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UNA VITA DI GIOIA


(Don Luigi Zanoni è stato Superiore Generale dal 5 agosto 1969 al primo luglio 1975)

E’ importante ritornare spesso sui motivi fondamentali della nostra scelta totale di Dio. Molte di voi rinnovano ogni giorno i loro voti, e ne sono contento.
Per rivivere la giornata delle Professioni, pubblico ora per tutte le stupende parole che Don Zanoni vi ha rivolto al corso di luglio, ad Ariccia. Sono parole cariche di senso di Dio, sono parole di gioia commossa, sono parole così ricche di umanità. Che vi siano di sprone e di aiuto nelle difficoltà di ogni giorno, che rischiano di rendere meschina la via più perfetta, a cui il Signore ci ha chiamato, benché ne siamo tutti indegni.
Don Amorth

Care sorelle Annunziatine,

Potrebbe sembrare una ripetizione dire che in­contrarmi con voi oggi, il costatare qui la vostra pre­senza e lo spirito che vi anima, il conoscere almeno nelle linee generali la vita che voi conducete, la par­tecipazione sempre più intima che voi date alla nostra Famiglia... dire queste cose potrebbe sembrare una ri­petizione. Ma è invece una realtà così bella che anche il sentirselo ripetere frequentemente è senza dubbio una cosa molto importante e credo che faccia piacere a voi come fa piacere a me.

E non soltanto a me personalmente; dietro di me ci sono i nostri Sacerdoti, ci sono i nostri Fratelli, ci sono tutte le sorelle nostre e vostre, c'è tutta la Famiglia Paolina. Essa gode di queste cose, ne be­nedice il Signore, sente l'influenza della grazia, l'influenza della vostra presenza, molte volte anche la vostra influenza diretta, in quanto che le vostre attività apostoliche si fanno sentire, penetrano, danno un aiuto, e sono un complemento, una dilatazione del compito apostolico a cui tutta la nostra Famiglia é chiamata.


E se non sono gioie grandi queste, di che cosa ci possiamo consolare? Non è la vita interiore quella che conta? Non sono le promesse fatte a Dio, quelle che esprimono una donazione assoluta, totale,
completa di voi stesse? Non è il sentire ripetere: « Professo il voto di povertà, obbedienza e castità »?
Queste non sono parole semplicemente che scuotono l'aria, ma che contengono una realtà profonda, con~ lengono una vita, contengono un'anima. Esprimono la presenza dello Spirito Santo in voi, la presenza dello Spirito Santo nel vostro Istituto e nella Famiglia nostra.

E' la vita, la vita che continua, la vita che si rinnova, la vita che si ripete. Sono queste le cose importanti e di queste ci si consola. Il resto ha un valore tanto relativo; ma questo non è relativo, perché questo non è altro che l'inizio; i vostri voti non terminano con la morte, ma si perfezionano con la morte; la vostra vita di consacrate continua nell'eternità, si perfeziona nell'eternità. Questo di oggi è soltanto un assaggio, è soltanto una prova che diamo, per affermare che le realtà che valgono non sono soltanto i pochi o i molti giorni che dobbiamo vivere su questa terra, ma ciò che riguarda la nostra eternità.
E se non sono queste le cose che ci consolano, quali dovranno essere? Quali parole più belle avreste potuto ripetere, anche semplicemente per rinnovare la vostra già antica volontà, che dire: « Mi consacro a Dio »? Che cosa ci può essere di più bello in questo mondo?
Quindi dire che questo è un giorno di gioia per tutta la Famiglia, per tutto il vostro Istituto, per la Chiesa di Dio, è esprimere semplicemente una cosa tanto ovvia e nello stesso tempo tanto profonda.
Allora benediciamo il Signore, ringraziamolo. Siete qui un bel numero: le professioni perpetue, le prime professioni, il rinnovo, l'ingresso in noviziato, sono l'espressione evidente che lo Spirito Santo lavora in voi e che camminate bene nonostante i vostri difetti e le vostre miserie.
Faccio i miei auguri a quelle che hanno fatto la professione perpetua, e con i miei ci sono quelli dei miei fratelli, delle sorelle; i miei auguri per quelle che hanno fatto la prima professione, a quelle che l'hanno rinnovata, e a tutte, perché siete tutte Annunziatine, anime che sono consacrate a Dio.
Non so se ci sono anche delle aspiranti, comunque è tutta una fecondità spirituale, è tutta un'espres­sione di primavera, e di questo benediciamo il Signore, per questo i miei auguri e felicitazioni a tutte quante.
Vi ho detto che nel vostro Istituto c'è un'attività che è lo spirito, è la vita che anima, che si rinnova, che cresce, che non finirà più perché si proietta nell'eternità; la continuazione nei suffragi è assicurata.
Pensateci frequentemente alla continuazione di questa vita. Allora la nostra vita acquista veramente tutta la sua dimensione; allora noi ci sentiamo veramente figli di Dio, e sentiamo tutta la nostra grandezza di far parte della Chiesa, di essere parte della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo.
Ma in questa vita ci sono anche le debolezze, lo infermità, che qualche volta possono anche..scocciarvi un poco. Anche nella vita religiosa dovete  cercare di diventare sempre più mature; la vita religiosa non è fatta per le persone immature; è fatta  per le persone che veramente sanno quello che vogliono e dove vogliono arrivare, ed hanno degli ideali e delle mete che sono le più nobili. Oh! si diranno tanto cose che forse molti con capirebbero; ma la realtà è  quella che è, la realtà è che la consacrazione è la cosa più nobile.
Ma tra l'ideale e la realizazione dell'ideale c'è sempre un grande distacco. Questo potrebbe scoraggiarvi e potrebbe anche procurarvi delle agitazioni profonde. Vorrei dirvi questa sera: volete distruggere i miti inutili della vostra vita? volete imparare sempre di più a prendervi come siete, come vi ha presi il Signore, che vi ha accettate così come siete? E se vi ha accettate Lui, non potete accettarvi anche voi?
Quali sono i miti che dovete distruggere? Il mito di una perfezione sognata e non raggiunta. Prima di tutto ve la potete prendere con voi stesse. C'è nella vostra vita qualche fallimento? C'è nella vostra vita qualche umiliazione che stentate a digerire? C'è nella vostra vita qualche cosa che proprio vi dà fastidio? Ebbene, bisogna che impariate a sapervi prendere così come siete, che vi accettiate come siete: con i vostri fallimenti, con le vostre umiliazioni, anche con i vostri successi. Guardate che sapersi prendere co­me siamo è veramente un segno grande di maturità,  è veramente un segno che uno è diventato una per­sona forte, una persona saggia.
Nel diario di un Parroco di campagna, di Bernanos, si dice così, anzi si conclude così: « Odiarsi è più facile di quanto si creda, ma se ogni orgoglio fosse morto in me, la grazia consisterebbe nell'amare semplicemente se stessi come uno qualsiasi dei membri sofferenti di Cristo ». La grazia delle grazie è sapersi amare come membra sofferenti di Cristo, e quindi anche con le nostre miserie, anche con le nostre imperfezioni.

Ci può essere anche un altro motivo che dà fastidio nella nostra vita, guardando al passato: giudicando, per esempio, l'educazione e la formazione che avete ricevuto in casa vostra, nella scuola, magari anche in Parrocchia; ripensando ai consigli che avete ricevuti, certe proibizioni che vi sono state date, e che forse hanno limitato la vostra personalità. Consigli sbagliati che vi hanno procurata dei momenti dolorosi. Tutti abbiamo dietro di noi qualcosa che ci disturba. Be', qualche volta ce lo siamo procurato da noi stessi; qualche volta gli altri si sono anche adoperati per procurarceli. E si continua a ritornare su questi ricordi, su queste lagnanze, magari quando si fanno quelle chiacchiere fra compagne o quando ci ripensiamo da noi stessi. Volete diventare mature? Volete una volta per sempre chiudere ''la pagina e dimenticare questi capitoli? Che non debbano continuare per tutta la vita a disturbare il buon andamento della vostra giornata.
Perché non volete essere liete? Perché non dovete essere contente? Perché dovete sempre andare o riandare a qualche sbaglio che è stato fatto? Dob­biamo ad un certo momento saper veramente voltare pagina, e guardare serenamente, senza indugi all'avvenire. Guardate a quello che vi sta davanti. Perchè i meriti, perché il progresso, perché la consistenza della vostra vita spirituale non si realizza con dei rimpianti, ma si realizza giorno per giorno, prendendo la vostra giornata così com'è, nella gioia e nel dolore,
Qualche volta potremmo prendercela un poco anche con Dio. Nella prima giovinezza si sogna: quanti sogni! E tra questi sogni, i vostri sogni, c'era
no anche delle nobilissime aspirazioni. Certamente qualcuna di voi la vocazione l'ha sentita, ha cominciato veramente a percepirla, già ad una certa età. Ma ci sono di quelle che fin dalla prima giovinezza hanno sognato di poter vivere serenamente, lietamente, perfettamente, una vita intima con il Signore, rinunciando anche a quelle gioie umane che sarebbero state lecite, per una gioia spirituale più intensa e più profonda. Occuparsi di realtà interiori molto più ampie.
Vi siete messe su questa strada. Avete passato un anno, due, tre, quattro, dieci, e vi accorgete: sono ancora tanto imperfetta. Ma perché? La mia preghiera, che ho sempre sognata in intimità con il Signore, è invece tante volte arida; devo proprio farmi forza per pregare. Ho lottato sinceramente e generosamente contro le mie passioni, contro quelle tendenze che sapevo non buone nella mia vita, con la dolce speranza di arrivare ad un certo momento a poter dire « ho vinto! ». E invece vi trovate sempre in trincea; vi accorgete che il combattimento spirituale diventa sempre più forte, o almeno non cessa mai, come forse avevate sognato.
Volete distruggere anche questo mito? Volete accettare voi stesse come il Signore vi accetta? Il Signore conosceva tutti questi dubbi e lotte; eppure vi ha chiamate, eppure vi 'ha confermate e non sarà certamente Lui che ad un certo momento vi dirà: « Io non ti voglio più». Egli vi stringerà sempre più a sé, ma in una forma sempre più nobile e sempre più forte.
Il Signore vuole divezzarvi da certe sensibilità. Non siete mica chiamate voi ad una pietà fatta all'acqua di rose. Voi siete chiamate ad una pietà soda, profonda, basata sulla fede, che cammina con Cristo. E' Cristo che vi vuole così; è Cristo che vi accetta cosí. E se vi accetta Lui, perché non volete accettarvi voi?
Saperci prendere così come siamo, giorno per giorno, col nostro passato e col nostro presente, con tutto quello che c'è di bene dentro di noi ed anche con tutte le miserie che ci possono essere. Ecco.
E sappiate gettare anche una spruzzata di umorismo sopra di voi; non prendetevi troppo sul serio. Sappiate qualche volta ridere di voi; sappiate prendervi in giro; sappiate lasciarvi prendere in giro, in maniera da arrivare a quel senso di umanità, di sostanziosità, di maturità, che è propria delle anime che sono state scelte da Dio per dare una grande testimonianza nella Chiesa.

Don Zanoni ssp 

Circolare febbraio 1975

CONSIGLIO NAZIONALE

Don Zanoni alle Delegate


Siamo ancora al principio dell'anno e ve lo auguro buono. Il Signore brilli su di voi. Sono gli auguri che abbiamo letto nella prima lettura del primo giorno dell'anno. I nostri auguri non superano il valore delle parole, perché il Signore ci dice che noi non siamo in grado di far bianco o nero un capello del nostro capo; se invece l'anno passa realmente sotto la benedizione e la protezione di Dio allora le cose cambiano, perché ogni bene ci viene dal Signore. Allora realmente noi possiamo avere la sicurezza che non perdiamo tempo, che la nostra giornata si arricchisce di opere buone, di meriti e di grazie.


Se la luce del volto del Signore brilla su di noi, siamo illuminati nel nostro cammino; non cerchiamo tanto la nostra volontà, ma veramente la volontà di Dio; non seguiamo le nostre vedute personali, ma ci lasciamo guidare dai princìpi soprannaturali: la fede, la speranza, la carità; allora il nostro sguardo è veramente rivolto verso il Paradiso. Se brilla su di noi la luce del volto del Signore ecco che camminiamo con i principi del Vangelo.

Ma quelli autentici; per­ché noi siamo talmente bravi che qualche volta cerchiamo di adattare il Vangelo alle nostre situazioni particolari; cerchiamo di darci ragione, anche quando non ce l'abbiamo; allora entriamo nelle tenebre. Ma se camminiamo con la luce del Signore, realmente le cose cambiano e il mio augurio è che voi possiate camminare con questa luce del volto di Dio sopra di voi.

Questa mattina ho una cosa sola da dirvi. Poi vi farò una domanda. La cosa da dirvi è questa: so che c'è dentro di voi, anche nell'Istituto, una certa tensione, un certo mormorio: cosa siamo noi? siamo Istituto aggregato o Istituto Secolare? Perché non hanno approvato il nostro ultimo Statuto? E cose di questo genere.
Non vorrei che queste questioni portassero via la vostra attenzione su quanto è essenziale e cioè la vostra attenzione sul lavoro spirituale. Voi siete chiamate veramente alla santificazione, alla santità; siete chiamate ad una vita che deve essere luce per gli uomini; dovete realmente incidere in qualche maniera con la vostra presenza, con la vostra preghiera, con la vostra interiorità, in questa massa del mondo.
E' questa una cosa importante; questo è veramente fondamentale per voi. Perché anche se foste paludate da mille nomi che vi danno grande prestigio, se manca questa cosa fondamentale sarebbe solo una esteriorità. Ora Dio e l'umanità, e la missione a cui siete chiamate, non si accontentano di paludamenti; esigono realmente da parte vostra un impegno grande e che deve essere veramente sentito, vissuto.
Un seconda parte pure fondamentale è la vostra attività apostolica: Don Alberione vi ha lasciato piena libertà di accedere a tutti gli apostolati. Però è chiaro che Don Alberione prima di tutto desiderava la vostra partecipazione intima all'apostolato paolino. Evidentemente se una non può attendere all'apostolato paolino in una forma diretta, vi tenderà in una forma indiretta e in una forma indiretta lo si può sempre fare; fosse anche soltanto il fare conoscere la Famiglia Paolina è già un apostolato. Anzi, a questo punto non è più indiretto, ma è già diretto. Poi avete sempre la possibilità di orientamento di vocazioni per il vostro istituto, per gli altri Istituti della nostra Famiglia; e questa è una cosa che si può fare qualunque mansione esterna voi abbiate. Se poi a questo aggiungete anche un apostolato più diretto nel senso che realmente conoscete la vostra missione e cercate di influire nell'ambiente in cui siete perché questa missione possa avere il massimo sviluppo, è il vostro compito.

Queste sono le cose fondamentali: vivere la vostra vita spirituale e nella spiritualità paolina. Spiritualità prima di tutto. Paolina in secondo luogo; e poi l'apostolato Paolino nella forma diretta, nella forma indiretta, cose che si possono sempre fare. Quanto al nome vi chiedete: Siamo Istituti Secolari o siamo Istituti aggregati? Questo problema non me l'ero mai posto prima d'ora, anche perché col Fondatore tante volte abbiamo parlato dei vostri Istituti, ma come di una cosa pacifica, che camminava e si incrementava sempre di più. Egli parlava di voi con tanta passione perché capiva, come vi ho già detto un'altra volta, ciò che noi Paolini non abbiamo capito immediatamente: il valore dei vostri Istituti. Adesso questa comprensione sta entrando. Non è mica del tutto entrata, devo confessarlo; ci sono ancora delle zone in cui gli Istituti Secolari non attecchiscono per il semplice motivo che non sono ancora sentiti come si deve; comunque un po' per volta si dissipano le tenebre. Ma la questione del nome non era mai sorta.
In questo ultimo tempo ho dovuto un po' informarmi, dato che non ho sempre tempo di potere seguire le cose. Ho incaricato due persone che mi facessero uno studio sopra i vostri Istituti per conoscere veramente a fondo il pensiero del nostro Fondatore, Anche perché questo ci viene richiesto dalla Congregazione dei Religiosi la quale, il giorno 3 dicembre, ci ha mandato una lettera in cui si dice praticamente così: gli Istituti come lì volete voi non sono possibili. Possono essere realmente parte della Congregazione vostra, della Famiglia vostra e allora prendete per esempio i Gabrielini: li aggregate alla Società San Paolo e formano come dei membri esterni della Società San Paolo. Prendete le Annunziatine: le aggregate ad una delle vostre Congregazioni femminili, Figlie di San Paolo o Pie Discepole e sono membri esterni di questa Congregazione. Per l'Istituto Gesù Sacerdote evidentemente ci vorrà una formula particolare perché essi sono già inseriti nelle Diocesi e quindi c'è una visuale un po' diversa. Ma per i due Istituti laicali potrebbe essere una soluzione. Comunque la cosa più ragionevole sarebbe di restare allo statu quo, camminando come state camminando, e nel frattempo cercare di comprendere e di conoscere sempre più profondamente il pensiero del Fondatore. Noi abbiamo adottato questa soluzione: lo statu quo. Si cammina come avete sempre camminato.

Per quello che io sono riuscito a capire, quale è il pensiero del Fondatore? Io mi sono riferito soprattutto a chi ha steso i vostri Statuti, i vostri primi Statuti del 1960 sotto la direzione di Don Alberione, che li ha corretti, che li ha appuntati, fino a quando li ha approvati. Don Poggi mi dice chiaramente che il pensiero di Don Aiberione era che gli Istituui non fossero Secolari, anche se dovevano vivere alla maniera dei secolari, degli Istituti Secolari. Ed è per questo che ha fatto introdurre nello Statuto quella citazione della « Provida Mater »: perché il vostro modo di vivere nel mondo è uguale a quello che hanno gli Istituti Secolari. Però Don Alberione voleva che voi foste veramente una parte integrante della nostra Famiglia. Voi non siete partite dal di fuori, come una realtà esterna che aggreghiamo alla Famigli Paolina. Ma siete partite dal di dentro.
Non solo, ma i primi lumi che Don Alberione ha avuto nell'incertezza delle sue fondazioni sono state per voi. Perché lo dice molto chiaramente: Dio non è che gli rivelasse in una forma chiarissima immediatamente ciò che doveva fare; chiariva un po' per volta, ogni tanto gli accendeva una lampadina lungo il cammino. La prima idea che Lui ha avuto era di riunire dei laici, di formare una organizzazione di laici. Poi si è accorto che questa organizzazione aveva delle difficoltà molto più grandi di quanto pensasse, e allora si è accesa un'altra lampadina: ha capito che dovevano esserci dei religiosi e ha iniziato immediatamente con le nuove Congregazioni Religiose. Ha però sempre tenuto costante quel pensiero dei laici, e ha insistito prima sui Cooperatori, poi parlando di membri paolini che vivono nel mondo. Ecco come è arrivata la formulazione che sapete, quella del vostro Istituto.
Quando Don Poggi ha steso lo Statuto, aveva messo che ci fosse un Vicario a dirigere il vostro Istituto, un Vicario che fosse una di voi, uno del­l'Istituto dei Gabrielini, uno dell'Istituto Gesù Sacerdote. Ma mi ha fatto vedere il bigliettino che gli ha mandato il Primo Maestro. Dice: no, il Vicario degli Istituti Secolari è il Vicario della Società San Paolo, il Superiore degli Istituti Secolari è il Superiore della Società San Paolo. Perché il Fondatore vi ha visti veramente uniti, dentro la Famiglia Paolina, molto più di quello che può essere vivere soltanto lo spirito della Famiglia Paolina. Se foste in­dipendenti, sì potreste avere lo spirito paolino, cerchereste nel limite del possibile, di sostenere, di far conoscere, di portare avanti tutta la dinamica apostolica della Famiglia Paolina. Tutte cose molto buone, ma ci sarebbe una certa indipendenza; ci sarebbe una certa  indipendenza; ci sarebbe un legame che è abbastanza buono, ma Don Alberione non si accontentava di questo, don Alberíone vi vedeva proprio incardinate dentro la nostra famiglia. Membri, membri esterni, ma veramente membri della famiglia.

Don Amorth mi diceva un momento fa che la Provvida Mater avrebbe anche qualche aggancio per cui sarebbe possibile fare approvare gli Istituti Secolari aggregati alla Famiglia Paolina.
La Congregazione dei Religiosi fino a questo momento non è di questo parere. Se ci fosse ancora l'influenza di Don Alberione forse riuscirebbe a superare anche qualche difficoltà. Don Alberione esercita ancora molta influenza alla Congregazione dei Religiosi e gli vogliono molto bene e lo stimano. Se qualche volta ci tirano le orecchie è perché vedono che non siamo proprio sempre tutti imitatori di Don Alberione, è perché hanno veramente una grande stima di lui, e se il Papa ci ha domandato: « Lo volete beato? Volete che lo facciamo beato? » vuol dire che veramente c'è una grande stima. Però non è più viva la sua persona insistente. Tuttavia abbiamo nella Congregazione dei Religiosi delle persone che sono molto favorevoli e che sono pronte a studiare una formulazione che possa rispondere pienamente sia ai pensieri di Don Alberione sia al bisogno di dare una chiarifica esterna giuridica ai vostri Istituti.
Si cercherà di camminare per questa via. Però voi sapete che c'è il Codice di Diritto Canonico in rifacimento; da quello che ho sentito da qualcuno che fa parte di questa commissione, molte cose vengono cambiate radicalmente; per questo la Congregazione dei Religiosi oggi è un po' incerta a prendere delle decisioni, a dare delle definizioni: proprio perché non vorrebbe trovarsi dinnanzi ad una contraddizione col Codice futuro. Quindi il temporeggiare credo che sia la cosa migliore.
Non so se noi potremo già definire qualcosa di più preciso durante il nostro Capitolo Generale. Comunque è certo che durante il nostro Capitolo questo problema degli Istituti sarà trattato molto ampiamente. Ho incaricato una commissione che studiasse a fondo il pensiero del Fondatore e poi i vostri Delegati saranno chiamati e sarete chiamate anche voi, in modo che si possa veramente avviare il problema a soluzione, e vedere: da una parte quello che voleva il Fondatore, dall'altra parte anche conoscere le esigenze vostre, quello che è lo svolgimento della vita pratica dell'Istituto, per non creare soltanto delle formule teoriche. E così arrivare a una formulazione giuridica che possa corrispondere pienamente al pensiero del Fondatore e che nello stesso tempo possa dare tranquillità anche a voi.

Care sorelle, vi ho posto una domanda: c'è dell'autoritarismo nel vostro Istituto? Una domanda non è un'affermazione, ma l'invito ad una verifica.
L'avete fatta questa verifica? Questa è la cosa importante, perché l'Istituto deve crescere e crescere in maturità, senso di responsabilità, con princìpi soprannaturali ben solidi. Siete delle anime consacrate, dovete essere segno e testimonianza nella massa del mondo. Per questo c'è bisogno di una continua verifica su noi stessi, non su gli altri.
Fatela questa verifica anche sull'argomento indicato. E se risulta che non c'è nulla, o vi è solo l'impressione non giustificata di qualcuna, siatene contente. Io ne gioisco con voi.
             Prego quindi Sr. Felicina  di  partecipare a tutti i corsi di esercizi e riunioni: ma come aiuto, consiglio,  ascolto delle
Sorelle. Per la disciplina ci pensino le Delegate. E queste decisioni sono di competenza del Superiore Generale.
Abbiate un ricordo presso il Signore anche per me. Grazie.

D. ZANONI

Circolare Aprile 1975

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Non ricordo dove ho trovato questo articolo, lo aggiungo perchè oltre che a parlare di Don Alberione ,parla anche di Don Zanoni.

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Il Papa lo proclama beato domenica 27 aprile. Il ricordo di un paolino piacentino, don Eugenio Fornasari

Don Alberione amava Piacenza
Il fondatore della Società San Paolo voleva aprire nella nostra città un centro per le vocazioni, ma il progetto fallì. Tanti sono stati i giovani piacentini che lo hanno seguito. Il suo successore fu don Zanoni di Vernasca

Domenica 27 aprile Giovanni Paolo II proclama beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, apostolo della comunicazione sociale e profeta della nuova evangelizzazione.
Proponiamo ai lettori una testimonianza diretta di un piacentino entrato nella Società San Paolo, don Eugenio Fornasari. Oggi vive nella casa madre di Alba.

La Società San Paolo che don Alberione fondò con due soli ragazzi nel 1914 e che guidò fino alla morte, avvenuta il 26 novembre 1971, è ora presente in 40 nazioni dei cinque continenti e si articola in quattro congregazioni religiose e altrettanti istituti e associazioni secolari. In tutto, 15mila persone.

STORIA DI UN UOMO SOLO. Alberione è vissuto 87 anni con una “cattiva salute di ferro”. Non fu uomo noto al gran pubblico. Aveva il sacro terrore che l’invadenza della sua persona potesse nuocere alle sue iniziative apostoliche. Per questo riserbo fu un “uomo solo”. Anzi la sua solitudine fu il prezzo pagato alla notorietà delle sue Opere.
Da S. Paolo il nuovo beato attinse la passione per l’apostolato e prima ancora l’intimità con Dio, la convinzione che solo la santità può spingere l’apostolo a correre con le ali di Dio nel cammino con “Gesù Maestro, Via, Verità e Vita”.
Dalle valli piacentine fin dagli anni Venti del secolo scorso gli occhi di molte famiglie si volgevano a un “nido di aquilotti”, aperto da poco ad Alba, dove i ragazzi studiavano per poche lire e imparavano un mestiere. Era poi il segreto di Alberione catechizzare questi ragazzi e aprire loro un avvenire di apostoli.
Fra i parroci d’avanguardia in diocesi si distinsero don Lazzaro Chiappa e don Antonio Bergamaschi di Caorso e don Giuseppe Castagnetti di Pianello con don Pietro Scarani di Olgisio. Ma sui paolini piacentini ritorneremo nel prossimo numero.

Don Luigi Zanoni,
l’ottimismo piacentino

Capolavoro di don Alberione fu la formazione del suo successore,  il piacentino don Luigi Zanoni.

A 12 ANNI AD ALBA. Nato a Settesorelle di Vernasca il 29 novembre 1912, fu accompagnato in Alba dal suo parroco il 10 ottobre del 1924. Fu accolto dal beato don Timoteo Giaccardo, che fungeva da vice, essendo il fondatore, seriamente compromesso per la tubercolosi.
Il curricolo del giovane Zanoni è di tutto rispetto in quegli anni di “vita eroica” che il fondatore offriva ai ragazzi con molte ore di preghiera, di studio per chi aveva vocazione al sacerdozio e di lavoro-apostolato per tutti, ricreazione poca e mensa parchissima.
Zanoni entrò in noviziato nel 1930 e nel dicembre 1937 fu ordinato sacerdote.

UNA VITA ACCANTO AL “PRIMO MAESTRO”. Visse pressochè sempre accanto al fondatore, in Alba e a Roma. Maturò grande esperienza nei diversi settori della vita paolina. Formatore e guida di giovani, direttore responsabile della rivista Famiglia Cristiana, nel secondo dopoguerra ne propiziò la rinascita e l’avvio alla trionfale diffusione degli anni recenti.
Il fondatore, nel 1957, lo volle suo vicario generale, raccogliendo la successione di don Giaccardo. Verso la metà degli anni ‘60, allorchè la salute del Primo Maestro (così veniva chiamato don Alberione) venne meno, passò ad essere delegato “ad omnia”, quindi - in pratica - a dirigere tutta la congregazione, già estesa in tutto il mondo.

LA MISSIONE IN AFRICA. Grande merito di don Zanoni, quale vicario generale, fu l’aver promosso la prima missione paolina in Africa, con l’invio in Zaire (oggi Congo-Kinshasa) dei primi tre paolini nel 1957. L’emergenza storica, maturata con gli anni del dopo-guerra, convinse don Zanoni che il metodo paolino di “cominciare da zero” in ogni nazione ove s’insediavano, non era più valida. In Zaire bisognava “bruciare” le tappe, perchè “domani sarà troppo tardi”. Volle che le nuove “case di missione” fossero dotate di tipografia efficiente e moderna e in grado di rispondere a tutte le richieste dell’Episcopato congolese. Questa lungimirante visione gli valse i consensi del Capitolo generale che, presente e plaudente don Alberione (infermo), lo elesse superiore generale nel 1969.
Assumere l’eredità del fondatore, ricchissima e complessa, non fu cosa facile. Don Zanoni con l’ottimismo piacentino e uno spiccato senso di fedeltà, pilotò la Società San Paolo negli anni della svolta ecclesiale in seguito al Concilio Vaticano II.

DI NUOVO IN CAMPO. Tra le tante iniziative, egli promosse la creazione del Centro spirituale paolino, a livello intercongregazionale. Allo scadere del suo mandato don Zanoni scelse di rituffarsi nell’animazione spirituale quale missionario nel Venezuela e nelle Isole Filippine, finchè la salute glielo permise. Morì ad Albano Laziale, sui colli romani, il 28 dicembre 1995.

Eugenio Fornasari