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Come è nata la mia vocazione

Il mio "SI"

Non so bene quando Gli dissi di “SI“ per la prima volta, ricordo che dall’Ostia bianca esposta all’adorazione d’una folla più o meno raccolta e attenta, Egli m’invitò ad alzare lo sguardo per incontrarlo. Fui stupita dallo splendore insolito che vi emanava; ma ancor più dal suo messaggio così “delicato” e “forte”, così “misterioso” e “chiaro” che mi fece sentire un’altra. Non gli chiesi neppure allora: - Signore, che vuoi che io faccia ? – perché il richiamo non lasciava dubbi e a quel soave modo di chiedere tutta la vita istintivamente Gli dissi “ SI “.
Col passare dei giorni mi parve strano che proprio Lui, conoscendomi nell’intimo della mia fragilità, avesse bisogno in modo insopprimibile del mio piccolo e deciso “SI“. Allora, nel buio della fede, ma con sincerità di cuore, ripetei più volte: “ Credo al Tuo Amore”. E cominciai a sentirlo più presente, a trattarlo con più confidenza, anche se spesso accettavo gli appuntamenti col viso bagnato di lacrime. Pensavo a coloro che Egli mandava nel campo e vi spargevano piangendo i semi, ma che tornavano esultanti portando i loro manipoli. Così entravo a poco a poco nel mistero del suo Amore purissimo che non patisce confronti terreni.
Accettarlo era dapprima come entrare nel buio, per svuotarmi delle piccole e grandi cose, che a Lui non piacevano, ma che piacevano tanto a me. Dopo una lotta sostenuta e tenace, che volevo a tutti i costi vincere, mi dichiaravo gioiosamente sconfitta e disposta a cederGli. Allora rivedevo l’Ostia radiosa e risentivo quel calore indefinibile. Era Lui, l’Eterno Amante, che si offriva immutato a me, a colmare un vuoto dell’io, a riempire una penosa solitudine, per plasmarmi come da sempre mi aveva ideata e voluta.
E’ stato meraviglioso dirGli “SI“; stupendo ripeterlo di giorno in giorno, quando il sole baciava l’orizzonte o il temporale si faceva presagire. Oggi davanti alla Chiesa di Dio, che mi è Madre tenerissima, l’ho proclamato senza riserve; è stato dunque un “SI“ splendido, perché lietamente condiviso da ognuna di voi, Sorelle, e meravigliosamente ricomposto dall’unico Gesù che Uno in tutti e Tutto in Uno !
Vittoria L.

“QUANDO SONO DEBOLE È ALLORA CHE SONO FORTE”


Mi è stato chiesto di raccontare come sto preparandomi al 50° della mia professione religiosa. Alcune coordinate spazio temporali e qualche altra informazione si rendono necessarie. Ho fatto la Prima Professione religiosa il 27 agosto 1966; mi trovavo al corso di Esercizi spirituali a Tignale sul Garda. Avevo conosciu-to l’IMSA da Sr. Alfonsina, una Figlia di San Paolo che gestiva la loro libreria a Guastalla.
Credo che sia stato il mio parroco, mio direttore spirituale in quel tempo, ad indirizzarmi a lei. Ne è seguito l’incontro con suor Felicina prima, don Amorth poi. Quella che ora voglio dire non è la mia storia, ma ciò che faccio da qualche anno in parrocchia che ha veramente segnato la mia vita spirituale ed umana. Si tratta della lectio divina con il metodo insegnatoci dal nuovo Parroco, che quel giorno farà dell’evento 50° un giorno normale. Ogni mattina faccio la lectio e sulla Parola di Dio fisso l’ordine della mia giornata: invece il giovedì sera, dopo la Messa comunitaria, in canonica c’è la lectio sulle letture della domenica successiva.
Ciò non significa che io non abbia provato una grande gioia di essere arrivata a questo traguardo che a motivo di tante mie difficoltà poteva essere davvero impensabile. Già due volte nel corso della mia vita di paolina ero stata tentata di voltarmi indietro... ma nella loro bontà i superiori e le consigliere mi hanno incoraggiato a proseguire; infatti il desiderio della perfezione è frutto di una conquista costante e progressiva. Inoltre, a loro avviso, la volontà di Dio nei miei riguardi era chiara. A vincere ogni volta è stato l’amore: quella virtù che ha fatto di Agostino un santo e di S.Teresa del Bambin Gesù la patrona delle missioni pur restando in clausura.
Ho considerato una perla la risposta da lei data nel tormento dei carismi da privilegiare: “Nel cuore della Chiesa sarò l’Amore” e io con grande presunzione, ma spero anche con santa presunzione, ho sperato di riuscire in questa scelta. Riguardo a S. Agostino trovo che non sia un caso che il giorno della mia Prima Professione, cioè il 27 agosto, la Chiesa faccia memoria di S. Monica, una donna forte, simile a me. Nel lungo percorso (lungo solo relativamente, se si pensa che allo sguardo di Dio mille anni sono come un giorno) io ho fatto sempre tutto con passione, certamente con scarso equilibrio, se penso che spesso mi “esaurivo”, ma ogni volta ricominciavo da capo.

Attorno agli anni ’60 all’oratorio mi chiamavano “zia” ragazzi e ragazze e quel nome mi è rimasto anche quando sono diventati adolescenti, adulti e a loro volta genitori. Invece il curato di allora che aveva da solo la responsabilità degli oratori maschile e femminile, mi aveva definito “Miss sorrisi e lacrime” e io la riconoscevo una definizione adatta, perchè quasi sempre ridevo o piangevo con la stessa spontaneità. Col tempo il ridere è diventato sorridere e il piangere un’emozione abbastanza controllabile. Siccome mi piace raccontare i fatti veri come fossero storie e non mi manca l’eloquio (una nota curiosa: sono nata il giorno di S. Eulalia, che etimologicamente significa buona lingua) eccovene una. Un giorno il professore di matematica che avrei voluto fosse mio padre, perso quando avevo 7 anni, scoprì che avevo passato il compito ad un compagno e mi appioppò un 3 sul registro. Vedendo che piangevo mi fece uscire dal banco e mi disse con tono duro: “Queste sono lacrime di coccodrillo” (allora non sapevo cosa fa un coccodrillo per meritare tanto disprezzo!). Ricordo che in pochi minuti si formò ai miei piedi un laghetto lucente che faceva da specchio alle mattonelle rosse esagonali del pavimento. In questi ultimi tempi ho pianto tanto e penso ce ne siano state di ragioni: i lutti di famiglia, l’atmosfera di diffidenza, la perdita dell’autostima, le povertà, la morte dei bambini, il fenomeno dell’Isis, della mafia… mi hanno cancellato dalla mente volti e nomi, così non riconoscevo chi incontravo e mi sentivo profondamente spaventata. Mi sono lasciata curare prima di tutto dai competenti, ma chi ha fatto di più è stata la lectio mai tralasciata, la preghiera, l’affetto, l’aiuto di Clementina e soprattutto una fede di abbandono che si è approfondita sempre di più in Gesù e nella Vergine Maria che venero come Madre della tenerezza. Ogni notte affido a lei nella recita del rosario quelli che io chiamo i miei amori: la famiglia, la casa del Fogarino, la scuola, i Ragazzi della Scalinata, la parrocchia. Da loro sono nati i miei libri. Riguardo al vuoto dei nomi e dei volti ho tratto, io che vedo nelle parole dei significati emblematici, questa conclusione: nessuna paura, il Signore custodirà meglio di me tutti loro e io li ricorderò sempre senza preferenze. Nella festa dei Giubilei della Famiglia Paolina che si terrà a Roma il 29 Giugno, ci sarete tutti, compresa Carmela Calzarano che è in cielo dal 3 Febbraio 1995 e lei certamente sarà la più felice.

Un abbraccio.

Vittoria L.

Circolare di marzo 2016

APPARTENENZA
(testo di Vittoria)

 


Sorella del mio gruppo mi appartieni e io ti appartengo oggi più di ieri.
Miei sono la felicità e il tuo dolore, le tue speranze e le tue delusioni;
le tue vittorie e le tue sconfitte; i tuoi giorni di sole, le tue notti insonni; il tuo bene e il tuo male; la tua vita e la tua morte.
Aiutami ad esserti sorella nella condivisione e discrezione, perché le mie parole ti siano favorevoli; la mia preghiera diretta e mirata;
i miei gesti tessuti di sincerità; i miei pensieri amicali e buoni; i palpiti del mio cuore carichi di consolazione.
Io accetterò di appartenerti nella libertà e verità senza diventare tuo possesso; nel rispetto della gelosia del Padre per ogni sua creatura,
nella spontaneità dell’essere che è dono e luce per i semplici di cuore.
Forse, soltanto così, vedremo sciogliersi i ghiacciai, le montagne abbassarsi, raddrizzarsi i sentieri e le valli riempirsi di frutti.
Vedremo fiorire i deserti nelle stagioni della vita e le relazioni scorrere come limpide acque al sole.
Impariamo a costruire rapporti di amore nel tempo che ci è dato;  a guardarci negli occhi senza ipocrisia;
a scendere dagli occhi al cuore sapendo che nulla potrà ferirci se daremo di cuore il perdono.
Lasciamo che il Regista degli incontri sia sempre e solo Lui: il nostro Creatore e Redendore;
coltiviamo piuttosto la cultura del santuario dell’anima e del corpo nella reciprocità che fa crescere persone forti.
Io credo, infatti, ho sempre creduto ai miracoli dell’amore e lo stupore quotidiano sarà premio alla fatica.

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Video Pubblicato il 01 nov 2014
In occasione del Centenario della Famiglia Paolina, le varie realtà della Famiglia presenti nella Zona si sono ritrovate a Bologna domenica 26 ottobre 2014 per consividere la medesima spiritualità assieme a fedeli bolognesi intervenuti in questo incontro. Questa è la testimonianza della sorella Vittoria Lupi - Annunziatina.