la guerra, si riunirono insieme 5 0 6 signorine, in una casa acquistata per un milione sulla Via Laurentina 9, e come prima attività si dedicarono alla cura di alcune orfanelle e alle colonie estive della parrocchia.
Da notare che la vita in comunità di quelle figliole era considerata eccezionale e provvisoria. Si pensava che alcune avrebbero dovuto vivere insieme in una casa apposita, che avrebbe dovuto rappresentare la sede dell'Istituto, perché una sede doveva esserci che fungesse da centro direzionale. Le aderenti invece avrebbero dovuto vivere a sé: o presso la propria famiglia, o unendosi a 2-3 insieme, sempre con una vita autonoma, autosufficienti con il proprio lavoro o con cespiti propri.
Il fine, già indicato allora, era la propria santificazione con una pietà più intensa, con l'osservanza dei voti religiosi, e con il dedicarsi, nello spirito di riparazione e per una maggior testimonianza cristiana, alle opere più varie, secondo la situazione, l'ambiente e le necessità in cui ognuno veniva a trovarsi. Si era pensato a tutti i campi: la scuola, l'università, il mondo del lavoro, le varie professioni, affiancare i sacerdoti a casa e nel ministero, per gli asili, i catechismi, gli oratori, ecc.; persino per gli indumenti sia della persona del sacerdote sia per indumenti e suppellettili liturgici; si fecero approcci per acquistare a Roma un negozio già avviato di indumenti e forniture per sacerdoti.
Non si esclusero gli apostolati della Pia Società San Paolo: si pensava già allora alla gestione di sale cinematografiche (si erano avuti due incontri con il sig. Amati di Roma, e con il Sig. De pretis, proprietario di due sale cinematografiche, di cui una presso Piazza Ungheria dove abitava; e a Pescara per 5 edicole di giornali).
Così pure si pensò ad elementi che in futuro avrebbero potuto fare la redazione o scrivere libri o disegnare; si parlò persino di elementi già coniugati che avrebbero potuto far parte dell'Istituto, impegnandosi anche in campo economico.
Si era posto anche, come un punto fermo, l'obbligo di mantenere il segreto sull'appartenenza all'Istituto, soprattutto per non vanificare la buona influenza che ci si proponeva di esercitare nei vari ambienti in cui i membri si sarebbero trovati a vivere, specialmente negli ambienti di lavoro.
Circa gli elementi coniugati, mentre in un primo tempo non aveva dato risposta alle mie richieste se non vagamente, più tardi (il Primo Maestro) mi incoraggiò a pensarci sul serio, e mi portò anche qualche esempio di come si potesse valorizzare la vita coniugale con una vita consacrata, e ampliare, elevare, potenziare la sfera d'influenza nel campo stesso familiare, e portare una maggiore testimonianza di vita cristiana nei vari ambienti in cui un uomo o una donna si trovano ad agire. Parlò più volte, insistendovi, di quale fonte avrebbero potuto essere tali coniugi sia per le vacazioni, sia per la beneficenza, sia per la stessa divulgazione delle pubblicazioni della P. Società S. Paolo.
Si parlò persino di gestione di sale cinematografiche e di edicole, da realizzarsi come in una catena nelle città o in più città, anche a livello nazionale. In campo economico, si parlò persino a elementi che avrebbero potuto dedicarsi alla fondaziane di una specie di Banca, sui tipo di Cassa Rurale o Cassa di Risparmio, i cui fondi avrebbero dovuto servire per potenziare le opere paoline, con garanzia delle proprietà paoline.
Nel 1946 il Primo Maestro, a seguito di insistenze di alcuni confratelli e, credo, per non dare modo di danneggiare l'opera delle figliole radunate in Via Laurentina, mi fece dire dal Maestro Giaccardo che se intendevo dedicarmi a tale opera avrei dovuto lasciare la parrocchia, e che scegliessi la parrocchia, prendendo l'invito rivoltomi come una prova che mi chiedeva il Signore. Poco più tardi, per mezzo di D. Occelli, allora Superiore della Casa di Roma, e poi anche direttamente, il Primo Maestro mi fece invito a mandare via da Roma le figliole. Da notare che tempo prima mi aveva detto che era troppo difficile, se non impossibile, che le opere nuove potessero nascere e crescere a Roma, ma che accorreva farle altrove; poi si sarebbero portate a Roma.
Fu quindi decisa di mandare altrove le figliole, le quali di propria iniziativa si diedero da fare per trovare altra sede, e trovarono il nido di Pescara, dove furono aiutate e seguite dai Padri del S. Cuore (1947), e la casa di Via Laurentina venne venduta.
Quando uscì la « Provida Mater », nel 1947, il Primo Maestro espresse tutta la sua soddisfazione   perché vide così aprirsi quelle porte fino allora chiuse dal vecchio diritto.
Nel 1948 o nel 1949, per la festa di Cristo Re, si era fatto un corso di esercizi spirituali di tre giorni all'Oasi delle Frattocchie, a cui partecipò un bel gruppo di signorine, alcune delle quali avevano già i voti privati, altre li emisero in quella circostanza. Si stese anche un abbozzo di Statuto, a grandi linee (Lo pubblicheremo nella prossima circolare).
Negli anni successivi ebbi anche un incontro con P. Canals dell'Opus Dei. A Milano, negli anni 1952-55, ebbi vari incontri con il P. Ambrogio Fiocchi, dei Gesuiti di S. Fedele, il quale studiò la cosa, parlò di vita comunitaria e non di vita comune (superando così un primo scoglio), e di possibilità di attuare quanto gli avevo esposto. Mi parlò del Prof. Lazzati e dell'opera che presiedeva, consigliandomi di prendere contatti con lui. Poiché mi era sembrato che il predetto Padre mi stesse conducendo alquanto fuori dalle direttive fino allora avute dal Primo Maestro, abbandonai la sua direzione; egli morì qualche anno dopo.
Risale a questo tempo la stampa di un opuscolo dal titolo « Missionarie Parrocchiali », e un foglietto divulgativo di quattro pagine, dallo stesso titolo.
Circa gli elementi con i quali si mirava a formare l'Istituto maschile, bisogna limitarsi a dire che si seguirono alcuni giovani per qualche tempo. Forse, date le maggiori difficoltà che presentava la cosa in quei momenti, quante all'impostazione di una vita autonoma, alle iniziative stesse apostoliche, ecc., il Primo Maestro mi fece invitare i giovani a rinunciare a quanto progettato. Questo avvenne nell'estate 1951., dopo gli esercizi spirituali tenuti nella Casa degli Scrittori, ad Albano. I giovani lasciarono con grande rammarico, perché avevano nutrito per qualche anno serie speranze, ed avevano tanta buona volontà e desiderio di bene.
Negli anni 1956-57 un gruppetto di signorine prese la custodia e il servizio della Basilica S. Ambrogio di Milano, ricevendo compenso dall'Abate di L. 25.000 mensili e l'abitazione in locali adiacenti alla medesima. Due di esse, per un'urgente necessità immediata, andarono per un anno a tenere l'asilo e a dedicarsi alle opere parrocchiali in una parrocchia della Diocesi di Como; altre due in una parrocchia di Mondovì; altre cinque in due parrocchie della Diocesi di Asti.
Si erano tenute alcune giornate di ritiro per gruppi, di cui due a Balsamo, presso le Suore Pie Discepole; in uno di questi, il 20 luglio 1958, erano stati presentati al Primo Maestro i vari elementi che da tempo seguivano l'iniziativa e che era­no rimasti più fedeli, per cui davano maggior affidamento.
Una data e circostanza decisiva si ebbe con il corso di esercizi spirituali dell' 11-15 agosto 1958, tenuto a Balsamo: esercizi che segnarono l'inizio dell'Istituto per secolari, a cui il Primo Maestro diede il nome « Maria SS. Annunziata ». Si fecero poi alcune giornate di ritiro dal 6 al 10 dicembre 1958 della nuova casa di Torino, in Corso Regina Margherita 2.
Dopo qualche tempo il Primo Maestro m'invitò a ritirarmi, facendomi sapere che chi doveva curarsi d'ora in poi delle giovani avrebbe dovuto essere il Superiore di Alba D. Pierino Marazza.


D. Carlo Stella


Circolare maggio 75