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INTENDIAMOCI BENE SULLA VITA DI GRUPPO


Ora il nostro Istituto ha varcato il decennio di vita. Non è molto, ma è stato un decennio tanto ricco di grazie, che ha visto l'Istituto svilupparsi in tutti i sensi. Se confrontiamo i primi tempi con lo stato attuale, la caratteristica più significativa che si rileva è lo sviluppo della vita di Gruppo. Ed è logico che sia così. All'inizio, quando i membri erano pochi e sparsi, dovevano per necessità vivere la loro consacrazione un po' come una consacrazione privata, retta da un regolamento.Ora non è più così. Ora l'Istituto ha il suo vero volto di « comunità »: non comunità religiosa, ma comunità secolare. Con un ritmo di vita tutto diverso dal ritmo di vita dei religiosi; ma altrettanto diverso dal ritmo di vita di chi si consacra a Dio privatamente, e vive tale stato per conto proprio.
Vedete, anche solo da questi cenni, come una delle caratteristiche essenziali, irrinunciabili, è la vita di Gruppo.
Alle volte, in passato, è stato chiesto: « E' d'obbligo o no partecipare alle giornate mensili di ritiro e conferenza? » - Abbiamo dato risposte varie, tenendo conto delle possibilità non solo degli indiv­dui, ma pure delle possibilità che offriva l'Istituto, di poter predisporre tale giornata per i suoi membri. Ora, prima di rispondere se è d'obbligo o no partecipare alla Giornata Mensile, occorre che ci proponiamo un'altra domanda: « E' necessaria o no tale Giornata? ».

Non esito a rispondervi che tale Giornata è necessaria per tre motivi:

1) E' necessaria per il bene degli individui - Tutti i membri, che hanno abbracciato come impegno principale quello della loro perfezione, debbono ben curare la vita spirituale. E il ritiro mensile, per chi vuol compiere un lavoro spirituale  ordinato e metodico, è una tappa necessaria, d'importanza insostituibile. In più aggiungiamo che non basta un ritiro mensile generico, ma occorre un ritiro appropriato allo stato di « membro » di un Istituto ben determinato. Oltre al ritiro spirituale, è pure necessaria una formazione particolare, che riguardi gl'impegni e le difficoltà proprie dei membri. E anche questa formazione non può essere data che dall'Istituto a cui si appartiene.

2) E' necessaria per l'Istituto - L'Istituto deve poter parlare ai suoi membri, deve riunirli e amalgamarli, deve dare loro la possibilità di trovarsi periodicamente: sarà esercizio di carità alle volte, perché sempre dove ci sono creature umane si sono anche le miserie umane; sarà l'aiuto reciproco dello scambio di idee e di esperienze; sarà il sostegno dell'amicizia, dell'esempio, dell'incoraggiamento verso il comune  ideale. L'Istituto è qualcosa di vivo; non è rappresentato da un regolamento che, essendo approvato dalla Chiesa, è sempre perfetto e guida alla santità; ma è costituito dai membri che ne fanno parte. Chi abbraccia l'Istituto non sceglie solo di seguire quella regola, ma sceglie anche di affratellarsi e vivere con quei membri, sia pure nei limiti propri alla natura secolare dell’Istituto  stesso. Chi accetta la regola e non i membri, non accetta l'Istituto. Chi si sforza di vivere la regola, ma nota la vita di Gruppo, è fuori dalla vita dell'Istituto.

3 ) E' necessaria per vivere lo Statuto – L’articolo 96 parla chiaro: ogni Gruppo ha l'obbligo di riunirsi almeno una volta al mese. Essendo molti gli scopi che lo Statuto affida alla riunione di Gruppo, si è discusso se una volta al mese può bastare. Credo di sì, purché si tratti di una vera Giornata, che comprenda il ritiro spirituale e la conferenza formativa. L'ho chiamata Giornata Mensile, e non solo Ritiro Mensile, proprio per indicare che il ritiro spirituale non basta. Se no occorrerebbe almeno un'altra riunione, oltre a quella del ritiro, come si fa in un Gruppo. Ma per la quasi totalità è assai più pratico un unico incontro che comprenda le due cose. Un po' come facciamo per gli esercizi, in cui riuniamo in un'unica occasione i giorni di stretti esercizi ed i giorni di aggiornamento.
Dopo aver ben fissato che la vita di Gruppo è necessaria, e che la Giornata Mensile è necessaria, viene da sé la risposta alla domanda se è d'obbligo o no partecipare ai Gruppi: è d'obbligo, desidero che si giustifichino le assenze, e chi ama l'Istituto e vuole appartenervi deve avere delle di fficoltà ben gravi  per mancare all'incontro.
Questo è il mio pensiero, maturato lungamente, e che verrà espresso con tutta chiarezza anche nel nuovo Statuto che presenteremo alla S. Sede per la definitiva approvazione.

Qualcuna potrà dire che non abbiamo sempre parlato con questa decisione. Ripeto: in principio non sarebbe stato possibile, per cui, quelle di voi che sono nell'Istituto da un maggior numero di anni, hanno potuto seguire questa evoluzione.
Al primo corso di esercizi che predicai nell'agosto del 1959, promisi che avrei cercato di venirvi a trovare tutte, almeno una volta all'anno, organizzando ritiri nelle varie città; così ci saremo visti due volte all'anno: agli esercizi e a quel ritiro. Poi ho cercato, almeno nei posti in cui eravate più numerose, di venire due volte all'anno; e per un po' siamo andati avanti dicendo che dovevamo sforzarci di vederci anche in autunno e in primavera, oltre che agli esercizi. Allora non era possibile fare di più. Dove però voi incominciavate a crescere di numero, ogni tanto vi incontravate, e con pieno profitto. Solo due gruppi di voi erano in grado di fare riunioni quasi regolari. Il « via » ufficiale alla vita di Gruppo è stato dato al Primo Convegno Romano, nel 1965: fu in quel Convegno che si vide come l'Istituto era in grado, e aveva la necessità, di avviare la normale vita di Gruppo, conforme allo Statuto. E' stato un ini­zio faticoso, ed anche un po' lasciato all'empirismo e alla libera iniziativa; ogni Gruppo faceva come voleva e come poteva. Questi anni di rodaggio, hanno fatto vedere chiaramente quale era la via da seguire. Per cui quest'anno mi sono sentito in dovere, conoscendo bene i desideri e le possibilità di ciascuna di voi, di stabilire uno schema preciso: riguardo allo svolgimento della Giornata, secondo un calendario stabilito per tutto l'anno, seguendo un orario preciso, e sotto la guida di un assistente di Gruppo. E' fuori dubbio che la presenza dell'Assistente ha trasformato gl'incontri; non che non ne vedessimo anche in passato la necessità, ma anche per arrivare a questo occorreva raggiungere un certo sviluppo, anche numerico. Oggi in Italia abbiamo 30 Gruppi.
Molti funzionano veramente bene. E vedo con chiarezza che il buon funzionamento dipende in gran parte dalla fedeltà alle direttive che abbiamo dato.
La suddivisione in 30 Gruppi dà già un certo agio per poter partecipare alle Giornate. Non per tutte. Qualcuna di voi ancora è rimasta esclusa, a motivo della distanza; essa continuerà a vivere nell'Istituto un po' come si faceva nei primi tempi, nei tempi eroici, in attesa che anche nella sua zona possa sorgere un Gruppo. Altre sono state aggregate a questo o quel Gruppo, perché abbiano la possibilità di andarvi qualche volta all'anno; ma non si può pretendere che vadano tutti i mesi, dato che, per partecipare, la distanza le costringe a passare almeno una notte fuori casa. Tutte le altre, ossia la grande maggioranza, che possono raggiungere la sede del Gruppo puntualmente senza bisogno di passare notti fuori casa, anche se con sacrificio, sono tenute a partecipare sempre, e a giustificare la eventuale assenza.
Aggiungo anche: un po' di spostamento, ossia togliersi dal solito ambiente di vita, costerà sacrificio e spesa; ma giova a fare meglio l'incontro. Per cui fate questo sforzo, e vi sarà compensato largamente. Affatichiamo e facciamo spese per tanti motivi meno importanti!
Desidero che quanto è detto in questo articolo venga discusso nella prima riunione di Gruppo che terrete, perché sia approfondito da tutte quanto vi è espresso.
Vi rendete conto che non ho scritto niente di nuovo; ho solo applicato lo Statuto; di nuovo c'è solo un fatto: ho riconosciuto che ora ci sono le condizioni perché il Capo XIII dello Statuto possa essere osservato.
Ed è ciò che vi chiedo.

Don Gabriele Amorth

Siate Perfetti febbraio 1969

 

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